Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
“E’ un segno di decadenza dei popoli quando gli dèi cominciano ad essere comuni… Quanto più forte è un popolo, tanto più il suo dio è particolare”.
Questo abbassamento di Dio a semplice attributo della nazionalità, finalizzato a indicare il popolo russo come l’unico popolo “portatore di Dio”, costituisce motivo di tormento per lo slavofilo Fedor Dostoevskij (“Chi non è ortodosso non può essere russo”), e anima un dialogo cruciale de “I demoni”: “Credo nella Russia, credo nella sua ortodossia… Credo nel corpo di Cristo… Credo che il nuovo avvento sarà in Russia… Credo… – si mise a balbettare Satov, in preda all’esaltazione”.
E’ un afflato religioso di segno opposto quello che ha sospinto Barak Hussein Obama a pronunciarsi in difesa della costruzione di un centro comunitario islamico a Lower Manhattan, in prossimità di Ground Zero. Il discorso con cui Obama ha motivato la sua scomoda scelta, è stato innanzitutto il discorso di un credente. Fin dagli inizi della sua attività sociale e politica a Chicago egli ha rivendicato l’impegno pubblico come sviluppo conseguente della fede evangelica. Celebri sono i suoi richiami biblici, l’immaginarsi come un Giosuè chiamato a proseguire il cammino dei patriarchi dopo la schiavitù e la traversata del deserto. Guidando un popolo che è unico non certo perché esibisca l’idolo di un dostoevskijano “dio particolare” quale requisito d’appartenenza, ma al contrario perché capace di sommare le sue diversità.
Anche la mia Pasqua ebraica è allietata dalle fotografie provenienti dalla Casa Bianca, dove il presidente americano figura come ospite e gusta il pane azzimo del seder insieme ai collaboratori. Così come lo vediamo ogni anni rompere il digiuno del Ramadan islamico partecipando alla cena dell’Iftar, celebrare il Natale cristiano e il Diwali indù.
Sarà un bel giorno, temo lontano, quello in cui si celebreranno pure al Quirinale analoghe cerimonie di concittadinanza. Lungi dal proporre ambigui modelli di sincretismo, esse favoriscono il riconoscimento della funzione pubblica imprescindibile delle religioni, e di certo non offendono i non credenti. La laicità dello Stato non ne subisce alcuna minaccia.
Lo ha spiegato Obama venerdì, nel suo breve ma storico discorso dell’Iftar: “Ad attestare la saggezza dei nostri fondatori, l’America è rimasta un Paese profondamente religioso: una nazione dove persone di confessioni diverse sono capaci di convivere pacificamente, nel rispetto reciproco, in netto contrasto con i conflitti religiosi tuttora in atto in altre parti del mondo”.
Certo anche gli Stati Uniti, colpiti nove anni fa dall’attentato fondamentalista alle Torri gemelle, sono attraversati da una pulsione reazionaria tendente a plasmare la falsa tradizione di un “dio particolare” d’America –ad uso riservato di protestanti, cattolici, ortodossi e ebrei- contrapposto agli dèi altrui e quindi negatore del Dio comune. Ma a New York sono in attività cento moschee islamiche e nessuno, dopo l’11 settembre 2001, si è mai sognato di proporne la chiusura. Al contrario, il sindaco (ebreo) della metropoli, Michael Bloomberg, ha fin da subito condiviso il progetto di edificare vicino a Ground Zero un centro culturale e religioso islamico che il proprietario dell’area, un cittadino americano di madre polacca e padre egiziano, vuole intitolare alla mitica Cordoba, città-simbolo di una convivenza armoniosa tra fedi e saperi nella Spagna medievale.
New York ci appare così distante anni luce dalla nostra Milano, dove una volta ancora il Ramadan deve celebrarsi in una tensostruttura provvisoria visto che le autorità cittadine si rifiutano di consentirvi l’edificazione di una moschea. Litigano per accaparrarsi i fondi dell’esposizione universale convocata nel 2015, pensando seriamente che un incontro definito, appunto, “universale” possa svolgersi là dove si nega un’adeguata sede di culto a una religione che conta più di un miliardo di fedeli.
Può darsi che il presidente Obama sia spaventato dalle divisioni suscitate tra gli americani dal suo discorso. Domenica ne ha minimizzato le conseguenze, precisando che le sue affermazioni di principio non vanno considerate un’interferenza nella decisione sul Centro Cordoba, spettante alle autorità cittadine. Ma prima che sopravvenissero i vincoli della realpolitik, è dal patrimonio della sua fede personale che Obama ha attinto l’ispirazione profetica. Sto parlando della fede in un Dio che apre gli occhi e i cuori, aiutandoci a ben distinguere fra l’islam nel suo insieme e al Qaeda. Un Dio fiducioso nelle virtù benefiche della preghiera e della riflessione culturale. Perché non credere che i musulmani riuniti in quell’edificio vicino al luogo-simbolo della memoria insanguinata di New York, ne potranno trarre ispirazione alla saggezza e alla condivisione del lutto? Destinati come già sono a vivere nella metropoli comune, lo spirito americano di cui Obama è un testimone li instrada a partecipare della sua contrizione.
Chi viceversa si batte per un divieto che violerebbe la legislazione americana sulla proprietà privata e sulla libertà di culto, anteponendole motivi d’opportunità, sposa una visione statica e disanimata della religione. Sfiduciato e privo di fede, considera il monoteismo islamico perduto e riduce il suo grande mistero a mero fanatismo. Con la stessa miopia che in passato portò altri intolleranti a negare i diritti delle medesime confessioni che oggi pretende di cooptare nel suo falso “dio particolare” d’America.
Non a caso fra i più accaniti condottieri della crociata contro “la moschea di Ground Zero” spiccano gli esponenti dei Tea parties che insistono nel chiamare Obama col suo secondo nome, Hussein, sostenendo che il presidente sia un infiltrato di al Qaeda al vertice degli Usa. Farneticazioni minoritarie disseminate come vox populi per gli ignoranti, da parte di chi non digerisce ancora l’accadimento dirompente rappresentato dall’elezione di un meticcio con sangue afroamericano alla Casa Bianca.
Il corrispettivo italiano, lo conosciamo bene. Siede nei banchi del nostro governo. Definisce “imam” l’arcivescovo di Milano solo perché in assenza di una voce pubblica disposta a fronteggiare il pregiudizio nei confronti dei musulmani, osa chiedere che essi possano pregare in luoghi degni edificati a questo fine. Ma soprattutto il corrispettivo italiano degli avversari di Obama esprime in versione caricaturale, sia pure inconsapevole, la bestemmia slavofila narrata da Dostoevskij: secondo cui il sacro risiederebbe nel popolo stesso, in quanto legittimo portatore della tradizione quand’anche essa si sia distaccata, storicamente, dal Vangelo. Cittadinanza e battesimo come sinonimi; buoni a fronteggiare l’Altro, a prescindere dal credere e tanto meno dal testimoniare nei comportamenti di vita.
Non a caso anche l’ebraismo si divide sulla vicenda della “moschea di Ground Zero”. Da una parte i favorevoli, come il sindaco Bloomberg, che agli argomenti di natura costituzionale affiancano il richiami ai principi fondamentali della Torah; dall’altra i contrari, guidati dall’Anti-Defamation League, i cui argomenti sempre meno derivano dalla Legge fondativa dell’ebraismo, affidandosi piuttosto a una sorta di nuova religione della Shoah.
Il loro argomento è storico-emotivo: autorizzereste la costruzione di un centro culturale tedesco dentro Auschwitz? (Mia risposta personale: a duecento metri di distanza, perché no?)
Si tratta di esponenti mossi da finalità politiche, che vorrebbero però assolutizzare col ricatto morale, rivestendo arbitrariamente i panni dei portavoce delle vittime. Nella visione di costoro l’ebraismo, sul finire del suo quinto millennio, cercherebbe fondamento sempre meno nei principi biblici, e sempre più su una supposta rappresentanza degli sterminati. Temo questo abuso del senso di colpa, già manifestatosi ampiamente sui mass media statunitensi a proposito del Centro Cordoba di Manhattan, e che avvicinandosi il decennale dell’11 settembre 2001 vedrà scatenarsi la competizione per la “legittima” rappresentanza politica dei tremila caduti nell’attentato.
Ignoro se sia concessa a un presidente degli Stati Uniti la possibilità di promuovere, nell’esercizio delle sue funzioni, una visione profetica. E’ difficile, improbabile. Ma quando dice sì a un impegno incrollabile per la libertà religiosa e afferma “Ecco, questa è l’America!”, noi sappiamo che Obama indica anche il destino di quel mosaico che è il mondo contemporaneo, una volta attraversata la stagione di conflitti che di religioso non hanno proprio nulla.
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31 agosto, 2010 alle 3:31 pm
pratico buddismo, un bel grazie per questo pezzo. volevo farlo appena letto, poi… passa un giorno passa l’altro e siamo arrivati a fine agosto. vale ugualmente vero?
26 agosto, 2010 alle 7:14 pm
il Presidente USA e’ coraggioso, pur rischiando le elezioni di meta’ mandato, propone scelte coraggiose, forse per una pace sociale fra le fedi ed i cittadini che le seguono ;
Obama fa suo il principio del nostro articolo 3 Carta Costituzionale, in tema di liberta’ religiosa, ripreso dalla Dichiarazione dei Diritti,unitamente a quanto il nostro art:2 Carta C:, si pronuncia in tema di solidarieta’politica, sociale ed economica.
Avremo mai politici cosi’ coraggiosi?
e’ sicuramente difficile per gli americani (e per i parenti delle vittime) accettare la Moschea limitrofa al luogo del sacrificio dei loro congiunti ma, e’ anche vero che se correttamente usato, un luogo di culto(ovviamente privo di predicatori fondamentalisti) puo’ essere un simbolo di perdono e pace.Forse sarebbe opportuno che, sul sito, venissero approntate cappelle, anche piccole, di altre fedi religiose, al fine di rappresentare tutte le vittime e le loro religioni;sicuramente creerebbe meno contrasti.
24 agosto, 2010 alle 1:15 pm
"italiano" te c’hanno mai mannato a Roma de sotto?
24 agosto, 2010 alle 1:16 am
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L’AMERICA RIVENDICHI IL DIRITTO ALLA SACRALITA’ DI GROUND ZERO.
I MORTI DELLE TORRI GEMELLE APPARTENGONO A TUTTO L’OCCIDENTE.
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Sembra un po’ strano, almeno a prima vista, che tocchi all’Europa cominciare un nuovo ciclo storico: difendere l’America dai suoi stessi errori. Eppure questo momento è arrivato.
Ci siamo accorti delle debolezze, e delle conseguenti gravissime ripercussioni negative, del sistema americano di gestione delle “differenze” – differenze etniche, religiose, culturali – perché dalla fine della seconda guerra mondiale le abbiamo adottate anche noi, e la legislazione europea, con le sue norme antirazzismo, antixenofobia, ne è piena.
Fino a qualche anno fa quasi tutti abbiamo pensato, soprattutto in Italia, che i gravi problemi che ci siamo trovati ad affrontare tutti i giorni per rispettare questa legislazione, copiata dall’America, fossero dovuti al fatto che siamo troppi in un territorio immensamente più piccolo di quello americano, ma soprattutto che è colpa nostra se siamo insofferenti davanti alla pressione di religioni e di costumi diversi dai nostri.
Siccome tuttavia non è nello spirito delle nazioni europee fermarsi alle situazioni empiriche, la filosofia, la psicologia, l’antropologia hanno già da parecchio tempo ricominciato a riflettere in profondità sui significati delle diverse civiltà, sugli itinerari della storia, su che cosa conti davvero per gli uomini, per il loro “essere nel mondo”, di là da un tranquillo tran tran quotidiano.
E’ questa coscienza che finalmente sta dando di nuovo valore di vita ai popoli d’Europa, schiacciati dal lungo periodo di smarrimento del secondo dopoguerra, ed è questa coscienza che adesso può e deve parlare anche all’America per esortarla ad alzare alta la voce contro qualsiasi tentativo di sopraffare e cancellare la memoria dell’attacco e dei Morti a Ground Zero.
Sono Morti che appartengono a tutto l’Occidente,
a tutto il mondo civile, e dunque all’Europa, all’Italia soprattutto, culla dei maggiori giuristi, di coloro che per primi hanno elaborato le norme del diritto anche nei confronti dei nemici, sia in pace sia in guerra.
L’attacco alle Torri Gemelle ha segnato l’irruzione in questa civiltà di una mentalità, di un mondo che le è alieno e, per quanto dispiaccia dirlo, quest’assoluta differenza culturale si dimostra anche nell’aver ideato di costruire una Moschea in un luogo che i Musulmani dovrebbero essere i primi a rispettare.
Il fatto stesso di voler collocare proprio lì un edificio simbolo della loro presenza testimonia, più che della loro insensibilità nei confronti del dolore dell’America, di un’implicita ma ben chiara volontà di predominio e di vittoria.
In quale altro modo, del resto, interpretare questa pretesa?
E’ in base a questa più che evidente constatazione che gli americani devono rivendicare il loro diritto alla “sacralità” di Ground Zero, e naturalmente di tutto lo spazio che lo circonda, in base alle regole non scritte del Sacro che vigono da sempre, in ogni tempo e in ogni cultura.
Si tratta di regole, del resto, che i Musulmani, fedelissimi ai precetti della purità e della contaminazione, conoscono molto bene.
L’Italia però ha qualcos’altro da aggiungere, nell’esortare gli americani a non cedere: gli italiani sono andati fin dall’inizio a fianco degli americani a combattere contro il terrorismo, colpiti forse più che gli altri popoli d’Europa dall’orrore di un assalto così proditorio contro civili innocenti. Molti italiani sono ancora presenti in tante zone di questa guerra così difficile e penosa, e molti dei nostri ragazzi vi sono morti.
Noi non permetteremo che la Loro Memoria sia Offesa, per nessun motivo,
..e non permetteremo neanche all’America di dimenticarsi che ha il dovere di difenderla.
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L’America rivendichi il diritto alla sacralità di Ground Zero
I Morti delle Torri Gemelle appartengono a tutto l’Occidente.
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22 agosto, 2010 alle 5:45 pm
Evviva Barack Obama, magnifico presidente Usa, grande democratico, in lui respira l’ispirazione di Jefferson e dei profeti della libertà. A costo dell’impopolarità il Presidente è intervenuto su di un tema di libertà, mostrando la differenza dell’America (vera), Patria di libertà e di progresso, fiera del suo ruolo di guida tra le Nazioni. Con politici come Obama e Clinton viva l’imperialismo americano
Poveretti i conservatori europei che riscoprono l’idea pericolosa delle espulsioni di massa, delle concentrazioni, dello spazio vitale.
God Bless America!
22 agosto, 2010 alle 12:47 am
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2 NOMADI LADRI IN FUGA CONTRO MANO.
L’AUTO TRAVOLGE E UCCIDE UNA DONNA IN MOTORINO.
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Una donna di 49 anni è morta oggi in un incidente stradale provocato dall’auto di 2 Nomadi inseguiti dai Carabinieri. I militari del nucleo radiomobile di Padova stavano inseguendo un’auto con 2 giostrai a bordo.
Per sfuggire alla cattura, i 2 Nomadi hanno imboccato contromano via del Giglio, una strada a senso unico che congiunge i quartieri padovani di San Bellino e Pontevigodarzere, travolgendo la donna che guidava il suo motorino, morta sul colpo. La vittima è Marina Badiello, 49 anni, di Padova.
I due giostrai, arrestati per omicidio colposo e resistenza a pubblico ufficiale, sono Antony Rainardt, 20 anni, e Alex Casalgrande, 25, entrambi pluripregiudicati per reati contro il patrimonio e altro.
Attorno alle 18, secondo quanto si è appreso, stavano rubando kerosene da un’azienda del padovano, quando sono stati notati da una pattuglia dei carabinieri e sono fuggiti.
È scattato l’inseguimento, la fuga, il contromano dei due inseguiti.
L’automobile, imboccata via del Giglio in senso vietato dal lato di Pontevigodarzere, ha centrato il ciclomotore sul quale viaggiava Marina Badiello, residente poco distante dal luogo dell’incidente, uccidendola all’istante.
L’auto, guidata da Antony Rainardt, è finita invece in una canaletta a bordo strada.
I due occupanti, pur insanguinati, hanno provato a scappare, ma sono stati bloccati dai Carabinieri e portati al pronto soccorso, dove sono tuttora piantonati.
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2 NOMADI LADRI IN FUGA CONTRO MANO.
L’AUTO TRAVOLGE E UCCIDE UNA DONNA IN MOTORINO.
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21 agosto, 2010 alle 7:38 pm
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MARONI: GIUSTO ESPELLERE I ROM ..SAREMO PIU’ DURI DI SARKOZY
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”Sarkozy ha ragione ma non e’ certo una novita’. Anche l’Italia usa da anni la tecnica dei rimpatri assistiti e volontari.
Nel 2007, proprio con i Rom, uso’ questa strada pure il sindaco di Roma, che non era Jean-Marie Le Pen ma Walter Veltroni. E figuriamoci se allora qualche professionista dell’antirazzismo si sogno’ di gridare allo scandalo”.
Secondo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dunque, la Francia non sta ”facendo altro che copiare l’Italia”.
Semmai, rimarca, intervistato dal ‘Corriere della Sera’, e’ arrivato il momento di fare un passo in piu’.
Per arrivare dove? ”Alla possibilita’ di espellere anche i cittadini comunitari”, con ”espulsioni come per i clandestini, non rimpatri assistiti e volontari.
Naturalmente solo per chi viola la direttiva che fissa i requisiti per chi vive in un altro Stato membro:
reddito minimo, dimora adeguata e non essere a carico del sistema sociale del Paese che lo ospita. Molti Rom sono comunitari ma non rispettano nessuno di questi requisiti”.
Dinanzi poi all’opposizione dell’Unione europea, il titolare del Viminale ricorda: ”Durante la discussione per il pacchetto sicurezza fu proprio l’Italia a chiedere a Bruxelles la possibilita’ di attivare questa procedura.
Ma il commissario Jacques Barrot, francese, rispose di no: in base al principio di proporzionalita’, disse, l’unica sanzione possibile per un comunitario e’ l’invito ad andarsene, che serve a ben poco.
Ma adesso torneremo alla carica. Il 6 settembre ne discuteremo a Parigi in un incontro con i ministri dell’Interno di diversi Paesi europei”.
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MARONI: GIUSTO ESPELLERE I ROM ..SAREMO PIU’ DURI DI SARKOZY.
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21 agosto, 2010 alle 7:16 pm
nick improbabile
21 agosto, 2010 alle 7:07 pm
scamardella inquisitore,
vai al Diavolo!
21 agosto, 2010 alle 6:11 pm
Dopo Campaldino e la Congiura dei Pazzi ecco Savonarola, altro importantissimo personaggio della vita fiorentina del cinquecento.
Come per le scorse edizioni, una lunga fila, ordinata, ha permesso il tutto esaurito, con alcune persone che non hanno potuto assistere all’evento.
Oratore il Prof.Adriano Prosperi che insegna Storia dell’Età della Riforma e della Controriforma alla Normale di Pisa.
Dunque Savonarola; processato 3 volte, torturato, condannato, il 23 maggio Girolamo Savonarola è impiccato e bruciato in piazza della Signoria, e le sue ceneri sparse in Arno.
Eppure, sono passati pochi mesi dal secondo ‘falò delle vanità’, trionfo materiale e simbolico della riforma religiosa e civile del frate. Cos’è accaduto?
Il domenicano arriva a Firenze nel 1489. Ha fama di implacabile rigore morale e tiene prediche affollatissime e visionarie: il castigo divino si abbatterà sulla città per la corruzione del clero e dei costumi, per la lussuria, l’idolatria, le credenze astrologiche, la sodomia, il lassismo, la simonia. La cerchia dei fedeli aumenta a dismisura e il carisma cresce: due anni dopo la morte
di Lorenzo il Magnifico, Savonarola è la guida religiosa e politica della Repubblica nata dalla sollevazione popolare contro i Medici. Firenze è per lui la nuova Gerusalemme, la costituzione repubblicana un momento del disegno divino di rinnovamento morale. Il suo rigore radicale si traduce in leggi; i ‘falò delle vanità’, tristemente famosi, bruciano carte e dadi da gioco, libri, abiti, specchi, cosmetici, gioielli, strumenti musicali. Sandro Botticelli vi brucia perfino alcuni suoi quadri. Ci vuole l’accusa di eresia e la scomunica di Alessandro VI a fermare il frate e ci vuole la minaccia di interdetto per fermare la città. È l’inizio della fine di Savonarola: la caduta sarà rapida e sensazionale quanto l’ascesa.
21 agosto, 2010 alle 6:02 pm
evidentemente non sei mai sttao agli uffizi ad ammirarle
solo un ignorante come te può aver capito che botticcelli abbia bruciato indistintamente le sue opere
o , altra castroneria tua, che metà delle opere del rinascimento fiorentino siano state bruciate
chi sei , dagli strafalcioni sembri la solita solito nick fasullo anonimo irreale flippato
ignorante dentro
21 agosto, 2010 alle 3:39 pm
Di tutto quello che crivi nulla di più infamante è affermare che Botticelli di sua volontà abbia bruciato le sue opere. Se penso a quello che sarà andato perduto, se penso che con la minaccia di torturarlo avete estorto l’abiura a Galilei non so immaginare come gentaglia come te si possa guardare allo specchio. Vai al Diavolo!
21 agosto, 2010 alle 9:53 am
tu invece hai scritto che bruciarono metà delle opere del rinascimento
una castronata
21 agosto, 2010 alle 9:51 am
non mi chiedo perchè dici csatroinate a raffica
semplicemente non leggi e se leggi non capisci
21 agosto, 2010 alle 7:26 am
Scamardella,
uno dei vostri, un cardinale importante, ha scritto su un giornale che "i poveri sono il tesoro della chiesa" più ce n’è meglio è. Dai rifacciamo la DC!
21 agosto, 2010 alle 7:21 am
scamardella,
questo l’hai scritto tu:
L’obiettivo di questa furia distruttiva era l’eliminazione di qualsiasi oggetto considerato potenzialmente peccaminoso, oppure inducente allo sviluppo della vanità, includendo articoli voluttuari come specchi, cosmetici, vestiti lussuosi, ed anche strumenti musicali. Altri bersagli includevano libri "immorali", manoscritti contenenti canzoni "secolari" o "profane", e dipinti. Tra i vari oggetti distrutti in questa campagna vi furono alcuni dipinti originali che trattavano temi della mitologia classica, eseguiti da Sandro Botticelli, che egli stesso provvide ad abbandonare sul rogo. Questi falò non vennero inventati da Savonarola, ma erano un naturale e comune seguito ai sermoni pubblici all’aperto tenuti da San Bernardino da Siena.
Una brava persona che la chiesa giustamente vuole beatificare. Mi addolora essermi sbagliato: ero convinto l’avessero arso vivo a Roma invece a Firenze l’hanno prima impiccato e poi bruciato riducendogli le sofferenze. Mi chiedo se i fiorentini, che considero un popolo intelligente, con la commemorazione rimpiangano la sua morte o la festeggino.
21 agosto, 2010 alle 1:07 am
21 agosto, 2010 alle 12:59 am
scamardella,
Dal 313, quando Costantino li ha sdoganati, i tuoi amici hanno riportato l’umanità europea allo stato selvaggio, fino all’avvento dell’illuminismo che hanno contrastato con tutte le loro forze. I danni continuano ancora oggi se è vero che Firenze commemora un invasato come Savonarola e se persone di scadente intelletto come te siano convinte che sia stato tutto molto bello. Quello che scoraggia è che invece di mostrare colpa e pentimento e traiate lezione dai danni immani commessi vi ergiate a giudici di tutto quello che vi circonda e usiate ogni mezzo per indurre i popoli alla superstizione e all’oscurantismo.
20 agosto, 2010 alle 11:16 pm
ma quanto sei ignorante ?
VIl Comune di Firenze domani ricorderà Frà Girolamo Savonarola nel 512 anniversario della morte
Firenze 22 maggio 2010. Come ogni anno il 23 maggio il Comune di Firenze ricorderà solennemente Frà Girolamo Savonarola, nel 512 anniversario della morte con la tradizionale “Infiorata”. La cerimonia si terra in Piazza della Signoria, alla presenza del Sindaco Matteo Renzi, col gonfalone e il corteo storico della Repubblica Fiorentina. La cerimonia prevede lo spargimento di petali di rose sulla lapide circolare situata sul lastrico della Piazza, punto esatto dove fu impiccato e arso Fra Girolamo Savonarola assieme ai suoi due confratelli, Frà Domenico Buonvicini da Pescia e Frà Silvestro Maruffi da Firenze. “L’Infiorata prende origine dalla pietosa e spontanea iniziativa popolare che vide, la mattina dopo la morte del predicatore, il luogo del supplizio coperto di fiori. Il programma della giornata prevede alle ore 10 la Santa Messa celebrata nella Cappella dei Priori; alle ore 10,30 la tradizionale “Infiorata” in Piazza della Signoria, subito dopo il corteo della Repubblica Fiorentina si recherà fino al Ponte Vecchio dove saranno gettati fiori in Arno. Frà Girolamo Savonarola assieme a due
20 agosto, 2010 alle 11:11 pm
Il più famoso falò delle vanità avvenne il 7 febbraio del 1497 quando in seguito alla cacciata dei Medici i seguaci del frate domenicano Girolamo Savonarola sequestrarono e bruciarono pubblicamente migliaia di oggetti nella città di Firenze, durante la festa di martedì grasso.
L’obiettivo di questa furia distruttiva era l’eliminazione di qualsiasi oggetto considerato potenzialmente peccaminoso, oppure inducente allo sviluppo della vanità, includendo articoli voluttuari come specchi, cosmetici, vestiti lussuosi, ed anche strumenti musicali. Altri bersagli includevano libri "immorali", manoscritti contenenti canzoni "secolari" o "profane", e dipinti. Tra i vari oggetti distrutti in questa campagna vi furono alcuni dipinti originali che trattavano temi della mitologia classica, eseguiti da Sandro Botticelli, che egli stesso provvide ad abbandonare sul rogo.
Questi falò non vennero inventati da Savonarola, ma erano un naturale e comune seguito ai sermoni pubblici all’aperto tenuti da San Bernardino da Siena nella
20 agosto, 2010 alle 11:00 pm
\ogni due parole dici tre castronate
hai minimamente presente il numero di opere del rinascimento fiorentino e quanto distrutto da savonarola
a parte l’assurdità di imputare al cristianesimo la distruzione di opere della cultura e dell’arte cristiana
20 agosto, 2010 alle 10:45 pm
20 agosto, 2010 alle 10:44 pm
dell’liade si è impadronito Dante
la letteraratura italiana la lingua el poesia del mondo cosa sarebbero senza ?
rimane il fatto che le ideologie moderne rivoluzionarie giacobine atee e anticristiane nazionalsocialiste e comuniste hanno fatto in un secolo quanto di peggio l’umanità abbia potuto mai fare in migliaia di anni
20 agosto, 2010 alle 10:26 pm
La differenza di stime sulla storia dei genocidi dell’inquisizione dipende da cosa si conta: se solo i processi documentati, e terminati con una condanna, se le esecuzioni fatte direttamente piuttosto che quelle implicite nella consegna all’autorità civile, se anche le vittime delle persecuzioni variamente chiamate, comprendendovi anche le crociate ‘interne’ e le guerre di religione in cui gli ecclesiastici avevan solo la funzione di consiglieri.
La conta reale delle vittime del processo di cristianizzazione dell’europa – che nasce al servizio dell’impero e poi acquista autonomia fino alla rivendicazione del potere temporale e della consacrazione dei re – non si potrà mai fare, ma milioni è un’ordine di grandezza credibile.
I processi dell’inquisizione nel complesso sono il numero minore perchè avevano una funzione esemplare: dovevano indicare un canone e seminare il terrore in chi avesse la pessima idea di persistere negli antichi culti o interpretare diversamente il messaggio di cristo.
L’inquisitore costruisce e spettacolarizza il discorso: poi, con tanti mezzi, il discorso si dispiega e diventa assimilazione.
Ci son state tante ribellioni, e tanto sangue di cui abbiamo solo rare notizie: chi controlla la parola scritta controlla anche la memoria. E si appropria della cultura: sui monumenti della collettività impone il proprio marchio e si millanta creatore.
20 agosto, 2010 alle 10:09 pm
Quanto ai meriti artistici mettiamoci dentro il Savonarola che ha bruciato metà delle opere del rinascimento in Firenze, questa volta giustamente bruciato vivo a Roma.
20 agosto, 2010 alle 10:05 pm
Scamardella,
Io ho letto tre milioni, tu dici sessantamila. Di te non mi fido. Avete minacciato di torturare il vecchio Galilei. Non potetete non dirvi cristiani quindi corresponsabili. Stò leggendo un classico cristiano: L’Iliade. Vi siete impadroniti della cultura classica perfino il feragosto è diventata l’ascensione. Ma va là!
20 agosto, 2010 alle 9:02 pm
Si stime attuali parlano di circa circa 110.000 processi, svoltisi principalmente in Germania (50.000), Polonia (15.000), Francia (10.000), Svizzera (9.000), isole britanniche (5.000), paesi scandinavi (5.000), Spagna (5.000), Italia (5.000) e Russia (4.000). Brian Levack ha valutato le esecuzioni capitali al 55% dei processi, giungendo pertanto ad un totale di giustiziati pari a circa 60.000 persone in tre secoli
20 agosto, 2010 alle 8:58 pm
dopo essersi spartito con lui la Polonia con massacro pulizia etnica di classe dei Polacchi e permesso e causatro lo scoppio della guerra e l’ivasione della Francia venuta in soccorso della Polonia aggredita da Stalin e Hitler insieme
20 agosto, 2010 alle 8:56 pm
- URSS, 20 milioni di morti,
- Cina, 65 milioni di morti,
- Vietnam, un milione di morti,
- Corea del Nord, 2 milioni di morti,
- Cambogia, 2 milioni di morti,
- Europa dell’Est, un milione di morti,
- America Latina, 150 mila morti,
- Africa, un milione 700 mila morti,
- Afghanistan, un milione 500 mila morti,
- movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere, circa 10 mila morti.
Il totale si avvicina ai 100 milioni di morti. Questo elenco di cifre nasconde situazioni molto diverse tra loro. In termini relativi, la palma va incontestabilmente alla Cambogia, dove Pol Pot, in tre anni e mezzo, è riuscito a uccidere nel modo più atroce – carestia generalizzata e tortura – circa un quarto della popolazione. L’esperienza maoista colpisce, invece, per l’ampiezza delle masse coinvolte, mentre la Russia leninista e stalinista fa gelare il sangue per il suo carattere sperimentale, ma perfettamente calcolato, logico, politico.
20 agosto, 2010 alle 8:48 pm
tutte le volte che parli di storia dai nmneri falsi
lascia perdere
la civiltà è cristisana
pittura scukltua arcjitettura musica letteratura urbanistica sono duemila anni di civiltà
fai un giro a naso in su in una città italiana qualsiasi , entra in un museo qualsiasi , leggi un qualsiasi classico
20 agosto, 2010 alle 8:47 pm
I Berlusconiani si confrontano con i Finiani, i Palestinesi si confrontano con gli Israeliani. Che noia!
20 agosto, 2010 alle 8:44 pm
Scamardella 207,
il comunismo oltre a fare venti milioni di morti ha liberato l’Europa dal nazismo ed è sopravvisuto meno di 100 anni. Il cristianesimo ha bruciato vive tre milioni di donne perchè preda del demonio e ha bloccato per oltre un millenio lo sviluppo della civiltà. Lo vogliamo aggiungere alla lista, visto che di positivo non ha fatto assolutamente nulla e ancora oggi non accetta che la scienza sia l’unico valore positivo dell’umanità?
20 agosto, 2010 alle 7:16 pm
Prima bisogna consolidare la costituente democratica.
E, in Italia, solo il fascismo ha fatto i danni che ha fatto.
Delle tue considerazioni son piene le fosse.
20 agosto, 2010 alle 7:08 pm
si può sempre migliorare
ha fatto più morti più schiavitù stermini e genocidi
dittatura sanguinaria
cambiava solo il sistema economico
più sfruttati e schiavizzati gli operai sotto il comunismo
20 agosto, 2010 alle 7:06 pm
E fermati qui.
Come la Costituzione prevede.
20 agosto, 2010 alle 7:02 pm
arte musica letteratura scultura architettura
due millenni di civiltà
le ideologie atee rivoluzionarie del novecenbto hanno fatto milioni di morto e schiavizzato popoli
giusto proibire il proselitismo di fascismo nazismo e comunismo
20 agosto, 2010 alle 7:02 pm
E’ sancito come diritto a promuovere l’evoluzione del pensiero e della convivenza, senza predisporsi a fraintesi di sorta.
Ad esempio quello della sessuofobia.
In questo senso come attraversamento della stagione dei conflitti: dall’uomo guerriero all’uomo mistico, sincretico, dissimulando la ripetitività della specie.
20 agosto, 2010 alle 6:53 pm
per le infamie che nei secoli hanno compiuto la triade delle religioni monoteiste ci vuole un bel coraggio a evocare il loro diritto alla libertà di proselitismo e di espansione. Se penso poi che questo diritto è sancito (credo) dalla nostra costituzione occorre dire che assieme all’ordinamente delle camere anche questo andrebbe riveduto. Non da pennivendoli o politici della levatura dei nostri ma da persone di intelletto, ammesso che nel nostro paese ce ne siano.
20 agosto, 2010 alle 4:08 pm
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DONNA EGIZIANA CON IL VELO INTEGRALE DENUNCIATA DAI CARABINIERI.
RISCHIA FINO A 6 MESI DI CARCERE.
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Una donna egiziana di 34 anni è stata denunciata dai carabinieri a Chivasso, in provincia di Torino, perché indossava il velo integrale.
I militari pattugliavano a piedi la zona quando hanno fermato la donna e le hanno contestato la violazione della legge 152 del 1975 secondo cui è vietato circolare con il volto coperto.
Il reato è punito con l’arresto da 1 a 6 mesi e una multa tra i 25 e i 100 Euro.
Secondo la legge, approvata negli anni del terrorismo, "è vietato prendere parte a pubbliche manifestazioni, svolgentisi in luogo pubblico o aperto al pubblico, facendo uso di caschi protettivi o con il volto in tutto o in parte coperto mediante l’impiego di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona".
La segnalazione dell’effrazione sarebbe arrivata da alcuni passanti che hanno indicato ai militari, che pattugliavano la zona a piedi, in che direzione fosse andata la donna coperta dal velo.
L’egiziana, subito dopo il controllo, ha rimesso il velo e ha ripreso la sua passeggiata assieme ad un uomo, forse il marito.
Il comandante della compagnia dei carabinieri di Chivasso, Dario Ferrara, precisa che per il fatto, avvenuto il 12 agosto, "sarà la procura a fare le sue valutazioni, magari anche archiviando il caso" oppure decidendo se sia necessario o meno ricorrere al carcere.
Nel 2008 il Consiglio di Stato, a seguito di un’ordinanza del Comune di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, escluse che l’uso del velo violasse quell’articolo della legge "Reale".
E’ possibile, dunque, che non ci siano gli estremi per continuare l’azione penale, ma in ogni modo il nome dell’egiziana è stato iscritto nel registro degli indagati.
Non si tratta del primo caso in Italia di una donna fermata e multata per avere il volto coperto, a maggio sempre in Piemonte una donna araba era stata multata per 500 euro,
mentre in provincia di Bergamo una Musulmana ha scelto di vivere segregata in casa per non tradire le leggi di Allah e poter indossare il velo liberamente.
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Donna col velo integrale denunciata dai Carabinieri, rischia fino a 6 mesi di carcere.
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20 agosto, 2010 alle 3:33 pm
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ANCHE NELLA REGIONE PUGLIA SCOPPIA LA GUERRA DELLA MOSCHEA.
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Puglia la guerra della Moschea. Polemica in Puglia sulla possibilità di realizzare un centro di cultura e religione Islamica.
A innescare il dibattito è stata la proposta del consigliere regionale Franco Pastore (Sinistra e Libertà) che, condividendo il sì del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, alla costruzione di una Moschea a due isolati da Ground Zero, la zona di New York dove erano le torri gemelle del Wordl Trade Center distrutte dall’attentato dell’11 settembre, ha affermato che anche la Puglia dovrebbe ospitare un centro islamico.
«Facciamolo anche noi qui in Puglia, terra di accoglienza, di frontiera, sponda del Mediterraneo per il popolo di disperati, affamati, perseguitati, che lasciano ogni bene, ogni affetto». Questa condizione – aggiunge ancora Pastore – una volta che sono qui non può spingerci a dare loro solo i beni di prima necessità.
Devono poter mangiare, vivere dignitosamente, avere un’assistenza sanitaria, godere insomma di tutti i diritti, anche di quello della libertà di culto. Sono una quindicina le moschee nella nostra regione: sono sufficienti per la comunità islamica in Puglia?».
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Replica Consigliere regionale Udc, Euprepio Curto:
«È abbastanza singolare che un esponente politico del partito del presidente della Regione, a cui più che ad altri dovrebbe essere nota la scala delle priorità dei pugliesi, e soprattutto delle emergenze con cui alla ripresa dell’attività legislativa ci confronteremo in Regione, proponga la realizzazione in Puglia di un Centro di cultura e Religione Islamica, di cui non solo non si avverte il bisogno, ma che potrebbe addirittura costituire occasione per riaprire antiche contrapposizioni socio-culturali», a criticare senza mezzi termini la proposta di Pastore è il consigliere regionale Udc, Euprepio Curto.
«Giudico non positivamente – ha dichiarato Curto – la tendenza, in verità molto venata di mero provincialismo, di mutuare iniziative già assunte da soggetti, sia pure di alto spessore, che per ruolo ricoperto, per responsabilità assunte, per particolari condizioni storico-politiche proprie del Paese in cui esercitano il ruolo di governo, possono avere una giustificazione.
E, pur tuttavia, ciò che può essere condivisibile negli Stati Uniti d’America non si può, se non abbiamo perso il senso del limite, trasferirlo sic et simpliciter, nel nostro Paese. Meglio: nella nostra Regione».
«Mi permetto pertanto – ha concluso Curto – di suggerire al collega Pastore di abbandonare un’idea che ha tutte le caratteristiche di una, sia pur intelligente, provocazione, per assumerne un’altra:
una volta verificato il costo dell’eventuale realizzazione del Centro islamico, chiedere che la Regione Puglia impegni la stessa cifra per il recupero statico-architettonico delle tante bellissime Chiese di Puglia».
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ANCHE IN PUGLIA SCOPPIA LA GUERRA DELLA MOSCHEA.
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20 agosto, 2010 alle 7:06 am
Esibizionismo. Le tette di marina (che di sicuro non vado a cercare) e il reportage delle vacanze di Lerner (che non ho seguito). C’è differenza?
Libertà di religione non può essere costruire centri di potere ed esibizionismo di ricchezza. Le verginelle che fingono di non sapere cosa sia successo a ground zero sono degli ipocriti come è nello stile delle "tre grandi religioni monoteiste" che proclamano il bene e sono la fonte delle guerre e dell’odio del secolo passato e di questo. Le persone di cervello se ne tirino fuori e li maledicano con calore. Tre milioni di donne sono state bruciate vive dall’inquisizione perchè amoreggiavano col "Maligno". Come sono umani loro! Nessun senso di colpa?
20 agosto, 2010 alle 1:39 am
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ORA ANCHE LA GERMANIA SI APPRESTA AD ESPELLERE OLTRE 10.000 ROM.
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Dopo la Francia anche la Germania espelle i Rom: si tratta dei fuggitivi di guerra. La denuncia dell’Unicef: il 38% sono bambini.
La Germania si appresta a rimpatriare oltre 10.000 Rom kosovari fuggiti alla fine degli anni Novanta. I “ritorni forzati” sono frutto di un accordo siglato tra Berlino e Pristina. Tuttavia, il neo stato del Kosovo fa sapere che non è ancora in grado di garantire tutti i diritti basilari per chi sarà rimpatriato, per via delle condizioni precarie in cui vivono i rom già stanziati volontariamente sul territorio.
Sull’argomento si è espresso con preoccupazione il Consiglio d’Europa che attraverso Thomas Hammarberg, responsabile dei Diritti Umani, ha ribadito: “I paesi dell’Europa occidentale dovrebbero smettere di rinviare forzatamente dei Rom in Kosovo”, richiedendo inoltre maggiore attenzione.
Alla decisione di Berlino sono contrari la maggior parte dei rom, soprattutto i figli nativi in Germania che sono costretti a essere rimpatriarti nel paese più povero d’Europa di cui lo stesso ministro degli Affari sociali, Nenad Ristia, ha ammesso l’impossibilità di gestire un ritorno così numeroso: “non ci sono risorse sufficienti per accoglierli tutti e gestire la loro integrazione”.
La situazione dei Rom kosovari è già molto complicata, perché decina di migliaia di loro vivono in Europa senza nazionalità.
Non disponendo né di certificati di nascita, né di carta d’identità, né di passaporto, né di altri documenti, si trovano spesso privati di diritti fondamentali quali l’accesso all’istruzione, ai servizi per la salute e all’ assistenza sociale.
Secondo il rapporto Unicef, il 38% dei rom rinviati dalla Germania in Kosovo sono apolidi.
La situazione è ancora più critica per i bambini: il 42% di quelli che, durante o dopo la guerra, hanno vissuto o sono nati all’estero, non sono nemmeno iscritti all’anagrafe e quindi tecnicamente inesistenti.
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La Germania si appresta a rimpatriare oltre 10.000 Rom.
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