In una ruffianissima lettera aperta alla Lega Nord, Angelo Rovati la loda tra l’altro come movimento “liberale”. Cosa avrà bevuto?
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martedì, 24 agosto 2010
In una ruffianissima lettera aperta alla Lega Nord, Angelo Rovati la loda tra l’altro come movimento “liberale”. Cosa avrà bevuto?
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25 agosto, 2010 alle 8:43 am
Egregio dott. Lerner, mi perdoni se ignoro l’argomento ( sinceramente sono stufo di tale triste spettacolo) ma…HO BISOGNO DI LAVORARE!!!!
Cordiali saluti
25 agosto, 2010 alle 7:29 am
che noia la Fallaci e il suo bambino mai nato
25 agosto, 2010 alle 6:13 am
oggi IL FATTO e tutte le menzogne di Adriana Faranda
25 agosto, 2010 alle 5:39 am
l’incrdibile accozzaglia di cacciari ieri nell’intervista a Repubblica : boccia due idoli della sinistra come di Pietro e Vendola e sostiene Chiamparino che pur intelligente non arriva alla pancia di nessuno
25 agosto, 2010 alle 1:23 am
cossiga era un estremista, il democristiano in questione ha scritto delle cose veramente violente. faccio fatica a intenderlo un "buon cattolico"
25 agosto, 2010 alle 12:51 am
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COSSIGA SOGNAVA LE RIFORME DEL CAV. BERLUSCONI.
DALL’ELEZIONE DIRETTA DEL CAPO DELLO STATO ALLA TUTELA DELLE ALTE CARICHE.
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Ora che i coccodrilli hanno smesso di piangere, le iene hanno smesso di gioire e gli sciacalli hanno smesso di fingersi suoi amici per sparlare di lui anche da morto, vorrei tentare un necrologio onesto di Francesco Cossiga, con un bilancio politico della sua eredità.
Cossiga, a differenza degli altri presidenti della Repubblica che hanno puntato, per dirla con Longanesi, alla manutenzione, vagheggiò invece la rivoluzione, o almeno la svolta.
Ha vissuto all’altezza del suo tempo burrascoso, è stato l’interprete più efficace di un trauma e di un crollo. E lascia un’eredità politica che non hanno lasciato né i suoi predecessori né i suoi successori.
Cossiga incarnò al massimo grado la lealtà alle istituzioni, l’ossequio alla ragion di Stato e al dettato costituzionale e al tempo stesso la ribellione, l’anarchia creativa, l’inquietudine, la gravidanza di una nuova Repubblica.
Tanto le sue ombre più fosche quanto le sue uscite più clamorose, sono il segno di quella doppia natura.
Cossiga si è pensato come traghettatore e non fondatore della seconda Repubblica, perché aveva la curiosità esplorativa del primo ma non l’indole generativa del secondo. Infatti si definiva un Coty e non un de Gaulle; ovvero un precursore, non un leader.
Cossiga ebbe un’indole anfibia, che si potrebbe definire una schizofrenia creativa: fu cattolico e pure amico della massoneria, fu notabile democristiano e guastatore, fu moderato e fu estremista, fu liberale e fu eversivo, fu statista e fu destabilizzatore, fu tragico e fu grottesco, fu protagonista ufficiale e insieme divertito osservatore della scena politica.
Fu il maggiore interprete e testimonial della svolta italiana verso una democrazia presidenziale.
Là resta la sua originalità, la sua eredità.
Lui che venerava lo spirito della Costituzione e il compromesso che ne era alla base tra cattolici, liberali e socialcomunisti, fu il primo presidente a metterne pubblicamente in dubbio la sostanza e l’insuperabilità, a contestare la subordinazione delle istituzioni ai partiti e dell’esecutivo al parlamento, a rimettere in discussione il primato della mediazione sulla decisione e il ruolo imprecisato del capo dello Stato di custode o garante della Costituzione.
Lui che proveniva dal partito del «niente nuove buone nuove», lui che veniva dal ventre flaccido e rassicurante della Dc, precorse il cambiamento, cavalcò il clima di eccitazione e d’incertezza.
Aveva il senso dello Stato ma coltivò, come insegnano i grandi giuristi, anche lo stato d’eccezione; capì il travaglio della sovranità politica in una fase in cui i vecchi dei sono scomparsi e nuovi dei non erano apparsi.
Il suo sogno di riforma, con l’elezione diretta del presidente della Repubblica, più il sistema uninominale maggioritario e la riforma della giustizia, è attualissimo: servirebbe a garantire che la svolta presidenziale e bipolare voluta dagli italiani non è legata solo alla figura di Berlusconi e non è pensata ad personam ma è un’esigenza vera e strutturale della nostra democrazia.
E funziona bene a livello locale, con l’elezione diretta dei sindaci e dei governatori, l’unica riforma che nessuno rimette in discussione e che consente amministrazioni durature, maggioranze nette e responsabilizza chi decide.
È da lì che dovrebbe ripartire la politica. Pur non essendo d’indole un capo popolo, Cossiga ha sdoganato il populismo della nostra era e lo ha riconosciuto come un sintomo e una risposta alla crisi di legittimità della politica e al dominio delle oligarchie.
Cossiga non lascia eredi nelle istituzioni e soprattutto tra i senatori a vita, di cui costituiva una brillante eccezione e di cui non a caso auspicava la soppressione.
Eppure si avvicina il tempo in cui si renderà necessario un nuovo Cossiga, un nuovo vivace interprete del difficile passaggio politico e istituzionale che ci aspetta. E di cui il grottesco surrogato è l’invocazione del governo dei tecnici, come se le soluzioni politiche in democrazia si possano trovare fuori dalla politica e dal consenso popolare.
Cossiga è stato anche il primo presidente della Repubblica che ha fatto uso pubblico di sense of humour, risultando espressione fedele del popolo che rappresentava. Con tutto il rispetto, i suoi predecessori e successori furono collerici o stucchevoli, noiosi o pomposi, prevedibili e un po’ tromboni. Mai spiritosi come lui.
Infine permettetemi di sfiorare la vicenda umana di Cossiga.
In un editoriale che scrissi due mesi fa, lanciavo l’allarme sulla volontà di morire di Cossiga, anzi sul suo considerarsi già defunto e alludevo, senza violare la privacy e soprattutto la delicatezza di un dramma personale, al suo rifiuto di curarsi, come hanno poi confermato i medici.
Azzardo il dubbio che Cossiga sia stato anfibio anche alla fine, tenendosi al confine tra la cristiana rassegnazione e una forma implicita di eutanasia. C’era una stanchezza in lui che non può solo attribuirsi al narcisismo ferito degli ultimi tempi, al suo inevitabile ritirarsi dalla scena dopo aver provato il piacere di stupire e di turbare l’ordine pubblico e il conformismo istituzionale con una serie di paradossi, provocazioni, gag e rivelazioni.
Ma dietro il tono sardonico, e uso l’aggettivo non a caso, cresceva in lui un rigetto della vita, della politica e del declino di ambedue, che da credente e da uomo di stato rifiutava di esplicitare. Cattolico da una vita e politico per una vita, Cossiga non poteva mostrare insofferenza alla vita e alla politica; era una smentita di ciò che aveva creduto per tutta l’esistenza.
Perciò, alla fine, l’esternatore smise di esternare, si tenne tutto dentro, preferì chiudersi nel silenzio, murandosi nel suo nuraghe interiore.
Fu quello l’ultimo segreto di stato – il suo stato mentale e spirituale – che si è portato nella tomba.
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(M. Veneziani)
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Cossiga sognava le riforme del Cav.
Dall’elezione diretta del capo dello Stato alla tutela delle alte cariche.
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24 agosto, 2010 alle 10:45 pm
Fini, casini,rutelli, bossi, berlusconi, franceschini, bersani, dalema, buttiglione… Ma quanti sono? Speriamo immediatamente in nuove elezioni e che qualcuno sparisca definitivamente.
24 agosto, 2010 alle 10:31 pm
Questo è craxismo/pentapartito allo stato puro: mettere tutte le spese clientelari possibili a debito, scavare voragini e poi far pagare chi viene dopo, sono curioso di sapere cosa dirà l’Europa, abbiamo abbastanza debito e così scarsa crescita economica da far crollare la moneta.
Pazzesco, dall’inizio degli anni ’80 sono passati 30 anni e ‘sto paese di cac.cca non riesce proprio a capire che non si può fare così.
24 agosto, 2010 alle 9:23 pm
Me lo sono chiesto davvero.
Mi sono anche dato una risposta.
Volete sapere qual è?
La risposta suona più o meno così: «Silenzio un ca++o, porca di quella p+ttana t++ia schifosa».
24 agosto, 2010 alle 9:13 pm
http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/tasse-debito-quadra-berlusconi-casini-bossi-sud-quoziente-familiare-516362/
24 agosto, 2010 alle 8:13 pm
perchè Fini non ha concesso a berlusconi quello che berlusconi chiedeva? perchè un delfino non sa espettare? dove sarebbe la furbizia di Fini? avrebbe potuto avere l’Impero contendendosela con Tremonti ad esempio.
e invece no. Perchè l’Impunità totale di Berlusconi, vuol dire l’impunità totale del clan. Lo abbiamo visto con le intercettazioni: è un favore e uno scambio con la criminalità organizzata. ed è stato riconociuto da destra a sinistra e a livello internazionale.
Berlusconi non si può salvare senza il suo clan, lo farebbero fuori in breve tempo. hanno un forte potere ricattatorio. un’organizzazione nello Stato
pensavate di liberarvi così in fretta ? una volta che attecchisce bisogna pagare le rate
24 agosto, 2010 alle 7:54 pm
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24 agosto, 2010 alle 7:53 pm
e..fate attenzione, i quattro punti che stanno preparando per far fuori Fini saranno accuratamente estranei al programma elettorale. Il piduista Cicchitto l’ha già detto tra le righe.
Berlusconi vuole l’impunità totale, il programma elettorale è una scusa, è già carta straccia
Fini non ha concesso grosse deroghe sul programma e Berlusconi con l’acqua alla gola cerca di scaricarlo e un’altra vittoria elettorale.
ora mi siedo e mi guarado il penoso spettacolo non consolatorio:
i club e circoli del berluscanesimo ortodosso avranno il coraggio di dire al kapò che deve attenersi al contratto e che non deve sempre umiliarli?
i cacasotto riusciranno a farsi valere o subiranno per l’ennesima volta?
a settembre
(NEI PEGGIORI cINEMA)
24 agosto, 2010 alle 7:37 pm
24 agosto, 2010 alle 7:36 pm
Multinick di cac.ca sparisci!!
24 agosto, 2010 alle 7:28 pm
Roba da chiodi, i fasci che dicono quel che dovrebbe dire la sinistra
24 agosto, 2010 alle 7:27 pm
Da Dagospia
Tulliani è stata subito etichettata dal Giornale come una poco di buono. siccome non conosciamo la signora e sappiamo che il Giornale spara su preciso ordine e mandato…
donne pronte a tutto pur di scalare posizioni di denaro e potere senza saper far nulla)
ma sono esattamente le donne e le Ministre di Berlusconi, senza merito. A chi vorremmo far la predica?
non vale affatto perchè il concetto di M.Fini era espresso in altro contesto, e l’uomo non è affatto un essere passivo..questa del motore primo non è verosimile
(anche quella de ilGiornale è prostituzione, forse peggiore poichè mentale)
se ci fosse solo la D’Addario, ma disolito i servizi segreti non stipano, a più riprese, mignotte e Apicella su VOLI DI STATO.
avete voluto il puttaniere? Ora fate i bravi cattolici al Family Day, coraggio. Date pure la colpa agli altri, ai complotti e ai servizi segreti. L’unico complotto in parte svelato è quello della P2
Raccontatene un’altra
eh NO! assolutamente NO : si dà il caso che un GRUPPO PRiVATO, in libero mercato, sia a capo del POTERE PUBBLICO (l’arbitro) che viene usato per fini privati. questa concentrazione di potere NoN esiste in nessun Paese Occidentale. Meno concentrazione e divisione vuol dire libertà e democrzia (pesi e contrappesi). Questo è già sintomo di regime autoritario
magari! (questo è sparlare a vanvera) se facessimo "gli americani" Berlusconi sarebbe in carcere da un pezzo e non staremmo qui a perdere tempo,nel pieno di uno shock economico, con queste stron.zate chic, e il "doppiopesismo" la libertà di prostituirsi come ilGiornale (ma non nelle strade, non sulle strade)
24 agosto, 2010 alle 7:00 pm
Battuta per battuta: se Berlusconi ha dato fuoco alla miccia, con Prodi vedremo tonnellate di benzina sganciate per spengere il fuoco!
24 agosto, 2010 alle 6:39 pm
Lo spread btp-bund aumenta, ma la cosa strana è che aumenta dopo la diminuzione degli analoghi degli altri PIIGS nelle scorse settimane
Pessimo segno, ma stiamo già pagando i colpi di testa di berlusconi, bossi, casini, fini. E nessuno dice niente. Paese di cacc.a
24 agosto, 2010 alle 6:31 pm
Aò, vuoi vedere che Prodi stende il Berlusca per la terza volta ?
24 agosto, 2010 alle 6:21 pm
è il tipico cavallo di troia.
24 agosto, 2010 alle 6:18 pm
UP
Il leader della Lega Umberto Bossi e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in politica sono d’accordo quasi su tutto, ma sul fronte finanziario l’asse tra i due vacilla. A causa del leader libico Muammar Gheddafi atteso in un viaggio a Roma per la prossima settimana. Tra i due leader politici il contendere potrebbe essere il ruolo del socio libico in Unicredit.
I libici starebbero "ostacolando l’ascesa dei leghisti all’interno delle Fondazioni che controllano le banche del Nord" e questo con il consenso di Berlusconi. La trattativa per l’ingresso dei libici in Unicredit, condotta dal numero uno Alessandro Profumo, e’ stata segretissima neppure la Banca d’Italia e’ stata informata. A Bossi questa alleanza non sarebbe andata giu’ …………
24 agosto, 2010 alle 6:15 pm
No, mi spiace, non posso stare troop.o di.etro:
http://www.economist.com/blogs/newsbook/2010/08/italian_politics
24 agosto, 2010 alle 6:00 pm
Il leader della Lega Umberto Bossi e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in politica sono d’accordo quasi su tutto, ma sul fronte finanziario l’asse tra i due vacilla. A causa del leader libico Muammar Gheddafi atteso in un viaggio a Roma per la prossima settimana. Tra i due leader politici il contendere potrebbe essere il ruolo del socio libico in Unicredit.
I libici starebbero "ostacolando l’ascesa dei leghisti all’interno delle Fondazioni che controllano le banche del Nord" e questo con il consenso di Berlusconi. La trattativa per l’ingresso dei libici in Unicredit, condotta dal numero uno Alessandro Profumo, e’ stata segretissima neppure la Banca d’Italia e’ stata informata. A Bossi questa alleanza non sarebbe andata giu’ …………
AP
24 agosto, 2010 alle 5:47 pm
Se è quell’Angelo Rovati, amico di Prodi, e segretario alla Presidenza del Consiglio. Allora non ha bevuto nulla. E’ il tentativo di spianare l’ennesimo ritorno del "nuovo". Si il tuo amichetto Prodi. Quindi, caro Gad, pronto con un nuovo peana nei confronti della Lega Nord! Si sa che quando il tuo padrone schiocca le dita, tu ti attivi immediatamente!
24 agosto, 2010 alle 5:47 pm
oh oh