Sabato 28 agosto Giorgio Bocca compie 90 anni. Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
Fra pochi giorni Giorgio Bocca compie 90 anni e io faccio fatica a esprimergli l’affetto che provo per lui. L’uomo è ruvido, vedo già i suoi occhi stringersi felini nella preparazione dello sfottò, come ogni volta: “Guardalo il Gaddino, e chi l’avrebbe detto che quel pivello del Gaddino ci diventava un sciur pareil…”. L’aiuto, tanto per mettere le cose in chiaro, Bocca te lo dà gratis –se gli gira- solo all’inizio quando sei un ragazzino che lui si diverte a osservare in azione. Nel mio caso telefonò, sarà stato l’inizio degli anni Ottanta, mentre gli sedevo di fronte, al direttore Livio Zanetti per dirgli che valevo la pena come ragazzo di bottega a “L’Espresso”. L’avevo incuriosito negli anni di piombo, quando veniva a dirci che noi di Lotta Continua gli ricordavamo l’intransigenza partigiana di Giustizia e Libertà, senza che neppure comprendessimo la preziosità di un tale complimento sulle sue labbra ironiche. Ma dal momento dell’assunzione basta favori, in lui scattavano giustamente sospetto e competitività, vivendo il giornalismo come una passione divorante: “Ehi pivello, cercherai mica di farmi ombra?”. Ricordo quando ottenni sei mesi d’aspettativa dal giornale per scrivere un libro sugli operai della Fiat: “Ma come puoi resistere mezzo anno senza la tua firma sul giornale?”, chiedeva accorato. “Io impazzirei, per sentirmi vivo ho bisogno di vedere il nome stampato e ben piazzato tutte le mattine, altrimenti sto male”.
Quel che vorrei dire a Giorgio Bocca, se non sapessi di procurarmi con ciò una risata di compatimento, è che non ha mai smesso di essere il mio modello ideale di giornalista. Senza nessun altro paragone possibile. Di lui amo lo sguardo, la zampata, l’antiretorica, lo star dentro e fuori insieme, la furbizia, la semplicità. Ma amo e ho invidiato prima la sua biografia semplice di partigiano. La scelta di vita fatta al momento giusto, un corso ufficiali degli alpini nel 1939, e elevata a valore-guida su cui non si scherza. Pochi mesi fa, quando gli ho mandato con dedica il mio “Scintille”, ne ho ottenuto la seguente mail in risposta: “Grazie per il libro sulle tue strane origini”.
Ecco, le origini del Bocca non sono strane affatto. E ne determinano pure quel che lui stesso definisce il suo lato grigio, le condivisibili debolezze: attaccamento al denaro e mangiar bene. Sono impareggiabili, nel suo libro più personale, “Il provinciale”, le pagine dedicate al piacere di comprare gorgonzola a mezzo chilo per volta dal salumaio più lussuoso; ma soprattutto ai ricconi milanesi ignoranti, abituati a bere schifezze, che stupefatti gli chiedono come mai alla sua tavola si beva vino rosso così prelibato, e lui risponde: basterebbe pagarlo caro, signori, potreste anche voi.
Se queste sono le debolezze del giornalista partigiano –soldi, cibo e vino per sentirsi arrivato e appagato- capirete che dopo può permettersi la necessaria intransigenza. Va a vedere curioso il Berlusconi degli inizi, facendosi pagare profumatamente dalla nascente tv commerciale. Assaggia, si ritrae disgustato, non smetterà di scrivere qualche ne pensa. Prima di altri, e senza clamore, deciderà che potendoselo permettere è meglio interrompere la collaborazione alla Mondatori, divenuta proprietà dell’uomo più potente d’Italia. Oggi lo segue il teologo Vito Mancuso, e anche il prete don Andrea Gallo. Senza essere cristiano e cattolico come loro, Giorgio Bocca arriva a 90 anni confessando per iscritto le sue tentazioni, desideroso com’è di vincerle. Ma non troppo: altrimenti che gusto ci sarebbe a fare il giornalista?
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2 settembre, 2010 alle 2:34 pm
Mamma li padani Mamma li padani Mancu l’Italiani Mancu l’Italiani
2 settembre, 2010 alle 2:33 pm
Se Mentana è un astuto infiltrato cos’è chi la reclutato?
Adele, Adele completa un po’ il pensierino…
1 settembre, 2010 alle 6:30 am
Lasciali pure ridere, e continua a seguire questo modello di schietto partigiano …segui i vergini …sii sempre "vergin di servo encomio" e lascia perdere i cammelli e attento a Mentana, è solo un astuto infiltrato.
31 agosto, 2010 alle 9:11 am
raffaele la capria : " i napoletani accortisi di non vivere in armonia con la natura e avendone estrema necessità cominciarono a recitarla e così iniziò la loro recita collettiva "
28 agosto, 2010 alle 11:30 pm
Mi riaffaccio al blog e leggo, tra le altre cose, la dichiarazione d’amore di Gad per Giorgio Bocca. Mi chiedo come possa Gad, ebreo, provare un simile trasporto verso chi è stato fascista e, quel che più conta, fervente antisemita, come dimostra l’articolo seguente, scritto da Bocca nel 1942.
Per chi non ha la pazienza di leggerlo, cito solo una frase: "Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù" (altro che giornalista-partigiano!)
“Documenti dell’odio giudaico.
«I ‘Protocolli’ dei Savi anziani di Sion» di Giorgio Bocca
Sono i «Protocolli dei Savi anziani di Sion» un documento dell’internazionale ebraica contenente i piani attraverso a cui il popolo Ebreo intende giungere al dominio del mondo. La logica costruzione del testo trae ragione e causa da un esame critico e profondo della realtà del mondo e della natura umana. Non vi sono perciò ragionamenti aprioristici ed astratti, ma solo studio, critica, deduzione e, come ultimo risultato, la proposizione.
Il povero «gojm» o «gentile» così il testo chiama i non Ebrei, leggendo quei «Protocolli» rimane al tempo stesso stupito ed atterrito. Anche se è in grado di sceverare da ciò che ha effettivo valore tutto quello che può essere enfasi ieratica o presunzione propria di chi si crede prediletto da Dio, il lettore ariano rimane impressionato dinanzi ad un’opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso ai secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell’ombra ed al riparo di propizi paraventi.
Il testo, dopo aver enunciato il principio che diritto è uguale a forza, descrive i mezzi ed indica i risultati a cui il popolo Ebreo è già arrivato e quali mete dovrà ancora raggiungere per possedere il monopolio della forza, cioè del diritto, cioè del dominio del mondo.
In questo intento il popolo eletto, sparsosi per volontà di Dio in tutte le parti del mondo, ha lottato e lavorato per allontanare i «gentili» sempre più da una visione realistica della vita, per gettarli in braccia all’utopia, per indebolire la forza dei loro governi e per carpire nel frattempo le loro sostanze per mezzo della speculazione. Lungo tempo è durata la preparazione consistente nella formazione di un reticolo capillare, unito negli intenti e potente nella finanza; quindi ha avuto inizio l’opera di dissolvimento.
I primi ostacoli da abbattere erano le due forze dell’aristocrazia e del clero. Gli ebrei preparano la rivoluzione francese; l’aristocrazia cade nelle loro mani per mezzo del denaro, il clero viene combattuto e discreditato per mezzo della critica e della stampa. Il malgoverno da essi prodotto stanca e disgusta il popolo. Gli ebrei lanciano allora il grido: «Libertà, eguaglianza, fratellanza». La massa illusa e piena di speranza abbatte le solide istituzioni e prepara il campo a quelle forme di governo liberali e democratiche in cui gli ebrei, padroni dell’oro, divengono i dominatori.
Dice il testo: «Abbiamo trasformato i loro governi in arene dove si combattono le guerre di partito» e più oltre «l’abuso di potere da parte dei singoli farà crollare tutte le istituzioni». Un gran passo è già stato fatto, ma altre forze sono ancora da abbattere: la famiglia e la religione. Menti ebraiche preparano allora e confezionano per i veramente ingenui «gentili» un’altra più affascinante utopia: il collettivismo. Cervelli ebraici dirigono la rivoluzione bolscevica, banchieri ebraici la finanziano.
Dice il testo: «Lasceremo che cavalchino il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l’individualità umana». Quando non esisteranno più nerbi di forza che si possano opporre, quando i popoli saranno esasperati dal fallimento di queste teorie e delle forme di governo che ne sono la conseguenza, allora, con la forza del denaro, gli ebrei imporranno la loro autocrazia, solida, forte e decisa, unita nella persona del monarca del sangue di Davide, imperniata sulla divisione gerarchica delle caste.
Non tutti i «gentili» – per sfortuna degli ebrei – sono stati però degli «ingenui» o «zucche vuote» come essi amano chiamarli.
Anche essi, o almeno una parte di essi ha saputo guardare il viso non amabile forse, ma pur tuttavia immutabile, della realtà. Un colpo tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia. Una rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion, nel sentire dei non ebrei dire che il comunismo è un’utopia irraggiungibile e che le sue applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti (ebrei).
L’odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l’odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo. Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei.
A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? È certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.
Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù” (Giorgio Bocca, La Provincia granda – Sentinella d’Italia, Foglio d’ordini settimanale della Federazione dei Fasci di Combattimento di Cuneo, il 14 agosto 1942).
28 agosto, 2010 alle 12:35 am
buon compleanno Johann von Goethe
festeggio i 90 anni di Giorgio Bocca con questo passo tratto dal suo libro Partigiani della Montagna
Ma la democrazia dov’è? Che democrazia è questa autoritaria che si va affermando nel nostro paese? Ai suoi sostenitori basta che il governo non apra i suoi lager, che non fucili gli oppositori, che non soffochi tutte le voci critiche per gridare che la democrazia è salva. Ma la mutazione autoritaria è sotto gli occhi di tutti, anche dei rassegnati o indifferenti: i personaggi della televisione invisi al potere cacciati o tacitati, gli autori dei libri all’indice berlusconiano esclusi dalla televisione e ignorati dai giornali, i dirigenti di qualsiasi ufficio o istituzione, dalle fiere campionarie agli enti lirici, scelti dal padrone, i disegnatori satirici ostili al potere emarginati, i cortigiani imposti. (pref., 2004, p. 14)
27 agosto, 2010 alle 10:33 pm
Con tutto quello che gli abbiamo dedicato coi nostri commenti, mi pare giusto mandare anche le sue parole, tramite un’intervista che ho letto e copiato dalla rete oggi:
"Novant’anni il 28 agosto, tra sconcerto e rassegnazione, tra provocazione e pacata analisi: la scadenza delle 90 primavere trova Giorgio Bocca piu’ che compiaciuto, quasi stizzito (”perche’ sono 90, diamine!”), ma sempre arguto e attento alle vicende del Paese. Che lui, in una lunga chiacchierata con l’Asca, arricchisce con i suoi ricordi, offrendo spunti per certi versi inediti, o almeno poco noti.
Cosi’ il suo rapporto con Berlusconi di cui fu un sostenitore, almeno nella sua veste imprenditoriale, o della Lega, al suo nascere. Allo stesso modo, Bocca svela il rimpianto di non essere mai stato direttore di un giornale, a differenza di altri mostri sacri del giornalismo, cui viene spesso affiancato, come Biagi e Montanelli. Ma il suo occhio attento resta sempre puntato all’attualita’, di cui e’ implacabile giudice. E’ il caso della Fiat di Melfi e della ”svolta” che Marchionne sembra voler dare agli stessi rapporti sindacali, ai rapporti tra ”il padrone e l’operaio”, al riconoscimento dei diritti.
D.: E’ il nuovo che avanza o il vecchio che ritorna?.
R.: E’ l’eta’ dello schiavismo che ritorna. Il criterio di Marchionne e’: l’unica cosa che conta e’ la produzione. Bella scoperta, e’ sempre stato l’ideale di tutti gli imprenditori, di tutti i tempi. Quello che attiene ad una societa’ evoluta e’ invece intraprendere consentendo la crescita democratica e civile del Paese. Fare come fa Marchionne e’ la negazione totale della democrazia. Ed e’ un segno anche del mutamento di valori in atto non solo in Italia. Si tratta di un mutamento epocale, dove il mercato globale rappresenta un caso specifico. Penso alla Fiat e dico, ma come: ti sei fatto la grande azienda con i nostri soldi, i soldi degli italiani, con l’appoggio del governo che si e’ prodigato affinche’ non la perdessi, e poi quando ti fa comodo e non produci piu’ come vorresti, prendi e vai dai serbi? E’ una violazione incredibile dei rapporti sociali. Marchionne avrebbe ragione se si trovasse in una sorta di societa’ delle nazioni, un impero, ma non se esistono varie economie e rifuggendo dalle regole.
D.: Ma dalla parte di Marchionne si sono gia’ schierati apertamente anche Scaroni, Geronzi. Oggi Sallusti sul ‘Giornale’ sottolinea il perfetto parallelismo di questa svolta auspicata nell’economia con quella invocata dal premier in politica, per costruire il futuro del Paese…
R.: Ci credo che si siano schierati Scaroni e gli altri, e’ per conservare i loro posti. La loro e’ una prova del sultanato in essere. I grandi manager di Stato se non obbediscono a Berlusconi vengono subito eliminati. Sallusti poi, cosi’ lugubre…e’ un condor!.
D.: Restiamo sempre nell’attualita’. Come giudica la sinistra oggi? Di quali valori si deve far portatrice per avere un senso ed un ruolo? Bersani propone il ritorno sulla strada e lo spirito dell’Ulivo del ’96 e la contemporanea creazione di un’alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi. Ha un senso o finira’ per reiterare un insuccesso?.
R.: Quello che manca alla sinistra oggi e’ un vero leader.
Molte volte, nella storia, quando un partito e’ stato debole di idee si e’ risollevato quando ha trovato un capo. Il fascismo non sarebbe stato tale senza Mussolini. Mancano personaggi fatali. Sulla sinistra poi si e’ persa completamente di vista la sua definizione esatta, che vale ancora oggi. La sinistra e’ composta da chi si preoccupa dei piu’ poveri e li aiuta. Sotto questo profilo la sinistra e’ in piena fioritura nel nostro Paese, basti pensare alla diffusione ed al radicamento del volontariato e dell’assistenza. Questa forse e’ la nuova sinistra cui guardare. Quella ufficiale dei partiti, fa parte dello stesso mondo degli altri partiti ed il centrosinistra, o lo stesso Pd, e’ molto simile al berlusconismo.
D.: Berlusconi ed il berlusconismo. Una sorta di ossessione. Eppure lei ha lavorato in Fininvest con il Cavaliere, negli anni 80. Lui non era ancora sceso in politica…
R.: Si’, e’ vero. Ricordo Scalfari che allora diceva: Giorgio si e’ innamorato di Berlusconi. Forse non e’ bene che si sappia troppo, ma allora difesi molto Berlusconi ed il suo diritto di intraprendere nella televisione. Mi chiese di andare da lui e scoprii che l’azienda funzionava molto bene, assai meglio che la Rai. Era essenziale, un’intervista si faceva in 5 minuti, non dopo settimane e alla presenza delle corti, come alla Rai. Berlusconi diede una spinta propulsiva positiva al settore, anche se era un imprenditore dai modi molto poco gentili, diciamo che era spiccio, ma devi essere cosi’ se vuoi sopravvivere alla concorrenza, era cosi’ ovunque.
D.: Un rapporto positivo il vostro, dunque.
R.: Sotto un certo punto di vista anche perfetto, anche se per molti versi spiacevole. Io allora ero una firma gia’ nota. Ma lui mi aveva preso e voluto solo per quella. Del lavoro che facevo non gli importava nulla. Io continuavo a sfornare inchieste, che lui imperterrito collocava nella fascia oraria ”dell’insonnia’. E io dovevo anche sorbirmi gli sfotto’ di Mike Buongiorno, che con i suoi quiz ”sforava” sempre. Era un modo anche quello per affermare: in azienda conto solo io, tu nulla. Poi tutto si chiari’ con Craxi che chiese il mio licenziamento, che gli fu immediatamente concesso. Avevo peccato di ingenuita’, i giochi erano abbastanza chiari, in fondo come sarebbe finita, si sapeva.
D.: Alla luce della sua conoscenza diretta, come ricorda oggi Berlusconi?.
R.: E’ un uomo molto abile, intelligente, mascalzone e pronto a tutto. Berlusconi pero’ e’ politicamente un super-capo nel peggio, riassume in lui le peggiori qualita’, esprime i desideri piu’ bassi degli italiani e li interpreta alla perfezione. Se c’e’ un uomo che deve muovere la mano e di cui io so prima come fara’, quello e’ lui.
D.: Il suo non e’ solo un giudizio politico di condanna di Berlusconi, ma etico.
R.: La prima repubblica e’ stata sepolta da Mani pulite perche’ ha dimostrato che il sistema politico che c’era era sbagliato. Ma allora si rubava sostanzialmente per il partito non per le persone, era il metodo del craxismo, finanziare la politica per arrivare al potere. Ora siamo al finanziamento delle bande, della corte. Anche questo possiamo dire non sia un fenomeno nuovo, Elisabetta d’Inghilterra gia’ nel Seicento scritturava i pirati per fare soldi. Ma qui siamo al sovvertimento dei valori, che sono capovolti. L’onorabilita’ non interessa piu’ nessuno, come gli altri valori etici. Anche la Chiesa ha mollato sull’etica, ed io vedo la societa’ italiana cambiata drammaticamente: siamo una societa’ pagana, imperiale. Siamo piu’ una Roma di Cesare che un Paese democratico. Guardavo in tv i servizi sulla cena nella villa Campari tra Berlusconi e Bossi e vedevo questa spudorata celebrazione di se stessi e del potere. Un’altra villa, non bastasse Arcore e tutte le altre gia’ note, lui che arriva in elicottero tra schiere di poliziotti… Ma non si vedono ogni sera a cena, mi domandavo, che bisogno c’era di tanto sfarzo, di tanti soldi buttati? Non ci siamo, una volta chi era accusato di corruzione si suicidava, oggi questo rappresenta quasi un titolo di merito e l’onesto viene visto come un cretino, un povero Cristo.
D.: La decadenza di oggi che ci descrive e’ piu’ pericolosa della deriva fascista e totalitaria che visse il Paese nel ventennio e che lei combatte’ da partigiano?.
R.: Diro’ di piu’. Ai tempi della guerra, durante la guerra civile, perche’ e’ giusto chiamarla cosi’, era rimasto un legame comune tra noi ed il fascismo morente. In montagna mi capito’ spesso di pensare a Mussolini, come ad una figura quasi paterna. I valori etici del fascismo e della democrazia non erano cosi’ separati e distanti. Anche nel fascismo l’onesta’ e tutti i valori della societa’ borghese venivano premiati. Ora i valori sono capovolti. Il dramma e’ che sembra che agli italiani vada bene cosi’. Dopo la fine della guerra si e’ rivelato che l’adesione degli italiani al fascismo era stata molto piu’ massiccia di quanto pensassimo. Ancora oggi per gran parte degli italiani questo modo di pensare fascista: il capo sono io, io decido, gli altri si adeguino, in fondo va bene. Il favore che ha Berlusconi sta nell’alibi che offre agli italiani di essere disonesti, se lo vogliono. In alto si ruba, chi puo’ rubi anche lui.
D.: Sara’ seppellita anche la seconda Repubblica?.
R.: La mia risposta sconta il fatto che la mia origine politica e’ nella guerra partigiana. Per me fu un tale miracolo assistere alla prova degli italiani che costituivano un esercito di volontari e costruivano un tessuto democratico su tutto il territorio, che spero nel fatto che se e’ stato possibile una volta sia cosi’ anche nel futuro. Un’opportunita’ che vedo pero’ sempre minore.
D.: Parliamo di Lega. Lei fu un sostenitore del Carroccio della prima ora. Adesso?.
R.: E’ un’esperienza simile a quella di Berlusconi.
Essendo, si’ anch’io, un uomo del fare, mi interesso alle cose concrete e realistiche. Quando usci’ la Lega scopersi che in fondo le sue qualita’ erano nel paesaggio italiano, non rubavano, erano disciplinati nel perseguire i loro obiettivi dichiarati. Quando la Lega vinse a Milano io scrissi un articolo intitolato: ”Grazie barbari”. Dicevo, siete ignoranti e cafoni ma portatori di novita’ nella politica italiana. Adesso ho cambiato idea. La Lega diventando ricca e potente e’ diventata autoritaria e non regge bene alla crescita. L’assurdo e’ che la Lega che dovrebbe essere vilipesa dagli italiani che dovrebbe inneggiare all’unita’ d’Italia, viene invece inneggiata da molti nel Sud, perche’ hanno capito che li’ c’e’ il nuovo potere.
D.: L’accusano di essere antimeridionalista. Cosa rappresenta per lei il federalismo?.
R.: Io sono antifederalista. Data la situazione italiana il federalismo consistera’ nella ricostruzione dei Granducati, in cui ognuno fa i propri comodi. L’Italia deve essere un Paese unito dove tutti pagano le tasse allo stesso modo (e basta con le regioni a statuto speciale). Credo poi che una certa fonte di autorita’ perenne vada trovata. Non si puo’ tornare ai prefetti, ma un rappresentante del governo con poteri esecutivi sarebbe utile. Le autorita’ locali concedono tutto.
D.: Lei viene sempre ricordato e annoverato tra i grandi del giornalismo italiano, insieme a Biagi e Montanelli. A diferenza loro non e’ mai stato direttore. E’ un fatto che la disturba?.
R.: Io direttore? Si’, mi manca, ma non mi e’ stato mai offerto, forse intuivano che non ero un uomo adatto per farlo. Ricordo che all’Europeo quando mori’ Michele Serra andai da Fattori e mi proposi. Sono inviato ma se ti serve uno che faccia il giornale sono disponibile. Mi rispose: per carita’, tu continua a scrivere. Poi penso a Scalfari, un vero direttore d’orchestra, noto per saper alternare come nessuno la carota con il bastone. Io oggettivamente non avrei avuto la capacita’, manco di doti diplomatiche.
D: Un’ultima domanda. Lei ha scritto molti libri, il suo ultimo e’ in arrivo in settembre in libreria. A quali e’ piu’ legato?.
R.: A ”Il provinciale – 70 anni di vita italiana” del 1991. E’ il piu’ completo. Poi altri mi sono cari per lo stupore di averli scritti. Penso alla Biografia di Togliatti. Un lavoro spaventoso, durato 2-3 anni. Fu un’impresa, scrivere la biografia di Togliatti negli anni 70 si tradusse nella scrittura della storia del Pci italiano. Quando usci’ il libro Pajetta, che mi odiava, ordino’ che venisse spulciato per trovarvi errori, ma questi si limitavano a qualche piccola svista nelle date. Mi fece una pubblicita’ enorme…
27 agosto, 2010 alle 7:03 pm
Per bruna
Mi dispiace, bruna, che appena hai scritto qui sei incappata in due blogger tosti: non ti scoraggiare, perché c’è chi legge e non commenta ed il contributo di tutti è importante.
Per i tuoi progetti con tuo marito, da cinquantenni, spero non si tratti di un caso tipo quello di Gianna Nannini… Mentre i progetti dello Zio Fello, anche se è sveglio alle h. 4,38 del mattino per commentare qui (chissà, lavorerà in un giornale), indubbiamente non saranno progetti come quelli della Nannini. A entrambi, buona riuscita!
Scrivi ancora! Ciao!
27 agosto, 2010 alle 7:16 am
Diego 75 (Tio Fello) scrive:
27 agosto, 2010 alle 4:38 am
bruna scrive:
26 agosto, 2010 alle 10:29 pm
quando alla base di tutto manca il rispetto!
E chi ti ha mancato di rispetto? Se qualcuno non ti da ragione, ti manca di rispetto? Come sei democratica!
io e mio marito, già ultra cinquantenni tutti e due, abbiamo un progetto che potrebbe fare invidia a un ventenne!
Anch’io ho dei progetti, ma non voglio fare invidia a nessuno.
In bocca al lupo!
non perderò più tempo a scrivere su questo blog, mo pare ci sia qualcuno che conosca Gad Lerner, beh, gli parli!!!!!!
buona fortuna a tutti
Tu puoi fare come vuoi! Questa è la democrazia.
Io non conosco nessun Gad Lerner, diversamente da come lo conosci tu.
27 agosto, 2010 alle 4:38 am
bruna scrive:
26 agosto, 2010 alle 10:29 pm
quando alla base di tutto manca il rispetto!
E chi ti ha mancato di rispetto? Se qualcuno non ti da ragione, ti manca di rispetto? Come sei democratica!
io e mio marito, già ultra cinquantenni tutti e due, abbiamo un progetto che potrebbe fare invidia a un ventenne!
Anch’io ho dei progetti, ma non voglio fare invidia a nessuno.
In bocca al lupo!
non perderò più tempo a scrivere su questo blog, mo pare ci sia qualcuno che conosca Gad Lerner, beh, gli parli!!!!!!
buona fortuna a tutti
Tu puoi fare come vuoi! Questa è la democrazia.
Io non conosco nessun Gad Lerner, diversamente da come lo conosci tu.
26 agosto, 2010 alle 10:29 pm
per linda e diego 75,
mettiamoci un punto!
buona notte e buona continuazione questo scambio opinioni non finirà mai, quando alla base di tutto manca il rispetto!
Tra l’altro anche io faccio tante cose, e ne farò,io e mio marito, già ultra cinquantenni tutti e due, abbiamo un progetto che potrebbe fare invidia a un ventenne!
non perderò più tempo a scrivere su questo blog, mo pare ci sia qualcuno che conosca Gad Lerner, beh, gli parli!!!!!!
buona fortuna a tutti
26 agosto, 2010 alle 9:16 pm
Quindi, cara Linda, Gad ha detto un emerita stron.zata
Visto e letto cosa ha scritto wikipedia!
Non è la questione della sua coversione. E’ la falsa notizia che Gad ha spacciato! E quante ne ha date di questo tenore?
26 agosto, 2010 alle 9:00 pm
linda scrive:
26 agosto, 2010 alle 7:46 pm
bruna scrive:
25 agosto, 2010 alle 10:20 pm Sono una piccola provinciale cuneese(da
Tanto rispetto per chi fece "una scelta importante" (molti erano nascosti nei fienili, per chi non lo sapesse) e soprattutto per chi è morto, ma ripeto: nessuno glielo aveva chiesto, fu una loro scelta individuale e volontaria.
politici, i quali stanno giocando con la nostra libertà per i loro interessi.
Questa è una tua opinione, suppongo, non una verità rivelata: io la penso diversamente.
Una sola cosa gli chiederei, di ricordare di più a tutti noi, quello che hanno fatto Bocca, mio zio, il nonno di Diego 75 e tanti altri.
Soprattuto uccidevano un tedeschino isolato, per poi provocare la reazione/rappresaglia dei veri tedeschi duri sulla popolazione inerme.
Io penso che i danni che causarono siano di gran lunga superiori ai vantaggi.
In tutti i casi, senza gli americani, noi parleremmo tutti il tedesco, come prima lingua.
Siccome da noi non c’erano montagne né fienili dove nascondersi, mio nonno dovette andare in Russia, da dove non tornò più.
26 agosto, 2010 alle 7:48 pm
Parla per te, io ho fatto diverse cose e non seguo maestri, non sono suddita, mai stata.
26 agosto, 2010 alle 7:46 pm
bruna scrive:
25 agosto, 2010 alle 10:20 pm Sono una piccola provinciale cuneese(da parte di padre) e una piccola provinciale lucana (da parte di madre). Nipote di partigiano (piemontese) che ha combattuto nella formazione Giustizia e Libertà a fianco di Bocca. Allo zio partigiano è stata riconosciuta la croce di bronzo. Ha rischiato, anche lui la pelle all’età di 18 anni, per darci la libertà che ora possiamo e dovremmo tenerci stretta.
Ho avuto occasione di parlare personalmente con Bocca al telefono per avere notizie dello zio scomparso. dall’altro capo del telefono, ho trovato una persona disponibile, gentile , di grande cultura. Oggi, trovo l’articolo su Vanity di Gad Lerner, dove porge gli auguri a Bocca, per i suoi 90 anni, non posso che fare altro che associarmi.
Ma vorrei dire a tutti quelli che la pensano diversamente, che i nostri partigiani, hanno combattuto per dare anche a loro la possibilità di esprimere il loro dissenso.Quindi, chiedo a tutti di avere rispetto per quei partigiani che sono morti e quei pochi che sono ancora in vita. Loro hanno fatto una scelta di vita importante con dei valori che ora rischiano di non esserci più. Non è bello rinfacciare a Bocca il suo passato di fascista( all’epoca tutti dovevano esserlo) e non dire e fare nulla riguardo ai nostri politici, i quali stanno giocando con la nostra libertà per i loro interessi.Un grazie a Gad Lerner per quello che ha scritto e che continua a scrivere e dire assumendosi le sue responsabilità( ne sono rimasti pochi).Una sola cosa gli chiederei, di ricordare di più a tutti noi, quello che hanno fatto Bocca, mio zio, il nonno di Diego 75 e tanti altri.
Grazie, per lo spazio.
26 agosto, 2010 alle 7:29 pm
Scusa Bruna, tu hai scritto che tutti dovevano essere fascisti (durante il fascismo) e io cosa ti ho risposto? mio padre non lo era, anch’io ho tutti i documenti che lo provano.
Bocca per te sara’ un eroe per me è no…posso dissentire da te?
26 agosto, 2010 alle 7:18 pm
Cara linda,
1°, Non sono una che conta palle per difendere Bocca, perché Bocca si difende da solo.
2°, non mi conosci, quindi, non sta a te giudicare cosa scrivo sul mio commento.
3#.ho delle prove di quello che dico, in quanto mio marito ha scritto e pubblicato un libro sulla Resistenza Partigiana delle nostre montagne.
Con tanto di documenti storici, avuti dai partigiani stessi. Questi documenti sono ora a disposizione in un archivio storico!
4° HO scritto su questo blog per dire un mio parere su quel periodo e per dire delle cose che so per dare un valore a quello che hanno fatto "Quei Giovani" in quel periodo.
5° Rispondo al tuo commento sulle mie parole, solo per rimarcare che non è il caso di fare polemiche sul passato su quello che hanno fatto di giusto o sbagliato, loro hanno fatto. Mi pare, invece che usiate questo blog per insultare persone con un passato, persone di 90 anni. Chissà, noi, a 90 anni cosa potremmo dire di aver fatto con dei Maestri tipo: Veltroni, D’Alema!
Ti consiglio di leggere L’editoriale di Travaglio sul Fatto quotidiano di ieri, su Valter Veltroni.
Concludendo, io rispetto le tue idee e non ti giudico, come vorrei che tu facessi con altri. Mi pare un comportamento corretto.
26 agosto, 2010 alle 7:18 pm
per me wikipedia.
26 agosto, 2010 alle 6:39 pm
Linda, hai copia incollato bene, ma non hai detto chi ha ragione! Gad o wikipedia?
26 agosto, 2010 alle 4:40 pm
Voglio esprimere riconoscenza a Bocca ed anche affetto.
Di queste persone si è perso ormai lo stampo.
Purtroppo ci costringono a dire che è tutto una m…a.
Con te Bocca un pò di sollievo: grazie di esistere!
26 agosto, 2010 alle 3:59 pm
per heiner: non ha avuto il coraggio di dirlo il ns la Capria: mi piacerebbe sapere chi frequenta lui a Napoli nelle sue toccata e fuga dalla sua città di origine
26 agosto, 2010 alle 3:32 pm
zioAlbert scrive:
26 agosto, 2010 alle 2:13 pm
Da Mirabella un confronto "devastante" fra regioni autonome Sicilia e Friuli.
Tanto per dirne un paio: 200 nuove baby-pensioni ogni anno, dove?
Prevista regolarizzazione di 20.000 precari nell’amministrazione regionale che passera così da 20 a 40 mila addetti, dove?
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zioAlbert, non perdere troppo tempo nella disputa, trascurando il lavoro; lo sai pure che tu devi produrre anche per quei 40 mila!
26 agosto, 2010 alle 2:50 pm
Sono d’accordo, Travaglio è l’unico a fare ancora domande scomode.
26 agosto, 2010 alle 2:43 pm
cara margherita, a parte tutto… per me la borghesia napoletana è sicuramente peggiore della plebe.
26 agosto, 2010 alle 2:38 pm
Raffaele la Capria parla di Napoli di cui non sa nulla . la Capria ha 86 anni e dopo la laurea si è stabilito definitivamente a Roma e si è sempre ben guardato dal ritornare a vivere a Napoli. parla dal suo bel palazzo romano e della borghesia napoletana dice : è simile alla plebe.
26 agosto, 2010 alle 2:29 pm
sì Linda ci sono giornalisti che non prendono ordini : Marco Travaglio. IL FATTO unico giornale senza contributo dello Stato.
26 agosto, 2010 alle 2:23 pm
Sallusti : più brutto e inquietante di Ghedini.
26 agosto, 2010 alle 2:13 pm
Da Mirabella un confronto "devastante" fra regioni autonome Sicilia e Friuli.
Tanto per dirne un paio: 200 nuove baby-pensioni ogni anno, dove?
Prevista regolarizzazione di 20.000 precari nell’amministrazione regionale che passera così da 20 a 40 mila addetti, dove?
26 agosto, 2010 alle 2:03 pm
Ma chi se ne frega di Bocca…
MARCHIONNE! MARCHIONNE! MARCHIONNE!
26 agosto, 2010 alle 1:18 pm
X HU FROM GAIA
CARO AMICO, me li vado a beccare tutti, non ho pieta’ per gli ignoranti. un ristoratore, quasi amico mio, ha dovuto licenziare 3 persone in quanto i coperti sono dimezzati. e’ dimezzato anche il suo guadagno per la verita’ meritato ,cucina in maniera perfetta, gli ho chiesto: ma per chi hai votato, mi ha risposto con gli occhi che davano l’impressione di uno smarrimento….. LEGA…..
26 agosto, 2010 alle 1:11 pm
X LINDA 409
condivido
26 agosto, 2010 alle 12:35 pm
Mio padre non prese mai la tessera fascista, ma posso capire chi lo fece. Il fatto sulla resistenza di Bocca è che se uno l’avesse fatta convinto, non poteva finire poi nella busta paga di Berlusconi, i valori sono valori.
26 agosto, 2010 alle 12:27 pm
CARA LINDA, io volevo fare solo un appunto sul fatto che da giovane uno poteva aver fatto delle scelte sul filone fascistoide senza essere fascista, daltronde se volevi lavorare dovevi iscriverti al partito.mio padre fece la scelta partigiana dopo l’8 settembre pur essendo un cattolico convinto e ha sempre detto che quella fu la scelta per cui valeva la pena combattere. la mia attenzione non era proprio su bocca, ma e’ stato utile perche’ mi hai informato su fatti che non conoscevo.ma, a tutti i livelli, non e’ l’unico. difatti la baldanza dell’uomo del cucu’ viene proprio dal fatto di tenere in pugno tutta guesta gentaglia.
26 agosto, 2010 alle 12:05 pm
(…)
26 agosto, 2010 alle 12:01 pm
405
Ma effetto devastante garantito… e il controllore? Che gli avete fatto a quel poveretto?
Ma che a Roma ce sta er controllore? Ma dde che!!
26 agosto, 2010 alle 11:55 am
Assolutamente bombe naturali!
26 agosto, 2010 alle 11:51 am
402
In treno … con le bombe … BUAAAHHHHHH!!!!
26 agosto, 2010 alle 11:50 am
Donne ammiratrici di Sallusti rassegnatevi Dagospia ci informa che sta flirtando con Santanchie’
26 agosto, 2010 alle 11:49 am
E non ti racconto cosa è accaduto dentro la Stazione Termini piena di zingari che volevano l’elemosina…siamo state accerchiate…niente biglietti, la mia amica ha deciso di farlo poi sul treno direttamente.
26 agosto, 2010 alle 11:43 am
400 Linda
Non ho parole, prima devo riprendere fiato …