Questo articolo è uscito sul Diario di “Repubblica”.
Il vicesindaco Riccardo De Corato, eterno secondo della politica milanese, contabilizza gli sgomberi di campi rom effettuati negli ultimi quattro anni con la meticolosità del cow-boy che incide una tacca dopo l’altra sulla pistola: 301 prestazioni da buttafuori, a suo dire.
Col risultato che ormai in città è divenuto vorticoso il viavai di questo materiale umano considerato scadente, così poco riciclabile da meritarsi un curriculum da veterani: gli ex del campo di San Dionigi provenienti dallo sgombero di via capo Rizzuto espulsi dal cavalcavia Bacula e parcheggiati in via Idro fino alla tacca prossima ventura di De Corato. Una massa di “ex”, sempre gli stessi, non fosse per la natalità elevata che rifornisce continuamente la tragedia di altri bambini sballottati qui e là, dunque sottratti per via poliziesca alla frequenza scolastica.
I rom a Milano svolgono una funzione importante. Peccato che ce ne siano troppo pochi. Quando sperava ancora che l’imitazione del gergo leghista gli avrebbe conservato la presidenza della Provincia, Filippo Penati (Pd) si esibì in un gioco di parole davvero raffinato: “Altro che ripartire i rom fra i diversi comuni dell’hinterland, come chiede il governo Prodi. I rom se ne devono ripartire tutti quanti!”. Cosa c’è di meglio, per un politico in difficoltà, che mettersi dalla parte del popolo, irridendo gli scrupoli dei soliti privilegiati?
E’ così che ai rom milanesi è toccata la sorte poco evangelica di venir moltiplicati, proprio come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. Il succitato Penati giunse a contare 20 mila nomadi –ventimila!- disseminati pericolosamente tra le vie della metropoli. Una cifra insopportabile per la povera Milano. Non si ricordano ulteriori precisazioni del leader democratico allorché il censimento dei campi rom, promosso nel 2008 dal nuovo ministro cattivista Maroni, rivelò che bisognava togliere un zero: i rom che minacciano la pacifica Milano risultavano essere poco più di duemila. Troppo pochi, appunto, e infatti la politica bisognosa non ha smesso di moltiplicarli neppure dopo il censimento. E’ dei giorni scorsi un’intervista di Letizia Moratti, bisognosissima di ricandidatura a sindaco, nella quale si legge questa mirabolante affermazione: i rom a Milano sarebbero stati ancora diecimila (bum!) nel 2008, dopo di che –forse per merito delle 301 tacche di De Corato?- il loro numero si sarebbe drasticamente ridotto. Un esodo di sette-ottomila “scarti umani”, più tenaci da debellare che non gli stessi topi, come graziosamente dichiara il leghista Matteo Salvini, aspirante vicesindaco, realizzato dunque in un biennio, alla chetichella? Chi ha visto le carovane dei partenti, con i materassi sulle spalle e i bambini per mano? Dove sono andati, con quali mezzi di trasporto s’è conclusa la “derattizzazione”? E come mai, dall’alto dei suoi 301 sgomberi, il cow-boy De Corato può citare solo 32 casi di rom stranieri rimpatriati per motivi di sicurezza dal 2007, più altri 143 segnalati (pro forma) alla prefettura per cessazione dei diritti di soggiorno?
E’ buffo a dirsi, ma a Milano sono certamente più numerosi i nomadi romeni allontanati dai campi e rimpatriati senza clamore da parte del volontariato sociale –magari con qualche centinaio di euro d’incoraggiamento in tasca- per tutelare i faticosi processi d’integrazione di chi vi risiede. Ora però c’è un’altra faccenda che i cacciatori cittadini dei rom vivono con imbarazzo. A furia di promettere la chiusura degli insediamenti abusivi, tra uno sgombero e l’altro toccherebbe loro impiegare nei campi autorizzati e/o in fornitura di alloggi popolari una parte almeno dei milioni di euro già da tempo messi a disposizione della Prefettura. Col risultato di mandare in bestia i leghisti più accesi, che si sentono traditi non solo da Maroni ma perfino da Salvini. Nel quartiere di via Padova, per protesta contro il campo autorizzato di via Idro, hanno da poco stracciato la tessera del Carroccio una decina di militanti. Contro i rom, trovi sempre qualcuno disposto a essere più cattivo di te. Peccato siano così pochi.
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15 ottobre, 2011 alle 1:00 am
unità, fatti vedere da uno bravo
19 settembre, 2010 alle 2:48 am
[...] fa primavera. E’ necessario costruire intorno a ciò che ci circonda un contesto di civiltà. La politica e i mass-media hanno grandi responsabilità. Ognuno di noi anche, nel suo [...]
2 settembre, 2010 alle 10:53 pm
anche i curiosi nei forni con i stramaledetti rom hihihihihi
2 settembre, 2010 alle 10:51 pm
killtherom,sei sicuro di non avere sangue Rom nelle vene?
Chiedilo a tua madre ed alle tue nonne e se ti vorranno dire la verità…
2 settembre, 2010 alle 10:41 pm
ancora con sti rom ? e meno male che zio adolf ne hà eliminati 400.000 . be è ora di completare l’opera
31 agosto, 2010 alle 12:13 am
ognuno manterrà le proprie tradizioni,forse in proporzioni diverse
31 agosto, 2010 alle 12:05 am
La globalizzazione incontrollata arricchisce sempre più gli stati già ricchi aumentandone il divario, ma la moltitudine provocherà sempre più degrado morale e ambientale specialmente nelle nostre metropoli sempre più invivibili.
Il futuro è nel decentramento, quindi la soluzione va trovata sui loro immensi territori, tra l’altroricchi di materie prime, aiutandoli tecnicamente, se si vuole evitare un collasso epocale. La lotta tra poveri è già una realtà anche nei nostri paesi, purtroppo è in aumento chi non può e chi non vuole rimanere onesto, pretendendo tutto e subito. E’contrario ad ogni buon senso pretendere di imitare la società senza radici del calderone multirazziale dal degrado patologico, per poi essere costretti alla tolleranza zero e all’incivile pena di morte per mantenere un livello di vita civile. E’ su questo modello di società che sono indirizzati i nostri auto-ritenuti progressisti politici sinistri e cattocomunisti, senza rendersi conto che i tempi della nostra emigrazione non sono paragonabili a quelli attuali; allora si trattava anche di popolare immensi nuovi territori, inoltre vigevano leggi molto più restrittive e meno mezzi e occasioni di trasferimento.
Anche per la loro prolificità, temo che sia già troppo tardi per fermare questo fiume in piena senza argini che ci sta travolgendo, in apparenza pacificamente, ma in fondo nasconde una religione assolutistica e oscurantista con l’obbiettivo di annullare la nostra identità.Le dichiarazioni di Gheddafy a Roma oggi, sulle loro intenzioni è una constatazione matematica non un opinione.
Nell’emergenza non occorre buonismo, ma è indispensabile un coerente
pragmatismo.
28 agosto, 2010 alle 9:46 pm
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USA. TRA I MUSULMANI D’AMERICA CRESCE L’ESTREMISMO …E VOGLIA DI SHARIA.
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Nell’Università di Irvine, California, l’associazione Muslim Student Union (MSU) ha costituito una “mini ummah” all’interno del campus diventato una caratteristica vetrina per immelmare Israele, l’America e il mondo occidentale, mantenendo però, sempre un certo livello.
Infatti, alla “Settimana Sionista” o al seminario "Hamas: the People’s Choice", piuttosto che a quello intitolato“Israel: The Politics of Genocide” o ad "Israele: il quarto Reich", partecipano illustri ospiti Musulmani, come Muhammad al-Asi o Amir Abdel Malik Ali.
Durante la "Settimana sionista", sarebbe stato possibile ascoltare il sermone del sedicente imam al-Asi: "Se l’unica cosa che gli israeliani, i loro mentori e il loro sponsor a Washington capiscono è l’uso della forza, allora è questo il linguaggio che dobbiamo usare: tutto ciò che è stato preso con la forza può essere riconquistato con la forza".
Muhammad al-Asi è cittadino americano, nato nel Michigan, Islamico radicale e ospite frequente nei campus universitari degli Stati Uniti, Canada ed Europa;
grande ammiratore del defunto Ayatollah Khomeini, firma del magazine antioccidentale Crescent International, per diversi anni è stato a capo della Muslim Community School e dell’Islamic Education Islam nel Maryland, mentre oggi si presenta come guida spirituale dell’Islamic Center a Washington DC.
Detesta gli ebrei (“la cultura ebraica è deviante e perversa”) e lo Stato di Israele, una “passione” che lo portò a collaborare con il neo-nazista Ahmed Huber per diffondere copie della fatwa lanciata da Khomeini contro il romanziere Salman Rushdie e audiocassette in cui lo stesso Khomeini veniva esaltato come un novello Hitler.
Lo riporta Michael A. Leeden, Freedom Scholar alla Foundation for Defense of Democracies, nel libro Iran. Stato del terrore [..]
Al-Asi fa viaggi regolari in Iran per incontrare funzionari governativi e stando a un rapporto del Washington Post, è sotto costante sorveglianza da parte del governo degli Stati Uniti.
Una volta arrivato a Teheran, però, al-Asi ha preferito cambiare valuta visto che la moneta dell’antisemitismo nel paese di Ahmanidejad è deflazionata. Malgrado le evidenti divisioni all’interno del regime khoeminista, Israele resta sempre e comunque il nemico che unisce (come in Italia per il Cav. e Fini, anche se da ull’opposto angolo visuale rispetto a Teheran. Quindi, per fare audience al-Asi trova un altro argomento: l’antiamericanismo in salsa islamista.
Avvicinato da un giornalista del quotidiano Tehran Times, si dichiara di essere infelice, insoddisfatto degli Stati Uniti: “c’è molta ostilità e astio verso i Musulmani, troppo.
Questo si traduce nelle politiche governative invasive e atte a rubare le risorse dei Musulmani: la società americana è razzista.
L’Iran è diventato bersaglio delle sanzioni occidentali perché è più avanti degli altri paesi musulmani nella tecnologia, nella ricerca scientifica, nel progresso”. Peccato, però, che il paese della lapidazione con le pietre piccole, delle piazze con gli impiccati o della“tortura bianca” non eccella nel campo dei diritti umani (da vedere, a settembre, il docu-film Iranium).
Negli Stati Uniti, comunque, al-Asi non è il solo ad incensare il progresso raggiunto, a suon di mazzate, dalla repubblica della rivoluzione islamica del 1979.
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Un altro fan del Khomeini system è l’imam Feisal Abdul Rauf, il responsabile del progetto per la costruzione del centro culturale Cordoba House.
Lo evidenzia ancora una volta Ledeen, che dal suo blog Faster, Please! è lapidario: “L’imam Rauf è un sostenitore del tirannica Repubblica islamica dell’Iran”.
La notizia prende spunto da un articolo del 12 giugno scorso, pubblicato dal giornale liberal The Huffington Post, a firma dello stesso Rauf .
Nell’articolo, il costruttore di ponti e di Moschee, si mostra soddisfatto delle elezioni che si erano appena svolte in Iran, quando migliaia di manifestanti sono stati torturati e uccisi in tutto il paese.
Per l’imam Rauf, infatti, le violenze sui dissidenti il regime dovevano essere interpretate come un dolore preparto “utile al popolo iraniano per far vivere i propri ideali e parte del processo di democratizzazione dell’Iran” e continua : “Per questo gli Stati Uniti devono riconoscere l’esito delle elezioni”.
Insomma, per Rauf c’è da innamorarsi del terreno istituzionale e politico realizzato da Khomeini.
L’imam di New York è talmente persuaso dai principi guida della rivoluzione del 1979 che nel sito del Centro Culturale Cordoba House troviamo una sezione intitolata Shariah Index Project :
..un piano di lavoro per trapiantare la sharia anche negli USA.
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USA. Tra i Musulmani d’America cresce l’estremismo: ecco l’imam al-Asi
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28 agosto, 2010 alle 9:03 am
Peccato che ce ne siano cosi pochi, cosi ci sarebbero piu’ roghi dove far crepare quelle creature che usano per l’accattonaggio.
Peccato che io abbia subito due furti in appartamento ad opera loro, prima che sgombrassero a Testaccio i loro covi…ne vorrei subire altri, venite venite, non ho piu’ niente di prezioso, ma potete sempre levarmi la pelle.
28 agosto, 2010 alle 1:16 am
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MARONI: ESPELLERE I ROM CHE VIOLANO LA DIRETTIVA UE"
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Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ribadisce a ‘Panorama’ il suo progetto di espellere i Rom che non rispettano le norme,
precisando che si riferisce a "chi viola la direttiva europea del 2004
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che stabilisce le regole per poter risiedere stabilmente in un Paese dell’ Unione Europea:
avere un reddito minimo, disporre di una dimora adeguata e non essere a carico del sistema sociale del paese ospitante.
Molti Rom sono comunitari ma non rispettano nessuno di questi requisiti", osserva.
Il titolare del Viminale traccia anche un bilancio della sua politica contro l’immigrazione clandestina:
"Gli sbarchi si sono drasticamente ridotti, anche grazie all’accordo con la Libia: funziona cosi’ bene che cercheremo di applicarlo anche con altri Paesi".
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Maroni: "Espellere i rom che violano la direttiva Ue"
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27 agosto, 2010 alle 8:47 pm
caro UNITA’
Mi togli un dubbio?
Non è che sei della FIOM, VERO..?
27 agosto, 2010 alle 8:31 pm
il commento 140 nn è mio
usate il vostro nome e io non sono furbo casomai furba
grazie