Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Sono venuto al Meeting di Rimini per capire cos’è questo detestabile “moralismo” che tanto fastidio suscita nei cattolici moderati di Comunione e Liberazione. Per i discepoli di don Giussani, ormai giunti alla terza generazione, lo scandalo è “Famiglia cristiana” quando se la prende con Berlusconi (e perciò stesso va disdegnata come “L’Unità” o “Il Fatto”, a detta di Maurizio Lupi); merita viceversa indulgenza il degrado nei comportamenti dei politici al comando: non siamo forse tutti peccatori? Chi di noi ha il diritto di scagliare la prima pietra? “Sia proibita la vendita di ‘Famiglia cristiana’ sul sagrato delle chiese!”, invoca lo storico di Cl, monsignor Massimo Camisasca.
La parabola evangelica viene declinata in forme sorprendenti da una folla entusiasta nel tributare applausi indistinti: da Geronzi ai missionari in America Latina. E rivela una sensibilità talmente particolare di questo popolo, reso compatto dall’intimità delle sue liturgie, da configurarlo quasi come una Chiesa privata, ben sintonizzata con gli umori più profondi della destra italiana. Parlo di Chiesa privata perché Cl non solo si contrappone, come e più di sempre, al cosiddetto cattolicesimo democratico. Ma si distanzia dal giudizio critico sulla classe dirigente pronunciato dalla Cei e che perfino il portavoce dell’Opus Dei, Pippo Corigliano, nei giorni scorsi ha consegnato in un’intervista al “Manifesto”: “Al momento politici che abbiano una struttura morale tale da interpretare i valori cattolici non se ne vedono. Il punto è che i politici proprio quei valori tentano poi di strumentalizzare”. Un atto d’accusa del tutto assente dal Meeting di Rimini.
Proverò a raccontare l’antipatia di Cl per il “moralismo” attraverso alcune istantanee di una festa dominata, come tutti hanno notato, dall’affettuosa confidenza instaurata da Cl con banchieri e imprenditori, senza rinunciare però alla centralità degli appuntamenti religiosi. Hanno dato in abbondanza a Cesare quel che è di Cesare, e forse al governo in carica pure qualcosa di più, riservandosi il primato spirituale.
E’ Giancarlo Cesana, responsabile laico di Cl divenuto presidente del Policlinico di Milano, a introdurre l’appuntamento più atteso, la lectio del Patriarca di Venezia, Angelo Scola. Tema: “Desiderare Dio. Chiesa e post-modernità”. Saranno diecimila, non vola una mosca.
Cesana estrae un foglietto per spiegare in due esempi il vizio della post-modernità. Racconta dello studente universitario cui chiese un giudizio sull’aborto: “Ognuno la pensa come vuole”, fu la risposta che ancora lo indigna. Del resto, aggiunge, nella Russia comunista, “è lo stesso” non divenne forse l’intercalare più comune?
Preparato il terreno, Cesana vibra il fendente decisivo. Una citazione di Umberto Eco dalle pagine conclusive de “Il nome della rosa”, allorquando Guglielmo di Baskerville contempla l’incendio della biblioteca e della chiesa. Eccola.
“Temi i profeti e coloro che sono disposti a morire per la verità, ché di solito fan morire moltissimi con loro, spesso prima di loro, talvolta al posto loro (…) Forse il compito di chi ama gli uomini è di far ridere della verità, fare ridere la verità, perché l’unica verità è imparare a liberarci dalla morbosa passione per la verità”.
Applauso scrosciante di riprovazione. Per Cesana quella frase di un romanzo pubblicato trent’anni fa resta, in perfetta buona fede, più grave di qualsiasi misfatto commesso da un politico arraffone della giunta lombarda di Formigoni. Sorriderà distaccato di fronte alle tentazioni umane di un assessore –cosa volete che siano- mentre denuncia implacabile l’agnosticismo dello studente di fronte all’aborto. Colpevole, lui sì. O vittima di Umberto Eco?
Con il patriarca Scola la conversazione si eleva, costellata magistralmente di citazioni cinematografiche e generazionali, come l’”on the road” di Kerouac, richiamo affascinante sebbene gli astanti restino ben lungi dal suo ideale libertario. Neppure il cardinale più amato dai ciellini, difatti, rinuncia alla polemica con i moralisti, i più insidiosi fra i peccatori perché abuserebbero del richiamo a comportamenti esemplari, cioè alla testimonianza.
Ecco come li attacca Scola: “Diventa allora necessario liberare la categoria della testimonianza dalla pesante ipoteca moralista che la opprime riducendola, per lo più, alla coerenza di un soggetto ultimamente autoreferenziale”. A chi si riferisce Scola? Forse a coloro che s’illudono di praticare la virtù senza riconoscere la sua implicazione successiva, secondo cui “la Chiesa, in modo diretto o indiretto, diventa condizione indispensabile per desiderare Dio”, diventa cioè il luogo “che rende possibile la testimonianza”. Come? “Anzitutto, attraverso l’Eucarestia e la liturgia”.
Il percorso è chiaro: se la testimonianza si manifesta nell’osservanza religiosa, chi siamo noi per criticare i peccatori osservanti la pratica religiosa nella Chiesa che resta “santa al di là dei peccati, talora terribili, del suo personale”?
Così vengono “sistemati” i moralisti. E per gradire, poco più tardi, intervenendo di nuovo al Caffè letterario del Meeting, lo stesso Scola rivolgerà un pubblico encomio a Renato Farina: “Sono pochi i giornalisti bravi come lui”. Come volevasi dimostrare.
Sbaglierò, ma ho colto perfino un pizzico di compiacimento quando il Patriarca sottolineava con voce sofferta quel “terribili”, riferito a certi peccati degli uomini di Chiesa. Perché chinandosi amorevole sul frammento d’anima penitente, il testimone disciplinato susciterà in lei nuovamente il desiderio di Dio, la fede che ci è donata nella Chiesa.
Particolarmente ricercati, non a caso, fra gli ospiti del Meeting primeggiano i figliol prodighi che vengono a raccontare il loro avvicinamento a questa idea di Chiesa (privata?). Come il sottosegretario Eugenia Roccella che si dilunga sul suo passato radicale, femminista, anticlericale. O l’assai più tormentato filosofo Pietro Barcellona, sospinto in depressione dal fallimento del comunismo, verso un approdo cristiano.
Aggirandosi fra gli stand non si trovano solo le aziende in rapporto di business con la Compagnia delle Opere o con i politici ciellini. Bisogna fare la fila per visitare la mostra sulla scrittrice cattolica americana Flannery O’Connor, così come vivacissimi sono i dibattiti critici sulla tecnoscienza. E’ nel linguaggio di un conservatorismo moderno che si esprime questa strana indulgenza ciellina per i malfattori, contrapposta alla severità con cui additano i moralisti. Al centro dell’installazione dedicata a don Bosco, per esempio, trovo gli stessi luchetti resi popolari fra i giovani da Federico Moccia: reggono nastri devozionali: “O Maria Vergine potente”, “Tu nell’ora della morte accogli l’anima in paradiso”. L’imprinting di un movimento cresciuto nella contrapposizione all’Utopia del Sessantotto, compare perfino stampato sulle t-shirt: “Non ho nulla per cui protestare, solo da ringraziare”.
Ricordo a Roberto Formigoni il nostro incontro di dieci anni fa, all’indomani di una sua trionfale vittoria elettorale in Lombardia. Dopo aver concesso a Comunione e Liberazione “il merito storico di avere generato me, che sono però dotato di una forza politica autonoma ben maggiore”, prometteva un prossimo trionfale sbarco a Roma: “Questo nostro modello conquisterà l’Italia”. Non è andata così e oggi lo trovo più cauto. Si accontenta di rivendicare una riuscita “fecondazione di idee”. I politici ciellini radunati in Rete Italia contano su Maurizio Lupi, pupillo di Berlusconi, e su Mario Mauro al parlamento europeo; ma patiscono nella loro culla lombarda il fiato sul collo della Lega, da cui non sono riusciti a distinguersi più che tanto sul piano culturale e religioso. Quanto ai politici affaristi con cui militano fianco a fianco nel Pdl, la linea resta sempre la stessa: no al moralismo.
Per difendere la loro Verità dalle insidie del moralismo, dunque, scelgono di prendersela con il “potente” Umberto Eco. Peccato che Giancarlo Cesana non abbia riferito anche la frase che l’autore de “Il nome della rosa” mette in bocca al suo protagonista, subito prima di quella incriminata: “L’Anticristo può nascere dalla stessa pietà, dall’eccessivo amor di Dio o della verità, come l’eretico nasce dal santo e l’indemoniato dal veggente”.
Popularity: 10% [?]





27 ottobre, 2010 alle 7:47 pm
Cara Chiara Staffa (n° 724),
non credo che i ciellini si possano accusare x il fatto di esser stati plagiati: credo che il punto sia che un gruppo che dice di riconoscersi nei valori cristiani (quali l’amore universale e l’uguaglianza di tutti davanti a Dio) dovrebbe avere la pretesa di avere una condotta etica prima di tutto rispetto all’agire dei propri membri all’interno della collettività.
Avere una logica lottizzatrice, affarista, in cui i membri del proprio gruppo vengono avvantaggiati sistematicamente, in cui il potere economico viene ritenuto un fatto di merito e in cui l’accumulazione di potere e ricchezza del proprio gruppo a discapito degli altri è un fatto incentivato significa, per la mia idea di cristianità, essere degli anti-cristo, profanare la lettera del vangelo.
Per me l’uguaglianza, la ridistribuzione delle risorse, l’uguaglianza di accesso alle risorse e l’appianamento delle disuguaglianze sono i valori cristiani. Ovviamente nessuno li agisce perfettamente, ma dichiararsi cristiani e andare a braccetto con affaristi corrotti (come Ligresti, condannato in via definitiva e grande amico di CL) e criminali è un insulto alla decenza, così come lo sarebbe pensare che avete una logica mafiosa (o settista, elitaria, anti-egualitaria) sia il modo migliore di dirigersi al regno dei cieli.
1 ottobre, 2010 alle 5:20 pm
?" Quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere." Wittgenstein…. ho 16 anni,sono ciellina per mia scelta da 4 anni,e a differenza di come dice la"maestrina dalla penna rossa",non sono una ragazzina plagiata,ma io prima di fare delle scelte e di giudicare accetto e ci stò,e in cl dopo aver visto effettivamente per me di cosa si trattava ci sono stata e stò bene,e ci stò non per plagio ma come scelta di intraprendere un cammino di fede che prova però a dare un senso a tutto spiegando quale implicazione hanno politica,scienza,arte ecc con l’umanità dell’unomo.
E grazie a questa mia scelta mi è riconosciuto anche dai professori che non condividono la mia visione su cl una maggiore maturità e una molto più vasta visione critica della realtà rispetto ai miei coetanei.
Credo che se tutti i miei coetanei venissero educati alla realtà come mi stò educando io,con maggiore occhio critico e meno superficiale,allora forse si potrebbe avere una possibilità di riscatto sulla mia generazione che tanto viene criticata da alcuni adulti che ci definiscono "gioventù bruciata" .
Quindi,come dici wittgenstein…tacete se dovete parlare tanto per muover critiche ad una cosa che non sapete nemmeno cos’è effettivamente,ma solo perchè siete di una diversa corrente politica rispetto a quella della maggior parte dei ciellini(che tra l’altro io pur essendo ciellina non condivido:si può saper riconoscere il bello e accettarlo anche senza essere per forza d’accordo su tutto:è dal confronto che nasce ogni cosa.)
5 settembre, 2010 alle 1:25 pm
Com’è che l’attentissimo Lerner dimentica Sakineh ?
3 settembre, 2010 alle 9:49 am
mio 718
quanto sono lerci i lerciusconiani-caniporci-falsi amici-cornuti-ricotta-papponi-menzogneri-mistificatori-diffamatori-passati e presenti sodali con i passati-utilizzatori finali-&cc.(onnicomprensivo)?
stanno sempre alla spasmodica e disperata ricerca di presunti e apparenti cavilli per tirare le conclusioni che gli fanno comodo!!!
Il loro unico strumento di relazione col mondo è il denaro con cui risolvono quasi tutto, dove il quasi forse si applica ad un ambito ristrettissimo e limitatissimo di rapporti intimissimi, per tutto il resto e per tutti gli altri usano il potere del denaro!!!
questo dimostra ancora una volta che non hanno niente di vero e sostanziale da dire e che comunque cambiano interpretazione come gli fa comodo!!!
confermo e ribadisco come sempre mio 719!!!
UAH UAH UAH, ottimismo antilerciusconiano sempre!!!
1 settembre, 2010 alle 10:53 pm
COSA VOGLIONO QUESTI CIELLINI?
In margine alla cronaca di Lerner sul Meeting di CL (la Repubblica del 28 ago 2010 mi permetto alcune considerazioni. Già, cosa vogliono questi Ciellini? Sempre pronti a trinciar giudizi sull’universo mondo, a rivalutare e svalutare personaggi, ideologie e costumi ma in definitiva il loro bersaglio preferito è soprattutto il centrosinistra e tutto quello che vi ruota intorno, perché? Secondo la vulgata ufficiale sarebbero dei “cattolici moderati” che guardano a destra, a me che sono un sinistrorso fazioso e prevenuto paiono molto conservatori, spesso integralisti con folate reazionarie.
Nati al mondo nella seconda metà degli anni ’70 come gruppo cattolico interessato a calarsi nella società, intervenendo direttamente nell’agone politico per ribadire il valore della liturgia, contrappongono di fatto un movimentismo cattolico a quello sessantottino. Col trascorrere degli anni e il mutare degli eventi storici son divenuti degli astuti affaristi che dialogano volentieri con la parte più conservatrice e perfino reazionaria della società italiana. Vogliono dimostrare, credo, come i veri cattolici possono essere fedeli alla liturgia e non disdegnare di sporcarsi le mani con la politica e l’imprenditoria pur se agiscono “border-line”. Sovente accusano gli altri di “moralismo”, termine molto in auge nella destra italiana, a significare in poche parole l’uso strumentale dei valori etici. L’accusa gli si potrebbe ritorcere contro: cos’altro sono in definitiva se non morali i “precetti” di riferimento cui un cristiano deve attenersi per avere il crisma di buon cattolico apostolico romano? Non è forse moralismo estremo contrastare e criticare con accanimento la legge sull’aborto, ogni forma di contraccezione farmacologica, l’eutanasia, le unioni di fatto, la masturbazione, i rapporti prematrimoniali, la fecondazione assistita, ecc., ecc.? Con la presunzione di voler fare dei precetti cattolici i principi morali di riferimento etico validi per tutti.
Sempre attenti all’ortodossìa quando non intacca gli affari, gli amici e i sostenitori (politici e non) del movimento. Si sentono in dovere di invitare al loro Meeting Sergio Marchionne ma non gli operai di Melfi o i loro rappresentanti, segno evidente che per la “loro cattolicità”, in nome della competitività e della produzione, devono sacrificarsi i diritti dei lavoratori, soprattutto in virtù dell’ assenza o quasi per i lavoratori di altri paesi. Qual è la logica sottesa a tutto questo? Il ritorno all’800, ai padroni delle ferriere (ora nemmeno padroni ma manager strapagati), quando nella civile Europa gli operai (anche bambini) lavoravano oltre 10 ore al giorno del tutto privi di previdenza e assistenza? E’ questo che si vuole? Magari non esplicitamente, ma ammannito con sapienti argomentazioni e analisi economico-finanziarie e incolpando di tutto il “mostro” contemporaneo: la “famigerata globalizzazione”. Un movimento così fortemente caratterizzato da una visione cristiana della società non dovrebbe esimersi da un’analisi più critica degli attuali problemi correlati al mondo del lavoro. A me pare invece che i Nostri si barcamenino agevolmente fra Dio e Mammona, facendo spesso pendere la bilancia a favore di quest’ultima. Come giudicare altrimenti la benevolenza dimostrata nei confronti dell’attuale governo e in particolare del suo Capo? Il quale forse è apprezzato per lo scarso moralismo che lo caratterizza (divorziato, separato, gran puttaniere e affarista di gran conio) a cui va aggiunta la “TV pedagogica” da lui prodotta, praticamente un esempio per tutti; secondo loro un uomo che “si è fatto da solo”…peccato ci siano voluti un paio di decreti ad hoc e alcune leggi ad personam, serviti da politici compiacenti prima e poi per “diritto elettorale”.
Non trovano di meglio da fare che criticare Umberto Eco (il Signore ce lo conservi a lungo), uno dei pochi intellettuali di valore mondiale dell’Italia, reo di aver scritto il bellissimo “Il nome della rosa”. Un romanzo che dovrebbe essere adottato nelle scuole medie italiane (inferiori e superiori) per insegnare ai giovani il valore della conoscenza come antidoto al sonno della ragione e contro tutti gli integralismi. O forse anche loro come il venerabile Jorge preferiscono distruggere la cultura non allineata che insegna alla critica e a ridere delle umane debolezze?
Forse è duro ammetterlo ma in verità sono degli imperdonabili bigotti reazionari e lo sono a tal segno da dedicare, qualche anno fa, un intero meeting al brigantaggio sanfedista, ricordate? “Viva Tata Maccarone ca’ rispetta la religione” così era intitolato. Vi si esaltavano, con rigore apologetico, le gesta spietate dei briganti antifrancesi, antigiacobini, antirepubblicani, antiunitari e in definitiva antilluministi. Questo perché per i cattolici autentici, quando il gioco si fa duro (leggi il venir meno delle prerogative del trono e dell’altare soprattutto del primo) loro devono farsi durissimi e spietati. Ma quale ossìmoro più indecente di quello di affidare la “difesa” della fede a degli emeriti tagliagole!? In quanto cattolici non possono ergersi a giudici di nessuno, hanno molte travi di cui liberarsi. Da Costantino in poi sono stati: simoniaci, iconoclasti, violenti, sanguinari, oscurantisti, guerrafondai, razzisti e ghettizzatori. Hanno permesso a delle emerite belve umane di fregiarsi della croce di Cristo per commettere le peggiori nefandezze (Crociate, Inquisizione, violenza reazionaria e controriformista, ecc. ecc.). Buon per la Chiesa aver annoverato nelle sue fila, in varie epoche, anche santi uomini che hanno operato per l’altare e non per il trono, preservando così l’essenza del messaggio evangelico costituito dal fondamentale comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso”. Per tutto questo ne dovrebbe conseguire una maggiore indulgenza verso la vituperata Rivoluzione Francese, grazie alle cui idee rinnovatrici non siamo rimasti, nell’ Europa cristiana, ai servi della gleba e ai tempi in cui moltissimi (spesso patendo fame e stenti) con le proprie tasse arricchivano l’aristocrazia e il clero (del tutto improduttivi e detentori di tutti i diritti). Questo dato essenziale gli esecratori, vecchi e nuovi, della Rivoluzione dell’89 non dovrebbero mai dimenticarlo. Certo anche la rivoluzione ebbe i suoi terribili eccessi, ma considerate quanti e quali eccessi furono compiuti dalle classi dominanti (nobili ed ecclesiastici) nei secoli precedenti. Sarebbe pertanto auspicabile che i nostri “ferventi” cattolici ciellini attenuassero, per dovere storico e cristiana indulgenza, il loro furore antigiacobino e, praticando maggiore equidistanza fra destra e sinistra, evitassero infine il ricorso al termine improprio di “moralista”, loro non sono mica dei libertini debosciati, atei e corrotti!
Salute e fraternità.
Michele (cattolico poco fervente)
30 agosto 2010
1 settembre, 2010 alle 7:32 pm
l’onesto Mons Marchetto e’ stato "consigliato"alle dimissioni(o pre-pensionamento); si occupava di migranti ma dava fastidio a qualche papavero politico, forse al governo d’oltralpe, sicuramente ai "moralisti di CL",forse a qualche prelato, praticamente un’elegante forma di epurazione
Dopo il Direttore di Famiglia Cristiana, anche il Monsignore onesto; di questo passo, visto che nalla Chiesa vi sono moltri bravi preti (la maggioranza),vista la crisi di vocazione, il sistema potrebbe diventare una forma di autolesionismo
Certo che , per il Papa e’ un momentaccio; ha bisogno della nostra solidarieta’.
1 settembre, 2010 alle 10:01 am
guerra totale e permanente ai berlusquaziani-caniporci-falsi amici-ricotta-cornuti-papponi-menzogneri-mistificatori-diffamatori-utilizzatori finali-passati e presenti sodali con i passati-&cc.(onnicomprensivo)!!!
31 agosto, 2010 alle 10:21 am
mio 712
chiarisco e preciso che il paradosso nel binomio affari-morale consiste nel fatto che il potere dei soldi annulla ogni forma di moralità e quindi chi lo detiene lo esercita senza preoccuparsi minimamente di niente e di nessuno:
insomma è il binomio che fa individuare chiaramente i carnefici e le loro vittime innocenti!!!
i berlusquaziani-caniporci-falsi amici-ricotta-cornuti-papponi-menzogneri-mistificatori-diffamatori-utilizzatori finali-passati e presenti-&cc.(onnicomprensivo) confidano moltissimo nel potere dei soldi come il loro capo-padrone-berlusquaz, ergo!!!
UAH UAH UAH, ottimismo antibelrusquaziano!!!
31 agosto, 2010 alle 2:06 am
Ahimé per Gad: i suoi occhiali deformati e deformanti non gli consentono di cogliere il vero significato delle parole ascoltate, il reale intendimento di chi le ha pronunciate.
Tutto interpreta secondo le proprie categorie mentali: e, spiace dirlo, con l’avanzare degli anni (da Gad rivendicato orgogliosamente in un post) le cellule cerebrali si deteriorano, e non riescono più a cogliere la totalità della visione, ma si fossilizzano su aspetti parziali e ripetitivi.
Mi coglie un dubbio: che entri in questa acida critica il livore per non essere più lui, il grande Gad, su quel palco, come invece accadeva alcuni anni or sono, applauditissimo proprio da quel popolo di CL per cui ora ostenta un così profondo disprezzo?
E un ulteriore dubbio: come può essere così categorico nella sua critica, non lasciare all’altro un minimo spiraglio, una minima possibilità? Non sarà forse perché è convinto (forse inconsciamente) di essere lui il detentore della verità? E perché non ha imparato lui, a "liberarsi dalla morbosa ossessione per la verità" come invece pretenderebbe dagli altri? Non sarebbe forse meglio se ciascuno ammettesse (come ha fatto Scola) la trave nel proprio occhio, invece di mascherarla additando sempre e soltanto la pagliuzza nell’occhio altrui? (quasi-citazione biblica, ma Gad ama tali citazioni…).
31 agosto, 2010 alle 12:31 am
.
.
QUESTORE DI FIRENZE: I CENTRI CIE SERVIREBBERO IN TUTTI I PAESI SCHENGEN.
.
l’Italia ha belle coste e frontiere polverizzate in migliaia di punti. Non vedo perche’ noi i Centri CIE dobbiamo averli solo in Italia e non per la difesa del confine comune di tutti gli Stati che fanno parte di Schengen.
Lo ha detto, nel suo primo incontro con la stampa, il nuovo questore di Firenze Francesco Zonno.
”I centri per immigrati – ha sottolineato – non dovrebbero solo, per esempio, essere a Campi Bisenzio (Firenze) ma dovrebbero essere creati piano piano in tutta l’area delle nazioni che hanno un confine comune.
Noi abbiamo un confine che protegge anche gli altri Stati della Comunita’ europea”.
L’azione di contrasto all’immigrazione clandestina ”va esercitata giorno per giorno con tutte le forze in campo: e’ una situazione di autodifesa – ha affermato poi Zonno".
"Chi e’ qui clandestino e allo sbando – ha sottolineato Zonno – crea problemi a fronte di chi e’ regolare e si avvia all’integrazione.
Ho precedenti di capo zona di frontiera, ho fatto per due anni a Udine la frontiera di nord-est, a Lecce, come questore, avevo gli sbarchi degli albanesi, qui a Firenze c’e’ una confluenza di immigrazione clandestina che ci arriva da piu’ parti. Pero’ l’azione sul territorio verra’ fatta costantemente.
Le statistiche ci dicono che i nostri provvedimenti di espulsione e di accompagnamento ai Centri per immigrati raggiungono gia’ numeri notevoli.
La nostra legge e’ quella e la porteremo avanti”, ha concluso il nuovo questore.
.
———————————————————–
Questore di Firenze: "Cie servirebbero in tutti i paesi Schengen.
———————————————————-
.
30 agosto, 2010 alle 7:12 pm
e’ proprio vero che noi italiani siamo un popolo strano ed ironico
ero sull’autobus, due distinti signori(suppongo pensionati) parlavano amichevolmente di politica, tessendo le lodi del Premier, ad un certo punto, affrontando la visita del Colonnello, uno dei due, in gradevole cadenza veneta , ha esordito: "speriamo che il Silvio non voglia convertirsi anche lui, sai quanto ci costerebbe il suo harem di assegni famigliari!"
devo dire che la battuta, detta senza malizia dal tono della voce, ha messo di ottimo umore tutti i presenti.
30 agosto, 2010 alle 6:53 pm
M.Lupi (PDL) integerrimo CLno ha espresso un giudizio negativo sulle dichiarazioni di Gheddafi (primato della religione islamica). Ha chiuso così l’argomento. Non si domanda perchè l’Italia è diventata il "palcoscenico" del contro-colonialismo libico. E’ come per il dissenso Finiano. Quando c’è di mezzo il "carisma" berlusconiano l’importante è non perdere il Consenso SURROGATO di chi ha fede e si affida …
30 agosto, 2010 alle 6:43 pm
per giulietto, il furbetto, treconti la 626 è un lusso che non possiamo permetterci:
per cortesia, qualcuno spenga i condizionatori di aria, tolga il sapone dal bagno negli uffici del suo ministero e metta la benzina di tasca sua nelle auto d’ufficio!!!
UAH UAH UAH, ottimismo antiberlusquaziano!!!
30 agosto, 2010 alle 6:37 pm
invece di attaccare Famiglia Cristiana che rimane, per me, più che lodevole nella linea editorial-politica, perchè cl non ci spiega il binomio affari-morale che vuol dire per loro.
Per me è un binomio sostanzialmente incongruo e quindi paradossale:
ricordiamo solo, diciamo, l’episodio della cacciata dei mercanti dal tempio!!!
Attualizziamo:
ricordiamo che giulietto treconti al G8 de L’Aquila voleva moralizzare la finanza e l’economia mondiale, con in mano la Caritas in Veritate appena scritta da Benedetto XVI, poi invece ha fatto il suo scudo fiscale con cui ha fatto rinvigorire gli evasori ed elusori fiscali e ha demoralizzato i contribuenti italiani civili e onesti. Eppure giulietto treconti ha avuto applausi scroscianti al convegno di cl!!!
UAH UAH UAH, ottimismo antiberlusquaziano!!!
30 agosto, 2010 alle 5:59 pm
carlos, puoi togliere tranquillamente il sembra e sostituirlo con è.
Non tu sbagli affatto. forse in CL c’è qualche ragazzino plagiato, che però, se è in buona fede, si sgancia, appena fiuta l’aria.
30 agosto, 2010 alle 5:27 pm
la tastiera che sogna
30 agosto, 2010 alle 5:23 pm
E’ la fine dei guardiani del regime
30 agosto, 2010 alle 5:19 pm
la tastiera non s’avvede che oggidì son i topi ad aver preso il gatto.
30 agosto, 2010 alle 5:18 pm
è vero, come la polpetta che hanno dato a Mario Giordano per allontanarlo dal Giornale e aprire una nuova stagione di regime
lo scrive lo stesso Giordano nella sua lettera di commiato al Giornale
30 agosto, 2010 alle 5:14 pm
Finchè non gli arriva una polpetta avvelenata.
E finiranno come i loro predecessori.
30 agosto, 2010 alle 5:10 pm
e allora qwerty hai fatto bene a votare Berlusconi.. non quei "falliti" che non hanno mai governato..
30 agosto, 2010 alle 5:04 pm
qwerty caspita
scusa,qwerty, quali erano le alternative? così valutiamo anche noi e vediamo se Vendola ha fatto beno o male
il problema degli interessi berlusconiani è che in alcuni segmenti e settori non ci sono alternative. Perchè? Perchè non c’è libero mercato, ma controllato da una sola grande famiglia, l’Esercito del bene.
l’alternativa è non dare appalti e bloccare tutto, compresa la sanità..
quindi la situazione è già tragica
prendere Vendola come capro espiatorio è da berlusconiani
30 agosto, 2010 alle 4:55 pm
qwerty
oltre la fonte non hai riportato l’autore delle parole.. l’autore non è "IL FATTO"..
perchè Berlusconi non sarebbe nemmeno in grado di produrre quello che ha prodotto il carrozzone-opposizione. Un esempio è l’abbassamento del cuneo fiscale di 5 punti a favore di imprese e lavoratori (e chiesto anche da Confindusria. a meno che anche Confindustria non sia all’opposizione..)
30 agosto, 2010 alle 4:54 pm
Parla per te Er mes, V è personas che si meritano Vendola. Eccome
30 agosto, 2010 alle 4:51 pm
Siamo proprio un paese triste e senza dignità. Ci meritiamo di essere sudditi del Ras di Arcore. E magari anche del Sultano di Tripoli.