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Bruno Vespa e la scrittrice velina

lunedì, 6 settembre 2010

Rassegna Stampa

Bruno Vespa e la scrittrice velina

Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Ero seduto anch’io sul palcoscenico della Fenice di Venezia, sabato sera, quando d’improvviso abbiamo visto illuminarsi la faccia di Bruno Vespa: “Assegniamo ora il Premio Campiello opera prima a Silvia Avallone, autrice del romanzo ‘Acciaio’, e prego la regia di inquadrare il suo strepitoso decolletè”. Non pago, quando s’è ritrovato al fianco la giovane scrittrice vestita di chiffon, Vespa ha indugiato sul tatuaggio che ne orna una spalla, gliel’ha cinta e –rivolto alla platea degli industriali veneti promotori del Campiello- ha soggiunto: “La sto toccando e vi assicuro che nonostante il grande successo già conseguito, vibra ancora d’emozione”.
A quel punto ho incrociato lo sguardo con quello allibito di Michela Murgia, la trionfatrice dell’edizione 2010, seduta accanto a me. Con la sua autorizzazione, riferisco l’istintivo commento sussurratomi dall’ottima autrice di “Accabadora”: “Ma come è possibile? Vespa si comporta come un vecchio bavoso!”.
Per ciascuno degli altri scrittori intervistati fino a quel momento, naturalmente, le domande di Vespa vertevano sul contenuto dell’opera presentata, con brevi divagazioni riguardanti l’attualità o le esperienze di ciascuno. Davanti alla Avallone (classe 1984, dunque giovane, ma non certo una bambina) l’atteggiamento è cambiato. Il libro è passato decisamente in secondo piano, quasi che il maturo maschio italiano di successo e benpensante –dimentico della sua professione- in un tale frangente si ritenesse autorizzato alla deroga protocollare: la pupa ha ben altro da mostrarci, cosa volete che me ne importi se è una scrittrice di valore? Sciambola, mica perderemo tempo a intervistarla come un Carofiglio, un Pennacchi o una Pariani qualsiasi!
Naturalmente in un premio letterario francese, tedesco o americano sarebbe stato inconcepibile una simile disuguaglianza di trattamento; e il professionista che per avventura vi fosse incorso, si sarebbe beccato una rispostaccia seduta stante. Silvia Avallone invece vive in Italia, dunque si è limitata a confidare più tardi il disagio provato in quella cerimonia, trasmessa su Raiuno. Noiosa, forse, ma non meritevole di essere vivacizzata da arrapamenti senili in una sede impropria. Al Premio Campiello, senza dubbio uno dei più seri e prestigiosi concorsi letterari del nostro paese, non sono mai state richieste le misure seno-vita-fianchi degli scrittori. E il fatto che quest’anno lo abbiano vinto due giovani donne di indubbio talento come la Murgia e la Avallone, conferma l’anacronismo di cui Vespa è portatore inconsapevole.
Riteneva di effettuare una modernizzazione del linguaggio televisivo, ormai più di dieci anni fa, quando inaugurò la moda di invitare signorine taciturne e ornamentali come sottofondo dei dibattiti fra uomini politici. A differenza di centinaia di migliaia di lettori, per lui la toilette della scrittrice viene prima del suo romanzo.
P.S. Vorrei prevenire un’eventuale replica fuori luogo di Bruno Vespa: “Tu mi attacchi perché non hai vinto il Campiello”. Gli faccio notare che la mia mancata vittoria era largamente prevedibile, giustificata dal valore di Michela Murgia e degli altri concorrenti. Il suo comportamento invece non era né prevedibile né tanto meno giustificabile.

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Commenti per questo articolo

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  1. 257
    francocordiale scrive:

    Ahimè! I "premi letterari" sono ormai una sagra di mondanità ad uso dei v.i.p. scrittori/trici inclusi. Il vip di turno fa scena: calciatore, velina, scrittrice o paparazzo ricattatore o dinasta decaduto o…quel che volete! Pensate a quelli del "grande fratello"…o ai Fabrizio Corona…o alle Melisse P.
    Chi invece si cimenta a scrivere un libro, investendoci lo studio di anni, perchè ci crede davvero…passeranno decenni, se non si è saputo arruffianare "chi conta" (che ci stanno a fare i Vespa, Costanzo, Chiambretti & company?), prima che uno straccio di editore lo prenda in considerazione. Altro che Premio Strega o Campiello!
    Alla signorina Avallone lascio tutte le sue scollature: dal momento che mi pare ne abbia bisogno, anche se finge il contrario. Auguri!

  2. 256
    dimenticata scrive:

    io non odio bruno vespa. semplicemente non ho stima per un grande maleducato.

    Per quanto mi riguarda, a quanto sopra devo purtroppo aggiungere che:
    - dall’aspetto e dall’incancrenito ripiegamento in avanti del corpo in segno di inchino quando si rivolge a personaggi da lui amati e,

    - al contrario l’apparizione di quel suo sorrisetto in presenza di persone a lui non simpatiche,

    devo aggiungere purtroppo che
    mi dà un senso di repulsione.
    Intendiamoci: non è odio, ma un senso di indisposizione.

  3. 255
    roberto scrive:

    MargheritaDG scrive
    Perché dev’essere normale ad una premiazione letteraria che una donna "usi tutti i mezzi a disposizione per farsi notare"?
    E perché "è doveroso da parte degli UOMINI (scritto tutto maiuscolo forse per dire "uomini veri"?) notarle?"

    Il perchè, mi è oscuro.

  4. 254
    camolino scrive:

    Se avessi vinto tu il premio, Gad, ti avrebbe fatto inquadrare il pacco. Garantito.

    Voglio vedere Vespa, che con ogni evidenza non ha mai corteggiato una donna, presentare una serata con Michelle Obama (ma si premuri di procurarsi prima bende e cerotti: Barack fa uno e novanta).

  5. 253
    Vespa, l’insetto « Il S@rcoTr@fficante scrive:

    [...] reazioni all’episodio sono tantissime; le più significative sono state quelle di Gad Lerner e Michela Murgia (vincitrice del Campiello 2010). La controrisposta del giornalista non si è fatta [...]

  6. 252
    Margherita scrive:

    ahahah, Barbara d’Urso avrebbe detto "quel gran figaccione" di Carofiglio!
    La classe non è acqua;-)

  7. 251
    Silvia Cavalieri scrive:

    Come no? Difendiamo tutti il povero Bruno, incompreso come il suo nanodio:
    http://www.donnepensanti.net/2010/09/un-vespaio-al-premio-letterario-diamo-una-mano-a-bruno/

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