Mentre Berlusconi e la Gelmini lanciano accuse sprezzanti, non a caso Umberto Bossi ammette che la protesta degli universitari contro la legge Gelmini nasce da buone ragioni. A lui non difetta la sensibilità per i sommovimenti sociali. Da molti anni non succedeva che un governo italiano riuscisse a attirare l’ostilità di un così vasto schieramento di ceti e categorie, non solo penalizzate ma offese dalla scarsa competenza mascherata con la prosopopea dei ministri. Questa classe dirigente si è compiaciuta di ironizzare contro le élites culturali del paese e oggi si ritrova marchiata dalla sua stessa ignoranza.
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22 dicembre, 2010 alle 11:04 am
http://www.youtube.com/watch?v=fkuOAY-S6OY
RATM 3
22 dicembre, 2010 alle 11:02 am
Fatta la legge, scoperto l’inganno.
Ovvero made in Italy.
Il ddl Gelmini stoppa i raccomandati ed esige meritocrazia per gli aspiranti prof di prima fascia
Riforma, atenei pronti a raggirarla
Promozioni possibili con il trucco dei concorsi nei settori affini
di Piero Laporta
Raggirano la riforma Gelmini prima che il Parlamento la approvi. Gli atenei, specie se a conduzione familiare, pensano al futuro. Nei 29mila «ricercatori», arruolati da Giovanni Berlinguer nel 1994, c’erano molti raccomandati. Quelli fra costoro, divenuti associati, avrebbero la strada chiusa dalla riforma Gelmini che esige meritocrazia per arrivare a diventare prof di prima fascia.
La risposta dei somari è «affinità» (occhio alla parola).
L’università è organizzata in «settori scientifico-disciplinari Ssd», spazianti su tutto lo scibile accademico. Ogni Ssd indice concorsi per nominare i prof. Ogni candidato presenta pubblicazioni adeguate al livello cui aspira. Per esempio, al concorso «Ssd-scienze giuridiche», una commissione di 5 prof, sorteggiati fra 15, eletti da tutti i prof di quel SSD fa le bucce alle pubblicazioni dei concorrenti. Bene, dice il contribuente, c’è selezione. Forse, ma c’è una seconda strada. I titoli, infatti, possono presentarsi anche a un Ssd «affine» (riecco la parola). «Affinità», concetto trascolorante dalla scienza alla filosofia, s’applica o s’interpreta a misura del candidato. Ci siamo capiti? Occorre tuttavia capirsi meglio. Mario Spaccasassi, associato di chirurgia generale, vuole diventare prof ordinario o «di prima fascia», quello col codazzo di assistenti e il reparto ai suoi piedi. Spaccasassi è noto in facoltà; i suoi pazienti vanno in sala operatoria salmodiando e ne escono, se escono, imprecando. Spaccasassi con la riforma Gelmini non ha speranze di carriera. Che fa, rinuncia? Macché, cerca un SSD «affine» alla chirurgia generale. A laringoplastica, per esempio, un amico del suocero, guarda caso, apre un concorso. Egli presenta i titoli alla commissione di laringoplastici, i quali s’avvedono che le laringi non possono fare a meno di Spaccasassi e, sebbene con la laringe faccia solo gargarismi, lo nominano ordinario di laringoplastica. Dopo tre anni, il Nostro chiede la «conferma in ruolo». Nessuno ha memoria d’un «no» della preposta commissione ministeriale.
Ottenuta la «conferma», Spaccasassi ha una crisi spirituale il giorno dopo: consumato dalla nostalgia della sua originaria facoltà di chirurgia, supplica il Consiglio di facoltà «laringoplastica» di tornare alla «affine» chirurgia generale, cioè dove gli bloccarono la carriera. È oramai un prof di prima fascia, poco importa che lo sia d’una disciplina solo «affine» a quella d’origine. Anzi, a laringoplastica ringraziano il cielo. Spaccasassi ha costi iperbolici: le assicurazioni lo repellono e la Facoltà lo manda spesso all’estero per allontanarlo dalla sala operatoria. La richiesta di Spaccasassi, gioiosamente accolta, trasmessa al Consiglio Nazionale Universitario, è ratificata. Spaccasassi, sgattaiolato dalla porta di servizio come associato di chirurgia, vi torna in sedia gestatoria, da prof di prima fascia di chirurgia, con annesse prebende e, finalmente, il codazzo di assistenti degni di lui. Le pompe funebri esultano con lui.
Il figlio di Spaccasassi tira le molotov ai carabinieri, solidale con le migliaia come suo padre, nelle centinaia di facoltà della penisola, partecipanti al vorticoso gioco di Natale «noi diamo un prof al tuo Ssd, tu ne dai due a quello, il quale darà tre prof al nostro Ssd», quello affine con quell’altro, si capisce.
Migliaia d’associati, medici, chimici, matematici, e via ragliando, diventano prof, alla faccia della Gelmini, del contribuente, dei carabinieri bastonati. Risultato: cervelli in fuga, cattedre ai somari, ricerca putrefatta, università private sempre meglio.
ItaliaOggi
Numero 303, pag. 6 del 22/12/2010
http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1692566&codiciTestate=1
Chi detesta la cultura?
11 dicembre, 2010 alle 12:54 am
dell’Inghilterra nessuno ne parla?
4 dicembre, 2010 alle 8:17 pm
Avete sentito al tg di Mentana la faccenda dei presidi???
No dai basta, lasciamo stare, riforma sì riforma no riforma BAH! La terra dei cachi.
3 dicembre, 2010 alle 8:37 pm
il reality show tragicomico messo in scena & osceno che il Grande Puttaniere & i suoi berlusquaziani convinti stanno rappresentando, da oltre 15 anni, agli italiani civili onesti colti educati laboriosi rispettosi_delle_leggi_e_ della_moralità è purtroppo il seguente:
la logorrea degli asinocrati!!!
UHA UAH UAH ottimismo antiberlusquaziano sempre e ora più che mai!!!
3 dicembre, 2010 alle 5:00 pm
La sinistra chiama “cultura” un mondo ormai autoreferenziale (inutile) fatto di libri scritti da uno e firmati da un altro, di spettacoli teatrali cui assistono soltanto l’autore, spesso ultraottantenne, con i familiari e la badante in prima fila, di film che nessuno vede e che vincono premi, di scrittori che nessuno legge e che vincono premi (decisi a tavolino dalle case editrici), di tuttologi che confondono le cifre e le date, che fanno citazioni sbagliate e se ne vantano, di giornalisti che ammettono di non sapere di cosa parlano, tutta gente che assurge a “cultura” con un unico denominatore comune che sono accigliati, nostalgici del passato (oh la DC, come la rimpiangiamo!) e indignati…in-di-gna-ti e lo sappiamo prima che aprano bocca contro chi e perché.
La destra odia questa cultura? Non abbastanza, direi; ma fate un giochino. Cercate su Internet i curricula dei parlamentari, e vedrete se a destra mancano gli uomini politici che hanno una effettiva competenza (laurea, dato che amiamo tanto l’università) in discipline autenticamente scientifiche .
3 dicembre, 2010 alle 9:32 am
Ieri sera ne ho sentita una da paura dal figlio di una mia amica, che è in seconda superiore. Finita l’interrogazione il voto non è deciso dal prof ma è oggetto di discussione in aula e spesso il prof si adegua. INFATTI rispetto all’anno precedente (altro prof) le medie si sono notevolmente alzate. Ho ringraziato il ragazzo per il racconto, ora sono completamente rilassato. Fate, fate quello che volete: no riforma, sì riforma, raddoppiate gli insegnanti, tagliate, aggiungete. IO nel malaugurato caso in cui i caschi blu non dovessero intervenire per tempo il giorno in cui dovessi fare sesso non protetto mio figlio non lo metto nello stesso calderone di ‘sti qua.
3 dicembre, 2010 alle 9:06 am
Detesta la cultura chi ha introdotto le promozioni facili, il livellamento verso il basso, il 18/27 politico, il “basta la presenza…”.
2 dicembre, 2010 alle 7:56 pm
Categorie dell’era berlusconiana.
Quando il corpo (carne) assurge a misura e parametro di vita allora diventa “ammissibile” tutto quanto risulti “praticabile”.
Nel regno mediatico dell’apparire la bellezza ed il successo sono categorie indiscutibili, oggetto di ammirazione ed emulazione.
Frutto di un processo di “omologazione al ribasso”, le inclinazioni sono un segno di umanità ed il piacere diventa opportunità. Il cinismo si maschera da furbizia, l’egoismo è sinonimo di affermazione ed il prevaricare è mezzo di realizzazione.
Dietro le quinte impera la legge del più forte. Tanto nella vita privata, quanto nei rapporti sociali, che nella sfera pubblica.
Sempre più si perdono le Voci dentro l’eclissi di uomini esempio di coerenza, rigore e impegno civile …
2 dicembre, 2010 alle 11:28 am
L’Europa contro Google “Violate le regole antitrust”
l’Antitrust europeo ha aperto un’inchiesta per «abuso di posizione dominate» contro Google. In particolare l’Antitrust si occuperà delle clausole di esclusività a partner pubblici verificando se è vero che viene impedito loro di disporre certe pubblicità fornite dai concorrenti sui siti Web, così come ai fornitori di computer, allo scopo di escludere degli strumenti concorrenti di ricerca.
2 dicembre, 2010 alle 11:17 am
ivan scrive 2 dicembre, 2010 (154)
…..Già, perché mentre il Fatto, Repubblica, la sinistra e i futuristi utilizzavano le rivelazioni di Wikileaks per attaccare il premier, Hillary Clinton lo lodava. La capa della diplomazia a stelle e strisce, ad Astana, in Kazakhstan, ha infatti definito Berlusconi il miglior amico degli Stati Uniti, spiegando che «nessuno ha sostenuto l’amministrazione americana con la stessa coerenza con cui in questi anni Berlusconi ha sostenuto Bush, Clinton e Obama». Per i progressisti di casa nostra è stato peggio di una bomba atomica
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Io sono uguale uguale alla Clinton, quando non c’è mia cognata sparlo di lei e quando ci incontriamo io so che lei sa ma facciamo finta di niente e allora la bacio e l’abbraccio e le dico che è la migliore cognata al mondo che abbia mai avuto, che ci ha sempre sostenuti, buona con i bambini, ecc ecc, vedi tu.
2 dicembre, 2010 alle 10:46 am
Le rivelazioni del sito di Assange continuano con le accuse al governo italiano di aver appoggiato gli interessi di giganti dell’energia come Eni o Gazprom. “Il governo italiano – riprende infatti Spogli – ‘ha sostenuto gli sforzi dell’Eni e di altri giganti energetici nella creazione di una partnership con la Russia e Gazprom per una cooperazione di lungo termine”: l’Eni esercita un ”enorme potere politico” e in base ai report della stampa ”noi riteniamo che il primo ministro Berlusconi garantisca a Paolo Scaroni maggior accesso quanto ne venga garantito al ministro degli Esteri”. Spogli definisce ”la visione dell’Eni sulla situazione energetica europea in modo preoccupante simile a quella di Gazprom e del Cremlino” e constata come ”un membro del Pd” ha riferito ”che la presenza dell’Eni in Russia supera quella dell’ambasciata italiana a Mosca che è a corto di personale”.
E’ Valentino Valentini “l’uomo chiave di Berlusconi in Russia”. Lo scrive il 26 gennaio 2009 l’ambasciatore Spogli. “Ogni volta che sollevavamo il problema dei rapporti tra Berlusconi e la Russia – scrive Spogli – le nostre fonti nel Pdl e nel Pd ci indicavano Valentino Valentini, un deputato e una figura in qualche modo misteriosa, come colui che opera come uomo chiave di Berlusconi in Russia, sebbene non abbia uno staff e nemmeno una segretaria. Valentini, che parla il russo e che si reca in Russia molte volte al mese, frequentemente appare al lato di Berlusconi quando incontra gli altri leader mondiali. Cosa faccia in questi viaggi così frequenti a Mosca non è chiaro. Ma si vocifera in modo ampio – conclude Spogli – che sia là per curare gli interessi e gli affari di Berlusconi in Russia”.
2 dicembre, 2010 alle 10:41 am
Non so chi abbia detto che i giornali durano poche ore, poi servono per incartare l’insalata. Di certo aveva ragione e i quotidiani di questa settimana lo dimostrano, in particolare il Fatto e la Repubblica. Le suddette testate negli ultimi giorni sono uscite con titoli a tutta pagina sui segreti svelati da Wikileaks, il sito-spione che ha messo in rete i dispacci dei diplomatici americani. Manco a dirlo, l’attenzione era tutta concentrata su un paio di giudizi al vetriolo riguardanti il Cavaliere e le sue feste, e la stampa di sinistra si è lanciata sulla faccenda, scrivendo che, causa Berlusconi, ormai i nostri rapporti con gli Usa sono irrimediabilmente compromessi. Per l’occasione, ieri, anche il fotocopista delle procure, Marco Travaglio, ha provato ad avventurarsi sul terreno delle analisi geopolitiche, rimediando una smentita in diretta proprio dalla segreteria di Stato.Già, perché mentre il Fatto, Repubblica, la sinistra e i futuristi utilizzavano le rivelazioni di Wikileaks per attaccare il premier, Hillary Clinton lo lodava. La capa della diplomazia a stelle e strisce, ad Astana, in Kazakhstan, ha infatti definito Berlusconi il miglior amico degli Stati Uniti, spiegando che «nessuno ha sostenuto l’amministrazione americana con la stessa coerenza con cui in questi anni Berlusconi ha sostenuto Bush, Clinton e Obama». Per i progressisti di casa nostra è stato peggio di una bomba atomica
2 dicembre, 2010 alle 10:34 am
Voglio capire. Ieri sera il giornalista Adinolfi ha detto che non è giusto che i nonni prendano 1500 euro al mese e i nipoti 800! Cioè, chi ha lavorato 40 anni con lacrime e sangue e sopportato tutte le angherie possibili e immaginabili dei posti di lavoro DOVREBBE, dovrebbe dire “via, su, dammi 800 euro e gli altri li dai ai giovani” come fosse colpa sua la loro disperata condizione????
Subito dopo, cartello 1, salta fuori che i giovani lavoratori italiani votano nella stragrande maggioranza per il cavaliere, un megasupermiliardario che la sera non sa in quale casa andare tante ne possiede, ci prende pure per il cuxo, un grandissimo e indefesso lavoratore che le poche volte che si è presentato sul posto di lavoro si è REGOLARMENTE addormentato perchè a 74 anni rincorrere le minorenni lo rende esausto (e pare che solo Di Pietro riesca a svegliarlo), votano questo becero vecchietto ringalluzzito dall’orgia del potere, che quando va all’estero invece di fare gli affari per il Paese che lo PAGA PROFUMATAMENTE per questo, si fa gli affaracci suoi semplicemente perchè poi in realtà è un imprenditore e non uno statista e non fa altro che seguire la sua natura, che è quella di fare PROFITTO, i giovani italiani votano questo “intrufolato” perchè PARLA COME LOROOOO?Perchè SI CAPISCONOOOO? Perchè è ricco e furrrrrrrbo? NON-HO-PAROLE.
Chiedo al giovane che lo vota : tu,tu, ora, dopo averlo ammirato, cosa sei? chi sei?
E ALLORA ONESTA’. Votatelo, ma con la decenza, la consapevolezza che poi NON POTRETE DARE LA COLPA DELLA VOSTRA VITA DI MERXA AI VOSTRI NONNI. Razza di inetti invertebrati di destra.
W i giovani nelle piazze che protestano, che si fanno sentire, che pretendono la loro vita, che vogliono cacciare chi gliela sta DEPREDANDO, e che quando vanno a casa abbracciano i loro nonni.
2 dicembre, 2010 alle 7:06 am
giancarlo scrive:
Chi evidentemente detesta la cultura è Bersani che ieri in parlamento si è astenuto dal voto sulla proposta di Tabacci
giancarlo = IDIOTA
1 dicembre, 2010 alle 11:31 pm
Gentile Gad Lerner,
non guardo molto la Tv, ma ho seguito due sue trasmissioni dedicate in parte alla protesta con il DDL Gelmini. Protesta iniziata dai ricercatori universitari ed esplosa, in questi ultimi giorni, grazie agli studenti. Apprezzo, come ricercatrice, il suo interessamento, ed è questa la prima ragione per cui le scrivo, ma vorrei anche esprimerle una perplessità riguardo a quanto i giornalisti conoscono (o abbiano voglia di conoscere) il mondo in cui lavoro. Il fatto che lei abbia ammesso la sua impreparazione su questa materia, è la prova che c’è un problema anche nel giornalismo più serio. Con alcuni colleghi abbiamo preparato un kit del giornalista e discutiamo, approfondendole, molte questioni collegate sul sito «Ultimo appello»: la invitiamo a vederli entrambi e, se vuole, a commentare.
I migliori saluti
Cristina Cassina