Stasera su La7 alle 21,10 L’Infedele ospiterà Emma Bonino, vicepresidente del Senato, una dei non molti politici che si opposero alla ratifica parlamentare del Trattato d’amicizia italo-libico oggi andato in frantumi. La Bonino seguì per l’Unione Europea l’emergenza umanitaria in Kossovo e per alcuni anni si è successivamente trasferita al Cairo, studiando l’arabo e instaurando relazioni con gli esponenti liberali della regione oggi al centro della cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini”. Di fronte a lei, per analizzare in diretta gli sviluppi dell’azione militare in Libia, due esponenti della maggioranza rappresentativi però di posizioni diverse: il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica (Pdl); e il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni (Lega). Ma come sempre all’Infedele daremo spazio ai diretti protagonisti della sollevazione contro i tiranni del Nordafrica e del Levante: tornano gli amici libici, fra cui Majsun Mohamed e Farid Adly; e tunisini come Ouejdane Mejri. Un particolare contributo mi attendo da Imma Vitelli di “Vanity Fair”, forse l’unica giornalista italiana a conoscere bene l’arabo, inviata di guerra e da molti anni residente in Medio Oriente; e dal professore libico Karim Mezran, collaboratore di “Limes”. Con Renata Pisu di “Repubblica” faremo il punto sulla catastrofe nucleare giapponese. Mentre nell’ultima parte della trasmissione ci occuperemo con la Bonino e un gruppo di giornaliste del “Manifesto per l’utilizzo responsabile dell’immagine femminile” sottoscritto oggi a Milano da alcune importanti aziende su iniziativa dell’associazione “Pari e dispare”.
E’ quasi inutile ricordare qui i dilemmi che affronteremo con gli ospiti stasera. L’Infedele ha creduto fortemente nella portata storica dei rivolgimenti a spinta giovanile che dal dicembre scorso stanno trasformando la sponda sud del Mediterraneo. L’intervento occidentale li aiuterà davvero nella lotta che autonomamente (ecco una bella differenza rispetto all’invasione dell’Iraq!) questi giovani avevano intrapreso per la libertà? E l’Italia che fino a pochi mesi fa baciava la mano al tiranno Gheddafi, potrà repentinamente modificare la sua posizione senza subirne un danno strategico?
Attendo i vostri contributi sotto forma di domande, commenti e suggerimenti.
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29 marzo, 2011 alle 7:28 pm
Caro Lerner,
sono un fisico in pensione che nel periodo dal 1972 al ‘76 partecipò, con una soc. del gruppo ENI, all’organizzazione e avviamento dell’Istituto Superiore del Petrolio di Tobruk. In quel periodo si iscrissero all’Istituto un centinaio di giovani, dai venti ai trent’anni, di cui più della metà libici, poi egiziani, libanesi, siriani e palestinesi di Gaza.
Andai a Tobruk come insegnante di fisica, ma anche perché mi piaceva studiare sul posto gli eccidi perpetrati in Libia dalla colonizzazione italiana e le battaglie della seconda guerra mondiale. Nonché studiare da vicino la politica del giovane Gheddafi, che da poco si era insediato a capo del paese.
Così, finito il lavoro di scuola, passavo i fine settimana a cercare documenti, fatti e persone.
Nel lavoro fui aiutato anche dagli studenti libici dell’Istituto che, tra l’altro, mi fecero conoscere vecchi sopravvissuti dei campi di concentramento organizzati dal maresciallo Graziani, inviato di Mussolini alla “riconquista” della Libia e ricordato, anche allora, come il “macellaio della Cirenaica”.
Da quei vecchi venni a sapere cose che né io né molti altri in Italia sapevamo, e forse neppure oggi sappiamo. Nei campi di Graziani morirono di fame e di stenti, tra donne, vecchi e bambini, forse centomila persone, forse più. Su una popolazione che allora non arrivava a un milione.
A tale genocidio si aggiunsero impiccagioni di massa e bombardamenti di interi villaggi, anche con bombe all’iprite, il gas che paralizzava le vie respiratorie.
Conobbi la storia di Omar Muchtar, il Garibaldi libico, lui pure impiccato.
Seguii le vicende della politica del Gheddafi di allora, e ne apprezzai varie scelte: nel settore dell’energia, della sanità, della scuola (portata all’obbligo fino al quindicesimo anno di età), del lavoro e dell’economia in generale, dello sviluppo della donna. Lessi il suo Libro Verde sulla “Terza Teoria” (né capitalismo, né comunismo) dove lui, in modo assai acerbo e ideologico, dichiarava di basare la sua politica sul nazionalismo e sulla tradizione coranica. Entrò in conflitto con Sadat; poi con Burghiba, dopo avervi stretto un’Unione (dei due paesi) che durò giusto un giorno.
Per altro lato era, quello, un Gheddafi che viveva sobriamente in tenda, e che spendeva nello sviluppo del paese il denaro ricavato dal petrolio. … Mai avrei pensato che, via via, si sarebbe trasformato nel suo opposto, fino a diventare terrorista, a somigliare a quello stesso Graziani massacratore della popolazione libica…
Con documenti ottenuti anche dalla Banca Centrale libica e da alcuni insegnanti (allora ve ne erano pochi) dell’Università di Bengasi, scrissi un libro sui risultati della ricerca che, in Italia, portai a vari editori. Tutti mi dissero che il libro non interessava i miei concittadini; che lo avrebbero letto, sì e no, sette o otto persone… E il libro rimase in bozza, al fondo di un cassetto. Finché, avendo visto Farid Adly in trasmissione ed essendomi piaciuto quanto diceva, gliene ho parlato.
Così, ora, ho rimesso il libro sul computer e gliel’ho mandato, sperando che gli serva un poco per la causa del suo popolo.
Un caro saluto.
Giosal
26 marzo, 2011 alle 4:47 pm
Sono italiano e vivo in Germania, quindi seguo le vicende libiche attraverso la “lente” dei media tedeschi. Ciò premesso, vorrei che qualche amico italiano che scrive su questo blog mi spiegasse se, fra i fattori della rivolta in Libia, oltre all’evidente motivo della mancanza di libertà e dell’oppressione politica, ci siano anche quelli di natura socio-economica. Cioè se il regime di Gheddafi, oltre ad arricchire il proprio clan, lasciasse in miseria una parte dei suoi cittadini. Ciò è tanto più inspiegabile, se penso alla ricchezza di petrolio della Libia, alla cui estrazione tra l’altro erano addetti migliaia di immigrati di altri Paesi.
25 marzo, 2011 alle 12:14 am
Beh, è indubbiamente scandalosa la copertina di Panorama contro il Capo dello Stato francese. “Sarkofago”.
In Italia c’è un modo di far polemica giornalistica davvero imbarazzante.
Sarkozy si prenderà soddisfazioni sul campo. A Bengasi lo adorano e gli saranno riconoscenti.
Ha agito subito, molto giustamente, per fermare l’imminente massacro e dare un forte segnale al leader libico.
24 marzo, 2011 alle 10:39 am
libya and disinformation
http://english.pravda.ru/opinion/columnists/23-03-2011/117300-libya_disinformation-0/
altri articoli che descrivono sin dall’inizio questa agressione criminale:
an open letter to colonel ghaddafi
murderers! war criminals cameron, obama and sarkozy launch terrorist attack
libya: the position of the russian federation
libya: protecting “civilians” or helping “rebels”?
libya: media manipulation
is nato in libya?
libya: is the west lying again?
u.s. imperialists: “all options on the table”
is nato about to break international law again?
lying media paving the way for military intervention
http://english.pravda.ru/opinion/
meno “male” che in italia l’informazione è “libera” :
forse lo è solo per chi fa opinioni, ma di sicuro non per chi dovrebbe fare informazione.
v e r g o g n a a tutti i millantatori
23 marzo, 2011 alle 10:45 pm
sto seguendo con incredulità l’assurda confusione diruoli:parti invertite di maggioranza ed opposizione;militari che fanno critica politica;il presidente del consiglio che è addolorato per il dittatore ha cui ha dichiarato guerra;noi cittadini abbandonati al fato pur normalmente storditi dal fiume di banalità di Berlusconi che in questa situazione si è eroicamente sottratto a qualsiasi spiegazione alla nazione.Ma dove approderemo?non è per caso la situazione ideale per una svolta autoritaria,vista l’assoluta insipienza di chi ci governa e di chi dovrebbe opporsi?
23 marzo, 2011 alle 7:32 pm
Non capisco i vari cinici, cosa dovevano fare l’America e la Francia, lasciare massacrare i ribelli da Geddafi? certo, ci saranno dei morti anche con la guerra, ma per lo più mercenari di Geddafi e suoi fans (scudi umani). E’ il male minore.
23 marzo, 2011 alle 12:14 pm
Sono un fedele frequentatore dell’infedele.
Purtroppo lunedì scorso (21/3/11) non ho seguito la trasmissione.
Ieri sera (22/3/11) ho invece seguito l’intervista di Antonello Piroso a Tarak Ben Ammar e, nel corso di tale intervista, ho appreso della telefonata fatta in diretta da Ben Ammar nel corso della trasmissione di lunedì 21.
Premetto che le mie informazioni sul conto di Ben Ammar si limitavano al video che, da quanto ho capito, è stato trasmesso nel corso dell’infedele di lunedì 21 ed è stato proprio l’oggetto della telefonata in diretta dello stesso Ben Ammar.
Bene, l’opinione sul conto di Ben Ammar che dalla visione di tale video scaturisce in maniera quasi automatica, almeno così è stato per me, è senza dubbio negativa quella cioè di un potente imprenditore, amico dei potenti, Berlusconi, Ben Alì e chissà quanti altri, sicuramente contrario se non addirittura preoccupato dei moti di piazza nord africani.
Tornando all’intervista ad Antonello Piroso, sono rimasto sbalordito da quanto Ben Ammar ha raccontato in merito a tali sommovimenti:
- Il racconto del gesto di Mohamed Bouazizi (l’ambulante che dandosi fuoco ha innescato la rivolta tunisina) che stanco di subire vessazioni dalla polizia, dopo un’ennesima umiliazione, uno schiaffo ricevuto da una poliziotta, si è allontanato per procurarsi del combustibile e, ritornato sul luogo dove era avvenuta l’umiliazione, guardando negli occhi la poliziotta, si è cosparso il lato sinistro del proprio corpo di benzina e si è dato fuoco.
- Il messaggio che questo gesto ha trasmesso ai tunisini: come un terrorista che anziché farsi esplodere in mezzo ai “nemici” ha rivolto su stesso tale violenza mostrando quindi coraggio, sensibilità, nobiltà d’animo, determinazione
- la sua trasmissione televisiva sulla famiglia di Mohamed Bouazizi che, dando voce ai parenti del giovane ambulante, ha innescato le proteste di Ben Alì, ancora saldamente al potere, il quale appena conclusa la trasmissione ha telefonato a Ben Ammar minacciando anche di ricorrere a Berlusconi per imporgli il silenzio
- l’orgoglio di essere arabo e di appartenere a popoli che finalmente trovavano la forza di ribellarsi a partire da un gesto così nobile dopo che per oltre 10 anni (a seguito dell’abbattimento delle Twin Towers) l’essere arabo ha significato imbarazzo se non addirittura vergogna
Spero che Tarak Ben Ammar prossimamente partecipi ad una puntata dell’infedele così come gli è stato chiesto da Antonello Piroso
23 marzo, 2011 alle 9:45 am
900 luther
Non sono così ottimista: caduto Gheddafi credo che poco cambierà nel resto dell’Africa. Quanto al fatto che in Congo è più difficile fare una guerra non risolve, per me, il dilemma, che è sempre lo stesso: se il nostro obbiettivo, di noi occidentali, è di portare libertà e democrazia, di aiutare i popoli in difficoltà, con quale criterio scegliamo? il nostro comodo? il nostro vantaggio? Nessuna guerra è stata fatta, né mai sarà fatta, per il bene dell’umanità. Credo che questo debba essere un concetto chiaro: e poi si può essere favorevoli o contrari quanto si vuole.
23 marzo, 2011 alle 9:25 am
Intanto che noi diciamo amenità, Lampedusa è piena di straccioni che ci dimostrano cosa è la Tunisia, cosa sono le farse rivoluzionarie arabe, nient’ altro che occasioni per scappare in mutande e cercare ogni scusa per farsi mantenere. Come facce di tolla questi hanno superato l’ Albania, e non mi pare poco.
22 marzo, 2011 alle 10:12 pm
ma nessuno ha pensato di portare delle brande a lampedusa? ma questa è una giornalista o un angelo? ma x favoreeeeeeeeeeeee
22 marzo, 2011 alle 8:40 pm
907
e’ vero ma, fino a che rappresenta il nostro Paese, un minimo di equilibrio occorre
e’ anche vero che abbiamo un Grande Capo dello Stato
22 marzo, 2011 alle 8:22 pm
Non possono che migliorare, visto che Gheddafi le ha monopolizzate incamerando gli introiti di mezza Africa (e tre quarti) nel patrimonio di famiglia.
22 marzo, 2011 alle 7:52 pm
sì, ma… a noi che c’importa? Lascia che l’”ingenuo” attempato arzillo si faccia consigliare da chi gli pare….
22 marzo, 2011 alle 7:48 pm
Gad,
non so se ho inteso bene ma, al tribunale di Milano, in una udienza o similare, sembra che un gruppo di simpatizzanti guidati da un sottosegretario, abbia applaudito e fatto la ola all’avv.Ghidini.
mi sembra di sognare
ci meravigliamo sempre quando i cronisti riportano presenza di amici e famigliari durante i giudizi sulla malavita,ingiuriando i presenti
si rende conto, questo sottosegretario (che avra’ un segreto speranzoso pensiero di delfinaggio,suppongo) che cattivo servizio ha fatto al Premier?
forse non se ne rende conto, altrimenti avrebbe evitato
il Premier deve liberarsi dei politici reverenziali, non vogliono il suo bene ma, il mantenimento del seggio in Parlamento
22 marzo, 2011 alle 7:41 pm
Sempre molto attuale come Calamandrei.
22 marzo, 2011 alle 6:39 pm
Possiamo noi Italiani non padani
Chiedere una moratoria di 30 anni
Per B, sodali e leghisti?
22 marzo, 2011 alle 6:31 pm
OK al filtro dei post, era ora, perché già da molto tempo questo blog era rovinato da ripetute volgarità e offese come tutta risposta ad interventi in dissenso.
Però non sono d’accordo sulla censura che, due giorni fa, ha cancellato in un sol colpo tutti i post di 12 ore (da mezzanotte a mezzogiorno), buttando con l’acqua sporca anche il bambino, cioè anche gli interventi di chi, civilmente e senza offesa per alcuno, esprimeva opinioni pur discordanti rispetto a quelle di Gad e di altri.
La libera espressione di qualunque opinione è sempre rispettabile, quando è fatta con correttezza e senza offendere.
22 marzo, 2011 alle 6:31 pm
Fallito il referendum ricominceranno tutte le procedure per fare le centrali nucleari naturalmente
22 marzo, 2011 alle 6:28 pm
Romani chiedera’ la moratoria di un anno sul nucleare . E che ne sara’ del referendum ?