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In memoria di Vittorio Arrigoni, 36 anni

venerdì, 15 aprile 2011

il Bastardo

In memoria di Vittorio Arrigoni, 36 anni

Come Enzo Baldoni, come Fabrizio Quattrocchi, come Daniel Pearl: l’immagine dell’ostaggio sottomesso con violenza fanatica da criminali le cui motivazioni falsamente religiose celano una ben più modesta prepotenza di clan. Vittorio Arrigoni, 36 anni, merita di essere ricordato da tutti, anche coloro che dissentivano dalle sue posizioni, per la sua coerenza di vita e per il suo coraggio. Il governo di Hamas a Gaza è vittima a sua volta della dinamica totalitaria innescata su quel disgraziato territorio: trovi sempre qualcuno più integralista e più violento di te. In questo caso i salafiti ultimi epigoni di Al Qaeda. Ne ha fatto le spese un innocente, un pacifista.

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Gad - che ha scritto 2657 post su Gad Lerner.

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Commenti per questo articolo

[15] 14 13 12 11 10 9 8 7 6 51 » Mostra tutti i commenti

  1. 746
    marco scamardella scrive:

    (quello postato da me non e’ un cartone

    tipo quelli per bambini in cui si insegna a dsiventari attentatori suicidi di civili innocenti ?

    provocazione

    il termine che i fasciocomunisti fanatici usano rispetto a chi ha altre idee

    uno scndalo per loro , una provocazioen inaccettabile

    non ne è un caso che se al potere il partito rimane uno solo

    non sono accettabili provocazioni rispetto alla propria verità unica

  2. 745
    l'etranger scrive:

    per lei scamardella, sicuramente si. Non c’erano dubbi! ma mi ero ripromessa di non rispondere a provocazioni e cosi’ faro. (quello postato da me non e’ un cartone…tecnica scontata la sua, non si smentisce mai).

    Passo e chiudo.

  3. 744
    marco scamardella scrive:

    “Al di là di qualunque analisi sull’ideale, la radicalità dell’impegno di Vittorio in un paese come il nostro dove la regola è il gioco al ribasso, il compromesso, è un atto di per sé rivoluzionario”.

    di per sè la radicalità è solo sinoinimo di faziosità e partiguianeria

    visti gli esiti mal riposta……………….

  4. 743
    marco scamardella scrive:

    La notizia del cartone animato diffuso da Hamas è stata trattata da tutti i quotidiani di questa mattina, fatta eccezione per REPUBBLICA. Curioso, dal momento che sul sito di RepubblicaTV, invece, è pubblicato il video.
    Contrariamente a quanto sosteneva il TG5 di ieri sera (cronache flash, ore 21), Gilad Shalit (prigioniero di Hamas da quasi quattro anni) non è stato rapito in Libano, ma in Israele ed è stato trasportato a Gaza subito dopo. Da allora si hanno poche sue notizie. Hamas ha diffuso qualche mese fa un video dove si vedeva che Shalit era vivo, da allora nulla.
    In Home Page è possibile vedere il filmato del cartone animato su Gilad Shali

    A coloro che spesso suggeriscono che bisogna parlare con Hamas, che l’organizzazione palestinese essendo stata eletta dal popolo ha una sua legittimità, che Gaza è ingiustamente bloccata, suggeriamo innanzitutto di dare un’occhiata al cartone animato messo in circolazione ieri da Hamas: a quasi quattro anni dal sequestro, parla del soldato di leva Gilad Shalit. Hamas immagina, dopo aver mostrato il tragico peregrinare del padre Noam da un presidente all’altro con la foto del figlio in mano, che Gilad gli sia riconsegnato, sì, ma in una bara coperta dalla bandiera israeliana. Noam, tradito e disperato grida «no!» quando si vede recapitare il suo feretro. Il cartone dura tre minuti, la colonna sonora è la voce vera di Gilad, piana e sommessa come la si sentì durante il video che alcuni mesi fa lo mostrava vivo dopo il sequestro. Il cartone vuole essere un’arma di pressione dopo lo stallo della trattativa in cui si ipotizzava la consegna di mille prigionieri circa in cambio di Shalit. Israele rifiutò tuttavia qualche nome troppo insanguinato, e pose la clausola che alcuni prigionieri liberati sarebbero stati dislocati fuori dai confini israeliani e del West Bank.

    Di Noam e sua moglie, la cui campagna ha raggiunto anche Roma (dove Shalit è cittadino onorario) sono noti i toni quieti che suscitano l’ammirazione di tutto il mondo. È incredibile a una mente normale che si possa sfotterlo e usarne l’immagine per minacciarlo della morte del figlio se non porta a casa l’accordo. Noam ha risposto lamentando la manipolazione orribile. Proprio la sofferenza della famiglia, insieme a Gilad stesso, diventa col film di Hamas l’oggetto del più audace cinismo. Noam viene mostrato ormai vecchio: si appoggia a un bastone e si trascina davanti ai ritratti dei crudeli primi ministri israeliani (Olmert, Netanyahu); trova in una pattumiera un giornale su cui si offrono 50milioni dollari per notizie sul figlio, e subito sotto appare, che ironia acuta! l’offerta di 10 milioni per informazioni su Ron Arad, il pilota che è stato inghiottito nel nulla durante la prima guerra del Libano. La sua unica penosa foto in prigionia tormenta l’inconscio collettivo di Israele quanto l’immagine del ragazzino Gilad, magro, pallido, con un sorriso impaurito mentre si rivolge ai suoi e prega di liberarlo. Alla fine del video fra ambulanze e macchine blindate, viene recapitata al padre la bara di Gilad. Non gli viene in mente, che strano, che gli assassini comunque sarebbero loro. È uno dei tanti festival della morte di Hamas, una totale assenza dai codici di civilizzazione di cui tuttavia non vogliamo saper niente. Bernard Lewis, il maggior storico del Medio Oriente, dice che è una forma di razzismo. Solo così si spiega il generale silenzio sull’altra novità di Hamas, ovvero la fucilazione la settimana scorsa di due «collaborazionisti», Mohammed Ismail e Nasser Abu Freh. Altri otto condannati aspettano. L’accusa di collaborazionismo è stata causa in tutto il mondo palestinese di centinaia di uccisioni, di torture, di linciaggi. Ora però è la prima volta, da quando tre anni fa Hamas prese il potere a Gaza che è stata resa effettiva la condanna a morte. La legge palestinese prevede che il presidente, cioè Abu Mazen, debba ratificarla. Ma a Gaza, la pena di morte è una prosecuzione del costume locale. Hamas durante la guerra precipitò persone dai tetti, uccise negli agguati anche i bambini; il gruppo si è liberato da altri oppositori fucilandoli davanti a una moschea; è rifornito e armato dall’Iran; non ha mai permesso alla Croce Rossa di vedere Shalit; perseguita e uccide i cristiani di Gaza. E, nonostante atti continui contro i diritti umani e la conferma della linea totalitaria, anticristiana e antisemita, gode di aiuti internazionali. La Comunita Europea visita Gaza, le ong formano squadre di soccorso.

  5. 742
    l'etranger scrive:

    “Al di là di qualunque analisi sull’ideale, la radicalità dell’impegno di Vittorio in un paese come il nostro dove la regola è il gioco al ribasso, il compromesso, è un atto di per sé rivoluzionario”.

    Grazie Ariel per averla postata! Oltre ad essere quite moving, mi trova molto d’accordo. Perciò lascio anche io le polemiche becere, mi scuso nuovamente per aver postato l’assurda anche se telling pubblicità qui, ed invito gli altri a fare altrettanto.

    Un saluto a tutti.

  6. 741
    l'etranger scrive:

    http://www.indybay.org/newsitems/2011/04/21/18677747.php

    segnalo e mi scuso se lo faccio qui, visto che la post era dedicata ad Arrigoni, ma visto il tema della segnalazione e che si e’ già andato cmq oltre… Credo, l’immagine si commenti da sola.

  7. 740
    marco scamardella scrive:

    Perciò non siamo disposti ad ospitare sulla bacheca altre polemiche a riguardo

    il “pacifista” è morto

    non se ne parla , polemiche biliose ,magari pure lui però negli ultimi istanti si è reso conto di qualcosa con un certo nervosismo …………

    l’avesse sgozzato israele questo problema del pilitically correct non si porrebbe…………

  8. 739
    arial scrive:

    Cinzia Nachira L’ASSASSINIO DI VITTORIO ARRIGONI
    La morte di Vittorio Arrigoni ha colpito tutti i membri del gruppo per la brutalità dell’evento e perché, quando muore un ragazzo così giovane e appassionato, qualcosa, nel cuore, fa gridare all’ingiustizia, ad un primordiale senso di innaturalità. Ci ha colpito, anche e forse, perché a morire è stata una persona che ha messo in gioco tutto ciò che aveva per un ideale. Al di là di qualunque analisi sull’ideale, la radicalità dell’impegno di Vittorio in un paese come il nostro dove la regola è il gioco al ribasso, il compromesso, è un atto di per sé rivoluzionario.
    La morte di Vittorio ha però scatenato una serie di polemiche alquanto becere. Becere per i toni, per la sicumera con cui sono state addotte le argomentazioni; becere, perché, a cadavere caldo, si sta discutendo di Arrigoni, Saviano, Israele, Hamas, sionismo, antisemitismo, guerra con lo stesso spirito con cui, il lunedì, al bar dello sport, ci si scanna discutendo del rigore dato la sera prima durante il derby. Ma, è ovvio e dunque ci riempie di orrore, non si sta parlando di un rigore, ma di una vita umana, di un corpo. Di carne, e di sogni che non l’animeranno più. A riguardo, preme fare due considerazioni:
    1) La cosa più ipocrita che si può fare della morte di un pacifista, forse, è usare la sua morte come arma contro qualcun altro. Si vuole davvero onorare la morte di Vittorio e il suo impegno contro l’oppressione del popolo palestinese? Bene. Il mondo è pieno di ONG bisognose di attivisti e volontari.
    2) È morta una persona. Questa è una verità. È una verità elementare, con cui misurarsi, e la morte non richiede analisi, ma prima di tutto empatia. È vergognoso attaccare politicamente un morto che ancora non è stato sepolto, specie se questi attacchi si basano su assiomi e non citano nemmeno fonti, dati, elementi concreti, ma si autoalimentano della propria convinzione. È una vergogna, e un uomo che non sa provare questa vergogna è un uomo che non sa distinguere o discernere in termini di umanità. Non si può parlare di politica come fosse un’equazione improvvisata, spargendo bile fintamente razionalista su chi nemmeno può replicare (o forse proprio per questo). È osceno.
    3) Quando si parla di una questione dolorosa e complessa come quella Israele-Palestina, si dovrebbe avere l’umiltà di partire dal silenzio e dall’ascolto, e non dalle convinzioni date per certezze oggettive, pronti a insultare chi non condivide quelle certezze, dopo aver affibbiato l’etichetta di turno. Vittorio è stato in quei luoghi. Ha visto, ha ascoltato, ha annusato, ha toccato: di ciò ha recato testimonianza. Ed ogni testimonianza del genere è un dono, un frammento di un tutto assai complesso che, messo insieme ad altri frammenti, può aiutare a calarsi dentro quel tutto, se ci si accosta con umiltà. Ma molti di quelli che hanno postato commenti, o link, non credo abbiano fatto mai altrettanto. Bisognerebbe avere l’umiltà di capire che aver letto libri o articoli, visto documentari, insomma, l’essere i nformati a distanza, protetti fisicamente ed emotivamente da quegli scenari che si giudicano senza mostrare alcun dubbio, è assai lontano da un’idea di verità, e ciò stride orribilmente con la tronfia e volgare sicumera sfoggiata, con lo scannatoio verbale, lo strazio di significanti e significati.Perciò non siamo disposti ad ospitare sulla bacheca altre polemiche a riguardo, con il corollario di sfoghi biliosi e toni esacerbati.
    Lo riteniamo un modo, insignificante ma necessario, per restare umani.
    Vi preghiamo di rispettare questa nostra decisione, e di diffonderla se la condividete. http://www.facebook.com/notes/la-dignità-dei-giornalisti-e-il-rispetto-dei-cittadini/il-silenzio-degli-umani/10150162788112727

  9. 738
    arial scrive:

    Israele, intellettuali e artisti favorevoli a uno Stato di Palestina

    condividi

    Presentata oggi una dichiarazione a sostegno dell’indipendenza palestinese, nello stesso luogo dove nel 1948 fu proclamato lo Stato ebraico
    “La completa fine dell’occupazione israeliana [dei territori palestinesi, ndr] è una condizione fondamentale per la libertà di ambedue i popoli, per la piena attuazione della dichiarazione israeliana di indipendenza e per l’indipendenza dello stato di Israele”.

    Parole che non vengono dagli attivisti pro-Palestina, ma sono scritte nella dichiarazione presentata oggi da decine di intellettuali e artisti israeliani, che rivestono un ruolo di primo piano nel panorama culturale odierno. Personaggi che hanno espresso pubblicamente il loro appoggio alla proclamazione di uno Stato di Palestina entro i confini del 1967.

    La dichiarazione di sostegno è stata letta oggi nello stesso luogo di Tel Aviv dove, nel 1948, Ben Gurion proclamò l’indipendenza dello Stato ebraico. Una scelta di chiaro valore simbolico, come quella di dare al documento una forma molto simile al testo che sancì la proclamazione di Israele. Tra i firmatari della dichiarazione vi sono una ventina di titolari del prestigioso Premio di Israele, e artisti rinomati come lo scrittore Yehoshua Sobol, l’attrice Hanna Meron e l’accademico Zeev Sternhell. La manifestazione ha visto l’intervento di alcuni gruppi di destra, che hanno cercato di ostacolarla.L’iniziativa nasce a sostegno dell’intenzione, da parte del popolo palestinese, di ottenere dall’Onu il riconoscimento di un proprio Stato entro i confini del 1967. La richiesta verrà presentata ufficialmente alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista per settembre a New York. Un progetto che ha suscitato una profonda ostilità da parte dell’attuale governo israeliano.
    http://it.peacereporter.net/articolo/28120/Israele%2C+intellettuali+e+artisti+favorevoli+a+uno+Stato+di+Palestina+
    http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.haaretz.com%2Fnews%2Fnational%2Fleft-and-right-clash-at-tel-aviv-rally-to-support-palestinian-state-1.357368&h=32976

  10. 737
    l'etranger scrive:

    ..soprattutto, aggiungerei, vanno rispettate da quelli che queste leggi le hanno fatte e volute…

  11. 736
    l'etranger scrive:

    Coppin,

    il dibattito storico sul genocidio e’ sicuramente interessante…ma come tu stesso scrivi, fattore da te precedete usato e poi ribadito, il fattore quantitativo e’ assolutamente fuorviante…

    Per inciso, la mia fonte non era wikepedia ma un articolo di Francis Boyle, professore di legge internazionale, che si intitola: Palestine Should Sue Israel for Genocide before the International Court of Justice (La Palestina dovrebbe intentare causa a Israele per Genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia)…anche perché per quanto interessanti i dibatti storici trovano il loro limite nelle leggi che per quanto limitate devono essere rispettate finché vigenti…

    Un saluto.

  12. 735
    marco scamardella scrive:

    in effetti.
    trattasi di sfratto.

    neanche completo

    peggio per gli istriani , i tibetani , i sud tirolesi

    mille altri casi nella storia

    non si risolvono con la violenza peggio se terroristica contro civili

    in molti casi se hai di fronte dittature l’espropiazione e lo sfratto sono irreversibili

    se hai di fronte democrazie lo sfratto lo compensi con benefits come in sud tirolo , come possibile in palestina se si smettesse di appoggiare la follia palestinese , sentendosi dalal loro parte ma esendo nei fatti complici della loro rovina

  13. 734
    marco scamardella scrive:

    a farla fuori dal vaso
    che c’azzecca quattrocchi con arrigoni baldoni pearl

    da chiedre a chi li ha uccisi con gli stessi metodi e per gli stessi motivi

  14. 733
    onyric scrive:

    inutile stare a discutere di genocidio, in effetti.
    trattasi di sfratto.

  15. 732
    dario scrive:

    caro lerner
    come sempre da par tuo riesci sempre a farla fuori dal vaso
    che c’azzecca quattrocchi con arrigoni baldoni pearl

  16. 731
    Daniele Coppin scrive:

    …nell’ambito del dibattito, sono stati valutati altri termini, con significato più o meno ampio, come etnocidio (distruzione della cultura più che eliminazione fisica delle persone) o politicidio. Rudolph Joseph Rummel ha coniato il termine democidio, di accezione ampia, per indicare “l’omicidio seriale, sistematico e concentrato di una larga porzione della propria popolazione da parte di un governo”, che esclude gli atti di guerra verso l’esterno e l’uccisione di soggetti combattenti.
    La maggior parte degli storici, anche a causa della sua valenza giuridica, tendono a non estendere l’uso del termine genocidio ma a cercarne una definizione corretta.
    Nella cultura popolare, il termine è spesso usato in modo più esteso rispetto alla sua definizione giuridica o in modo improprio, per sottolineare la gravità di alcuni atti di sterminio oppure il numero elevato delle vittime. Tale uso, di solito, non tiene conto dell’intenzione dell’aggressore (vedi prossimo paragrafo).
    Identificare il genocidio
    Alcuni autori ritengono genocidio un sinonimo di pulizia etnica e di etnocidio, mentre secondo altri si tratta di un fenomeno diverso, almeno per gradazione. Secondo Gérard Prunier, la pulizia etnica è lo sterminio di massa di una parte della popolazione per allontanare i sopravvissuti ed occupare il territorio, mentre nel genocidio “vero” non esistono vie di fuga: anche i gruppi religiosi e politici non possono salvarsi attraverso la conversione o la sottomissione.
    Un fattore considerato importante è l’ intenzione genocida, il desiderio di distruggere la popolazione vittima in quanto tale (spesso assieme alla sua memoria culturale) e non solo quello di assicurarsi il controllo di territori o risorse economiche eliminando gli oppositori reali o potenziali. Nel genocidio, il massacro è un fine e non un mezzo. È facile constatare tale intenzione se è esplicita e sistematica e accompagnata da prove documentarie prodotte dall’aggressore, mentre è difficile se è implicita e tendenziale.
    « Il genocidio va oltre la guerra perché l’intenzione dura per sempre, anche se non è coronato dal successo. È un’intenzione finale. » (Christine Nyiransabimana, contadina ruandese)
    Il criterio quantitativo (la distruzione in tutto o in parte) pone problemi nello stabilire eventuali soglie “numeriche” assolute o relative e rischia di viziare gli aspetti morali e più delicati. Benjamin A. Valentino[3] fa riferimento preciso a soglie numeriche e definisce omicidio di massa “L’intenzionale uccisione di almeno 50.000 non combattenti nell’arco di 5 anni”.
    Molti distinguono fra un “crimine motivato” politico e un “crimine immotivato” razziale, quindi fra vittime uccise “per quello che fanno” e “per quello che sono”. Tale distinzione tende però a scomparire nella logica genocidiaria, in cui il nemico viene demonizzato e comunque aggredito per quello che è[4]. Il gruppo vittima è identificabile a priori e con certezza su base razziale, ma non su base politica, sociale od economica, in quanto gli stessi criteri di identificazione variano nel corso degli eventi (si consideri ad esempio la difficoltà di definire i Kulaki). Tale difficoltà non riduce lintenzione dell’aggressore che, una volta identificate le singole vittime “per quello che fanno”, ne decreta l’eliminazione, anche fisica, “per quello che sono”, stigmatizzandole come “altro da sè” su base ideologica (come sottolinea la citazione di Bernard Bruneteau). Importante è dunque la definizione che l’aggressore stesso fa del gruppo vittima, aspetto che sottende alla menzionata definizione di Chalk e Jonasshon. Tale definizione ha il pregio di non escludere a priori nessun gruppo umano.
    Se il dibattito in rapporto ad avvenimenti remoti assume soprattutto un valore accademico, quando riguarda eventi recenti (per i quali è possibile perseguire i colpevoli) o addirittura contemporanei, si riveste di aspetti molto drammatici fino a condizionare lo stesso evolversi del presunto o reale genocidio. Il genocidio ruandese è stato riconosciuto come tale tardivamente (si trattò in realtà di un ritardo di appena 2 mesi, ma che fu sufficiente all’attuazione del genocidio stesso), a causa dell’indugiare dell’ONU e della diplomazia statunitense, e fu fermato solo dall’intervento di milizie locali quando metà delle vittime predestinate erano già state uccise. Il Conflitto del Darfur, attualmente in corso, è stato definito dal Segretario di stato americano Colin Powell come genocidio nel dicembre del 2004, ma ad oggi non è ancora stato riconosciuto come tale dall’ONU. Nessuna forza di pace è stata dispiegata in Darfur ed alcuni movimenti di cittadini lamentano in tutto il mondo la scarsità di attenzione dedicata al conflitto, sia a livello diplomatico che mediatico.

  17. 730
    Daniele Coppin scrive:

    @etranger 727
    da Wikipedia (da cui hai preso spunto per il tuo riferimento alla III Convenzione di Ginevra del 1948) ti allego nuovamente il seguente testo (saltato rispetto al mio commento n. 731)
    “Tale definizione [quella della III Convenzione di Ginevra del 1948, N.d.S.], valida ancora oggi, non soddisfa molti storici per varie ragioni e, soprattutto, per la limitazione dei gruppi vittime dovuta al compromesso. Essa ha di fatto escluso i crimini imputati all’Unione Sovietica, fra cui l’Holodomor del 1932, e i successivi stermini su base economica o di classe sociale che hanno caratterizzato alcuni regimi comunisti successivi, come l’eliminazione dei proprietari terrieri cinesi del 1951 o quelli perpetrati dai Khmer Rossi in Cambogia dopo il 1975, ma anche lo sterminio degli stessi comunisti in Indonesia nel 1965. Inoltre, porta al paradosso di considerare i Tutsi come vittime del genocidio ruandese e non gli Hutu che furono parimenti sterminati perché si rifiutarono di collaborare con i carnefici.
    Gli autori che considerano l’Holodomor e lo sterminio in Cambogia come genocidio si basano, non su un’estensione della definizione, ma sulla definizione stessa, perché nell’Holodomor fu colpita in modo particolare la popolazione ucraina e in Cambogia furono colpite con maggiore intensità le etnie cinese e vietnamita e i musulmani Ch?m (la stragrande maggioranza delle vittime fu però cambogiana).
    Proposte di aggiornamento
    La definizione ufficiale ha indotto gli storici a studiare i crimini precedenti e successivi per identificarne la natura genocidiaria. Le analisi hanno portato a numerose proposte di modifica soprattutto a causa delle limitazioni della definizione ufficiale.
    - Pieter N. Drost (The crime of state), professore olandese di diritto, esperto di storiografia coloniale, sostiene la necessità di reintrodurre il criterio politico e considera genocidio “La distruzione fisica intenzionale degli esseri umani in ragione della loro appartenenza ad una qualunque collettività umana”.
    - Irving Louis Horowitz (Taking lives. Genocide and state power) sottolinea il ruolo chiave della burocrazia e propone “La distruzione strutturale e sistematica di persone innocenti”.
    -Helen Fein (Accounting for genocide) segue un approccio sociologico e suggerisce una classificazione del tipo di genocidio: genocidio di sviluppo se le vittime ostacolano un progetto economico; genocidio dispotico se le vittime sono oppositori reali o potenziali; genocidio ideologico se le vittime sono presentate come un nemico diabolico. La definizione proposta è “Un omicidio calcolato perpetrato su una parte o sulla totalità di un gruppo da un governo, un’élite, un gruppo o una massa rappresentativa”.
    - Gérard Prunier, professore e ricercatore all’Università di Parigi, include i gruppi politici ma sottolinea che il genocidio, a differenza della “pulizia etnica”, ha come obiettivo la distruzione del gruppo vittima per intero: propone “Tentativo coordinato di distruggere un gruppo predefinito razziale, religioso o politico nella sua totalità”.
    - Frank Chalk e Kurt Jonassohn ritengono il genocidio “Una forma di massacro di massa unilaterale con cui uno stato o un’altra autorità ha intenzione di distruggere un gruppo, gruppo che è definito, così come i suoi membri, dall’aggressore”. È questa una delle definizioni più recenti ed apprezzate.
    Un esempio di aggiornamento concreto è presente nel Codice penale francese del 1994 che, in merito al crimine di genocidio (articolo 211-1), include anche “gruppi determinati in base a qualsiasi criterio arbitrario”.
    Secondo Bernard Bruneteau (Il secolo dei genocidi), il tribunale internazionale per processare i Khmer Rossi, istituito con notevole ritardo per la situazione dinamica e difficile, è stato un’occasione mancata per riformulare la definizione di genocidio in seno all’ONU includendo, in particolare, i gruppi politici.
    « Il cambogiano “infettato” dal precedente regime capitalista e reazionario, era altro tanto quanto l’Ebreo lo era per Hitler. La distinzione dell’alterità stigmatizzata si regge sulla categoria costruita dal carnefice. » (Bernard Bruneteau)

  18. 729
    Daniele Coppin scrive:

    Come vedi, ci sono tante definizioni. resta sempre la stranezza dei Palestinesi che aumentano in numero (ed in peso mediatico) e gli altri popoli vittime di autentici genocidi.

  19. 728
    marco scamardella scrive:

    così come dalla prigione da cui oggi stesso è riemerso cadavere un attivista di Fatah, il partito laico rivale di Hamas nell’irriducibile conflitto interno fra palestinesi

    il genocidio continua,,,,

  20. 727
    marco scamardella scrive:

    with intent to destroy, in whole or in part, a national, ethnical, racial or religious group as such:

    non si fa dogana e si versa l’iva , non si hanno eletti in parlamento e cittadini all’interno del proprio Stato

    se hai intenzione di distruggere parte o totalità di un gruppo etnico razziale o religioso

    si fanno attentatri terroristici , spari di razzi seza guida deliberati su isediamenti civili , attentati suicidi in posti affoillati e autobus

    si predica l’odio razziale con accuse diffamatorie di vampirismo e si programma la guerra totale sino alla vittoria finale e la cacciata in mare degli appartenenebntib alla religione o gruppo etnico

    mi hai convinto , hamas e chi simpatizza e fà comunella con la organizazzione terroriustica

    vuole il genocidio degli isrealiani ebrei attraverso la distruzine dello Stato di Israele

    hai ragione

  21. 726
    l'etranger scrive:

    Ma cosa si intende per genocidio? Voi, cari (e questo si che e’ un ossimoro) Coppin, giancarlo e scamardella, citate numeri. Questa pero’ e’ la definizione data dalla Convenzione di Ginevra del 1948. L’articolo II definisce il crimine internazionale di genocidio as follows.

    In the present Convention, genocide means any of the following acts committed with intent to destroy, in whole or in part, a national, ethnical, racial or religious group as such:

    (a) Killing members of the group;

    (b) Causing serious bodily or mental harm to members of the group;

    (c) Deliberately inflicting on the group conditions of life calculated to bring about its physical destruction in whole or in part;

    (d) Imposing measures intended to prevent births within a group;

    (e) Forcibly transferring children of the group to another group. [Emphasis added.]

  22. 725
    marco scamardella scrive:

    sembra la cronaca di una brutale e criminale repressione sionista , praticamente un genocidio …………

    L’uomo si sarebbe fatto esplodere per sfuggire alla cattura, il secondo sarebbe deceduto per le lesioni riportate. Ferito un terzo. Mohammad Salfiti si è arreso. Ieri erano state diffuse le foto dei ricercati per l’uccisione del volontario italiano. La mamma: “Giustizia nel rispetto della dignità della vita umana”
    GAZA – È di due morti il bilancio del blitz condotto oggi da Hamas contro gli ultimi tre salafiti ricercati
    per l’uccisione di Vittorio Arrigoni 1. Lo riferiscono fonti mediche da Gaza, precisando che due dei salafiti erano stati feriti nell’operazione: uno dei due è spirato a causa delle lesioni riportate. L’altra vittima è il giordano Abu Abdel Rahman Bereitz, che si sarebbe suicidato facendosi esplodere per evitare la cattura. Arrestato Mohammad Salfiti, che si è arreso durante la sparatoria.

    Il blitz è stato compiuto nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza, nel tentativo di arrestare i latitanti ricercati per il rapimento e l’uccisione del volontario italiano Vittorio Arrigoni. Secondo le fonti vi è stata una sparatoria in cui sono rimasti feriti anche dei poliziotti. Hamas avrebbe sgomberato diverse case nell’area di Wadi Gaza, prima di attaccare l’abitazione della famiglia Abu Ghulah. La polizia ha concesso ai familiari di due salafiti ancora asserragliati di entrare per convincerli ad arrendersi, ma i due hanno aperto il fuoco sui loro stessi parenti. Poco dopo, nella zona è stata udita un’eplosione. Nella giornata di ieri la polizia di Hamas aveva diffuso le foto 2 di quattro salafiti ricercati per l’omicidio di Arrigoni.

  23. 724
    giancarlo scrive:

    Daniele Coppin, ed in aggiunta a quanto dici, non scordiamo che fonti ONU stimarono le seguenti cifre corrispondenti ad Ebrei costretti ad abbandonare il luogo di residenza:
    10.000 che abitavano territori in palestina destinati allo stato palestinese.
    tra 758.000 e 866.0000 dovettero abbandonare altri stati arabi a causa dei sentimenti antisemiti riaccesisi violentemente per causa della decisone ONU di constituire uno stato ebraico. (di questi quasi 600.000 migrarono appunti in israele… ma per forza, non per scelta).

  24. 723
    Daniele Coppin scrive:

    Intendevo #720. Mi scuso per l’errore

  25. 722
    Daniele Coppin scrive:

    @bubs 719
    Il genocidio degli Ebrei durante la Shoà determinò la scomparsa di circa il 50 % dell’intera popolazione ebraica mondiale; quello degli Armeni (In relazione al quale fu coniato il termine di “genocidio” dal giurista polacco di origini ebraiche Raphael Lemkin) portò alla scomparsa del 70 % della popolazione, così come quello dei Tutsi, in Rwanda, nel 1994; il genocidio dei cambogiani provocò la scomprsa del 40 % della popolazione. Tanto per citarne qualcuno.
    In Palestina, nel 1947 (dati UNSCOP) vivevano poco più di 1.200.000 Arabi. In seguito alla guerra del 1948, 800.000 di questi furono costretti a lasciare le loro terre, con un saldo, quindi, di circa 600.000 abitanti. Attualmente, tra il West Bank e Gaza, gli Arabi vivono, a seconda delle fonti, tra 3.300.000 e 3.800.000. Aggiungendo a questi 1.500.000 di Arabi che vivono nei confini di Israele, si raggiunge una cifra compresa tra 4.800.000 e 5.300.000. E’ uno strano genocidio quello dei Palestinesi, dal momento che la popolazione, invece di diminuire, aumenta.
    Quanto poi alla presunta doppia morale, non mi risulta che gli Ebrei compissero attentati in Germania (gli Ebrei tedeschi) o la bombardassero da altri Stati. Non si può dire la stessa cosa dei Palestinesi.

  26. 721
    marco scamardella scrive:

    corrispondono forse alla voilontà dell’Onu ?

  27. 720
    marco scamardella scrive:

    del genocidio che sta avvenendo da decenni in Palestina.

    conosci il termine ?
    il numero dei palestinesi uccisi violentemente da arabi o palestinesi è superiore a a quello di quelli uccisi nella sempitrena guerra con Israele

    il rapimento di Shalit gli attentati deliberati contro civili le guerra a prtire dalal csotituzione delo Stato secondo volontà Onu , cossispondono alla volontà dell’

  28. 719
    bubs scrive:

    allora io direi che e’ lo stato di Israele che depriva e/o svuota l’olocausto di significato, riducendolo ad un evento giustificatore e/o propagandistico.

    Hai già detto tutto tu. Non devo aggiungere altro, se non che chi difende la causa di Israele, chissà perché, dimentica sempre del genocidio che sta avvenendo da decenni in Palestina. Evidentemente per loro ci sono morti che valgono e che si possono mettere sul piatto della bilancia e morti che non contano, anzi che non devi neppure osare ricordare, altrimenti sei antisemita.

    I morti israeliani o ebrei ai tempi dell’Olocausto sono vittime, i morti palestinesi sono solo tagliagola e terroristi che meritavano di essere sterminati. Con loro non può esserci negoziato di pace (Scamardella lo ha appena ripetuto testualmente), ergo Israele è nel giusto ed è legittimato a massacrarli. E se qualcuno storce la bocca, ecco che allora si tira fuori l’Olocausto e la sua unicità per avere un credito da spendere nel presente.

    Le regole esistono solo per gli altri, mai per Israele, il quale è autorizzato a giudicare da solo ciò che è bene e ciò che è male. Ne è riprova la doppia morale nei confronti dell’ONU. Scamardella ha appena detto che l’ONU considera Hamas un’organizzazione terroristica. Dimentica però che Israele ha violato più di 70 risoluzione ONU fino ad oggi. È la vecchia storia della doppia morale o dei due pesi e due misure.

  29. 718
    marco scamardella scrive:

    paragonato, nel rispetto delle diversità

    è un ossimoro stiracchiato , ambiguo

    mezza incinta………….

  30. 717
    marco scamardella scrive:

    ho perso un familiare

    Toaff ne ha persi sei milioni , tutti scientificamente ………..

    sparsi da secoli in mille città inseriti e parte ella cultura di mille comunità , cittadini ligi alle leggi

    questo rende unico lìolocausto

    che non sottointende altro riguarda al suo uso e alle considerazioni che he derivano

    i paragoni possibilisono Katyn in cui lo sterminio è avvenuto sulla base del censo e della classe non per motivi razziali

    i milioni seccati in Cambogia pèer lo stersso metodo comunista di eliminare la classe non più convertbile e salvabile nell’uomo nuovo , individuando per esempio chi aveva studiato come da eliminare

    il genocidio degli armeni ha punti di contatto ma riguarda una comunità separata

    sebrenica idem

    il paragone con Guantanamo è assurdo , una prigione con accusati di terrorismo che Obam asi guarda bene da chiudere

    i negoziati palestinesi Isreale sono un affare complicato , le due parti non sono affidabili e non rispondono sino in fondo a razionalità

    nel caso dei palestinesi le loro stragi interne li rendono negoziatori poco credibili e inaffidabili
    gli uni che si accordano per la pace lasciano spazio a sinistra anuovi tagliagole

  31. 716
    arial scrive:

    http://notizie.virgilio.it/notizie/e…,29239220.html

    Per il ministro degli Esteri, Hamas rischia di essere scavalcata da movimenti iper-estremisti. Per questo, a Israele conviene far ripartire subito il negoziato – Per quanto riguarda l’omicidio dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni “non tutto è ancora molto chiaro”. Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che ha espresso preoccupazione per il fatto che “Hamas ora rischia di essere scavalcata da movimenti iper-estremisti e iper-radicali”. Secondo il ministro, “questo è il risultato di una situazione in cui il negoziato è bloccato”. Proprio per questa ragione, Israele ha tutto l’interesse nel far ripartire il negoziato di pace: “Israele sa bene che rischia di essere circondato e isolato se non propone con coraggio una ripresa del negoziato. Noi lo stiamo incoraggiando molto e continuiamo così”.
    Risp

  32. 715
    l'etranger scrive:

    e ancora: ‘ha commesso’

    cercherò di stare + attenta next time…

    Un saluto.

  33. 714
    l'etranger scrive:

    scusate: ‘la professionalità’ …e intendevo: ‘e cosa dire della situazione palestinese oggi’?

  34. 713
    l'etranger scrive:

    Ciao bubs (712),

    lasciando perdere scamardella con cui ho rinunciato a parlare da tempo, vorrei tornare sul tema dell’unicità dell’olocausto; un tema molto delicato ma non per questo non argomentabile e/o discutibile. Perché descrivere l’Olocausto come unicum e su quali basi? In fin dei conti, la continuità fra l’olocausto e altri genocidi come quello degli Armeni (1915-7) e’ stata notata da autori, come la Arendt, che difficilmente possono essere accusati di antisemitismo…la questione non e’ cosi scontata…Certamente come dicono in molti l’olocausto rappresenta per certi versi un unicum (Levi, Agamben, ma anche e ancora Arendt) – il ‘professionalità’, for want of a better word, con cui i tedeschi hanno sterminato gli ebrei, omosessuali, disabili e roms certamente non ha precedenti…e questo porta autori come Enzo Traverso a dire che l’olocausto e’ ‘un prodotto della civilizzazione Occidentale’… ma questo non vuole dire che sia irripetibile o che non possa essere paragonato, nel rispetto delle diversità, a genocidi precedenti o presenti…Senza entrare nei dettagli, Agamben per esempio, descrive Guantanamo come un campo di concentramento contemporaneo…e cosa della situazione palestinese oggi? Non potrebbe questa per alcuni aspetti essere paragonata a quella degli ebrei durante l’era nazista?

    Il problema, secondo me, e’ quello da te sottolineato ma notato anche da altri autori autorevoli come Zygmunt Bauman o Judith Butler (herself ebrea). E cioè il pr e’ un (abu)uso dell’olocausto come giustificazione di politiche contemporanee da parte dello Stato di Israele che hanno caratteri a dire poco contestabili. Se l’olocausto diviene certificato di legittimità, un passa condotto per politiche disumanizzanti passate e future, un pagamento d’anticipo per ingiustizie e/o politiche guerrafondaie che Israele potrebbe e/o a commesso, allora io direi che e’ lo stato di Israele che depriva e/o svuota l’olocausto di significato, riducendolo ad un evento giustificatore e/o propagandistico.

  35. 712
    bubs scrive:

    tu sei un fanatico che li odia senza avere il coraggio di ammtterlo

    Ovviamente. Fanatico è chi denuncia il genocidio compiuto da Israele, non chi, come te, lo difende ciecamente. Non fa una piega.

    l’locausto è unico solo un demente può negarlo

    Non ho detto che non sia unico. Ho detto che è sbagliato usarlo ancor oggi come arma di ricatto come fa Toaff e il sionismo in genere. Il mio ragionamento è chiarissimo, per chi vuol capire.

    Toaff reagisce al dolore , lo sterminio di tutti parenti , scientifico , deliberato , razziale è una ferita alla quale ogni uomo reagisce con le sue angosce , il suo personale dolore

    Ti ho già detto che anch’io ho perso un familiare. Mi piacerebbe che Toaff mostrasse un po’ di sdegno anche quando viene massacrato un popolo diverso dal suo e, soprattutto, quando ciò avviene per mano del suo popolo. L’Olocausto è stato una tragedia, ma non è giusto usarlo come credito nei confronti del mondo e della storia.

  36. 711
    marco scamardella scrive:

    blockquote>Tra ebrei e israelianquelli dello Stato criminale ?

    il punto di voista razziale per dimostrare di non essere razzisti

    un testa coda logico

    lo Stato criminale ha diritto di esistere in confini sicuri ?

    qalcuno avverte Hams che vuole buttrali a mare ev distruggere Israele

    o è meglio non disturbarli i compagni di hamas e datre fiato alla loro propaganda ?

  37. 710
    marco scamardella scrive:

    È la stessa strategia che usate tu e altri qui dentro e nei blog di tutto il mondo: sì ma noi abbiamo avuto l’Olocausto, sì ma noi siamo attaccati, sì ma noi siamo vittime. Quindi, cortesemente, fateci fare tutto quello che vogliamo senza protestare e senza intralciarci, altrimenti siete antisemiti.

    io non sono ebreo

    tu sei un fanatico che li odia senza avere il coraggio di ammtterlo

    l’locausto è unico solo un demente può negarlo

    diversamenteun antisemita apparentemente non idiota di quelli della nuova versione antisionisti politically correcty ha bisogno di negare l’unicità e di banalizzarlo e lo fa lucidanmente

    Toaff reagisce al dolore , lo sterminio di tutti parenti , scientifico , deliberato , razziale è una ferita alla quale ogni uomo reagisce con le sue angosce , il suo personale dolore

    le sue fobie e paure

    non capirlo è essere delle bestie disumane

  38. 709
    arial scrive:

    Tra ebrei e israeliani esistono altri punti di vista

    Jeff Halper : Vittorio Arrigoni ,ci sosterrai sempre e ci ispirerai

    Dopo aver perso un altro amico e compagno meno di due settimane fa, Juliano Mer-Khamis, mi tocca piangere e ricordare il collega e compagno di bordo in Free Gaza, Vittorio (Vik) Arrigoni, brutalmente assassinato la notte scorsa da estremisti religiosi a Gaza (in realtà Vittorio e Juliano si somigliavano, nell’aspetto fisico, per il carattere vivace e allegro, e per l’insistenza nello “stare lì” quando gli oppressi avevano bisogno di loro)

    .Vik era davvero una persona esagerata. Era così pieno di energia, un misto di gioia, cameratismo, e impazienza verso i confini delle barche o delle prigioni come Gaza, che all’improvviso ti prendeva in braccio e ti sollevava, o “faceva a botte” con te – era un bel ragazzo, grande e grosso, forte, esuberante e sorridente perfino nelle situazioni più opprimenti e pericolose – come per dirti: “Yaala (“Muoviti! Forza!” in arabo, n.d.t.)! Queste navi militari israeliane che sparano contro di noi e i pescatori palestinesi non riusciranno a prevalere sulla nostra solidarietà, sulla nostra indignazione e sulla giustizia della nostra causa!” (Vik rimase ferito in uno di questi scontri). Lui si avvicinava da dietro, alle spalle, e ti diceva: “L’Occupazione cadrà…proprio…così!”, (e scherzando ti buttava a terra, ridendo e giocando insieme a te). Vik, che come me aveva ricevuto la cittadinanza palestinese quando rompemmo l’assedio ed entrammo nel porto di Gaza nell’agosto 2008, era un costruttore di pace esemplare. Nonostante avesse la sua famiglia in Italia, ha condiviso la sorte dei palestinesi con tutto se stesso, come era solito fare. (Sulla sua pagina Facebook c’è scritto: “vive a Gaza”). Era conosciuto soprattutto perché accompagnava i pescatori che cercavano di portare avanti il proprio lavoro nonostante i bersagliamenti pressoché quotidiani da parte della marina israeliana, che li confinava nelle acque ormai prive di pesci e piene di liquami vicino alla costa di Gaza. Almeno diciotto pescatori sono stati uccisi negli ultimi dieci anni, circa 200 sono stati feriti, molte imbarcazioni sono state fatte naufragare e molte attrezzature sono state danneggiate. Ma egli si lasciava coinvolgere profondamente dovunque ci fosse bisogno di lui a Gaza, tra i contadini come tra i bambini che avevano subito traumi, nei momenti di angoscia e dolore – il suo libro, “Gaza: Restiamo Umani”, testimonia le sue esperienze tra la gente durante le tre settimane di attacco da parte di Israele nel 2008-2009 – o semplicemente stando con la gente nei caffè o nelle case.Quando si è appresa la notizia del suo rapimento, centinaia di appelli sono sorti spontaneamente, e non provenivano soltanto dalla comunità pacifista internazionale, ma soprattutto dalla popolazione palestinese angosciata di Gaza. Oggi si terrà una cerimonia commemorativa a Gaza City e in altre parti dei Territori Occupati.

    Oltre che a Gaza, Vik ha lavorato sulla West Bank, ed è stato in carcere tre volte prima di essere espulso da Israele. Ma il suo lavoro di pace non si concretizzava solo in questa forma di attivismo. Vik era un maestro della comunicazione – fisica, verbale, scritta (il suo blog, Guerrilla Radio, era uno dei più popolari in Italia) – e metteva insieme, senza sforzo, esperienze personali, reportage e analisi.
    Vik era ciò che possiamo definire un “testimone”: una persona che fisicamente stava insieme agli oppressi e ne condivideva i trionfi, le tragedie, le sofferenze e le speranze. E inoltre era uno che attraverso le sue azioni cercava di provocare un cambiamento autentico. Lui, come Juliano, Rachel e molti altri che hanno sacrificato se stessi per la pace e la giustizia in Palestina e nel resto del mondo, lascia un vuoto enorme nei nostri cuori, nelle nostre vite e nella lotta.Uomo, mi manchi. Ma ogni volta che mi sentirò stanco o scoraggiato, ti sentirò mentre mi sollevi con forza e, con il tuo sorriso enorme e la tua risata, minacci di buttarmi a mare se solo ho qualche esitazione nel lanciarmi nella lotta. Tu eri e sei la forza tellurica della battaglia contro l’ingiustizia. Ci sosterrai sempre e ci ispirerai. Come i pescatori palestinesi che amavi così tanto, noi e tutti coloro che combattono per le cose fondamentali della vita in tutto il mondo, ci impegniamo a portare a termine la tua visione.PeaceLink – HomepageCiao, amico.

    http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=1&sqi=2&ved=0CB8QFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.peacelink.it%2F&ei=WJGsTbLZAcbVsgavvPCMCA&usg=AFQjCNEWnu9F07z_seAOQyTd9DtlydU_ow&sig2=TuthKN5P66LqeuLnywa4oQ

  39. 708
    arial scrive:

    Arrigoni, vilipendio alla memoria

    diLuca Galassi

    http://it.peacereporter.net/articolo/28024/Arrigoni%2C+vilipendio+alla+memoria

  40. 707
    bubs scrive:

    quello che è successo in Germania è unico

    Toaff piange gli ebrei morti sotto il nazismo quanto voi sionisti piangete la morte di Arrigoni. L’ostinazione a non voler sorvolare la Germania fa parte di una strategia ben precisa: mantenere l’Europa sotto il ricatto della colpa del passato per ottenere più facilmente favori e concessioni per Israele nel presente.

    È la stessa strategia che usate tu e altri qui dentro e nei blog di tutto il mondo: sì ma noi abbiamo avuto l’Olocausto, sì ma noi siamo attaccati, sì ma noi siamo vittime. Quindi, cortesemente, fateci fare tutto quello che vogliamo senza protestare e senza intralciarci, altrimenti siete antisemiti.

  41. 706
    Centro Rachel Corrie scrive:

    Quasi ogni giorno trovavamo nella posta almeno un messaggio di Vik Utopia –così si firmava Vittorio Arrigoni – che ci aggiornava sulla vita e sulla morte a Gaza.
    I suoi messaggi più recenti ci avevano parlato prima della manifestazione dei giovani gazawi scesi in piazza il 15 marzo scorso e repressi duramente dai corpi speciali di Hamas, poi dei recenti attacchi di Israele sulla Striscia che avevano provocato molte vittime fra i civili.
    Vittorio Arrigoni non c’è più, ucciso da chi non sa riconoscere la dignità e la bellezza. Da tre anni Vittorio viveva a Gaza, amato dalle persone comuni, dai pescatori, dai contadini, dai giovani, di cui conosceva e raccontava problemi e sofferenze, a partire da quelli provocati dall’Operazione Piombo Fuso del 2008, di cui era stato uno dei pochi testimoni occidentali. L’ultimo aggiornamento che Vittorio aveva postato mercoledì 13 aprile sul suo blog guerrilla radio riguardava la morte di quattro lavoratori palestinesi schiacciati nel crollo di uno dei tunnel al confine attraverso cui arrivano a Gaza i beni di prima necessità.
    Abbiamo conosciuto Vittorio quando gli abbiamo comunicato l’intenzione di conferirgli il Premio Speciale Rachel Corrie 2010. Ha accettato un po’ stupito, dichiarandosene onorato. Non potendo uscire da Gaza in occasione della premiazione del 4 ottobre, ci ha promesso e regolarmente inviato un video che lo mostrava durante le sue quotidiane attività; dopo la premiazione, in cui i suoi genitori avevano ritirato il premio in sua vece, ci ha ringraziato commosso per l’accoglienza riservata ai suoi genitori.
    Era un uomo buono, autenticamente grande, che aveva deliberatamente scelto di vivere fra persone ferite ed umiliate, chiuse in una striscia di terra martoriata ed infelice, di cui talvolta sembrava essere rimasto l’ultimo testimone.
    I suoi assassini, accecati da un odio feroce e ottuso, hanno voluto porre fine alla vita del cittadino di un “degenerato staterello crociato”, non si sono accorti di avere invece vilmente ucciso un uomo giusto, che con la sua testimonianza faceva onore non solo all’Italia, ma al mondo intero.
    Questo crimine orrendo provocherà altre vittime, pensiamo ai bambini, alle donne, agli uomini della Striscia di Gaza che sono stati privati della voce del loro amico Vittorio, che in questi anni si è limpidamente levata – spesso da sola – a difesa della loro umanità negata e oltraggiata.
    Questa morte arriva dopo l’altra di Juliano Mer Khamis ucciso pochi giorni fa a Jenin, in Cisgiordania. Sia Vittorio sia Juliano lottavano per una società nonviolenta, stavano dalla parte degli oppressi e si battevano contro l’occupazione israeliana. Vittorio aveva dichiarato “guerriglia alla prigionia dell’informazione.. contro la corruzione dell’industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l’imperdonabile assopimento della coscienza civile”, mentre il Freedom Theatre di Juliano Mer Khamis era nato per contrastare l’isolamento, la frammentazione e la disillusione di un popolo che vive da troppi anni sotto occupazione militare, sostenendone il diritto alla libertà di informazione e al rispetto dei diritti individuali.
    Oggi ci stringiamo in un ideale abbraccio intorno alla famiglia di Vittorio insieme con tutti coloro che ne stanno piangendo la morte.
    Cercheremo di restare umani, come Vittorio ci ha insegnato. La strada è difficile.

  42. 705
    marco scamardella scrive:

    Ma si sa: al popolo eletto tutto si concede e, se alzi troppo la voce, ti prendi pure dell’antisemita

    comicità involontaria …………

    doppio pesismo ?

    quello che è successo in Germania è unico

    non si può metter nella bilancia se non con qualcosa di analogo se mai avverrà

    gli unici fenomeni che si avvicinano sono Katyn , sebrenica , POl pot in cambogia , i contadini ucraini sotto Stalin

    gaza e palestina sono situazioni tipoo quella comminata a Tripoli dalla nato nel tripudio della stampa democratica edi molta sinsitra

    fosforo uranio compresi ……….

  43. 704
    bubs scrive:

    gli hanno seccato sei milioni di parenti indiretti ……….
    conosco un signore che non compra auto tedesche , troppi cugini , sorelle , zii ……….
    è comprensibile

    È comprensibile solo per voi sionisti, abituati alla doppia morale. Ciò che vale per voi non vale mai per gli altri.
    Mio nonno è stato ucciso dai tedeschi, non per questo io odio i tedeschi di oggi, tant’è che ci ho pure vissuto per anni in Germania. Questo non significa negare l’Olocausto, ma prendere atto che i contesti storici cambiano e si deve essere disposti a cambiare anche atteggiamento di fronte alla realtà. Se tutti applicassimo lo stesso metro di giudizio di Toaff, saremmo perennemente in guerra tutti contro tutti, perché tutti avremmo qualche buon motivo per rivendicare un torto subito in passato.

    Ma si sa: al popolo eletto tutto si concede e, se alzi troppo la voce, ti prendi pure dell’antisemita.

    se si vuole davvero bene ai palestinesi si è parte della pace , del compromesso , dei due diritti

    Per voi l’unico modo per voler bene ai palestinesi è accettare in silenzio che Israele continui a massacrarli, a scacciarli giorno dopo giorno dalle loro colline gettando loro addosso i propri liquami come si farebbe con i maiali (perché tali li considerate). In caso contrario, si è automaticamente antisemiti e a favore della guerra.

    Taci che è meglio.

  44. 703
    arial scrive:

    Vittorio merita il rispetto e l’analisi politica non il dileggio o la trasformazione del suo corpo in un videogame giocato cinicamente La sua fine è stata atroce, la sua scelta pagata fino in fondo.

    di Francesca Borri
    RESTIAMO LIBERI

    Mohammed Swerki, cuoco al servizio della guardia presidenziale di Fatah, fu suicidato giù da una finestra, a Gaza, per essere entrato con il suo vassoio del pranzo nell’ufficio sbagliato. La risposta di Fatah fu Husam Abu Qinas: giù da una finestra, a Ramallah, perché legato a Hamas. Durante Piombo Fuso, mentre gli israeliani strangolavano una popolazione già stremata da anni di occupazione e poi embargo, senza neppure consentirle la fuga, Fatah e Hamas non hanno trovato niente di più urgente in cui impegnarsi che un regolamento dei conti: un inferno parallelo. Perché nessuna guerra, alla fine, ha combattenti migliori di altri – immunità morali: nessuno è illeso.Certo: a sequestrare Vittorio potrebbe essere stato uno dei gruppi salafiti di cui l’International Crisis Group, solo un paio di settimane fa, denunciava la forza crescente. I salafiti sostengono un’interpretazione letteralista dell’Islam, e accusano Hamas di non applicare il Corano con sufficiente rigore: soprattutto, di battersi per uno stato palestinese, invece che per l’unità musulmana – di essere un movimento ormai laico e nazionalista. Ma onestamente, a sequestrare Vittorio potrebbe essere stato anche qualcuno in cerca di pretesti per serrare il controllo, il giogo sul territorio. Perché la forza crescente, a Gaza, non è affatto la forza dell’Islam, salafita o meno, ma quella dei ventenni che avrebbero voluto un’altra Tunisia, un altro Egitto: e si sono ritrovati manganellati. A Gaza da Hamas, a Ramallah da Fatah.

    Vittorio non è stato colpito perché occidentale, ma perché libero. E questo, in guerra, ti fa pericoloso per chiunque. Juliano Mer Khamis si definiva ebreo e palestinese: è stato ucciso non perché ebreo, ma perché palestinese: perché icona non tanto della convivenza, quanto di una società aperta e critica, capace di ripensarsi e rinnovarsi. Una società senza padroni. Hamas, ieri, invitava a fondarsi solo sulle informazioni fornite dal ministero degli Interni. Vittorio viveva a Gaza proprio perché potessimo non fondarci sulle informazioni fornite dagli addetti stampa di chi comanda.

    In vent’anni, e milioni di dollari di aiuto allo sviluppo, le sole istituzioni che l’Autorità Palestinese ha costruito sono gli apparati di polizia e sicurezza: e non per il mantenimento dell’ordine pubblico, ma la repressione del dissenso, mentre l’economia precipitava alle dipendenze dell’elemosina internazionale – e i bambini alla malnutrizione. In cambio di nicchie individuali di potere e ricchezza, larga parte della leadership palestinese ha accettato di gestire l’occupazione: è ormai parte del problema, non della soluzione. Ed è contro tutto questo, come Vittorio sapeva e scriveva, e soprattutto approvava, che la società civile, la maggioranza palestinese sta tentando di ribellarsi. La priorità, si oppone, è l’unità nazionale. Ma Mahmoud Abbas, che era pronto a barattare il rapporto Goldstone con la concessione di nuove frequenze alla società di telecomunicazioni dei suoi figli, promette adesso ai salafiti la pena di morte per alto tradimento: questa non è la Palestina libera per cui Vittorio è vissuto: è la Palestina sfigurata da cui è stato ucciso.

    Qualcuno avanza l’ipotesi di una regia israeliana. Magari per intimidire la prossima Freedom Flotilla – e più in generale, gli internazionali. Il popolo palestinese, si dice, non avrebbe interesse a compiere crimini così autolesionisti. Onestamente, il popolo palestinese non avrebbe interesse neppure a lanciare razzi, e invece sono anni che Hamas ancora si ostina con questi razzi di cartapesta che semplificano il lavoro degli israeliani. Forse è il momento di riconoscere che non tutto, in Palestina, arriva dall’occupazione e dalla trappola di Oslo. Chi finisce per essere più palestinese dei palestinesi, come Vittorio, come Juliano, sa che la società perfetta non esiste. Che i confini tra noi e loro, tra gli oppressi e gli oppressori, non coincidono con le frontiere degli stati. Con le linee verdi. “Vedo gli innocenti confondersi e gli assassini ballare”, suonava un vecchio De Gregori: “e gli innocenti corrompersi e gli assassini brindare” – restiamo liberi.
    http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2647:restiamo-liberi&catid=23:interventi&Itemid=43

  45. 702
    marco scamardella scrive:

    Non pago dei bombardamenti quotidiani a Gaza, Israele martedì ha bombardato anche il Sudan.

    Nell’auto centrata da un missile sparato da un elicottero israeliano a Port Sudan, sono morti Abdel Latif al-Ashqar, dirigente di spicco di Hamas e un suo fedele collaboratore.

    Non è il primo raid aereo israeliano contro il Sudan in questi ultimi anni. Nel gennaio 2009 un convoglio composto da 17 automezzi fu attaccato da cacciabombardieri nei pressi della frontiera con l’Egitto. I morti furono 119, tra di essi molti civili.

    Ora immaginate per un secondo che succederebbe se un elicottero sudanese bombardasse Tel Aviv per uccidere un presunto terrorista

    Stay Human

    Vik da Gaza city

    lo scritto sotto un avignetta razzista blasfema anti ebraica

    risulat che hamas lo fornisse di passaporto

    e di ogni agevolazione

    belle e tenere le sue foto con il macellaio capo di hamas

    bello ed esplicativo il detto a afre coccole a un serpente velenoso si finisce per essre morsicati , è la sua natura

  46. 701
    marco scamardella scrive:

    ma quando Toaff si rifiuta anche solo di sorvolare la Germania a quasi settanta anni dall’Olocausto va tutto bene, vero?

    gli hanno seccato sei milioni di parenti indiretti ……….

    conosco un signore che non compra auto tedesche , troppi cugini , sorelle , zii ……….

    è comprensibile

    poco comprensibile la veste di pacifisti della mutua e i funerali da eroe martire della causa dell’odio e della distruzione di Israele

    se si vuole davvero bene ai palestinesi si è parte della pace , del compromesso , dei due diritti

    farsi parte dell’odio , del rito del disprezzo ,vuol dire procurare altre morti

    altri sacrifici umani di palestinesi e isrealiani in nome del Dio dell’odio dell’ideologia rivoluzionaria violenta fascistoide

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23 feb - 11:42: Mesto ritorno all'alba da Marsiglia, città peraltro sempre più bella ...

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