L’iniziativa di Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale”, in sostegno della candidatura di Roberto Lassini nel Pdl milanese, conferma quel che la Moratti voleva nascondere: il legame organico, finanziario, ideologico e organizzativo tra quei manifesti anonimi con cui è stata tappezzata Milano senza badare a spese, e il Pdl di Berlusconi. Sallusti ora propone di votare insieme la Moratti e Lassini, evidenziando che non vi è contraddizione in questa scelta. E’ vero. Impressiona semmai la disinvoltura con cui ha mentito il coordinatore del Pdl lombardo, Mario Mantovani, negando di essere al corrente di una campagna propagandistica dispendiosa e concepita nei suoi uffici. Neppure stupisce di ritrovare schierata di fianco a Lassini una vecchia conoscenza come Tiziana Maiolo, molto rapida nelle scelte di campo.
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1 maggio, 2011 alle 8:16 pm
Lavoro a tempo determinato.
Di contratti di lavoro a tempo determinato si cominciò a parlare all’inizio degli anni ’70 (ho il privilegio dell’età e anche della memoria). Era un periodo non facile, quello, per l’economia, entrata in crisi dopo molti anni di boom a causa del primo choc petrolifero. Le aziende bloccarono le assunzioni perchè gli imprenditori, davanti a prospettive incerte, non se la sentivano di “contrarre altri matrimoni” con i lavoratori (allora il rapporto lavoratore-impresa era difficilmente risolvibile per volontà dell’impresa). “E se le macchine non lavorano, come faccio a pagare gli operai?” si lamentavano non senza ragione.
Nacque allora l’idea: Se creassimo un contratto grazie al quale assumere in caso di particolari necessità produttive con la possibilità di licenziare in tempi di stati o di crisi? Naturalmente, si diceva: il lavoratore temporaneo deve essere retribuito molto di più del lavoratore dipendente dato il rischio che corre di essere lasciato a casa all’improvviso. E nel periodo di disoccupazione deve godere di benefici extra rispetto al lavoratore protetto del tempo indeterminato.
Come sappiamo molti anni dopo, grazie al centrosinistra, i contratti di lavoro a termine sono diventati realtà. Ma il principio degli anni ’70 – con buona pace dei Treu e dei Giugni – è stato capovolto: contratto a tempo determinato significa oggi mascherare spesso lavoro a tempo indeterminato, con salari irrisori e protezioni sociali ridicole. Peggio, in qualche caso, dei contratti in nero: almeno c’era la possibilità di rivolgersi al giudice del lavoro che spesso dava ragione al lavoratore.
Mi saprà spiegare la sua trasmissione i perchè di questa involuzione e perchè non c’è stata una reazione sindacale, politica, sociale adeguata?
Grazie.
Vito Luise
27 aprile, 2011 alle 10:54 am
Ma come mai la sindaca moratti se la prende con uno sconosciuto come lassini per quei manifesti orrendi e offensivi che tutti conosciamo e mai e dico mai, anzi,abbia avuto da ridire sulle offese quotidiane, anche pesanti,che il p.d.c.berlusconi rivolge ai Magistrati al Presidente della Repubb. alla Corte Costituzionale..ecc.ecc..?Che bella figura avrebbe fatto la sindaca moratti se si fosse dimessa!La dignità per i politici purtroppo non esiste più!
26 aprile, 2011 alle 2:55 pm
Il nuovo acquisto di Fli? Agazio Loiero. L’ex governatore della Calabria ha deciso di lasciare il Pd («Che io, unico calabrese, ho contribuito a fondare», commenta amaramente) e di passare al gruppo Autonomia e diritti. Ma non è escluso che prima o poi l’approdo sia il partito del presidente della Camera. Galeotto fu il fax con il quale Loiero (ex Dc, poi cossighiano, mastelliano e infine rutelliano) ha comunicato all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale il nuovo cambio di casacca. È quello della pasdaran finiana Angela Napoli, che da destra continua a sparare bordate sul governatore ex An Giuseppe Scopelliti. I rapporti tra Agazio, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli sono ottimi, e pare che la Napoli si stia spendendo per portare sulle rive di Futuro e libertà Loiero e altri transfughi Pd. «Con lei coltivo sentimenti d’amicizia e d’ammirazione». Se son rose…
Il rinvio a giudizio dell’ex presidente della Regione Agazio Loiero, di 15 ex assessori dell’esecutivo di centrosinistra e di altre otto persone e’ stato chiesto dalla Procura di Catanzaro a conclusione di un’inchiesta su presunti illeciti nella gestione di fondi regionali per progetti che non sarebbero stati realizzati. L’inchiesta fa riferimento a fatti accaduti tra il 2005 ed il 2009 e riguarda un progetto per l’impiego di disoccupati di lunga durata per la manutenzione delle aree verdi dei parchi calabresi. L’accusa della procura di Catanzaro a carico di assessori, consiglieri ed ex dirigenti del massimo ente locale, è quella di abuso d’ufficio riguardo alla gestione di un progetto dell’ente per l’inserimento lavorativo dei disoccupati.
Oltre all’ex governatore Agazio Loiero, sono coinvolti nell’inchiesta Mario Pirillo, Nino De Gaetano, Mario Maiolo, Nicola Adamo, Doris Lo Moro, Sandro Principe, Diego Tommasi, Luigi Incarnato, Demetrio Naccari Carlizzi, Domenico Cersosimo, Vincenzo Spaziante, Francesco Sulla, Michelangelo Tripodi, Giovanni Dima e i dirigenti Franco Lucio Petramala, Domenico Carnevale, Marinella Marino, Michelina Ricca e Rocco Leonetti, Francesco Morelli, Antonio Saladino e Matilde Mancini.
Il Pm Elio Romano ha notificato la conclusione delle indagini preliminari agli indagati, formalizzando le accuse proprio in ordine alla gestione dei fondi (circa 10 milioni di euro) relativi all’affidamento a soggetti disoccupati da lungo tempo, dei lavori di pulizia e manutenzione delle aree verdi dei parchi della Sila, del Pollino e dell’Aspromonte. L’individuazione e l’inserimento lavorativo, secondo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza, non sarebbero state compiute con regolarità: i fondi ministeriali previsti, in sostanza, sarebbero stati stanziati, ma i lavoratori beneficiari non sarebbero stati nemmeno individuati dalle società che dallo stesso ente erano state deputate a questa operazione, prima la Sial e poi l’Arssa.
Insomma i lavoratori non sarebbero mai stati scelti, i fondi destinati dal ministero del Lavoro al loro pagamento mensile sarebbero stati gestiti in maniera non chiara e, infine, le modalità di aggiudicazione dell’appalto per l’individuazione dei beneficiari (andato in prima istanza alla Sial) sarebbero irregolari.