Questo articolo è uscito su “La Repubblica”.
La notizia, a Milano, è che la Lega non sta facendo la campagna elettorale per il ballottaggio. Deve essere altrove, ma dove? I big si danno appuntamento nel fortino di via Bellerio, raggiungibile da Varese e Bergamo con la tangenziale nord, senza metter piede nella metropoli contesa dove nessuno di loro peraltro ha casa. Zero comparsate televisive. Zero comizi programmati. Solo cinque giorni dopo la breccia di Pisapia, il Carroccio fa atto di presenza appiccicando in giro dei manifesti-spauracchio su un’inverosimile Zingaropoli. Già gli appuntamenti centrali del 29 aprile e del 13 maggio scorsi, con un Bossi in tono minore e una Moratti in camicetta verde seta, avevano richiamato un pubblico inequivocabilmente scarso; confermando l’impressione che la reconquista di Palazzo Marino non fosse in cima alle aspirazioni del capo leghista. Come spiegare altrimenti la testa di lista rinunciataria affidata a un giovane come Matteo Salvini, certo popolare fra gli ascoltatori di “Radio Padania” per le sue sparate contro i rom “peggio dei topi”, ma ben lontano da un profilo amministrativo, di governo?
Vero è che dai tempi lontani di Marco Formentini (sindaco) e di Giancarlo Pagliarini (ministro del Bilancio) Milano non ha più avuto un dirigente leghista di rilievo nazionale. Proprio quest’ultimo, il vecchio Paglia, quando ha capito che Bossi accodava la Lega alla Moratti, gli ha fatto il dispetto di candidarsi sindaco con una lista autonoma. E ora, dopo aver goduto del voto disgiunto di almeno un migliaio di elettori leghisti, per il ballottaggio dice di aver già deciso: “La Moratti non è mica adatta a fare il sindaco”.
Se i big restano lontani, chiusi nella periferia di via Bellerio, chi presidia per conto di Bossi la Milano degli affari e dei danée? L’uomo a cui la Lega delegava la sua rappresentanza nell’establishment ambrosiano, il banchiere Massimo Ponzellini, all’indomani della scoppola elettorale s’è fatto vedere alla Scala per il concerto di Daniel Barenboim, mal rasato e faccia scura. Non sembra più nemmeno lui, forse perché la vigilanza di Mario Draghi sta creando un sacco di grane alla sua Banca Popolare di Milano. Aduso negli ultimi anni a ostentare la parentela col potente capo lumbard Giancarlo Giorgetti, ora il Ponzellini si affretta a dichiarare –ohibò- di non avere mai votato Lega. E con fatalismo soggiunge: “Quando il vento cambia, chiniamo la testa”.
Rinfoderato il sogno di orientare la prossima successione di Giuseppe Guzzetti al vertice della Fondazione Cariplo, i dirigenti leghisti racconteranno forse ai nipotini quella serata di gala al Castello Sforzesco, era il 2 ottobre 2009, quando i potenti li omaggiavano e il vicepresidente dell’Unicredit, Fabrizio Palenzona, commise perfino l’ingenuità di presentarsi in cravatta verde alla prima del kolossal “Barbarossa”. Chi se ne importa dello sperpero di denaro pubblico per la produzione del film, aggravato dal fiasco successivo ai botteghini: Milano pareva ai loro piedi. Tanto è vero che alle regionali del 2010 la Lega a Milano balzò al 14%. Un voto d’opinione che seppero valorizzare grazie a un luogo comune mai verificato: il mito del Carroccio unico partito di massa radicato sul territorio.
Davvero? Pochi mesi dopo la serata della Lega superpotente al Castello Sforzesco, febbraio 2010, scoppiava la rivolta degli immigrati nel quartiere di via Padova. Ma è proprio lì che verranno al pettine i nodi di un movimento nordista che ha dirottato su Roma i dirigenti più capaci, ignorando la crucialità di Milano. Oggi te lo dicono sottovoce: “Se avessimo candidato Roberto Maroni a Palazzo Marino, invece di metterlo a capo del Viminale…”. Fatto sta che drammatizzare le tensioni della società multietnica ha provocato una reazione ben diversa da quella attesa, fra i cittadini coinvolti in continue, inutili provocazioni. L’ultima, lo scorso Natale, quando un dissennato assessore comunale cercò di vietare le luminarie d’auguri scritti nelle varie lingue degli immigrati. Un sopruso cui si oppose lo stesso Matteo Salvini. L’offesa recata a quartieri difficili dove operano però numerosi soggetti impegnati nell’integrazione, ha finito per punire gli imprenditori della paura: nei seggi di via Padova, via Adriano, via dei Transiti la Lega ha subito un tracollo di voti. Così come nelle altre zone in cui ha esasperato lo scontro, intorno ai campi rom e ai centri sociali.
I risultati del voto comunale, con una flessione di quasi cinque punti percentuali rispetto alle regionali dell’anno scorso, confermano che la Lega a Milano è un partito d’opinione dall’elettorato molto fluttuante. Un’esigua minoranza. E’ vero che dispone di una base di militanti significativa, caratterizzata da un rapporto fideistico con i loro capi. A orientarli, però, è una potente ideologia, non un modello di governo amministrativo. “La base sta dove sto io”, si è vantato giovedì Umberto Bossi. Ma non a caso per limitare le defezioni e motivare i suoi a votare la detestata Moratti, deve far ricorso alle solite trivialità in stile “zingaropoli” della cosiddetta, famigerata “pancia leghista”. Col rischio di innescare un effetto perverso, sulle frequenze di “Radio Padania Libera”: l’emittente di via Bellerio, diretta da Matteo Salvini, che viene spacciata per termometro degli umori popolari. Trasmette sfoghi xenofobi e lamentele antiromane, alimentando l’equivoco di una Milano molto distante da quella reale. Col risultato di rendere impossibile alla Lega un’evoluzione moderata; tanto meno un rinnovamento dei suoi quadri milanesi, condannati all’agitazione e negati all’amministrazione. Irrimediabilmente minoritari. Quando poi la realpolitik impone di sostenere la Moratti o di schierarsi con Berlusconi contro i giudici, giocoforza il mugugno dilaga finché si spengono i microfoni e si censurano i blog.
La leggenda della “pancia leghista” spacciata per volontà popolare, diviene un racconto impossibile quando la realtà impone smentite evidenti: i costi e le tortuosità del federalismo; il crollo della diga anti-immigrati nel Mediterraneo; l’anacronismo delle proteste contro i festeggiamenti dell’Unità d’Italia. Milano è sensibilissima nel cogliere le novità della storia, dalla rivoluzione araba alla nuova politica americana. Per la prima volta la Lega avverte l’inadeguatezza del suo vocabolario, di più, la necessità di una revisione strategica.
Affiorano così, fra i militanti, le domande più scomode. Ma Bossi è ancora lucido? Perché dovremmo credere al talento politico del Trota e dei cortigiani? La lottizzazione delle cadreghe di sottogoverno non ci sta rendendo uguali agli altri partiti?
Per tacitare l’inquietudine, la risposta viene dilazionata al raduno di Pontida, domenica 19 giugno. Come se di nuovo il rito comunitario e il discorso del capo, suggellati da un giuramento, potessero miracolosamente infondere l’armonia perduta. Magari col favore della solitudine politica e dell’opposizione che fra i militanti esercitano un fascino nostalgico. Mentre i dirigenti sanno benissimo che lasciare il governo, dopo dieci anni quasi ininterrotti, sarebbe molto costoso.
Il vero trauma che sta vivendo la Lega non è la perdita di una Milano che mai è stata sua, dove si muove con disagio, distante dagli oligarchi Pdl e ancor più dalla sindaca miliardaria. No. La delusione cocente è scoprire che la decadenza di Berlusconi reca sventura anche ai suoi alleati. Berlusconi consuma, dissipa il suo patrimonio di consensi, non lo trasferisce.
Dal Castello Sforzesco a via Padova, risuona patetica quella voce rauca che da un quarto di secolo ripete “La Lega ce l’ha duro!”, esponendosi a crudeli verifiche. Gli vogliono bene, proteggono la sua vecchiaia. Ma Bossi sa di non poterli chiamare a raccolta in difesa della Moratti. La Lega è altrove.
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24 maggio, 2011 alle 8:42 pm
Il modello multietnico è fallito, come pure il modello comunista
Viaggio a Foggia, nella Puglia governata da Vendola.
Tunisini a gruppi e famiglie che scavano con le mani nei cassonetti dei rifiuti, tunisini ricoverati in ospedale, tunisini a frotte nelle mense dei poveri, tunisini galvanizzati in feste di piazza della sinistra che inneggiano alla migrazione e chiedono di affidare il voto agli immigrati.
Una follia terribile aleggia in queste lande.
La resa della società civile pugliese alla volontà suicida della sinistra, corrisponde alla fine della civiltà pugliese in quanto tale, alla fine del modello religioso cristiano, alla fine del modello culturale italiano, svenduto allo straniero mussulmano.
Quel che accade oggi in Puglia, può essere rivelatore e di monito a quei milanesi che intendono dare credito all’allucinante programma elettorale del candidato delle sinistre Pisapia, il quale ha incentrato tutto il suo programma sugli stranieri, e non sui milanesi, sui mussulmani, e non sui cristiani, sui tunisini e non sugli italiani.
Anche gli affezionati sostenitori dell’unità italiana dovrebbero provare ripugnanza e sdegno di fronte a tali assurde pretese in favore di un modello culturale multietnico che è già fallito in tutta Europa.
Ed è proprio il fallimento sociale, cultutale e politico delle sinistre comuniste a sostenere e favorire l’ingresso di immigrati clandestini in Italia, consegnando loro un diritto al voto per compensare il netto rifiuto delle popolazioni italiane alle folli proposte politiche delle sinistre.
L’obiettivo politico sembra molto più che evidente:
sostituire gli italiani con gli immigrati dai quali si spera gratitudine e consenso.
Uno squallore inaudito, un suicidio civile senza alcuna giustificazione, un tradimento inaccettabile del popolo sovrano, della tutela e della garanzia dei suoi interessi e dei suoi diritti.
In tutti i paesi europei è stata abbandonata la speranza di una convivenza fra popoli, culture, culture e religioni incompatibili fra loro, mentre in Italia le sinistre puntano tutto il loro programma in quella multietnicità che sta provocando enorme dissenso popolare ed un sentimento di netto rifiuto ad un modello di convivenza e di integrazione che è fallito in partenza.
Uno zingaro, un rom, non andrà mai a scuola e non avrà mai un lavoro, un rom non si integra, perchè non vuole integrarsi.
Un mussulmano non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione: un mussulmano non si integra, perchè non vuole integrarsi.
Così come un comunista non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione.
Un comunista non si integra, perchè non vuole integrarsi.
Il residuo comunista italiano tenta di uccidere la società ed il modello italiano al solo fine di imporre il modello comunista attraverso una sostanziale modifica della società italiana e del popolo sovrano al fine di ceare artificiosamente quel consenso che viene loro negato loro e da sempre dal popolo italiano.
Se maometto non va alla montagna, la montagna andrà da maometto.
Così i comunisti italiani procedono nello spostare la montagna italiana per genufletterla al cospetto dell’islam.
Votare Vendola o Pisapia, significa votare islam, votare mussulmano, votare anti-pugliese, votare anti-italiano.
Orgogliosi italiani tanto affezionati all’italianità ed alla sua unità:
dove siete?
In queste elezioni si misura una identità culturale, sociale, storica e religiosa:
o gli italiani bocciano il modello Vendola-Pisapia, ovvero avalleranno l’osservazione che questo paese non sia unito, non abbia una identità nazionale unica ed univoca, non debba necessariamente e forzatamente restare unito per servire popoli stranieri invece del popolo sovrano.
Questa è una guerra, una guerra a tutti gli effetti.
E le guerre, si sa, non finiscono mai in pareggio:
ne resterà uno solo, sopravviverà un solo modello.
Bisogna votare secondo coscienza sapendo di votare per il popolo italiano o contro il popolo italiano.
Sempre che il popolo italiano sia unito, sia uno solo e sia disposto a scomparire in favore degli stranieri.
Sopravvivere o soccombere, questa è la scelta.
Ed ora, votate.
Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino Xml
23 maggio, 2011 alle 10:01 pm
Scusate ma non è il caso che qualcuno dica a questa gente che la sinistra governa città importanti da molti anni e anche bene..
Città come bologna firenze torino bari… e regioni come emilia toscana puglia…e tante altre..
Non penso che in queste città ci siano zingaropoli o mussulmani a gogò.. o gay in abbondanza… o altre cavolate..
Vivo a bari.. città del sud.. Città di Vendola e Emiliano..
Da quando c’è la sinistra la città e migliorata tanto…
La gente gira tranquilla di notte a tutte le ore senza problemi..
Molte donne sole girano di notte senza paure o altro..
Berlusconi pensi piuttosto che un italiano su 4 è povero e non riesce a mangiare, invece di dire cavolate, parlare dei suoi, processi e spostamenti di ministeri… Si vergogni… Spero che vinca Pisapia…Luigi bari
23 maggio, 2011 alle 7:40 pm
Sinfonia Patetica per la Lega.
23 maggio, 2011 alle 5:40 pm
Grazie Anna, http://www.antonioporchia.com.ar/ è un sito splendido.
22 maggio, 2011 alle 11:00 pm
Altro che Zingaropoli dottor Lerner, le notizie di cui preoccuparsi sono altre , a quanto pare …
http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_22/focarete-mia-moglie-uccisa-niente-giustizia_73b937fc-8456-11e0-8f6d-f05899f85374.shtml
Pare che i familiari della povera donna massacrata ad agosto non otterranno, quella che si dice, una vera e propria giustizia.
Complimenti alla Regione e al comune per non avere in nessun modo aiutato la famiglia.
Saluti
L.D.
22 maggio, 2011 alle 5:47 pm
tempi strani questi,
di solito, i Premier parlano a reti unificate in occasione di :
.auguri Natale
-auguri Capodanno
.auguri Pasqua(forse)
-nomina
-caso di conflitti
-dimissioni………………
-casi di calamita’ naturali
tutti avvenimenti collettivi
mai, nella storia politica italiana ,le Istituzioni hanno mai utilizzato i media pubblici, per influenzare il voto,(per il 25 Aprile,neanche una parola,forse considerato avvenimento meno importante)
ricordiamo che, Andreotti, Moro, Craxi, non hanno mai usato la tv per campagna elettorale, trattandosi di uso privato di un mezzo pubblico
ma,l’etica, che fine ha fatto?
22 maggio, 2011 alle 5:29 pm
A proposito della faccenda delle luminarie di via Padova, Maurizio Cadeo che fine ha fatto? Ho visto che non è stato eletto, ma neppure candidato…eppure poco prima delle elezioni aveva fatto una certa campagna pubblicitaria su sè stesso.
22 maggio, 2011 alle 12:59 pm
Per Julio, in spagnolo c’è il sito con molti dei suoi aforismi, probabile che vi sia pubblicato l’intero libro
http://www.antonioporchia.com.ar/
22 maggio, 2011 alle 12:37 pm
Grazie a te, Julio! E’ un autore italiano (nato qui ed emigrato in Argentina a 17 anni) eppure del tutto sconosciuto e quasi introvabile in patria. Avevo già visto che nella biblioteca della mia città non c’è, ma non avevo pensato al prestito interbibliotecario. Grazie ancora.
22 maggio, 2011 alle 11:30 am
ciao Julio, concordo è esattamente quello il senso, e le primarie evidenziano la questione: i cittadini che chiedono il miglioramento di quel rapporto e “dirigenti” che non sono in grado di fare una scelta necessaria: favorire un cambiamento nel rapporto rappresentativo parlamentare. Quando i rappresentanti parlamentari non possono essere designati dai cittadini, dal popolo sovrano, allora il sistema democratico si blocca.
questo è un sistema che favorisce i populismi, come notiamo anche nel centrosinistra, e questo è sbagliato: si rischia di avere una classe politica peggiore di quella pessima attuale. Berlusconi ha proprio cambiato i connotati della democrazia in senso populistico e peggiorativo. E molti parlamentari, soprattutto di centrodestra, sapevano benissimo già dieci anni fa quali sarebbero state le conseguenze: sono colpevoli.
22 maggio, 2011 alle 11:17 am
Anna, trovi questa edizione italiana:
A. Porchia, “Voci”, trad. it. a cura di E. Franco, Genova, Il Melangolo, 1994. Nel caso fosse fuori commercio, lo trovi almeno in queste biblioteche:
AP0025 SIPMG IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale – Montegiorgio – AP
AQ0047 AQ1PR IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi – L’Aquila – AQ
BG0026 LO102 IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca civica Angelo Mai – Bergamo – BG
CA0219 CAGAK IT\ICCU\VIA\0044261 Arkiviu Bibrioteka Tommasu Serra – Guasila – CA
FC0018 RAVFO IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale Aurelio Saffi – Forli’ – FC
FR0021 RMSE1 IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale Filippo Maria De Sanctis – Ceccano – FR
LI0083 LIARR IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale Labronica Francesco Domenico Guerrazzi. Sezione catalografica e magazzino librario di via Roma – Livorno – LI
ME0050 PALBM IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca regionale universitaria – Messina – ME
MI0185 MILNB IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca nazionale Braidense – Milano – MI
MO0008 MODCG IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale – Campogalliano – MO
MO0033 MODMD IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale – Medolla – MO
MO0120 MODSA IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale – Sassuolo – MO
MO0126 MODST IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale – Spilamberto – MO
NA0070 NAPBU IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca universitaria – Napoli – NA
PU0018 URBFN IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca comunale Federiciana – Fano – PU
TO0240 TO001 IT\ICCU\VIA\0044261 Biblioteca civica centrale – Torino – TO
VI0172 VIASB IT\ICCU\VIA\0044261 Sistema bibliotecario urbano di Vicenza – Vicenza – VI
Se non sei in uno di questi luoghi, c’è il prestito interbibliotecario. E grazie della domanda, perché non l’avevo letto e dalle referenze che ho visto (ha raccolto la stima di Queneau, Borges, Caillois, Paz…) sembra molto interessante.
22 maggio, 2011 alle 11:07 am
160 Nick, se l’italia non è – da anni e anni – cascata al livello della Grecia, bisogna dire grazie all’Euro.
Che non è affatto fallito come tu dici.
Una cosa è dire che occorre rivedere il patto fondativo, perché è chiaro che ci sono delle difficoltà, una cosa è dire che l’Euro è falloito.
Capisco che sia nel tuo interesse denigrarlo, visto che tu stesso, da buon patreiota, hai scommesso dei soldi (50.000 se ben ricordo) CONTRO la nostra moneta, e capisco altri che da sempre ce l’hanno con l’Euro solo perché è stato un grande risultato del centrosinistra, però c’è un limite.
22 maggio, 2011 alle 10:54 am
Julio, sai dirmi come trovare una versione italiana di Voci di Antonio Porchia? In spagnolo c’è anche un sito a lui dedicato ma in italiano non riesco a trovare nulla.
22 maggio, 2011 alle 10:46 am
Per Berlusconi, caro Gummo, “il pubblico” (parola con cui ha designato il popolo dei potenziali votanti) è composto da persone con il cervello di un undicenne e non tra i primi della classe. Confalonieri, che lo carica di capacità eccessive, ha detto una volta che Berlusconi sarebbe potuto essere un despota illuminato (illuminato dalle lampade per l’abbronzatura o degli studi televisivi, forse?). Ma anche qui siamo evidentemente al di sotto: almeno fosse stato “tutto per il popolo ma senza il popolo”; piuttosto si è trattato di “tutto per noi raccontandosela al popolo”, che, ahimé, ci è cascato.
Quanto al PD, l’IdV, SEL, ecc., è chiaro che in ognuno di questi partiti il rapporto con il popolo e con i militanti di base deve essere migliorato in chiave democratica, e velocemente.
22 maggio, 2011 alle 10:24 am
Democrazia rappresentativa
Se un partito utilizza il termine “democratico” (democrazia cristiana, democratici di sinistra, partito democratico) allora deve essere democratico in senso stretto. vale a dire: dove la sovranità appartiene al popolo che la esercita secondo i limiti e le forme allora il popolo sovrano, attravorso una votazione libera dovrà eleggere i propri rappresentanti
Rappresentanti che non dovrebbero essere scelti per cooptazione, per raccomandazione. Quindi una formazione partitica è una forma, che deve corrispondere in senso stretto ad una rappresentazione dell’elettorato, dei cittadini.
ma se oggi dovessimo fare, nell’area di centrosinistra, un referendum sui rappresentanti di partito che hanno un ruolo di responsabilità, parecchi parlamentari non passerebbero. Quindi si crea un partito che non ha elettori, rappresenta pochi, rappresenta un sistema non rappresentativo all’interno del partito.
rappresentanti ormai presenti da parecchi anni visto che Berlusconi, che è entrato in politica per il nobile scopo di salvare le sue aziende dalla giustizia uguale per tutti, è addirittura al quarto mandato (non due come in altre nazioni occidentali).
La capacità quindi del rinnovamento nell’alternanza in Italia è pressochè asente: se perde l’impero di Berlusconi si ripresentano gli stessi. Ma questo non dovrebbe essere possibile. E’ mai possibile che ogni volta, per ogni singola scemata bisogna arrivare ai ferri corti e alla magistratura? Abbiamo il parlamento meno rappresentativo e più delinquente d’Europa.
Quindi è stata la politica a caricare di responsabilità la magistratura. Responsabilità troppo grandi, responsabilità politiche e culturali.
una cultura strana, che considera l’elettore un ragazzino stupido da condurre: il partito è sempre buono, mentre i cittadini non sono in grado di essere democrazia. E questa è una vera malattia politica bipartisan e ad intensità variabile.
22 maggio, 2011 alle 10:21 am
I giovani spagnoli molto “indignados“.
Pare che il Calzolaio non li abbia invitati ad una serata esclusiva di Bunga Bunga assieme al Cavaliere. Il Berlusca ne porta le sue responsabilità.
C’è spazio per divertirsi, cari “compagni”.
G.M.
22 maggio, 2011 alle 9:58 am
http://www.elpais.com/articulo/reportajes/-M/sacude/sistema/elpeputec/20110522elpdmgrep_1/Tes
22 maggio, 2011 alle 9:51 am
Una piccola domanda: dove sono i tronfi esaltatori dell’Euro? Dove sono coloro che hanno messo alla berlina Giulio Cesare? Che da un anno a questa parte sta dicendo che l’Euro è fallito? Perché con il fallimento della Grecia, perché è fallita, aussi è fallito pure l’Euro. E le conseguenze non tarderanno a farsi sentire anche in Italia. E Bersani che fa? Che dice? Bisogna cambiare Politica? Ma ‘sto rimba non ha un piccola idea su cosa fare???
22 maggio, 2011 alle 9:36 am
“I giovani sono usciti nelle strade e improvvisamente tutti i partiti sono invecchiati” (El Roto, in un disegno de “El País”):
http://www.elpais.com/fotografia/reportajes/Vineta/Roto/Movimiento/15-M/elpdiatec/20110522elpdmgrep_2/Ies/
Tutti ci auguriamo che i partiti ringiovaniscano, rivivano.
22 maggio, 2011 alle 9:29 am
(lettera43.it)
Monti all’orizzonte
L’ex commissario europeo scelta bipartisan se cade il Cav.
Vengo dentro al Tg
Dopo un lungo silenzio Berlusconi occupa tutti i telegiornali.
La destra non fa audience
Da Excalibur all’ultimo Sgarbi, tutti i flop del Cav in tivù.
Salerno, scandalo bipartisan
Il sindaco De Luca imputato per truffa e falso con Lettieri.
«Pisapia? Uomo perbene»
Dell’Utri parla di sentenze, del Pdl. E del voto a Milano.
Ostellino dopo Sallusti?
A Il Giornale, dopo gli attacchi a Cl, vacilla la poltrona del direttore.
Lusso con rimborso
Le spese folli di Dsk & co. A danno dei contribuenti.
22 maggio, 2011 alle 9:21 am
non sanno se ridere o piangere batman le mani
far finta di essere sani
22 maggio, 2011 alle 9:19 am
Milano delle pere
Milano da sedere
Milano delle cere
Milano da parrucchiere
22 maggio, 2011 alle 9:16 am
è domenica di riposo e con essa una riflessione sul voto della passata domenica.
per il pd le amministrative avrebbero dovuto essere un buon test per pesare il terzo polo, e, sopratutto, l’alleanza terzo polo-pd.
le urne non hanno portato bene al “terzo polo”, e, sopratutto, i cittadini “sinistri” si sono espressi in favore dell’alleanza pd-idv-sel.
per mesi il pd ha caldeggiato l’alleanza “fra moderati e progressisti”, adesso si trova a dover subire, dal responso del primo turno delle amministrative, l’“unione” di vecchio conio.
infine, una parola sul laboratorio sicilia, ove una cosa appare esser inteso come laboratorio della finocchiaro per agevolare i mariti nelle imprese personali.
si sa che gli imbrogli sono brutti solo se li fa berlusconi se li fa la finocchiaro no.
lerner dicci qualcosa della sicilia che appare essere lontana da milano e dal cuore.
22 maggio, 2011 alle 8:27 am
153
Buongiorno Infernot
Milano delle pere…
Più di ora???
22 maggio, 2011 alle 8:16 am
Con Pisapia la “Milano da bere” diventera’ la “Milano delle pere” !!
22 maggio, 2011 alle 4:29 am
Decentramento ministeri ? La difesa alla Sardegna, lo sviluppo economico a Milano, l’ambiente alla Sicilia e via di questo passo. Simpatica idea ! Alemanno e’ d’accordo ?
22 maggio, 2011 alle 3:07 am
Ti sbagli Aliseo135: la Lega trova nell’ alleanza coi liberisti una perfetta sintonia, vedi Carlo Lottieri e l’ anarco-capitalismo.