Questo articolo è uscito su Vanity Fair.
“The tree of life”, il film di Terrence Malick che ha vinto la Palma d’oro a Cannes, sta producendo un effetto duraturo nella mia vita quotidiana. Flash notturni, reminiscenze, citazioni esplicite nell’esercizio della mia paternità che sono chiamato a confrontare con la vicenda di un impareggiabile Brad Pitt: avverato come uomo, non più solo attore, dal talento di un regista-filosofo.
Eviterò di avventurarmi in un giudizio sul film del momento, che da solo avrei capito ben poco non ci fossero stati a spiegarmelo i chiarimenti di Umberta sulla trama, e più ancora le sue lacrime di madre nel riviverne la fatica esistenziale. Mi limito a notare quel che il cinema di qualità contemporaneo sta cercando, insieme a noi tutti; dagli interrogativi sul destino dei fratelli Cohen (“A serious man”) a quelli sulla morte del vecchio Clint Eastwood (“Hereafter”). Interrogativi sul senso della vita, sulle sue origini, sulle relazioni fondamentali del nostro essere, che la mia generazione per prima si è abituata a porsi attraverso immagini in movimento create da altri; a partire da “Fantasia” di Walt Disney, col suo goethiano apprendista stregone Topolino e con la Genesi musicata da Stravinskij.
In sintesi: se Terrence Malick conquista l’animo di tanti fra noi –e altri viceversa ne annoia- è grazie alla sua ricerca filosofica di cui il film è uno strumento. Quella famiglia texana sottoposta al trauma della perdita del suo figlio-cardine di sensibilità, e chiamata dunque a riverificare le certezze ultime in cui, pur soffrendo, restava accomodata, noi la scrutiamo con indiscrezione, quasi fossero cavie nelle quali immedesimarci.
Qui ci soccorre non tanto il perfezionismo quanto l’impianto speculativo del regista-filosofo. Malick non a caso ha studiato la Qabbalah ebraica per realizzare questo film cristiano. E’ nel medievale “Zohar”, il “Libro dello splendore”, che si trova l’Albero della vita, diramato in dieci Sephirot che ne codificano gli attributi. Da secoli e secoli l’umanità introspettiva gira intorno a quell’albero. Ora, con il cinema, può osare l’esperienza mistica di guardarlo, dentro e attraverso. Ma non pensate che sia un’esperienza per tipi strani, da voi lontana.
Non appena le circostanze –accade sempre, prima o poi, nella vita- vi costringano ad ammettere che siamo fatti di spiegabile e di inspiegabile, di componenti razionali e di misteriosa relazione col trascendente, beh, allora è il momento: toccano pure a voi quei balzi nell’inconscio, il sogno notturno che vi condiziona la veglia, la presenza incombente di qualcuno perduto troppo presto, l’inconsapevolezza macerata in nevrosi.
Personalmente non avrei potuto dare forma alla storia delle anime vagabonde di una famiglia lacerata come la mia, nel libro “Scintille”, senza lo strumento ordinatore fornito dai codici della Qabbalah. Ma cos’altro è il film di Malick, se non il vorticoso girovagare d’anime che scontrandosi producono scintille –proprio come narrano i mistici capaci di guardare oltre il proprio sè- e cercano d’impregnarsi l’una dell’altra, di ricongiungersi, per lo meno di comprendersi. Le rughe di Jack-Sean Penn, divenuto adulto, ma sempre alle prese con quel padre troppo duro e quella madre troppo dolce, segnano non l’assenza, ma la tormentosa presenza in lui del fratello, impossibile da rinchiudere nell’aldilà.
Viviamo tempi di grandi domande e ammiriamo i coraggiosi come Malick che per lo meno le scrutano.
P.S. Stagione elettrica, imminente passaggio decisivo nella politica italiana. Spero che accada il giusto e l’atteso. Ne scriverò a cose fatte.
Popularity: 1% [?]





25 maggio, 2011 alle 12:17 am
Riacceso il desiderio di vedere il film… e di studiare meglio la Qabbalah, cui mi sono avvicinato per un periodo incitato da alcuni poeti ma che non ho approfondito abbastanza.
25 maggio, 2011 alle 12:41 am
e sono ancora qui impegnato in una interminabile partita a scacchi in un film di Bergman.
‘notte
25 maggio, 2011 alle 7:09 am
Caro Gad,
anch’io, come Julio, per un periodo ho provato a studiare la Qabbalah (nel senso che mi sono procurata dei testi esplicativi) e devo dire che ne ho tratto degli spunti importanti. Sia perché la sua saggezza antica è presente molto più di quanto non si pensi nel nostro immaginario e nelle nostre “radici cristiane” (ma con ogni evidenza non solo tali). E sia perché le spiegazioni sul perché ci siano il Male e l’ingiustizia nel mondo o perché il giusto soffra mentre il malvagio prosperi (Gad, mi pare ci sia anche un detto in proposito) mi sono parse molto più soddisfacenti di quelle delle mie origini cattoliche.
Mi ha molto colpito il concetto di reincarnazione e di Tiqqun, liquidati da secoli come anatemi dal mondo crisitiano, che pure sono presenti nell’ebraismo e in altre religioni o scuole di pensiero del mondo.
Come non essere d’accordo quando scrivi che “siamo fatti di spiegabile e di inspiegabile, di componenti razionali e di misteriosa relazione col trascendente” e che prima o poi ci tocca ammetterlo?
A proposito di sogno notturno, molti anni fa (ero molto giovane) mi risvegliai all’improvviso, come quando ci si desta da un incubo, ma non ricordavo di aver sognato nulla. Solo una parola mi risuonava in testa a ripetizione: Birkenau. Allora non sapevo cosa fosse e escludendo le spiegazioni razionali più ovvie (libri, film o conversazioni, nei quali fosse stata presente la parola) rimasi con la curiosità. Fino a quando, cercando, seppi cos’era…immagina la mia sorpresa…tra l’altro, di solito si allude a quei luoghi con ben altro termine. Un termine tristemente più noto.
Per dire come l’inspiegabile, sia in episodi tutto sommato piccoli e strettamente individuali.
25 maggio, 2011 alle 9:27 am
Il Ritrovamento?
Has Malick found
The Tree of Life
Lost in Eden?
25 maggio, 2011 alle 1:25 pm
Della serie: Gad credo che ti renda conto quanto sia centrale questo articolo. Un consiglio, e Svegliati. Ritorna all’anti berlusconismo, perché, dei film alla Citto Maselli, NON CE NE FREGA UN CA22O…
Soldi sprecati PUNTO
25 maggio, 2011 alle 2:13 pm
…non ti preoccupare che alle prossime “VACANZE DI NATALE IN PADANIA” sicuramente si aprirà un dibattito che ti entusiasmerà
25 maggio, 2011 alle 2:16 pm
dicci che è andata patta (almeno ‘sta volta)
25 maggio, 2011 alle 2:20 pm
Lo sapevo che lei porta sfiga signor Gummo, ma non me la immaginavo addirittura vestito da morte con la tonaca nera.
Brrrr
25 maggio, 2011 alle 2:25 pm
…Gummo gioca coi bianchi, gras de ros!
(Quella con la falce coi neri)
25 maggio, 2011 alle 2:45 pm
No caro signor ops, il signor gummo è comunista e i comunisti da sempre girano con la falce in spalla e il martello nello zaino.
25 maggio, 2011 alle 3:04 pm
Il paragone di nick (5) fra Terrence Malick e Citto Maselli è impagabile. La migliore barzelletta di oggi
25 maggio, 2011 alle 3:19 pm
Scusate, chi è Citto Maselli?
25 maggio, 2011 alle 3:25 pm
Kompagni INFEDELI e BASTARDI,
buon pomeriggio.
Oggi vi voglio parlare di una persona dalla coerenza cristallina e dal coraggio indomito.
Come tutti sapete i kompagni islamici, angioletti moderati il cui capo, tal Piccardo, iscritto al “partito moderato” di Vendola è in lista con Pisapia, avevano indetto oggi una manifestazione islamica in Piazza Duomo a favore del kompagno Pisaspia.
Che ha pensato bene di fare il kompagno Pisapia?
Li ha pregati in ginocchio di non farlo, perchè sarebbe stata controproducente, i milanesi avrebbero potuto capire chi votavano.
I kompagni islamici hanno allora deciso che era meglio soprassedere per il momento, tanto, se vinceranno, gli accordi li hanno già presi con il kompagno Pisapia ed i poveri pirlotti milanesi a quel punto si becceheranno quello che oggi non si è voluto far capire loro.
Però, che onesto (intellettualmente) il kompagno Pisapia.
Giulio Cesare
25 maggio, 2011 alle 3:28 pm
citto maselli è un regista (cominciamo così).
in particolare consiglio, tra i suoi primi lavori, la bellissima versione cinematografica de ‘gli indifferenti’, un capolavoro.
al secondo posto nella mia classifica personale viene ‘storia d’amore’, degli anni ’80, film bellissimo che ebbe il solo difetto di lanciare valeria golino
la medaglia di bronzo va invece a una sorta di istant film sul ’68 ‘lettera aperta a un corriere della sera’, che visto oggi rovescia probabilmente lo spirito con cui fu girato, ma che forse proprio per questo appare profetico (inoltre bellissima la presa diretta, l’effetto amatoriale, un dogma ante litteram). e solo la profetica scena finale vale (magari è meglio se si hanno interessi politici, non necessari per gli altri due film)
25 maggio, 2011 alle 3:29 pm
va be’, gli errori non li correggo
25 maggio, 2011 alle 3:33 pm
o forse “sottilmente” allusivo…
Malick: LA SOTTILE LINEA ROSSA (1998)
Maselli: LE OMBRE ROSSE (2009)
(…è proprio il colore che non va giù…
)
25 maggio, 2011 alle 3:40 pm
…figurati se a me quel colore è mai piaciuto!
(però non ho fatto storie quando il vecchio Gion mi chiese di interpretare “OMBRE ROSSE”)
25 maggio, 2011 alle 3:52 pm
Grazie heiner
25 maggio, 2011 alle 4:40 pm
Tikkùn, nu ?
( solo, Gad, COEN, non Cohen Brothers ! )
25 maggio, 2011 alle 7:23 pm
Il raggio verde, il profumo della papaya verde, speriamo che sia femmina, pane e tulipani. Si può uscire felici come dopo aver visto questi film? E’ come tentare di leggere un romanzo dopo “cien anos de soledad”.
25 maggio, 2011 alle 7:29 pm
caro vecchietto, ti consiglio anche
- il miglio verde
- all’inseguimento della pietra verde
- com’era verde la mia valle
- pomodori verdi fritti
e
- dove sognano le formiche verdi
dovrebbe bastare…
26 maggio, 2011 alle 12:03 am
20 e 21
…non ci crederete, ma io, il raggio verde, l’ho visto davvero
e (giuro)non avevo né fumato né bevuto.
Indimenticabile.
26 maggio, 2011 alle 6:38 am
ho letto un libro,recentemente,che mi ha fatto molto riflettere,è “il piccolo big bang”,anche qui si parla di un albero…andrò a vedere il film
26 maggio, 2011 alle 6:51 am
@ Valerio Fiandra
Ciao. Tikkun è una traslitterazione altrettanto valida di tiqqun per rendere il suono della “c” di casa (il suono della quf ebraica). Molto spesso la K si trova nel sistema di traslitterazione americano. Alcuni studiosi italiani la utilizzano perché più familiare anche da noi (infatti spesso si trova scritto Kabbalah e non Qabbalah). L’accento sulla “u” non è necessario perché, se non diversamente indicato, cadrebbe comunque su quella sillaba.
26 maggio, 2011 alle 6:56 am
Vecchietto, bellissimo il paragone su Cent’anni di solitudine. Ma ci pensi che di Marquez hanno anche detto che scrive “tutto quel barocco inutile”??? Eresia! Guai a chi me lo tocca.
Ciao.
26 maggio, 2011 alle 11:10 am
.
.
5
Nick
Va beh, è da vent’anni che non vado a cinema, però terrò presente questo pensiero molto costruttivo e itelligente!
26 maggio, 2011 alle 8:37 pm
EMOSCIONS
Va be’, ti crediamo, ma per essere veramente veramente vero dovrebbe ripetersi il fenomeno, anche se vuoi in condizioni diverse o, se proprio sono indispensabili le stesse condizioni, allora anche così. Però puoi dire che non sia una suggestione solo se il fenomeno si ripete.
Facci sapere eh?
28 maggio, 2011 alle 11:16 pm
Visto il film, ha un effetto di “flash-back” notevole. Disagio nel vedere le scene in cui sono evidenziati i contrasti col padre. Per il resto sensazione di nostalgia per il mondo dell’infanzia, e serenita’ d’animo alla fine del film.
1 giugno, 2011 alle 9:45 am
Gentile Dottor Lerner, il suo commento a questo film è stato straordinario. Ero giunta alle stesse conclusioni in sala a Cannes e stavo per farne il mio primo articolo sul cinema (dopo aver convinto un direttore con qualche riga su “Un Prophete” e “Black Swan”) per intraprendere una nuova carriera … quando ho letto Vanity in treno mercoledì scorso.
)) ) un ottimo giornalista quale è lei.
Anche se lei ed io abbiamo veramente molto poco in comune, mi consolo e sono felice di aver subito un’immediato arresto periadi (parola che non riesco mai ad usare ma che qui ci sta bene
Francesca
10 giugno, 2011 alle 11:01 pm
Ho girato un po’ di siti per vedere se qualcuno era arrivato alla Qabbalah e ho trovato solo critiche di chi non ci ha capito molto. Con la Qabbalah il film diventa credibilissimo e affascinante, però credo che, per chi abbia la pazienza, la sensibilità e soprattutto la voglia di scuotersi dal ‘normale’ il film possa regalare molto. E, anzi, è meglio che i ‘segreti’ rimangano nascosti. Perchè è una metafora, è poesia e la poesia ha principalmente bisogno di comprensione intuitiva. Stupita del coraggio di Malick.