Guarda caso: noi ricchi siamo tassati solo sul reddito. Non sul patrimonio accumulato e sulle case
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sabato, 13 agosto 2011
Guarda caso: noi ricchi siamo tassati solo sul reddito. Non sul patrimonio accumulato e sulle case
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14 agosto, 2011 alle 1:56 pm
Fammi capire: secondo te si colpisce “la ricchezza in sé” se si pretende che a un pari indice di capacità contributiva corrisponda lo stesso quantitativo di imposta dovuta?
Qui si parla di essere equi: alla stessa capacità contributiva deve corrispondere lo stesso carico fiscale (c.d. principio equità orizzontale). Chi gestisce un patrimonio è in chiaramente in posizione economicamente più avvantaggiata rispetto a chi, ad esempio, percepisce il solo reddito da lavoro.
Se ho un bene durevole che produce reddito monetario, esso deve essere inserito nella dichiarazione, certo. Ma se ho un bene durevole che non lo produce e che tuttavia mi rende un servizio a lungo termine, per quale motivo questo maggior valore non dovrebbe venire, in certa misura, considerato dallo stato?
Da questo commento purtroppo deduco che tu non abbia ancora capito il senso del mio intervento.
Riformulo (terza volta): non sto dicendo che bisogna introdurre una misura come quella adottata da questo governo sull’irpef sopra i 90 mila euro o dal governo Amato del ’92 sui conti correnti bancari. Quelle sono misure una tantum, straordinarie, che colpiscono indiscriminatamente il patrimonio.
Sto dicendo che il sistema fiscale deve pervenire, per il futuro, e non con misure una tantum ma con una riforma duratura che lo ripensi spostando l’accento dal reddito entrata da lavoro (che attualmente è la voce più considerata dal fisco ai fini dell’imposizione), ad una valutazione più complessiva della capacità contributiva del singolo, che inevitabilmente indicizzi – sulla base di un qualche strumento giuridico, ad esempio sposando il criterio del reddito spesa per i soggetti con i patrimoni più alti, o sulla base del valore del patrimonio stesso – anche la ricchezza che il fisco non tassa semplicemente perché non la considera rilevante tanto quanto quella tassata come reddito “di flusso” in entrata, come appunto il reddito da lavoro.
Una imposta soggettiva sul complesso del patrimonio, ad esempio, per i patrimoni più alti, già presente in altri paesi, non inficerebbe in nulla singoli settori di accrescimento dello stesso e restituirebbe più equità al sistema stesso.
Del resto, come è stato puntualmente osservato in questa discussione, lo stato garantisce il diritto di proprietà dei singoli. Tanto più grande è tale diritto, tuttavia, tanto più risulta evidente che l’assolvimento di tale tutela non è affatto a carico di chi ne gode, come dovrebbe essere, bensì è affidata in modo indiscriminato a carico della collettività.
14 agosto, 2011 alle 12:36 pm
A proposito di Patrimoniale, sono molto d’accordo con quanto afferma oggi Montezemolo su un’intervista al Corriere:
« …Prima di mettere le mani nelle tasche dei cittadini bisogna ribaltare il rapporto: lo Stato deve assumersi l’80% dell’onere di questo risanamento. E solo dopo aver dato l’esempio può chiedere il 20% ai cittadini. Come? Vendendo, dismettendo, tagliando. Succede invece esattamente l’opposto. Uno slogan: prima vendete la Rai, poi venite a chiedere soldi».
http://www.corriere.it/economia/11_agosto_14/saldutti-montezemolo-emergenza_aec1aa32-c646-11e0-a5f4-4ef1b4babb4e.shtml
Ecco, messa così, una Patrimoniale (sui veri ricchi, quelli che lo stesso Montezemolo indica nell’intervista) può anche risultare accettabile.
Fuori da questi canoni, resta un furto con destrezza
14 agosto, 2011 alle 11:48 am
cara maestrina, questi sviluppi non piacciono nemmeno a me, ma è indubbiamente anche una questione di domanda e di globalizzazione. zara, ad esempio, fa così tanta pubblicità?
14 agosto, 2011 alle 11:42 am
Ohibò, l’Ici non è una patrimoniale?
Questa sì ch’è bella!
…da wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Imposta_comunale_sugli_immobili
“L’ICI è un’imposta sul patrimonio immobiliare; non è progressiva come le imposte sul reddito, ma grava sul valore del fabbricato con una percentuale fissa decisa dal Comune con un’apposita delibera del Consiglio Comunale, da emanarsi entro il 31 dicembre di ogni anno con effetto per l’anno successivo. ”
Pertanto, acclarato che il sig. Rossi paga già una patrimoniale fissa, che ha già pagato fior di tasse al rogito e sui risparmi necessari all’acquisto del cespite su cui ora paga la patrimoniale comunale, restano inevase le domande poste:
- in base a quale astrusità concettuale sarebbe giusto farlo pagare ancora?
- in base a quale meccanismo di astruseria economica una (ulteriore) Patrimoniale dovrebbe spingere il sig. Rossi ad investire la sua 2° casa (prende la rincorsa e l’investe con l’automobile? Mi sa che ci rimette l’auto…)
14 agosto, 2011 alle 11:19 am
Sono in sintonia co Maestrina.
14 agosto, 2011 alle 10:45 am
Io sono molto meno ricca di Lerner, tuttavia se fossi sicura che i soldi che mi carpisce il governo fossero ben impiegati, accetterei le tasse di buon grado. Se il mio comune rimettesse l’ICI la pagherei volentieri, perché potrei verificare abbastanza facilmente l’impiego di quei proventi. Se devo pagare per migliorare l’ambiente in cui vivo e avere maggiori servizi per tutti i miei concittadini (compresi gli extracomunitari) spendo volentieri i soldi come li spendo volentieri per rimbiancare la mia casa o mettere dei fiori sul balcone.
14 agosto, 2011 alle 10:39 am
Cari giovani, prendetevi l’Italia prima che sia troppo tardi. Questi vi toglieranno il sangue come i vampiri. Il sangue è vita, senza sangue sei morto. La storia c’è lo insegna questa associazione a delinquere (LA CASTA)(sanguisughe) vi vogliono legare mani e piedi per essere succubi di loro.
14 agosto, 2011 alle 10:39 am
Giusto.
Se cerchi una merceria per comperare dei bottoni o del filo o un negozio che venda filo da ricamo o matasse di lana e di cotone, non li trovi facilmente. Devi andare nei pochi residui negozi specializzati.
Nel mondo della merce dappertutto e a tutte le ore puoi comperare solo le cose che ti vogliono vendere (cioè quelle su cui c’è un forte guadagno). Ho scritto poco tempo fa del negozio di biancheria Ferrini in via calimala a Firenze, che ha chiuso definitivamente. Al suo posto verrà un altro Benetton o un altro intimissimi o un altro Zara. Non se ne può più. Una volta i Giapponesi venivano a Firenze proprio per acquistare cose che al loro paese non trovavano, ma son sicura che oggi in Giappone si trovano le stesse cose che si vedono nel centro di Firenze. Sicuramente nella remotissima possibilità di recarmi in Giappone credo che di caratteristico troverei solo il kimono per turisti fabbricato in Cina.