Ma che bella amicizia fra Rovati e Bisignani

mercoledì, 19 ottobre 2011

Ringrazio “Il Fatto Quotidiano” che, pubblicando oggi la trascrizione di una conversazione del 19 settembre 2010 fra Luigi Bisignani e Angelo Rovati, mi risolve il piccolo mistero di una telefonata ricevuta davvero inaspettatamente. Stavo ultimando i preparativi per L’Infedele di lunedì 27 settembre 2010, quando squilla il mio cellulare. Mi si presenta l’avvocato Fabio Lattanzi, a me sconosciuto, e mi dice: “So che stasera lei vuole mandare in onda un servizio sul mio cliente Luigi Bisignani. Ebbene, sappia che non ha un ufficio a Palazzo Chigi, non ha alcuna relazione con la signora Daniela Santanchè, e tutte le dicerie sui suoi poteri sono infondate, per cui vi diffido dal diffonderle”. Rimasi molto stupito. Come diavolo facevano Bisignani e il suo avvocato a sapere in anticipo che quella sera avrei trasmesso un filmato su di lui? Sia detto per inciso, un filmato di mera ricostruzione giornalistica, ma del quale vado molto fiero perchè dimostra che già ben prima delle risultanze giudiziarie si poteva descrivere in tv il ruolo di questo faccendiere nel potere romano (riproduco qui sotto il testo di Francesco Esposito, andato regolarmente in onda il 27 settembre 2010).
Ma certo, ora capisco: era stato quel simpaticone di Angelo Rovati a avvertire zelante l’amico Bisignani. Stai attento che Lerner mi chiede se hai un ufficio a Palazzo Chigi. Gli ho detto che tu non c’entri niente, ma ti volevo mettere in guardia. Sai, io comunque con quel Lerner ci parlo pochissimo…
I due convengono sul fatto che io sarei un “rompicoglioni”, definizione che mi onora sulle loro labbra. Non ho mai scambiato una parola in vita mia con Bisignani, ovviamente. E per motivi analoghi non mi sono mai fidato di Rovati, nella convinzione più volte manifestata che il mio amico Romano Prodi abbia avuto nel passato il difetto di scegliersi dei pessimi collaboratori. Certo, quando gli telefonai per verificare se davvero Bisignani avesse un ufficio a Palazzo Chigi, non immaginavo che Rovati fosse così pappa e ciccia con il soggetto in questione. Se non altro oggi so chi è corso ad avvertirlo (inutilmente). Penoso.

ED ECCO IL SERVIZIO DELL’INFEDELE SU LUIGI BISIGNANI, BEN PRIMA DELL’INCHIESTA P4

Quando il suo nome fa capolino tra le pagine di cronaca, nei paraggi c’è sempre un mistero da risolvere. Sarà che è stato un autore di spy story di successo, presentate in pompa magna da Giulio Andreotti, Giuliano Ferrara e Lino Jannuzzi – qualcuno lo ha definito addirittura “il Ken Follet italiano”.
È Luigi Bisignani, uomo dalle molteplici relazioni che se non ha un suo ufficio al piano nobile di Palazzo Chigi, come ha scritto Massimo Giannini su Repubblica, è perché non ne ha bisogno, tanta è la sintonia e la confidenza tra lui e il Gentiluomo di sua santità Gianni Letta.
Entrambi non amano apparire, di Bisignani è difficile perfino rintracciare una foto recente, anche se a Repubblica ha accettato di raccontare il progetto per blindare la finanza italiana nel nome dell’amico Geronzi che ha portato alla cacciata da Unicredit di Alessandro Profumo.
Il primo sponsor romano di Luigi Bisignani è stato Giulio Andreotti. A 20 anni è giornalista dell’agenzia Ansa, a 23 addetto stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati.
Quando nel 1981 il suo nome compare negli elenchi della P2, tessera 1689, ha appena 28 anni. È lui stesso ad alzare il telefono e a dettare la notizia ai colleghi dell’Ansa: “Smentisco categoricamente la mia appartenenza a qualsiasi loggia massonica. Del resto, il limite minimo di età per entrare nella P2 sarebbe di 30 anni, come ho scoperto dal libro Massoni d’Italia edito dall’Espresso”.
Nel 1992 diventa il potente uomo delle relazioni esterne dei Ferruzzi, amico fraterno dell’amministratore delegato Montedison, Carlo Sama. Più tardi si saprà che proprio Bisignani entra nel torrione vaticano che ospita lo IOR per aprire il conto riservato numero 001-3-16764-G, intestato alla Louis Augustus Jonas Foundation per “l’aiuto ai bambini poveri”, e utilizzato per “ripulire” la prima tranche della maxitangente Enimont.
Ma davanti al crollo della prima repubblica, Bisignani non si scompone. Finita la Dc il nuovo avanza. E Giuliano Tavaroli, l’uomo-chiave nello scandalo del dossieraggio illegale praticato dalla «Security» di Pirelli e di Telecom, descrive così il sistema di potere berlusconiano: “una piramide: al vertice superiore Berlusconi. Dentro, a diversi livelli d’influenza, Gianni Letta, Luigi Bisignani, Paolo Scaroni, Francesco Cossiga, Nicolò Pollari, Elia Valori… un network eversivo che agisce senza alcuna trasparenza e controllo… una lobby che custodiva segreti e li creava… segreti che potevano distruggere la reputazione di chiunque”.
In questa strana estate segnata dal giallo della casa di Montecarlo occupata da Giancarlo Tulliani, i fedelissimi di Fini sospettano che proprio Luigi Bisignani sia il regista nascosto della campagna contro il presidente della camera per il tramite del sito di gossip Dagospia. Ma nel caldo di agosto è stata molto fotografata anche l’ex compagna di Bisignani, Daniela Santanché. Eccola con il direttore del Giornale Sallusti sulla spiaggia di Forte de Marmi. E ieri Gianluigi Nuzzi di Libero ha raccontato che la Santanché avrebbe subito strani pedinamenti e intrusioni a partire dallo scorso Ferragosto. Del resto lei stessa è stata protagonista dei segreti e delle rivelazioni più recenti, non ultima l’intervista a Libero in cui spiegava che la crisi coniugale del Cavaliere era maturata dopo una storia di Veronica Lario con la sua bodyguard.
Francesco Esposito

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