Mi si stringe il cuore di fronte alla devastazione di Genova, anche se rifiuto la definizione di “apocalisse” e conoscendo bene questa bella città orgogliosa e pragmatica, so che si caverà dai guai con caparbietà. Piango le due bambine e le quattro donne rimaste vittime nel più naturale svolgimento delle mansioni sociali loro delegate: andare a prendere i figli, o il fratello, a scuola. Ma il discorso sulle responsabilità non può essere eluso. Se tanto grave risulta il dissesto idrogeologico, per esempio della Val Bisagno, tanto è vero che c’erano fondi ingenti stanziati e bloccati per mettere in sicurezza l’area, allora le pubbliche autorità devono raddoppiare le precauzioni. Il sindaco Marta Vincenzi non doveva temere l’accusa di allarmismo; molto più grave è il dubbio dell’inadempienza che oggi ci assale. Di fornte a una segnalazione ufficiale di grave perturbazione metereologica, meglio un giorno di scuola in meno. Gli errori nell’amministrazione pubblica si pagano, senza appellarsi alla fatalità e senza scomodare la parola “tsunami”.
Il senso di sfascio nazionale comunicatoci dagli eventi liguri nell’ultima settimana, è penoso. Come se il paese andasse alla deriva anche fisicamente. Bisogna esserne consapevoli, per trovare la forza di reagire.
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8 novembre, 2011 alle 6:30 pm
http://www.ilmediano.it
disastri e sanzioni.
i morti di genova e prima pollena trocchia
dieci anni fa il contratto con gli italiani di berlusconi. soldi promessi e non erogati. una mano invisibile. nessuno paga.
di nunzio ingiusto
genova piange oggi i morti per l’alluvione. come le cinque terre la settimana scorsa. come pollena trocchia due settimane fa. come vicenza e atrani l’anno scorso. come messina due anni fa. come… diverso il paesaggio, identico il destino. tragico e beffardo per colpa di una mano invisibile che tutto muove. capire le cause di questi disastri, dice il presidente della repubblica. il premier silvio berlusconi, invece, le aveva capite già 10 anni fa. nel contratto con gli italiani firmato nel 2001 nel salotto tv di porta a porta, al 5° posto c’era il “piano decennale per le grandi opere considerate di emergenza e comprendente opere idro-geologiche per la difesa dalle alluvioni”. bruno vespa ha conservato l’originale del contratto. gli italiani non hanno saputo più nulla.
il paese ha continuato a piangere lutti. la mano invisibile ha perpetuato la sua devastazione. non solo l’ acqua delle alluvioni. pioggia, neve, frane, ogni cosa ha fatto male. non c’è stato scampo. natura e vita in costante contesa. un‘ apocalisse dei nostri giorni. da nord a sud. attraverso pianure, montagne, valli. dove i romani ai tempi di giulio cesare “presero cura di realizzare su vasta scala, servizi per la comunità, che oggi come allora sono di primario interesse: strade, acquedotti e fognature“. grandezza di un impero, mestizia di una repubblica. i nostri ministri giurano sulla costituzione. l’articolo 9 dice “la repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. dubitiamo che lo ricordino. commiseriamo il ministro dell’ambiente. ha detto che non ci sono soldi. nessuno può dirsi preparato ad affrontare emergenze. come quelle di genova, delle cinque terre, di pollena trocchia, di vicenza, di atrani, …
i soldi erano stati annunciati. 2.155 milioni di euro per tutte le regioni. i governatori ancora li aspettano. l’emergenza scaltra del precedente capo della protezione civile ha segnato i dieci anni trascorsi dal contratto con gli italiani. solo emergenza, nessuna prevenzione. tanto cemento, tanta incuria, tanti condoni fatti e altri annunciati. il nuovo capo della protezione civile, ha preso le distanze. troppe imprudenze, ha detto, e onore al merito. si resta sgomenti davanti ai tagli di bilancio per la sicurezza del territorio. la manovra di agosto del ministro dell’economia ha cancellato completamente i fondi. eppure li avevano rimediati tra quelli per le aree sottosviluppate.
commiseriamo il ministro delle infrastrutture. contestato nelle cinque terre, forse ignora che il 10% della superficie italiana è ad alta criticità idrogeologica; che ben 6633 comuni sono alle prese con il dissesto del suolo. se non lo ignora dovrebbe fare le infrastrutture, come è scritto sulla sua carta intestata. i proclami e le buone intenzioni non salvano le vite umane. la mano invisibile che tutto muove ha buon gioco. la regione campania ha dichiarato 97 zone ad altissimo rischio. il piemonte ha 1.046 comuni – 87% del territorio – a rischio idrogeologico. l’associazione costruttori edili ha definito con il governo un piano di piccole e medie opere urgenti. a tutti è stato detto sì, poi ni, infine no.
non giova scaricare simili nefandezza su chi ha la responsabilità di “tutelare il paesaggio”. ma la democrazia è fondata sulle regole. chi non le rispetta si sottopone a sanzioni. possono essere morali, religiose, giuridiche. hans kelsen, grande pensatore austriaco, ne ha descritto tre tipi: civile, pecuniaria, detentiva. le vittime delle alluvioni le reclamano tutte.
7 novembre, 2011 alle 9:10 pm
parto dal meglio…….quella ragazza di sedici anni che,insieme a sua madre e ad altri inquilini del palazzo è riuscita a salvare due delle persone rimaste intrappolate nell’androne…….l’intervistatore l’apostrofa dicendole:” sei stata un eroina!!!!” e molto semplicemente lei risponde :”no! è normale!!!!”
in italia e’ normale essere eroi??????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!perche’??ne ho sentite tante a proposito del disastro di genova…..scuse, riflessioni, valutazioni, memorie di un passato prossimo e remoto…e, naturalmente la classica affermazione, che ormai è diventato il tormentone del politicando….:” mancano i fondi!”…sì, forse adesso è vero (anche se non ci credo”, ma cosa si è fatto quando i fondi c’erano????????????????
non voglio dilungarmi sugli sprechi : auto blu, voli aerei gratuiti per amici e parenti, pranzi e cene, appartamenti, frullatori o bunga-bunga…………..ma mi piacerebbe sapere quanto si e’ speso e quanto si dovra’ ancora spendere per la “tav”? ivi compreso lo stipendio ai corpi speciali, poliziotti, carabinieri,finanzieri e forestali…….che poi non hanno i soldi per la benzina da mettere nelle macchine del pronto intervento……….quanti e quali saranno i danni apportati all’ambiente e quali le conseguenze…………..e, soprattutto …quid iuvat???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????
7 novembre, 2011 alle 9:01 pm
Sono fortemente triste per l’alluvione di Genova, Vernazza,Monte rosso ecc…. ma mi chiedo se i soldi invece di essere investiti nella TAV, PONTE SULLO STRETTO e obrobi vari, venissero usati per salvaguardare il nostro territorio, 1° ci sarebbe da lavorare per molti anni e per tanta gente 2° forse non succederebbero più questi disastri 3° non avremmo morti sulla coscienza; queste sono solo poche idee da gridare con forza e non perchè il sindaco non ha detto in tempo che…..o non ha fatto…(queste piogge sono esagerate) cmq se alcuni edifici sono stati (legge Berlusconi) condonati, chi ci abita certo sà che la posizione non è consona al posto e che mi vien da dire: l’acqua che scorre nel suo letto prima o poi se non ha spazio esce
6 novembre, 2011 alle 9:40 pm
237
Non a caso mi sono chiamata incazzatanera,analfabeta come sei, prima accusi e deliri,prima dici che tutti quelli che possono pagarsi un ristorante sono per il pd,poi non sai che cosa votano quelli che tu definisci” persone povere e in difficoltà’,o sei un esperto e sei in grado di dimostrare quello che dici,o se parli solo perchè hai un computer stai zitto.Se uno non è un esperto,e non sa quali siano i flussi elettorali,chi vota chi, non si può permettere di fare osservazioni parziali,a suo comodo.Se non sei un esperto, dici,secondo me…….,ma non puoi dichiarare in assoluto quel che tu supponi,perchè non ti va bene.E basta con questi ignoranti co…..i che pensano di sparare nel mucchio solo perchè hanno la possibilità di parlare.Prima di parlare ,pensa. Ma sei capace di pensare con la tua testa?
6 novembre, 2011 alle 7:33 pm
Claudio Burlando?
Non mi dirai che è un compagno anche costui?!
Bello comunque il suo slogan elettorale: “Costruisci con me la Liguria di tutti“.
Bravo! Continua a costruire così la Liguria di tutti.
G.M.
http://messicoedintorni.blogspot.com/
6 novembre, 2011 alle 6:57 pm
vi rendete conto chi è il presidente della regione liguria burlando,una persona che è entrato in autostrada al contrario per svariati km.mi chiedo come si possa eleggerlo a presidente di regione.w la povera italia
6 novembre, 2011 alle 5:47 pm
purtroppo non siamo un paese da federalismo; uno stato centralista se non altro sarebbe il solo a rubare.
più si delegano i compiti alla periferia e più aumentano quelli che rubano.
è una triste realtà!
6 novembre, 2011 alle 5:31 pm
251 Dopo le province andrebbero smantellate anche le regioni che d’altra parte costano molto e producono poco. Inoltre hanno creato e creano, occupandosi solo di sanita’ in massima parte, differenze di prestazioni a livello regionale anche perche’ succubi delle lobbies politico-affaristico-malavitoso locali. Lo stesso dicasi per la gestione fallimentare del territorio, dei parchi regionali e norme dell’edilizia locale soggetta anch’essa alle particolarita’=lobbies locali…… Alla faccia del federalismo di Bossi … federalismo fallimentare ed indebitato perfino in Germania…….
6 novembre, 2011 alle 5:31 pm
m. 250,
hai ragione, l’informazione, in particolare quella pubblica, dovrebbe essere sempre completa e corretta!
6 novembre, 2011 alle 5:20 pm
scusate ma prima ho sbagliato qualcosa…
cmq ecco qua:
mi è sembrato interessante per la cronistoria del dissesto idrogeologico italiano (da notare l’anno della pubblicazione)
da le catastrofi naturali sono prevedibili di marcel roubault
alluvioni, terremoti, frane, valanghe
edizione italiana a cura di floriano calvino – prefazione di mario fabbri traduzione e integrazioni di floriano calvino
piccola biblioteca einaudi 1973
le alluvioni in italia.
su tutto il territorio nazionale incombe la minaccia di disastrose alluvioni, nonostante che da secoli si continuino ad eseguire lavori di protezione; celebri le sistemazioni idrauliche compiute dalla repubblica di venezia.
ma se le 214 rotte d’argine del maggiore fiume italiano dal1801 al 1876 si sono ridotte alle 6 dal 1918 ad oggi, se il centro storico di roma è ormai al riparo da ogni pericolo d’inondazione, anche nell’eventualità di piene alquanto superiori a quella insuperata con cui nel dicembre del 1870 il tevere salutò la nascita della nuova capitale, ciò che maggiormente preoccupa è la constatazione che la pericolosità dei corsi d’acqua – di qualunque dimensione va aumentando col trascorrere del tempo, anziché diminuire.
le opere di difesa che vengono apprestate ex novo, o irrobustite, o semplicemente preservate dal deterioramento non riescono a tenere dietro all’espansione delle città, degli impianti industriali,delle vie di comunicazione. troppo disinvoltamente si coprono, si scavalcano, si inalveano ruscelli e torrenti, che prima o poi si gonfieranno al punto da rifiutare l’angusta canalizzazione; si erigono opifici e casamenti e persino campi sportivi con tanto di tribune proprio attraverso il letto di piena di corsi d’acqua, che nei momenti di furia avranno inevitabilmente ragione di quegli ostacoli e proprio per la loro presenza acquisteranno maggior impeto; s’invadono con popolose «borgate», come a roma, certe depressioni del suolo che le piogge facilmente colmeranno d’acqua perché mancano le indispensabili opere di drenaggio.
le competenti amministrazioni dello stato sono ben consce della gravità della situazione, ma negli ultimi decenni hanno potuto opporre all’incalzare delle piene ben poco più che cumuli di perizie, colonne di preventivi, e pile di programmi. dopo l’allucinante inondazione del polesine del 1951 fu messo a punto un «piano orientativo per la sistematica regolazione dei corsi d’acqua naturali», richiedente l’impiego di 1500 miliardi in un trentennio.
ma nel 1970 la commissione interministeriale istituita a seguito delle gravissime alluvioni del 3-7 novembre 1966 e presieduta dal professor de marchi doveva constatare che l’erogazione di quei fondi «e stata così limitata da non poter far fronte neppure alla manutenzione ordinaria». e ribadiva l’urgenza di eseguire i lavori previsti, saliti nel frattempo a 3.000-3.500 miliardi di spesa,cui aggiungeva un sistema di serbatoi di piena, pressocchè sconosciuti nel bel paese, pervenendo all’importo totale di 5.300 miliardi in trent’anni. per «un primo organico piano di provvedimenti nel campo della previsione, segnalazione ed annuncio degli eventi alluvionali», cioè essenzialmente per organizzare i servizi necessari a salvare almeno le vite umane, stimava che sarebbero bastati 3 miliardi e mezzo in un quinquennio.
le spese necessarie a dare un assetto appena normale alla rete idrografica nazionale («esce dalle umane possibilità arrivare alla definitiva sicurezza dell’intero territorio» – ammonisce la relazione de marchi) non possono apparire in alcun modo rilevanti, se paragonate alle molte decine di vittime ed alle centinaia di miliardi di danni che dobbiamo registrare con tragica regolarità e frequenza: novembre ’68 in valle strona e piemonte; ottobre ’70a genova e provincia; gennaio ’73 in calabria e sicilia, tanto per citare solo le ultime catastrofi.
ma anche il piano de marchi non va avanti. alla ormai scontata evanescenza di una responsabile volontà politica si è aggiunto un fatto… imprevisto: l’istituzione delle regioni ed il conseguente smembramento dei corpi tecnici dello stato, cui si sarebbe dovuta affidare l’attuazione di questi provvedimenti.