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Perchè sulla Grecia nessuno gli dà retta?

giovedì, 16 febbraio 2012

il PD

Perchè sulla Grecia nessuno gli dà retta?

Bersani ieri l’ha detto a voce alta: “provo vergogna” per quel che l’Europa sta facendo alla Grecia. Bene, bravo (lo dico senza ironia), anche se un po’ tardivo. Oggi però il suo sdegno non si merita neanche un richiamo in prima pagina de “L’Unità”, come dire che non si traduce in iniziativa politica. Non può. La sinistra italiana ha le mani legate? La parabola del socialista greco Papandreou che ha dovuto cedere lo scettro al tecnocrate Papademos, è poi così diversa da quella che il Pd sta vivendo nei confronti di Mario Monti? Nell’impotenza di Bersani si riflette la contraddizione che noi tutti stiamo vivendo, come se il risanamento economico fosse inconciliabile con la giustizia sociale e la solidarietà europea.

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Articolo di:

Gad - che ha scritto 2890 post su Gad Lerner.

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Commenti per questo articolo

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  1. 657
    artù scrive:

    652

    in effetti..

  2. 656
    Ale scrive:

    bersani prova vergogna perhè nn sai fare nulla di sinistra oltre che dire signorsì ai potenti lobbisti burocrati te e quell’inutile partito che guidi

  3. 655
    Paolo ZANIERI scrive:

    Gentile dott. Lerner,
    sono un insegnante toscano di latino e greco e qualche giorno fa ho proposto
    ad altri colleghi ed amici una provocazione: “un libro per la Grecia”.
    Ho suggerito di comprare un libro (qualsiasi) da una libreria greca on – line (qualunque) come segno di speranza per la cultura e l’economia greca.
    Non so se una tale iniziativa possa essere significativa e degna di diffusione;
    quello che mi preme di più è comunque sapere se esistono
    opportunità di finanziare in Grecia attività di sostegno in ambito educativo-culturale e socio-
    sanitario, che rappresentino un primo segno di “rinascita” per quel paese.

    La ringrazio per quanto potrà fare per aiutarmi in questa mia ricerca di informazioni.
    Un cordiale saluto e auguri per il Suo lavoro.

    Paolo Zanieri

  4. 654
    alekos scrive:

    attendo con trepidazione la conclusione dell’eurocomitato per i finanziamenti alla Grecia: mi meraviglia molto che pochissimi (tre al massimo) esponenti politici italiani abbiano espresso una valutazione sulle inumane misure richieste dalla troika contro il popolo greco.
    Speriamo che questa sera Moni Ovadia ci reciti la bellssima poesia di Kavafis : Ithaka

  5. 653
    Edy scrive:

    Il mio computer è affetto da Alzheimer: lavora di suo bloccandosi e invertendo l’ordine delle frasi…

  6. 652
    Edy scrive:

    Infernot 567 scrive:
    qual’e’ l’alternativa, cara Edy? Che tutti noi paghiamo il debito ai Greci, cosi’ loro continuerebbero a fare quello che hanno fatto fino ad oggi?

    Caro Infernot, nessuno desidera pagare i debiti altrui e men che meno l’adamantina Germania, che però, prima di vestire i panni di Catone o di Savonarola, dovrebbe rinfrescarsi la memoria sui suoi debiti di guerra. Acqua ne è passata sotto i ponti, ma sarebbe un ricordo utile.

    Veramente dovrei ripassare la storia per parlare con piena cognizione di causa, ma mi pare di ricordare che le condizioni dettate alla Germania dai vincitori abbiano permesso ai Tedeschi di evitare un destino che sarebbe stato disastroso in caso di eccessivo rigore e di pretese troppo pesanti…

    In tempo di guerra o di pace, la regola aurea dovrebbe essere la stessa: non infierire sui vinti o sui più deboli. E non solo per una questione etica, ma per le ragioni più svariate, ivi compresa in questo caso, quella del bene comune europeo, che cresce in proporzione diretta alla coscienza che ne hanno i popoli facenti parte della UE.

    Ma coniugato sul paradigma dei princìpi, il discorso si farebbe troppo lungo…

    Aggiungo solo un paio di cose: gli errori e le malefatte della Grecia dovrebbero essere pagati da chi ne è stato causa e artefice sia dentro che fuori i confini dello Stato, operando a livelli alti, sconosciuti (perché ben nascosti) per le masse che oggi ne pagano lo scotto.
    Se consideriamo colpevole di ingenuità o di cecità la popolazione greca, sarebbe opportuno ricordarsi che anche noi Italiani ci siamo bevuti senza troppa fatica le panzane raccontate dai politici di turno – ultimo, l’ineffabile cavaliere – sullo stato delle nostre finanze.
    Gabbare il popolo non è troppo difficile, evidentemente.
    Ma fargli pagare il fatto di essersi fatto gabbare è un’azione infame.

    L’altra cosa è questa: se le leggi dell’economia non sono un’opinione, termini come risanamento e manovre lacrime-e-sangue, riferiti a un paese in malattia terminale, stanno fra loro in rapporto non diretto, ma inverso. Più feroci sono le manovre, meno probabile è il risanamento.
    E’ come sottoporre uno Stato all’odiato (da me almeno, tanto) accanimento terapeutico: un patire privo di senso e di speranza.

    E quando tutto sarà consumato, come già ho detto in un altro intervento, sotto a chi tocca! Perché da colpe, debiti, guai e casini vari, nessuno è indenne. E con questo andazzo, prima o poi, toccherà non solo ai PIGS e ai tanti altri paesi in crisi di cui poco si parla, ma anche alla Germania.

    L’Europa come il Titanic: prima annegano i poveracci, chiusi dietro i cancelli che separano la prima classe dalle altre inferiori; poi, con la consolazione di orchestre che affondano continuando a suonare (o che suonano continuando ad affondare, che è la stessa cosa), si inabissano tutti quanti. E a poco serve sapere che qualcuno ha sofferto più di altri.
    E allora continuo a pensare che i moschettieri erano più intelligenti della Merkel e di un’Europa che sempre più riflette la definizione data a suo tempo dal Metternich sull’Italia: un’entità geografica. Io aggiungerei: un’entità virtuale.

    Altro che Merkel! Qui dovremmo riesumare l’”uno per tutti e tutti per uno” che permetteva ai moschettieri di neutralizzare le trame del perfido cardinale (Richelieu o Mazarino…? non ricordo)

  7. 651
    Ottavio scrive:

    Si può umanamente solidarizzare con il popolo greco ma, sul piano politico, si deve anche riconoscere il pericolo di una nuova deriva autoritaria (sempre riemergente in momenti di crisi), e quindi esprimere allarme. I manifestanti che scendono nelle piazze continuano a inveire contro l’UE, mentre la destra antieuropeista risorge in tutti i sondaggi, e non solo in Grecia. È la stessa destra nazionalista che aveva nascosto le voragini di bilancio, e osteggiato le rigorose politiche d’integrazione di cui c’era bisogno per rafforzare l’area euro quando ancora si era in tempo a farlo. Eppure sta riuscendo a farsi una nuova verginità politica, come se potesse davvero rappresentare una via d’uscita alla situazione che ha invece causato o, comunque, aggravato enormemente. Si assiste insomma a un vero e proprio trionfo dell’irrazionalità, in cui – come osseva Ilvo Diamanti nel suo ultimo libro – il senso comune prevale sul buon senso, e larga parte dell’opinione pubblica arriva a confondere il problema con la soluzione. Ma ciò che meraviglia ulteriormente è come anche una certa sinistra sembri ignorare o, quantomeno, sottovalutare i sintomi di deriva populista che si manifestano in alcune piazze, e preferisca dipingere tutto come una bella scena entusiasmante, in perfetto stile “Quarto Stato.” È una sinistra molto confusa, che arriva a credere in una sorta di dogma ideologico secondo cui tutto ciò che affolla una piazza è intrinsecamente democratico e progressista. Intanto, mentre questa sinistra spera vanamente nella novità che i vari movimenti di piazza dovrebbero rappresentare, Spagna, Grecia, e Stati Uniti scivolano, o sono già scivolati, verso la restaurazione di una destra che non lascia presagire nulla di buono o di migliore per l’economia (tanto che, a poche settimane dall’insediamento di Rajoy, nuovi sospetti di bilanci truccati occupano già le prime pagine dei giornali). In modo simile, qui da noi, anche la Lega si rifà velocemente una verginità politica, e aspira così a far di nuovo crescere il proprio consenso in vista delle prossime elezioni. Chissà se in tutto questo qualcuno arriverà finalmente a chiedersi che razza di rivoluzione possa mai essere quella che non approda ad alcun vero cambiamento, e anzi minaccia di resuscitare i peggiori fantasmi del passato.

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