Draghi: la fiducia nell’euro sta tornando

venerdì, 14 settembre 2012

Metà della popolazione tedesca non ha fiducia nel presidente della Bce, molti parlamentari del Bundestag criticano quotidianamente Draghi, dandogli addirittura del falsario d’Europa, e all’interno dell’istituto centrale c’è stata una frattura clamorosa con la Bundesbank. Mario Draghi ha scelto di mandare un messaggio tranquillizzante alla Germania, alla sua opinione pubblica così come al suo establishment, in un’intervista concessa ad uno dei principali quotidiani tedeschi, Süddeutsche Zeitung. Draghi ribadisce che nell’euro sta tornando la fiducia, grazie al programma di acquisti dei bond sovrani dei paesi in difficoltà con i loro costo del debito. ” Solo il fatto di averlo detto ha fatto sì che tornasse a livello mondiale la fiducia nell’euro.I manager dei fondi di investimento, sovrani e privati, stanno riportando i loro soldi verso l’Europa e questo è essenziale per l’economia dell’unione monetaria”. Una fiducia creata, ha sottolineato il governatore della Bce, anche dalle riforme affrontate in questi danni dai paesi dell’eurozona, in particolare quelli che mostrano le maggiori difficoltà. ” Stiamo vedendo progressi significativi in Spagna ed Italia. Sicuramente se guardiamo a quello che quei paesi hanno fatto negli ultimi sei mesi e quello che hanno perso negli precedenti”.

Per Draghi gli acquisti dei titoli dei stato sono necessari per evitare un’ulteriore contrazione potenzialmente devastante per l’intera unione monetaria. ” Spagna ed Italia non erano più in grado di uscire dalle loro difficoltà solo con una buona politica economica. Il continuo aumento dei loro bond sovrani rendeva più fragile la loro economia, così aggravando la sfiducia degli investitori nella capacità di ripagare i loro debiti. Ecco perché doveva essere mandato un segnale inequivocabile sull’irreversibilità dell’euro”. Draghi tende una mano tranquillizzante alla Germania, rassicurando la sua inquieta opinione pubblica. “Siamo pienamente consapevoli dei rischi legati alla nostra operazione, ma non agire sarebbe stato molto più pericoloso. Se il Parlamento tedesco mi invitasse spiegherei molto volentieri cosa stiamo facendo. Sono sicuro che anche critici come l’onorevole Dobrindt apprezzerebbero i risultati della nostra decisione”. Alexander Dornbrindt, vice segretario della Csu, il partito cristiano sociale della Baviera, aveva criticato aspramente Draghi, accusandolo di voler creare una “Banca centrale dell’inflazione europea”, e definendolo un falsario per la sua scelta di stampare moneta.

Mario Draghi ha inoltre ribadito la sua volontà di collaborare con la Bundesbank, ma ha altresì rimarcato come in questo momento ci sia una profonda differenza sulla modalità di gestire la crisi, e superarla. Una rottura non cercata dal presidente della Bce, ma resa inevitabile dall’approfondimento della crisi. L’istituto centrale tedesco rimane il principale azionista della Bce, e Draghi ha sottolineato la sua importanza e la necessità di ritrovare un filo di azione comune.

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