In treno con artigiani e commercianti, la rivolta “perbene”

mercoledì, 19 febbraio 2014

Questo articolo è uscito su “La Repubblica”.
Ore 7, Stazione Centrale di Milano. Tutto esaurito sui Frecciarossa della protesta “perbene”, senza forconi ma con tanta rabbia in corpo, che scendono nella capitale a lanciare il grido delle imprese che muoiono. Commercianti in prima classe, artigiani in seconda, anche se è solo una maliziosa coincidenza (“e comunque noi il biglietto ce lo paghiamo di tasca nostra”). In sessantamila gremiranno una piazza del Popolo mai vista così, facendola diventare piazza delle Piccole Imprese Incazzate. Con le cinque sigle dell’associazionismo di categoria (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti) che sbiadiscono nel poderoso cartello di Rete Italia: nuovo movimento che riunisce insieme commercio e artigianato. Una forza d’urto mica da ridere sul sistema italiano. E meno male che son gente tranquilla a cui non piacciono troppo i Forconi, ci sarebbe da aver paura. Ma il fossato che ormai separa questa folla dal palazzo della politica in affannosa ricerca di nuovo governo, proprio lì a pochi passi, non pare colmabile neanche da certi vecchi dirigenti navigati come il Carlo Sangalli, divenuto supercapo dei commercianti dopo una vita di navigazione democristiana che ora gli serve a poco, perché i ponti stanno bruciando. Sicché i comizianti moderati, che prendono il battimani più sonoro quando gridano “ci siamo rotti i c…”, non sono poi così dissimili dai sindacalisti alle prese con le piazze incendiarie del paese che fu.
In treno la sintesi me la regala Marino Molinari da Sesto Calende, appena pensionato dopo 41 anni da carrozziere: “Mi avevano insegnato che l’asinello sfinito, quando cade in ginocchio, va scaricato. Invece Monti e la Fornero, poi Letta e Saccomanni, sulle nostre piccole spalle di peso ce ne hanno aggiunto, senza rendersi conto che insieme alle piccole imprese è tutta l’Italia a andare in malora”. La cifra che fa paura: 372 mila attività che hanno chiuso i battenti l’anno scorso, oltre mille al giorno. La minaccia che ne consegue: ritrovarsi ben presto questa moltitudine pacifica innervata da manipoli di rivoltosi. Perché, come ammette Gianni Damin da Samarate, “Se mancasse il pane alle mie figlie, farei come i Forconi. E se bastoni un gatto chiuso in una stanza, quello alla fine ti graffia”.
Pensare che il giovane Damin è il più benevolo nei confronti di Renzi: “Non ho alternative, devo fidarmi di lui. Se questo ragazzo fallisce, fallisce il paese”. Anche se aggiunge subito che “ci vorrebbe un Renzi senza Pd per convincermi davvero”.
Mi ha colpito questo atteggiamento di fiducia in sospeso concessa al marziano in arrivo a Palazzo Chigi (“A parole è bravo, ma poi si ritrova intorno certa gente…”). Così, districandomi tra la folla di piazza del Popolo, sono andato a cercare il gruppo della Confesercenti di Ferrara e Comacchio che reggeva il cartello: “Renzi se ci 6 batti un colpo”. E li ho trovati tutti con indosso la stessa T-shirt disegnata per l’occasione: “Politici=…” e segue il disegno di un maiale. Suino che con astuzia hanno disegnato come salvadanaio rotto. Pensate forse che Renzi non sia anche lui un politico? Ce l’avete con tutti? Torna in ogni capannello la furia per i vitalizi e gli altri privilegi dei politici da abolire; non importa che diano poco gettito, bisogna lo stesso cominciare da lì la punizione esemplare. Se Renzi ci riesce, smette di essere un politico. Del resto a Francesco Boran dell’Ascom di Padova, pur orgoglioso del passato democristiano, il primo Berlusconi piaceva né più né meno come il Renzi di oggi. Ne ho incontrati molti di ex berlusconiani pronti a diventar renziani, prima sul treno e ora in piazza.
Nel Frecciarossa che ci ha portati a Roma serpeggiava tra uno scompartimento e l’altro una storia istruttiva: il braccio di ferro tra le assicurazioni e le carrozzerie auto. Col suo dito fratturato da una martellata, a raccontarmela è Daniele Parolo, presidente degli artigiani Cna lombardi nonché titolare di un’autofficina a Gallarate: “In Parlamento eravamo riusciti a far abrogare la norma voluta dalle assicurazioni per obbligare gli automobilisti a rivolgersi a carrozzerie dalle tariffe ribassate. Ma ecco che Zanonato, oplà, la ripropone tal quale in consiglio dei ministri. Strano, vero? Tra i carrozzieri poveretti e i grandi gruppi assicurativi, il governo non si comporta proprio come un arbitro imparziale. Al solito: forti con i deboli e deboli con i forti”.
Denunciano un fisco disgiunto dal risultato economico. Due giovani associati in un’impresa termoidraulica di Albavilla benedicono il giorno in cui decisero di non assumere mai un dipendente. Franca Anzani invece condivide con la figlia un’azienda di restauri e chiede a Renzi di smetterla con la tassazione inasprita sui contratti a tempo determinato, altrimenti non si lavora più. La morìa delle imprese assume un carattere più sinistro se la focalizzi su un territorio prospero come la provincia di Varese: “Mille fallimenti nel 2013, mentre nel limitrofo Canton Ticino nascevano 1500 nuove imprese. Novemila aste fallimentari, erano solo 200 tre anni fa”.
Passi nello scompartimento dei commercianti e ti accoglie una fioraia di Cinisello Balsamo, Giuliana Colombo, vincitrice del concorso per la migliore vetrina di Natale ma infuriata per la nuova tassa dei rifiuti: “Ogni volta che porto fuori un bidone sono 50 euro”, spara, “e la giunta comunale è del Pd”. Mentre il suo collega macellaio Giuseppe Penza ridacchia degli arresti per tangenti avvenuti proprio oggi: acciuffati gli assessori del suo paese, Cologno Monzese. Riceviamo la benedizione di un gruppo di giovani signore brianzole che in verità sono dirette all’udienza di papa Francesco (“ma pregheremo per voi”) mentre percorriamo vagone dopo vagone il rosario di lamentazioni da autotrasportatori, idraulici, acconciatrici, designer, falegnami, artigiani tessili, tipografi contoterzisti in ogni declinazione possibile dell’accento lumbard bagnato in salsa terrona. Tutti col loro bravo berretto, le casacche e le bandiere di nylon… Solo un ragazzo che arriva da un paese della bassa padana al confine fra le province di Bergamo e Cremona s’è portato il tricolore di stoffa, con su scritto “Summer Bar”, l’azienda che considera la sua patria e cerca disperatamente di non chiudere.
E’ ancora il presidente lombardo della Cna, Daniele Parolo, a ricordarci i precedenti di questa inedita discesa a Roma. Per la prima volta commercio e artigianato uniti nella lotta, perché l’industria sarà anche lo scheletro dell’economia ma le piccole imprese del lavoro autonomo coalizzate in Rete Italia ammontano a 4.383.500 unità produttive in cui sono occupate più di 24 milioni di persone. Come dire, la prima volta dei moderati che se si arrabbiano, guai, producono uno scricchiolio minaccioso. I palazzi della politica farebbero malissimo a sottovalutarlo.
Eppure dei precedenti, per quanto rari, ci sono; anche se magari non proprio gloriosi. Come la calata su Roma del 1981 contro i registratori di cassa introdotti dal ministro Visentini. O la manifestazione nazionale di Milano contro la minimum tax del 1993. Se ora volete appiccicare alla folla degli artigiani e dei commercianti la solita etichetta degli evasori fiscali, neanche riuscirete più a farli arrabbiare. Perché dentro di loro si riconosce un duplice sentimento che i luoghi comuni del passato non bastano a contenere.
Prima di tutto c’è un orgoglio di appartenenza all’Italia che ancora lavora mentre gli altri parlano, tramutatosi nella prima vera piazza del lavoro autonomo organizzato. E’ come se la massa dei disperati fosse riuscita a cambiar pelle alle sue corporazioni, quelle sigle da sempre intrecciate al clientelismo politico di basso rango. Si lucida gli occhi, in piazza del Popolo, il direttore del Censis, Giuseppe Roma: pare quasi la sua festa un tale raduno che impone la forza del “sociale” caro a De Rita e restituisce una funzione alle associazioni, quelle che nel loro linguaggio astruso al Censis definiscono “corpi intermedi”. Non a caso esultano personaggi fino a ieri sbiaditi come Carlo Sangalli, Marco Venturi, Daniele Vaccarino. Come minimo, hanno rintuzzato l’insidia dei Forconi. Ma forse gli toccherà cavalcare un movimento più dirompente ancora.
Il secondo sentimento che percepivi in piazza ieri a Roma, era più ambiguo: tra il rancore e la malinconia. Penso alla rabbia con cui Aniello Pietrofesa, leader dei 400 venditori ambulanti (con licenza) di Salerno –e grande sostenitore del sindaco De Luca- mi raccontava degli stranieri senza licenza, circa 600, che secondo lui sarebbero protetti dalle autorità. Ma penso anche agli occhi lucidi del bolognese Stefano Gilli con la sua impresa di subfornitura metalmeccanica a Casalecchio: “Mio padre l’ha costruita, poi i nazisti l’hanno internato. Lui di manifestazioni ne ha fatte tante, e a me viene il magone quando penso che non ci sono riusciti né i tedeschi né i fascisti a chiuderci l’azienda… e invece ci stanno riuscendo questi qua”.

19 Commenti

  1. eba / imprese · mercoledì, 19 febbraio 2014, 10:43 pm
  2. bruda · mercoledì, 19 febbraio 2014, 8:47 pm

    a me colpisce il dato che ai suoi tempi di prima militanza di controinformazione proletaria GAD
    lerner,Lotta Continua e tutto il variegato mondo della galassia extraparlamentare,finanziato in massima parte con fondi neri da aziende che avevano caterve di dipendenti,allo scopo di dividerli,frazionandoli
    frantumando l’Unità della classe operaia allora
    in massima parte iscritta al PCI,oggi questa perla di rivoluzionario da operetta,va a sostenere i BOTTEGAI che allora tanto erano odiati dai gruppuscoli di cui sopra.
    Sono stato a Roma,ieri,nel pomeriggio,ho un amico che lavora in una scuola per ricchi rampolli della ricchissima BORGHESIA ROMANA,
    nessun clamore,mi ha detto,tutto rumore di forbici.
    Tornando verso una fermata d’autobus,proprio vicino al Collegio Nazareno appoggiata al muro d’una Chiesa c’era una bandiera di quelle usate nella manifestazione,nuova come un gadget.
    Tutta roba strumentale e provocata ad arte\.
    tutte balle mass-mediologiche.
    iL DATO VERO,E’ CHE APPARE SURREALE IN UNA CITTA’ COME ROMA VEDERE POSTI DI GUARDIA RETTI DA UOMINI IN MIMETICA DELL’ ESERCITO ITALIANO.
    TI PARE CHE QUESTI SCONSIDERATI CHE GESTISCONO
    IL POTERE,GIRA GIRA, CI FANNO PIAZZARE QUALCHE
    BOMBA SOTTO AL CULO?

  3. popolo alla riscossa · mercoledì, 19 febbraio 2014, 7:32 pm

    lotta continua: contro lo Stato e la giustizia borgese! caz–zo! fotti il potere!

    caro Berlusconi, ribaltiamo insieme a lotta continua questo Stato democratico oppressore! Un partito responsabile deve fare un blitz e fare le riforme per i cittadini!

    Il primato della politica. Primato nel senso di scimmia.

    Ogni tanto ci vuole un golpe, ma sempre rispettoso delle regole. le nostre regole

  4. caro diario · mercoledì, 19 febbraio 2014, 7:27 pm

    ore 7, levataccia!

    (che bisogna fare per campare, la dura vita di un milionario)

    NB
    se possiamo scrivere puttanate sul blog di Lerner: allora vuol dire che Lerner promuove la democrazia e la libertà! Ringrazieremo Lerner e voteremo PD!

    E’ bellissimo!

    • bruno · giovedì, 20 febbraio 2014, 6:07 am

      Sicuramente ringrazieremo Lerner per il pregevolissimo blog,ma il sottoscritto non voterà mai PD.

  5. Leotta · mercoledì, 19 febbraio 2014, 7:23 pm

    Per LaRepubblica daremmo la vita! O la borsa.

    Se il titolo in borsa non fosse morto.

    I sindacati si sono rivoltati “per bene” e hanno proposto a De Benedetti di investire una parte dei soldi dati da Berlusconi in ‘innovazione e sviluppo’ (Giannini, firma de LaRepubblica, lo ripete a nastro ai politici e agli altri imprenditori)

    innovazione e sviluppo, investimenti

    ma niente: De Benedetti vuole licenziare e scarica tutto allo Stato pantalone, per Olivetti sarebbe stata una vergogna umana, civile e politica

    ma De Benedetti sa cosa sono gli affari e sa apprezzare l’etica di Gad Lerner, di Scalfari, Giannini, Manfellotto, Damilano, Gilioli, Merlo, Serra. E tantissimi giornalisti indipendenti.

    alto profilo etico del giornalismo d’autore italiano: stiamo parlando di grandissime firme, personaggi immensi, inarrivabili, il meglio della questione morale italiana

    negli affari bisogna essere spietati, come un trno in corsa in un tunnel

    il tunnel dei buoni artigiani e commercianti

  6. Leotta · mercoledì, 19 febbraio 2014, 7:02 pm

    artigiani e commercianti votate PD! la soluzione ai vostri odiosi problemi

    soluzioni serie e competenti, con esperienza e predisposizione al lavoro di gruppo .. e al suicidio di massa

    il TG1 ha detto che ci sarà una svolta politica

  7. Leotta · mercoledì, 19 febbraio 2014, 6:58 pm

    Gad Lerner va in treno con gli ultimi e lo scrive sul giornale dei De Benedetti: la solidarietà è una cosa seria in politica

    altro che Grillo..

    se il debito pubblico aumenta e la soluzione è l’austerità: non è certo per colpa di Berlusconi e De Benedetti!

    l’Italia è piccole e medie imprese esattamente come l’artigiano Berlusconi e il commerciante De Benedetti

  8. GIULIO CESARE · mercoledì, 19 febbraio 2014, 12:46 pm

    MAKAKI ROSSI, avete per kaso visto se da qualche parte PATAKKA SLURP, il SERVO MUTO di Karletto, ha scritto una righina, una sola righina sulle nefandezze ekonomike del SUO PADRONE?

    Dovesse succedere, avvisatemi, è sempre interessante leggere quello che scrivono i SERVI.

    Giulio Cesare

  9. Giuseppe · mercoledì, 19 febbraio 2014, 10:07 am

    Io non ho categorie che odio perché l’odio è sterile e porta solo altro odio e dolore.
    Ma visto che puntualizzi allora vorrei anche ricordare quei dipendenti che a tempo perso fanno siti internet, imbiancano, riparano, fanno gli autisti per le consegne e tanti altri lavori in nero (per arrotondare dicono) togliendo lavoro a chi di quei mestieri ci vive.
    Il marcio è diffuso, non appartiene a una sola categoria. La frusta o è uguale per tutti o è una altro atto di arroganza cui il nostro popolo è costretto a soggiacere.

    • stefano · mercoledì, 19 febbraio 2014, 1:18 pm

      fanno bene a darsi da fare , ad essere creativi e attivi. basta con queste regole che non permettono di esercitare le proprie capacita’. sembra che piu’ progredisce la scolarita’ della popolazione e piu’ ci trattano da incapaci e ignoranti . per l’evasione fiscale la soluzione e’ la moneta elettronica.

      • Giuseppe · mercoledì, 19 febbraio 2014, 2:59 pm

        eh certo! Mica devono pagare le tasse su quello che fanno! Logico. Mica hanno a che fare con gli studi di settore, mica devono pagarsi un commercialista per districarsi in mezzo alle pratiche e alle sanzioni enormi per sviste ed errori, mica devono far quadrare i bilanci loro, mica devono aspettare i pagamenti della pubblica amministrazione. Certo, che si diano da fare… e facciano chiudere chi dà lavoro e chi sostiene il Paese.
        La moneta elettronica può essere una soluzione ma solo quando chi evade smette di evadere, tanto che sia autonomo che dipendente.
        Apriti una partita iva e poi valuta se ti sta bene che ti prenda il lavoro chi lo fa in nero. Così… tanto per provare, tanto con la moneta elettronica…

      • stefano · mercoledì, 19 febbraio 2014, 8:41 pm

        io ho una partita iva , mi cerco il lavoro e non sono neppure sicuro di essere pagato. tu? la moneta elettronica tutela la gente e la rende onesta! fa venire tutto alla luce del sole.

  10. Gabriele · mercoledì, 19 febbraio 2014, 8:55 am

    Umanamente mi dispiace e vorrei che queste persone smettessero di soffrire, ma quella dei piccoli commercianti (attenzione all’italiano) è una categoria a cui non sono proprio interessato, primo perchè mi hanno sempre sfruttato (non solo loro) come un cane e secondo perchè se parli d’evasione e coruttele, sei costretto a parlare della piccola e media impresa…… Chiaramente ci sono molte eccezioni e per loro credo vada fatto qualcosa, ma solo per chi se lo merita, per gli altri ci vuole la frusta.

    • Gabriele · mercoledì, 19 febbraio 2014, 8:57 am

      Poi i palazzinari li odio proprio…..

      • Anticomunista militante · mercoledì, 19 febbraio 2014, 11:19 am

        Ma quanto sei stupido…

      • L'erba sfonda l'asfalto · mercoledì, 19 febbraio 2014, 11:27 am

        In effetti Gabriele è imbarazzante, io pensavo che avesse 14 anni ma deve averne 40. A volte è talmente stupido da risultare simpatico ma ho l’impressione che ci sia parecchia gente così e questo è preoccupante

    • stefano · mercoledì, 19 febbraio 2014, 1:13 pm

      moneta elettronica e semplificazione , basta con le fatture ,tutto in automatico , la tecnologia lo permette. discutiamo al piu’ presto della tutela dei dati in una societa’ dove saremo tracciabili in ogni istante.(io lo vedo come inevitabile)

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