Petizione al Parlamento europeo per una nuova politica su migrazione e diritto d’asilo

venerdì, 25 luglio 2014

Questa petizione al Parlamento europeo in occasione del semestre italiano di presidenza dell’Ue è stata scritta da Barbara Spinelli, Daniela Padoan e Guido Viale. In molti, come vedrete dalle firme in calce, l’abbiamo sottoscritta.

Garantire il diritto di fuga

Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, il numero di profughi, richiedenti asilo e sfollati interni in tutto il mondo ha superato i 50 milioni di persone. Si tratta, secondo il rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), del dato più alto mai registrato dopo la fuga in massa, nella prima metà del secolo scorso, dall’Europa dominata dal nazifascismo. “La nostra è stata una generazione di rifugiati che si è spostata nel mondo come mai prima di allora”, ha affermato Ruth Klüger, scrittrice e germanista sopravvissuta ad Auschwitz, “io sono solo una di quegli innumerevoli rifugiati. La fuga è diventata l’espressione del mio mondo e del periodo nel quale sono vissuta. Sono interamente una persona del ventesimo secolo. E nel ventunesimo continueremo ad avere masse di rifugiati, intere generazioni di rifugiati”.

Sono parole profetiche: sempre più la fuga è divenuta espressione del nostro mondo, del tempo in cui ci è dato vivere. È una fuga che vede l’Europa come approdo, luogo di salvezza. Sulle coste meridionali del nostro continente giungono persone – uomini, donne, bambini – che si lasciano alle spalle paesi in fiamme, dittature, genocidi, carestie, catastrofi climatiche e ambientali, guerre divenute inani e senza fine contro il terrorismo, di cui molto spesso le politiche occidentali – connesse a un modello economico e biopolitico di spartizione – sono direttamente o indirettamente responsabili.

I rifugiati sono oggi il prodotto su scala industriale di quella grande guerra, immateriale e non dichiarata, che è la guerra contro i poveri, dove un confine netto separa chi ha diritto di muoversi da chi quel diritto si vede negato. Ma una guerra planetaria, che distingue tra soggetti di diritto e corpi marginali in balia di eventi decisi altrove, non può rendere l’Europa un filo spinato.

L’Europa che vogliamo deve essere un luogo di accoglienza, di rispetto, di dignità.

Fermare il respingimento dei migranti

Il numero dei migranti forzati è aumentato, nel 2013, di ben sei milioni. Un incremento dovuto principalmente alla continua carneficina siriana che, a tre anni dall’inizio del conflitto, ha visto più di 2.5 milioni di persone perdere la possibilità di vivere nel proprio paese. Uomini, donne, bambini sono da mesi ammassati nella stazione Centrale di Milano, senza che il Comune – di fatto abbandonato dallo Stato – riesca a farsene pienamente carico, nonostante i molti sforzi profusi. Ma si tratta anche di schiere in fuga dalla Repubblica Centrafricana, dal Sud Sudan, dall’Eritrea, dalla Libia gettata nel caos dalla guerra occidentale – che si vanno ad aggiungere ai profughi della Somalia e del Maghreb. Uomini, donne e bambini che giungono alle nostre coste – e a Sangatte, Ceuta, Melilla – in cerca non solo della nuda vita, ma di libertà e di giustizia: di quell’inclusione nel concetto di umanità senza il quale ogni discorso sui diritti perde significato, rimanendo appannaggio di un ceto di privilegiati.

Trovano invece spesso respingimento, inferiorizzazione giuridica, economica e sociale, privazione della libertà. Molti di loro trovano la morte durante il viaggio, così che il Mar Mediterraneo si è trasformato in un cimitero dove si compie il naufragio di quello stesso pensiero di eguaglianza e solidarietà che fonda le nostre democrazie.

Non serve, allora, appellarsi a retoriche rese impronunciabili, dopo lo smascheramento del Cuore di tenebra conradiano: l’Europa non rappresenta “il faro di civiltà, la globalizzazione della civilizzazione”, che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha descritto a Strasburgo, il 2 luglio, in apertura del semestre italiano di presidenza europea. L’Europa è, anche, quell’orrore che Marlow, il mercante d’avorio, figura dell’avidità e del dominio coloniale, porta in Africa; maschera che disvela fino a che punto il cuore di tenebra si trovi esattamente nella luce che la nostra civiltà ha preteso di esportare, ammantando il proprio dominio di superiorità morale.

Impedire la strage del Mediterraneo

É giunto il momento che l’Unione Europea guardi a se stessa: alla distesa, al mare di morti che le sue politiche hanno causato e continuano a causare, e che cerchi soluzioni concrete e immediate, se non vuole che i suoi stessi cittadini rifuggano lo sguardo delle istituzioni.

I quarantacinque migranti trovati asfissiati nella stiva di un barcone a Pozzallo sono le ultime, povere vittime di una carneficina immane, ma già, mentre scriviamo, se ne aggiungono altre: sono ventimila gli uomini, le donne e i bambini, conteggiati per difetto, annegati nel Mediterraneo dal 1988 in poi. Sono 500 le vittime accertate solo in questa prima parte del 2014. Una tragedia epocale, della quale non potremo dire che non sapevamo, quando sarà diventata storia. Storia d’Europa.

I cittadini europei non possono più assistere passivamente alla strage che giorno dopo giorno si svolge davanti ai loro occhi – tanto più inconcepibile quando si consideri che, nella sua Carta dei diritti fondamentali, l’Unione Europea ha dichiarato di porre la persona al centro delle proprie politiche, e ha considerato le politiche sulle frontiere, l’asilo e le migrazioni come vere e proprie politiche comuni.

Tuttavia l’Unione Europea che dal 2000 dichiara di voler prevenire e combattere il traffico di esseri umani sta, di fatto, permettendo che profughi e migranti attraversino il Mediterraneo mettendo la propria vita nelle mani di organizzazioni criminali transnazionali, perché è stato lasciato loro il monopolio del trasporto in mare.

Attuare i trattati

La cosa è tanto più grave in quanto il Trattato sul Funzionamento dell’Unione prevede una responsabilità diretta in materia di gestione integrata delle frontiere (art. 77), di gestione di tutte le fasi del processo migratorio (art. 79), di accoglienza delle persone (art. 78) e di condivisione degli oneri, non solo finanziari, tra tutti i paesi membri (art. 80).

Si tratta di norme che, a cinque anni dall’entrata in vigore, hanno trovato solo una parziale traduzione legislativa: nella prassi si continuano a privilegiare strategie come il Global Approach for Mobility and Migration e le cosiddette Mobility partnership con paesi terzi, prive di una base giuridica vincolante, realizzate su base volontaria e senza la partecipazione in codecisione del Parlamento europeo.

Il ricorso da parte delle istituzioni a questi espedienti e surrogati, anziché agli strumenti previsti dai Trattati per la realizzazione di politiche comuni, conferma l’assenza di volontà politica da parte degli Stati membri e la pusillanimità della Commissione.

L’insuccesso di questo approccio è provato dall’incapacità di predisporre e attivare soluzioni semplici e improrogabili come la creazione di corridoi umanitari. L’inettitudine nel costruire una maggioranza fra gli Stati membri che realizzi il principio di solidarietà anche finanziaria previsto dall’art. 80 del TFUE non può essere nascosta dalla retorica del Consiglio europeo o dalla valanga di documenti, incontri e conferenze, né dal continuo rinvio al ruolo di Agenzie europee, il cui compito dovrebbe consistere nell’applicare le politiche europee, e non nel fare da schermo alla loro assenza.

Né può essere taciuta l’ipocrisia per cui le politiche di respingimento – previste da molte misure decise in sede di attuazione – vengono presentate come intese a salvare la vita dei migranti e dei profughi, quando sono proprio quelle politiche a condannarli al rischio, sempre più attuale, di morire annegati.

La responsabilità primaria di tutto questo ricade sugli Stati membri, sul Consiglio e sulla Commissione, che hanno completamente ignorato i Trattati – e in particolare le norme volte a trasformare le politiche di controllo delle frontiere, di asilo e di integrazione dei migranti in politiche europee comuni, da attuare nel rispetto del principio di solidarietà. L’ossessione della lotta contro l’immigrazione clandestina e la chiusura dei canali di accesso regolari hanno concretamente operato per accrescere, come strumento di dissuasione, il rischio patito da tutti coloro che cercano di attraversare i confini della fortezza Europa.

Dismettere la fortezza Europa

L’Unione Europea che, incapace di disegnare una vera politica comune, la affida alle proprie agenzie, come Frontex o Europol,[1] ha di fatto abdicato alla missione che si è data con il Trattato di Lisbona e con la Carta dei diritti. Non è questa l’Europa che vogliamo, né è Frontex che i cittadini europei hanno votato lo scorso maggio.

Noi, cittadini europei, diciamo che l’Europa che ha creduto di potersi barricare in una fortezza, ha fallito.

“Non siamo noi ad attraversare i confini, sono i confini ad attraversare noi”. Questo cartello esposto da un migrante durante la Freedom March, giunta il 27 giugno davanti ai giganteschi palazzi di vetro dell’Unione Europea a Bruxelles, descrive perfettamente la condizione in cui si trovano milioni di persone che cercano di entrare, o di restare, nella fortezza Europa.

La zona euromediterranea deve diventare uno spazio di cooperazione e solidarietà tra i popoli, non un’invalicabile frontiera esteriore per chi fugge da guerra e miseria, né un’angosciosa frontiera interiore, messa a separare la biografia di ciascuno, fatta di storia, affetto, legami, appartenenze.

È compito dell’Italia, in questo semestre europeo, promuovere l’attuazione organica e solidale di tutte le disposizioni dei trattati in materia di frontiere, immigrazione, asilo e integrazione dei migranti, facendosi carico di proteggere e accogliere gli sradicati e di consentire loro un nuovo radicamento, qualora lo desiderino.

Promuovere una politica comune europea

Consapevoli delle responsabilità che gli Stati hanno attribuito all’Unione Europea in questi campi, occorre operare con la massima urgenza perché l’UE venga dotata degli strumenti necessari a far fronte ai flussi massicci dei profughi. L’art. 78 TFEU e la direttiva del 2001 sulla protezione temporanea già prevedono la predisposizione di piani di intervento, che tuttavia la Commissione continua a guardarsi dal proporre al Consiglio.

La presunta strategia globale della Task force sul Mediterraneo, dibattuta dal Consiglio europeo e sviluppata dal Consiglio informale Giustizia e affari interni dell’8 luglio – affidata a iniziative su base volontaria, approcci diplomatici poco credibili e strumenti operativi con risorse limitate, come Frontex – è fumo negli occhi, e sicuramente non costituisce una politica comune europea all’altezza della sfida con cui l’Unione, e in particolare i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sono chiamati a confrontarsi.[2]

Chiediamo che il Parlamento europeo, attraverso la sua commissione competente – in collaborazione con la Presidenza italiana e la Commissione – proceda entro i prossimi sei mesi a una valutazione oggettiva dell’adeguatezza delle politiche e dei mezzi messi in atto dalle istituzioni e agenzie dell’Unione e dagli Stati membri e dei Paesi terzi.

Predisporre corridoi umanitari

Nel frattempo si tratta di prevedere d’urgenza l’apertura di percorsi autorizzati e sicuri per chi lascia il territorio di nascita, di cittadinanza o di residenza – in fuga da guerre, persecuzioni, catastrofi ambientali, climatiche o economiche. Occorre creare un corridoio umanitario tra le coste dell’Africa e le coste europee, prima a terra e poi in mare, sotto la tutela delle Agenzie delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, così da impedire nuove tragedie e garantire l’effettivo esercizio del diritto d’asilo in tutti i paesi di transito; il che implica, al contempo, stroncare le nuove mafie dei trafficanti di uomini.

Il Parlamento europeo deve essere a questo proposito compiutamente informato delle ragioni per cui operazioni come EUBAM[3] sul territorio libico non permettano di aggredire il traffico di esseri umani.

Occorre approntare canali di ingresso legale dove un sistema di traghetti e voli charter sostituisca le carrette del mare, e istituire postazioni dell’Onu e dell’Unione Europea nei principali porti di partenza e nei campi di transito, dove identificare, tutelare e dotare i profughi di visti provvisori.[4]

Occorre dotare l’European Asylum Support Office (EASO) di poteri di coordinamento delle attività degli Stati membri, alla stregua di quanto fatto con Frontex in materia di controllo delle frontiere; occorre smistare gli arrivi fra i vari porti e aeroporti attrezzati per l’accoglienza, così da governare razionalmente la distribuzione sul territorio europeo dei singoli e delle famiglie; occorre far cessare l’insostenibile pressione patita dagli abitanti degli attuali luoghi d’arrivo degli scafisti, primo tra tutti Lampedusa, che spesso si trovano, con grande generosità, a supplire l’abissale assenza dello Stato e dell’Unione Europea.

Più in generale, l’Italia e tutti i popoli del Sud Europa non possono più essere lasciati soli nel gravoso compito dei soccorsi in mare, che ci riguarda tutti, come cittadini d’Europa.

Assicurare la libertà di movimento e il mutuo riconoscimento

Urge rendere permeabili i confini interni dell’Unione Europea, abrogando le norme nazionali e le prassi amministrative che nello spazio Schengen limitano la libertà di movimento delle persone, così come la libertà di scegliere dove vivere e la libertà di riannodare i propri affetti. Questo significa sanare le ferite inferte dall’applicazione deviata da parte di alcuni Stati membri del sistema di Schengen non solo alle persone, ma al concetto stesso di libertà e uguaglianza che la nostra cultura democratica afferma di voler tutelare. Chiunque si trovi nello spazio europeo, indipendentemente dalla sua cittadinanza, deve poter godere del pieno esercizio di pari diritti, così come chiede la Carta di Lampedusa, cui facciamo riferimento.

Per questo chiediamo la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti e profughi, comunque si chiamino, che configurano una forma di detenzione extra ordinem.

Urge, allo stesso titolo, il “mutuo riconoscimento” delle decisioni sull’asilo, alla stregua di quanto già avviene per le decisioni di espulsione, così che le persone siano libere nel movimento e nel ricongiungimento familiare dentro lo spazio dell’Unione. Questo implica la necessità di applicare in modo corretto, secondo le richieste del Parlamento europeo e i suggerimenti dell’UNHCR, il regolamento Dublin III, privilegiando il criterio della riunificazione familiare; così come implica la necessità di adeguare il regolamento alla recente giurisprudenza della Corte in materia di minori.

Facilitare richieste e visti

Urge semplificare le procedure di richiesta dello status di rifugiato e di domanda d’asilo, così come urge l’istituzione di un sistema di visti temporanei richiedibili presso tutte le ambasciate degli Stati dell’Unione Europea nei vari paesi del mondo, per chi fugge da situazioni di guerra o di persecuzione o di rischio per la vita.

Occorre approntare al più presto una normativa capace di restituire dignità giuridica ai rifugiati, che metta fine alle politiche di esternalizzazione dell’asilo con cui l’Unione Europea attualmente demanda la competenza della protezione internazionale agli Stati di transito.

Tutelare i minori non accompagnati

Urge tutelare i minori senza accompagnamento. In Italia sono arrivati, nell’ultimo anno e mezzo, quasi 6000 minori non accompagnati. Molti di loro sono trattenuti da mesi in strutture inadeguate, che non prevedono percorsi di formazione né di integrazione; altri hanno eluso la sorveglianza e sono del tutto privi di protezione. Per sanare questa situazione è stata presentata una proposta di legge,[5] ma i minori senza accompagnamento sono spesso in transito verso altri paesi e occorre trovare soluzioni congiunte, a livello europeo, di accoglienza, identificazione e protezione.

Promuovere l’istituzione dello ius soli

Urge il riconoscimento di una cittadinanza europea basata sullo ius soli.Benché questo dipenda dalla competenza dei singoli Stati membri, adeguati studi e raccomandazioni delle istituzioni europee potrebbero favorire il conseguimento di tale obiettivo.

Operare per una pax mediterranea

Non vanno infine dimenticate le ragioni geopolitiche che sono all’origine delle crisi nei paesi terzi e che determinano il flusso dei rifugiati. Sotto questo profilo la capacità di previsione, analisi e coordinamento dell’Unione europea, dell’Alto rappresentante e dell’European External Action Service è assolutamente inadeguata. Basti pensare al fatto che se accogliessimo davvero i profughi, dando loro possibilità di avere voce e diritti, si creerebbe forse in Europa una “terza forza” in grado di rappresentare il rispettivo paese – per esempio la Siria, la Repubblica Centrafricana, l’Eritrea e tutti i paesi del Corno d’Africa – in un eventuale negoziato, più e meglio dei cosiddetti governi in esilio, che talvolta sono puri fantocci.

La crisi migratoria mostra quanto sia urgente una politica estera attiva dell’Europa, attualmente impedita non solo da sterili sovranità nazionali gelosamente custodite, ma anche dalla sudditanza dell’Unione Europea alla Nato e agli USA, che sono spesso all’origine dei conflitti che deflagrano nel mondo e soprattutto ai nostri confini.

Occorre infine un’azione coerente dell’Unione Europea nel far cessare la vendita di armi nelle aree instabili del mondo da parte di quei paesi membri, come Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Italia, Spagna e Svezia, che figurano tra i dieci maggiori esportatori. Partner di questo lucroso commercio sono in gran parte proprio i paesi dai quali le persone sono costrette a fuggire per mettersi al riparo da guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani e soppressione delle libertà democratiche.

Poiché i rifugiati sono il prodotto della guerra, noi, cittadini d’Europa, chiediamo che la nostra pace non sia una retorica né un privilegio di asserragliati, ma si declini in politiche solidali capaci di includere i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e l’Africa.

Barbara Spinelli, Daniela Padoan, Guido Viale, Alexis Tsipras, Stefano Rodotà, Luigi Manconi, Andrea Camilleri, Umberto Eco, Curzio Maltese, Maurizio Ferraris, Moni Ovadia, Erri De Luca, Nichi Vendola, Gad Lerner, Marco Revelli, Eleonora Forenza, Don Luigi Ciotti, Sergio Cofferati, Ermanno Rea, Enrico Calamai, Adriano Prosperi, Aldo Bonomi, Roberta De Monticelli, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Valeria Parrella, Fabio Vacchi, Gustavo Zagrebelsky

28 Commenti

  1. La Russia contro l'Anglo-Sionismo (detto la feccia del mondo) · lunedì, 28 luglio 2014, 12:56 pm

    FUCILAZIONE IMMEDIATA A TUTTI GLI ALIENI CHE ARRIVINO IN QUESTA EUROPA DECALCIFICATA DA QUESTA FOGNA UMANA

  2. emiliano turazzi · lunedì, 28 luglio 2014, 11:05 am
  3. diegopit · lunedì, 28 luglio 2014, 10:12 am

    Se ci vogliamo salvare dobbiamo respingere,respingere,respingere.
    Senza esitazioni:RESPINGERE.

    Niente più immigrati.
    Espulsione dei residenti senza lavoro.
    Niente più rifugiati.

    Una sola parola:RESPINGERE.

    • maurizio somma · martedì, 28 ottobre 2014, 2:47 pm

      la tua opinione?
      ! ! ! R E S P I N T A ! ! !

  4. Déa Bizzarri · domenica, 27 luglio 2014, 9:07 pm

    Concordo con la petizione. Grazie1

  5. Lady Dodi · domenica, 27 luglio 2014, 11:03 am

    Sul Blog di Grillo oggi c’è esattamente quello che ho sempre detto io per i Migranti.
    Leggere per credere.

  6. stelle, strisce, e stelle a 6 punte · sabato, 26 luglio 2014, 5:25 pm

    Non sarà che la KNESSET ITALINA, con a kapò Re Giorgio e Paolo Mieli, danno atto che NON sia INDISPENSABILE FAR SAPERE ALLA MASSA DI PECORONI ITALIOTI questi EVENTI ????? PORRE LA DOMANDA E’ PIU CHE LECITO, NON CREDETE???? Gad Lerner pare che NON SIA AUTORIZZATO A PARLARE DEI RADUNI NAZISTI AVVALLATI DALLA UE……

    Gad, ti hanno fatto il kulo a strisce e stelle, o per meglio dire a 6 punte!!!!!!

  7. MEDIA-SION INFORMA · sabato, 26 luglio 2014, 5:23 pm

    MEDIA-SION INFORMA · Sabato, 26 Luglio 2014, 5:17 Pm
    LA COSA CHE PIU METTE PAURA ( per modo di dire, perchè questi qui mettono paura solo a se stessi per quanto siano una PORCHERIA ), E’ CHE NESSUN INTERNAUTA CHE INTERVIENE IN QUESTA PORCHERIA DI BLOG, E’ IN GRADO DI DIRE LA SUA……….
    SARANNO TUTTI PAGATI DA MEDIA-SION INFORMA?????
    Rispondi

    la voce della Russia contro la Knesset italiana · Sabato, 26 Luglio 2014, 5:05 Pm
    Redazione Online
    18:54
    Raduno annuale dei veterani nazisti in Estonia
    In Estonia si è svolto il raduno annuale degli ex soldati estoni della 20sima Divisione SS, nel villaggio di Sinimäe, nel nord-est del paese. Qui, nel 1944, per alcuni mesi le truppe di Hitler, delle quali faceva parte anche la divisione, hanno tenuto a bada le forze offensive sovietiche.
    Nei combattimenti vi sono state perdite da entrambe le parti, circa 200 mila persone. Come da tradizione, il raduno è iniziato con l’inno nazionale dell’Estonia. Poi sono state poste corone di fiori davanti al monumento ai soldati che hanno combattuto dalla parte della Germania nazista. Il Ministero degli Esteri russo ha più volte denunciato questi incontri, definendoli una celebrazione del fascismo e un pericolo di accrescere il sentimento filo-nazista. L’attuale raduno si è svolto sullo sfondo della notizia del divieto di ingresso nel paese per i giornalisti del canale russo Zvezda, che dovevano fare un servizio su questo evento.
    Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/news/2014_07_26/Raduno-annuale-dei-veterani-nazisti-in-Estonia-8991/
    Rispondi

    MEDIA-SION INFORMA · Sabato, 26 Luglio 2014, 5:11 Pm
    Ma non doveva Gad Lerner prendere nota di tutte le manifestazioni neo-naziste in Europa, e dargli sotto con 7000 tweet ??? La medesima cosa con La Repubblica, il Manifesto, la Stampa, il Corriere della Sera, la Rai, Mediaset, TG/, Sky, Euronews, ….. ????????
    Rispondi

    MEDIA-SION INFORMA · Sabato, 26 Luglio 2014, 5:14 Pm
    Non sarà che la KNESSET ITALINA, con a kapò Re Giorgio e Paolo Mieli, danno atto che NON sia INDISPENSABILE FAR SAPERE ALLA MASSA DI PECORONI ITALIOTI questi EVENTI ????? PORRE LA DOMANDA E’ PIU CHE LECITO, NON CREDETE???? Gad Lerner pare che NON SIA AUTORIZZATO A PARLARE DEI RADUNI NAZISTI AVVALLATI DALLA UE……

  8. Giovanni · sabato, 26 luglio 2014, 4:59 pm

    http://www.ladige.it/articoli/2014/07/26/giovane-violentata-marco-pressi-centro-profughi

    Ovviamente alla figlia della Boldrinova certe cose non possono succedere: lei viene scortata da due agenti (scelti fra i belli per non far sfigurare la fanciulla)

  9. vincenzo · sabato, 26 luglio 2014, 4:19 pm

    Condivido totalmente

  10. Lady Dodi · sabato, 26 luglio 2014, 12:57 pm

    Allora?
    Quanti soldi ci da l’Europa per l’immigrazione e come vengono spesi?

  11. Lady Dodi · sabato, 26 luglio 2014, 12:41 pm

    Quanti soldi ci da L’Europa per far fronte all’immigrazione e come si spendono?

  12. cincinnato · sabato, 26 luglio 2014, 12:13 pm

    Leggo i firmatari della petizione reddito pro capite di circa 400,00 euro l`anno ……. io non firmo reddito da pensione mese 800,00 euro. Un richiedente asilo politico uguale al mio reddito.,,,,, sono incazzato

  13. cincinnato · sabato, 26 luglio 2014, 12:10 pm

    Lerner ti ricordo cbe in africa ci sono 54 stati x un mliardo di persone…. allora diamo a tutti ospidalita ed asilio poitico ……. evviva l`iprocrisia a sinistra …..

  14. Giovanni · sabato, 26 luglio 2014, 8:56 am

    Come insegna Gaddino nostro firmare e’ facile, ci si mettte l’anima a posto e si fa bella figura con gli atri fighetti della gauche au caviar. Visto che scorrendo i nomi sono tutte persone ricche grazie a prebende ed emolumenti per lo piu’ succhiati dalle mammelle statali sarebbe bello che ogni aderente con la propria firma si impegnasse ad ospitare a proprie spese una famiglia di migranti. Non dico decine come fa Gaddino nostro: una!

  15. Quando è troppo · venerdì, 25 luglio 2014, 3:55 pm

    Wow! Mi sa mi sa che fra poco vado a mettermi pure io in un barcone e con la faccia da marocchina ereditata dal bisnonno di Tetuan provo a farmi inoltrare in Svezia. Almeno così, forse le mie figlie rientranno finalmente in graduatoria per qualche sconto sulle spese. Dopo anni a pagare scuole private, anni a veder calpestati i pochi diritti rimasti agli italiani, ora mi tocca pure vedere le forze dell’ordine e le forze politiche spendendosi per risolvere problemi assai più grandi delle loro possibilità. Questo sta diventando un enorme campo profughi e non si può parlare di fermare respingimenti e di accoglienza senza guardare minimamente in faccia i cittadini italiani che fanno ormai troppe fatiche per campare.

    A quando una petizione per i ragazzi maggiorenni e senza famiglia che sono costretti ad iniziare la vita da adulti da disoccupati, senza tetto e senza alcun sostegno dallo stato?

    A quando una petizione che riconosca il diritto alla pensione per le donne che perdono il posto di lavoro perché non trovano posti dove lasciare i figli durante la giornata?

    Come vedi, se vuoi batterti per cause nobili e giuste, in italia, ne avanzano!

  16. adele · venerdì, 25 luglio 2014, 3:33 pm

    Condiviso. Thanks

  17. Lady Dodi · venerdì, 25 luglio 2014, 11:58 am

    Io aderirò quando saprò con certezza quanti soldi ci da L’Europa per la gestione dei Migranti. E se li spendiamo per questo scopo.
    Altrimenti è meglio che l’Europa venga direttamente a gestire la cosa e non ci dia più il becco di un quattrino.

  18. Daniela Padoan · venerdì, 25 luglio 2014, 11:53 am

    Caro Gad, ti ringrazio e aggiungo alcune tra le ultime firme, oltre che l’indirizzo al quale aderire: corridoio.umanitario@gmail.com

    Dimitrios Papadimoulis, Syriza, vicepresidente Parlamento Europeo
    Nichi Vendola
    Sergio Cofferati, eurodeputato PD
    Silvia Costa, eurodeputata PD
    Georgios Katrougalos
    Daniela Aiuto, eurodeputato M5S
    Dario Tamburranno, eurodeputato M5S
    Marco Affronte, eurodeputato M5S
    Adriano Zaccagnini, deputato Gruppo misto
    Rosella Rispoli
    Antonella Leto
    Coordinamento Eritrea Democratica
    Casa Internazionale delle Donne, Roma
    Donne contro il razzismo

  19. maus173 · venerdì, 25 luglio 2014, 10:02 am

    Gad deve avere una copia vecchia di qualche giorno perché l’elenmco dei firmatari si è arricchito. Riporto quello che avevamo aggiornato a ieri:
    Barbara Spinelli; Daniela Padoan; Guido Viale; Alexis Tsipras; Stefano Rodotà; Luigi Manconi; Andrea Camilleri; Umberto Eco; Curzio Maltese; Maurizio Ferraris; Moni Ovadia; Erri De Luca; Gad Lerner; Marco Revelli; Eleonora Forenza; Don Luigi Ciotti; Ermanno Rea; Enrico Calamai; Adriano Prosperi; Aldo Bonomi; Roberta De Monticelli; Sandra Bonsanti; Lorenza Carlassare; Gustavo Zagrebelsky; Moreno Biagioni; Raffaella Bolini; Ginevra Bompiani; Sergio Bontempelli; Francesca Borrelli; Alessandro Bruni; Paolo Cacciari; Maria Cristina Canziani; Alessandro Capitanio; Paolo Cento; Sergio Cofferati; Francesca Costantini; Pier Virgilio Dastoli; Pape Diaw; Giuseppe De Marzo; Giuseppe Faso; Paolo Ferrero; Costanza Firrao; Mauro Gallegati; Shady Hamadi; Antonio Ingroia; Maria Immacolata Macioti; Ivano Marescotti; Roberto Musacchio; Gabriele Nissim; Maria Pace Ottieri; Gianluca Paciucci; Argyrios Panagopoulos; Stelios Pappas; Nicoletta Parisi; Valeria Parrella; Simona Peverelli; Enrico Pugliese; Annamaria Rivera; Fabio Vacchi

    • emiliano turazzi · domenica, 27 luglio 2014, 10:39 am

      vorrei poter firmare come si fa?

      • emiliano turazzi · domenica, 27 luglio 2014, 10:40 am

        ho letto adesso il messaggio precedente, mi scuso…

      • Déa Bizzarri · domenica, 27 luglio 2014, 9:07 pm

        Concordo con la petizione.
        Grazie

  20. Andrea · venerdì, 25 luglio 2014, 9:35 am

    sono 100% con te

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