L’UE peggiora le stime di crescita e deficit per l’Italia

giovedì, 4 febbraio 2016

La Commissione europea ha diffuso questa mattina le nuove previsioni macroeconomiche su cui baserà il suo esame dei bilanci pubblici dei 28 Paesi Membri. “La Stampa” e “Il Sole 24 Ore” di giovedì 4 febbraio 2016 pubblicani in anteprima i dati relativi all’Italia. Nel 2016 il Pil crescerà meno del previsto, 1,4% invece che l’1,5%, e il disavanzo annuale crescerà di circa 3 miliardi, dal 2,3% al 2,5%. Queste stime, peggiori rispetto alle previsioni con cui è stata impostata la legge di Stabilità per il 2016, forniranno la base per l’esame della manovra di bilancio del Governo Renzi, “rimandata” a primavera per quanto riguarda le possibili infrazioni alle regole comunitarie, insieme a quelle di numerosi altri Paesi UE. Le nuove stime rischiano di aumentare lo scontro tra Roma e Bruxelles, in corso ormai da diverse settimane, in merito alla flessibilità sui bilanci così come alla gestione della crisi dei migranti. Rispettando l’Obiettivo di medio-termine l’Italia avrebbe dovuto ridurre all’1,4% il disavanzo nel 2015, che invece si concluderà sicuramente sopra il 2%. Visto che la Commissione stima un’interruzione del percorso di riduzione del disavanzo per l’anno in corso, in una situazione di crescita e non di recessione, potrebbe essere richiesta una manovra di correzione oppure avviata una procedura di infrazione. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha già chiarito che il Governo non farà alcuna manovra di correzione nel caso fosse richiesta, ribadendo come l’Italia abbia diritto alla flessibilità richiesta. Sullo sfondo c’è poi il problema della legge di Stabilità 2017: da quando sono stati cambiate le regole di bilancio i Governi italiani hanno accumulato clausole di salvaguardia per garantire procrastinandolo il percorso di riduzione del disavanzo. L’esecutivo di Renzi le significativamente aumentate, e se la Commissione ne chiedesse il  rispetto come da regole europee la prossima legge di Stabilità dovrebbe tagliare o aumentare tasse per almeno venti miliardi di euro, come spiega Zatterin su “La Stampa”. “Meno crescita vuol dire frazione più penalizzante per il deficit calcolato in funzione del Pil. Il che complica il quadro per il 2017, quando l’Italia dovrebbe scendere col disavanzo all’1,1%, che permetterebbe di evitare il doppio aumento dell’Iva accettato come clausola di salvaguardia, una vera iattura con i consumi interni già così bassi. È una bolletta da 20-25 miliardi che Padoan cerca di rinegoziare con la Commissione in un clima non certo favorevole. Molte capitali sono stufe degli sconti all’Italia. La quale protesta, per ricordare le parole del commissario Moscovici, pur essendo quella che ha usufruito di più della flessibilità. Cosa che i numeri confermano”.

176 Commenti

  1. L'ITALIA E' UN MORTO VIVENTE · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:47 pm

    Ci credeva sul serio, il nostro premier, quando all’incontro sul peacekeeping (pace in conserva) dell’Assemblea generale dell’Onu, ci ha candidati “a custodi della cultura nel mondo”. L’Italia finora subalterna torni ad essere la culla delle arti, delle lettere e del sapere umanistico! E così si propone di creare una task force a guida italiana per salvaguardare i tesori artistici nelle aree di crisi, riferendosi sopratutto a quelle minacciate dall’Isis futurista che, tra Mosul e Palmira, brucia musei ed opere d’arte (invero, per finanziarsi, le rivende online a qualche occidentale). Non passano neanche 60 giorni da queste parole profetiche, e al Museo di Verona vengono rubati, sotto gli occhi dell’unico custode, 17 capolavori tra cui un Tintoretto, un Rubens e un Mantegna, per un valore tra i 10 e i 15 milioni di euro. Ecco che il fare renziano si rivela parte di un dire o di un raccontare, a cui la realtà dei fatti si contrappone irrimediabilmente. E ci chiediamo, quindi, sull’onda di un fallimento come è stato l’Expo, che ci ha relegato al ruolo di osteria cracchiana (speck e patatine) dell’Occidente, come è possibile che questa narrazione governativa di un’Italia forte, che ha ritrovato dignità nell’esporre il tricolore (seppure accanto, o in basso, alla corona stellata di Bruxelles), che dà prestigio al made in Italy, all’artigianato, alla provincia e ai borghi medievali, all’Italia rurale, bio, km 0, a quell’Italia dei tesori artistici; come è possibile, dicevamo, che sono stati nominati sette direttori stranieri a capo dei più grandi gioielli museali della penisola? Cosa ci ha indotto, se non la totale incapacità di gestire le nostre risorse, a svendere, in nome della semplificazione, le risorse ai privati? Perché imbavagliare e relegare ai margini decisionali le Soprintendenze alla tutela del paesaggio e semplificare, ossia rimuovere, le procedure di autorizzazione ai lavori di edilizia? Ciò che sta emergendo dalla volontà politica della nostra classe dirigente, espressione di una generazione il cui leitmotiv è da sempre il cambiamento in versione “smart” e un modello d’imprenditoria che ad Olivetti ha sostituito Farinetti, è un’italianità storpiata. La tendenza esterofila (coronata dallo spot di Sanremo in versione multiculturale) e il sovraffollamento di anglicismi sono prerogativa di un complesso d’inferiorità non dissimulato, di un provincialismo che vuole uscire da sé, ma ci rimane a forza, caricaturalmente. L’Italianità, perciò, è solo un oggetto del linguaggio, che non si riferisce più ad un processo storico che per anni ha partorito, con tanta frequenza, il genio italiano, ma un marchio registrato, monopolio del governo, che lo strumentalizza al fine di promuovere politiche che di italico non hanno nulla. Potremo chiamarlo “italian washing”, l’uso improprio dell’italianità – fossilizzata in un “brand” – esaltata sul piano sovrastrutturale e smantellata nella realtà dei fatti, violata da Nord a Sud. Così vediamo che la lotta alla speculazione edilizia ha finito per musealizzare i piccoli borghi e i centri storici ed ha trasformato le periferie in quartieri-dormitori. La cucina italiana spettacolarizzata nei salotti televisivi, si riduce nella vita quotidiana ad un anonimo “street food” che dietro la portata dal nome “fettuccine della nonna”, nasconde il lavoro di un magrebino sottopagato. Mentre lo storytelling renziano è quello di un’Italia rinascimentale, viene approvato il Trattato Transatlantico; mentre si dice no all’Europa delle banche, gli istituti di credito popolari, garanti di un’economia solida e dello sviluppo territoriale, con il decreto sul governo societario, sono diventate Spa, consegnandoci di fatto al credito europeo. Se gli Stati Uniti sono il “faro della democrazia nel mondo”, noi dobbiamo essere a detta di Renzi – che, come Bush, ha fatto del “chi non è con noi è contro di noi” il non-detto della governabilità – il “faro di civiltà e bellezza”: una piccola industria alla provincia dell’impero, sottoposta ad un’economia di mercato integrale, che salvaguardi qualche tesoretto lasciato in eredità dalla storia, per far contenti gli ospiti stranieri.

  2. L'ITALIA E' UN MORTO VIVENTE · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:46 pm

    La questione del prolungamento o della revoca delle sanzioni alla Russia verrà discussa la prossima settimana a Monaco, durante la Conferenza per la Sicurezza, alla quale parteciperà anche il primo ministro russo Dmitry Medvedev. Questa volta però, l’attitudine di molti stati europei è diversa da quella mostrata quando, nell’estate del 2014, acconsentirono ad imporre sanzioni economiche contro il paese al comando di Vladimir Putin. Allora i leader europei sembravano aver avuto sufficienti rassicurazioni dal loro padrone a stelle e strisce: ecco allora che Merkel e Renzi subito parvero dimenticarsi degli accordi presi dai loro governi con quello di Putin. Da una parte il nostro primo ministro, che dall’inizio del suo mandato stava proseguendo il progetto per il gasdotto South Stream iniziato dal governo Berlusconi, ha improvvisamente interrotto i procedimenti per il completamento del progetto. Dall’altra Frau Merkel, che certa di poter contare sull’appoggio della Turchia per le forniture di gas non ha pensato due volte a recidere i rapporti con l’ex Unione Sovietica – o almeno, quelli di facciata. Non sono passati nemmeno due anni e visto il cambio di rotta di molti stati europei non sembra poi così sbagliato affermare che i leader dell’Ue abbiano sbagliato a fare i conti.
    Tra i paesi sovrani che a gran voce lamentano i danni delle sanzioni e invocano la loro conseguente revoca, spiccano proprio Germania ed Italia, le più duramente colpite dalla crisi dei migranti e dagli ingenti danni economici – causati dal rinculo dopo l’esplosione delle sanzioni – che deprimono le loro economie. Il Primo Ministro Matteo Renzi aveva sorpreso tutti già a dicembre, quando fece storcere il naso ai più grandi funzionari europei opponendosi al rinnovamento automatico delle sanzioni economiche per la Russia, chiedendo invece di discutere l’argomento in un summit da convocare a Bruxelles. Il cambiamento di rotta di gran parte dell’Europa è in netto contrasto con le dichiarazioni rilasciate ieri dal senatore americano John McCain. E’ stato proprio l’ex eroe americano veterano della guerra del Vietnam che perse le elezioni presidenziali del 2008 a vantaggio di Obama, che ieri, in un’intervista rilasciata alla testata russa Sputnik, ha affermato incurante delle opinioni europee: “Riconosco che ci siano molti segnali che facciano chiaramente capire come diversi stati europei vogliano l’annullamento delle sanzioni economiche, in particolar modo la Germania, ma nonostante l’attitudine delle singole entità europee la decisione finale spetta alla leadership americana.” Quindi in poche parole il tronfio senatore McCain riconosce e comprende il disagio che molte economie europee stanno soffrendo, ma ci tiene a sottolineare come l’ultima parola spetti a Washington. Le sanzioni economiche contro la Russia furono introdotte nel luglio 2014, sarebbero dovute rimanere in vigore per un anno, periodo di tempo poi esteso a causa della crisi in Ucraina e dell’annessione della Crimea. Erano e sono incluse restrizioni sui crediti per le maggiori banche russe, per le compagnie petrolifere e quelle della Difesa; inoltre Bruxelles ha imposto ulteriori restrizioni per le forniture di armi e di qualsiasi tipo di equipaggiamento militare. La Russia aveva risposto con un embargo sui prodotti agricoli, alimentari e sulle materie prime contro tutti i paesi che decisero di far parte al progetto delle sanzioni. Già nel 2014 il Vice-Presidente americano Joe Biden ammise come l’imposizione delle sanzioni nei confronti della Russia da parte dell’Europa fosse una chiara forzatura del volere statunitense: “Furono il governo americano e il presidente degli Stati Uniti che insistettero, quasi fino a mortificare la sovranità europea, affinchè l’Ue appliccasse misure in grado di danneggiare l’economia russa.” L’aveva detto Joe Biden quasi due anni fa. Ora speriamo che i leader europei alzino la testa e comincino a perseguire gli interessi delle loro nazioni, anziché quelli della superpotenza degli United States. Se la decisione finale spetterà “alla leadership americana”, come dice John McCain, lo giudicheremo tra una settimana a Monaco.

  3. L'ITALIA E' UN MORTO VIVENTE · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:43 pm

    La società italiana Pietro Fiorentini intende avviare la produzione di impianti ed attrezzature per il settore petrolchimico nello stabilimento di Kaliningrad in Russia in quanto vivere in Italia ormai è impossibile. La direzione della società italiana e le autorità locali hanno raggiunto un accordo in merito nel corso di una riunione alla vigilia della firma di un contratto con l’azienda pubblica russa GazEnergoStroy. Lo stabilimento di Kaliningrado è stato inaugurato nel 2006. L’azienda russa è specializzata nella progettazione e nella fornitura di attrezzatura completa per l’industria petrolifera, l’industria del gas e l’industria petrolchimica. Il volume degli investimenti è pari a circa 10 milioni di euro. È stato il primo impianto russo di produzione dei sistemi di verifica dei tubi per l’industria petrolifera, che in precedenza erano disponibili solo d’importazione di fabbricazione estera. Ora, la direzione della società sta stipulando un accordo con Pietro Fiorentini al fine di ampliare la gamma di prodotti e richiamare investimenti. Il CEO e il proprietario della società italiana, Nardi Paolo, ha incontrato personalmente il governatore della Regione di Kaliningrad, Nikolai Tsukanov, per discutere tutti i dettagli della futura cooperazione. L’accordo prevede l’apertura di una linea di produzione dei prodotti della società Pietro Fiorentini in base alle capacità produttive dello stabilimento di Kaliningrad. Tale produzione, tra l’altro, risponde alle nuove norme tecniche per le stazioni di distribuzione del gas di nuova generazione di Gazprom.

  4. wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:41 pm

    Moderazione?

    Era un commento in francese!

  5. Anticorruzione: solo con i missili · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:35 pm

    Il Capo della Procura Speciale Anticorruzione dell’Ucraina, Nazar Holodnitsky, ha ricevuto un cannone anticarro come un regalo di compleanno.
    «Corrotti, state attenti! Se non riusciamo a fare tutto in modo legale, lo facciamo in un altro modo!» – ha scritto il deputato ucraino, Irina Suslova, sulla sua pagina sul social network, dove ha pubblicato la foto con il regalo.

  6. sputniknews · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:29 pm

    L’attivista australiano aveva anticipato da Londra che avrebbe accettato l’arresto qualora le Nazioni Unite avessero espresso parere a lui sfavorevole: Detenzione ingiusta.

    Si allontana l’arresto da parte delle autorità britanniche di Julian Assange. L’attivista australiano, ideatore del sito di whistleblowing Wikileaks e rifugiato politico presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra dal 2012 per le sentenze di condanna su di lui emesse da un tribunale svedese attendeva oggi il pronunciamento delle Nazioni Unite che, sul caso di quella che i difensori di Julian Assange reputano una “ingiusta detenzione”, era chiamata ad esprimere un parere. E Assange ha visto riconoscere la sua detenzione come “illegale”.

    Solo poche ore prima lo stesso Assange aveva fatto sapere con un tweet di essere pronto a farsi arrestare se le Nazioni Unite avessero dato parere a lui sfavorevole.
    http://twitter.com/wikileaks/status/695084493825273856/photo/1

    ?”Se l’Onu annuncerà domani che ho perso la mia causa contro la Gran Bretagna e la Svezia, uscirò dall’ambasciata venerdì a mezzogiorno per essere arrestato dalla polizia britannica. Al contrario, se verrà riconosciuto che gli Stati coinvolti hanno agito illegalmente, mi aspetto la restituzione immediata del mio passaporto e la fine di tutti i nuovi tentativi di arresto”.

    Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/mondo/20160204/2027849/onu-assange-arresto.html#ixzz3zCazOIg6

  7. sputniknews · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:21 pm

    Paolo Raimondi

    «Il sistema finanziario globale è diventato pericolosamente instabile ed è di fronte ad una valanga di bancarotte che metterà alla prova la stabilità sociale e politica».

    Queste sono le autorevoli parole di William White che è presidente dell’Economic Development and Review Committee dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD). Già economista capo della Banca dei Regolamenti Internazionali, egli da tempo sottolinea le sue preoccupazioni in interviste e dichiarazioni pubbliche. Recentemente lo ha fatto in relazione al Forum Economico Mondiale di Davos.

    White ha per decenni anche lavorato nelle banche centrali del Canada e della Gran Bretagna, a contatto quindi con i ‘decision maker’ finanziari della City. Prima del collasso della Lehman è stato uno dei pochi a denunciare l’inevitabile deriva del sistema. Aveva tra l’altro dimostrato come la liberalizzazione dei mercati finanziari, la cosiddetta deregulation, stesse provocando una crescita eccezionale dei prestiti e dei valori finanziari.

    Barack Obama (foto d’archivio)
    © REUTERS/ KEVIN LAMARQUE
    Il debito pubblico USA supera i 19 trilioni di dollari
    Il problema centrale è rappresentato, quindi, dall’aumento esponenziale del debito in ogni parte del mondo nei passati 7 anni, tanto che, per White, «la situazione di oggi è peggiore di quella del 2007».

    Per quanto riguarda l’Europa, le banche europee hanno crediti in sofferenza (non-performing loans) per circa 1.000 miliardi di euro! Si tratta di prestiti, concessi sia nel mercato interno sia in quello delle economie emergenti, che finora sono stati tenuti nascosti nei bilanci delle banche come dei ‘cadaveri imbalsamati’.

    Banche
    © FLICKR.COM/ IMAGES MONEY
    Una spettacolare ingiustizia chiamata bail-in
    In mancanza di un accordo globale e di una nuova architettura del sistema finanziario da rendere operativa in modo congiunto e celere, la questione di fondo è come gestire le cancellazioni del debito impagabile e il riordino del sistema senza creare sconquassi economici e tempeste politiche.
    Si tratta di riprendere la discussione sul ‘curatore fallimentare’, purtroppo da tempo abbandonata. E’ una cosa che non si può lasciare in gestione a livello di singoli Paesi perché necessita di regole globali e condivise, che coniughino giustizia economica e ripresa con assoluta priorità rispetto agli egoismi locali e ai dettami dei più forti.

    L’assenza di una chiara visione delle responsabilità e dei metodi di intervento del ‘curatore fallimentare’ è ben visibile anche nel caos creatosi intorno alla bancarotta delle quattro piccole banche regionali italiane in cui, oltre alla mancanza di trasparenza e di giustizia, hanno dominato l’improvvisazione, l’incompetenza e gli interessi particolari di amici e lobby locali.

    Barack Obama
    © REUTERS/ JONATHAN ERNST
    Obama lascerà la presidenza USA con debito pubblico di 20 trilioni di dollari
    Oggi il totale dei debito pubblico e privato è salito ai limiti massimi: è il 265% del Pil nel club dei Paesi della citata OECD e il 185% del Pil nei mercati emergenti. Entrambi registrano un aumento del 35% rispetto al 2007.

    Secondo l’agenzia di stampa economica americana Bloomberg, il debito delle grandi corporation a livello mondiale sarebbe di 29 trilioni di dollari. La metà delle multinazionali comprese nel listino borsistico S&P di Wall Street non guadagnerebbe abbastanza per pagare il servizio del proprio debito.

    I Quantitative easing hanno creato e mantengono l’effetto di poter continuare a spendere non in relazione alle reali possibilità dell’attuale situazione economica e di bilancio ma in deficit prendendo a prestito dal futuro. Ciò nel tempo diventa una “dipendenza tossica” facendo smarrire il senso e il rapporto con la realtà. Ad un certo punto però anche il futuro presenterà il conto. Non si può continuamente spendere oggi i soldi che saranno eventualmente guadagnati domani!

    Federal Reserve
    © AFP 2016/ BRENDAN SMIALOWSKI
    Forti dubbi sulle politiche della Fed e delle banche centrali
    Si noti anche che gran parte della nuova liquidità è stata usata dalle grandi corporation e dalle banche per crescenti operazioni di riacquisto delle proprie azioni. Il Wall Street Journal stima che dal 2005 ad oggi negli Usa sarebbero stati usati ben 4,21 trilioni di dollari in operazioni di riacquisto dei propri titoli. Si tratta di circa un quinto dell’attuale valore totale dei titoli della borsa americana. Sono in gran parte operazioni cosmetiche che hanno dirottato importanti risorse a discapito degli investimenti, della modernizzazione tecnologica e dell’occupazione.
    Il debito eccessivo è una trappola nella quale, secondo White, sarebbe caduta anche la Fed. La situazione è quindi talmente deteriorata che non si riesce a trovare la giusta soluzione: se si aumentano i tassi di interesse essa diventa ancora più difficile e pesante, se invece non si aumentano essa sicuramente peggiora.

    Ancora una volta viene chiamato in causa il potere politico e la sua responsabilità nella definizione di nuove regole per il sistema finanziario.

    Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/economia/20160203/2023515/rischi-finanzioari-debito-pubblico.html#ixzz3zCZt8j7H

  8. Hablar pura mierda · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:06 pm

    GIOVEDÌ, 4 FEBBRAIO 2016
    L’UE peggiora le stime di crescita e deficit per l’Italia
    SCRITTO DA
    Andrea Mollica
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    La Commissione europea ha diffuso questa mattina le nuove previsioni macroeconomiche su cui baserà il suo esame dei bilanci pubblici dei 28 Paesi Membri. “La Stampa” e “Il Sole 24 Ore” di giovedì 4 febbraio 2016 pubblicani in anteprima i dati relativi all’Italia. Nel 2016 il Pil crescerà meno del previsto, 1,4% invece che l’1,5%, e il disavanzo annuale crescerà di circa 3 miliardi, dal 2,3% al 2,5%. Queste stime, peggiori rispetto alle previsioni con cui è stata impostata la legge di Stabilità per il 2016, forniranno la base per l’esame della manovra di bilancio del Governo Renzi, “rimandata” a primavera per quanto riguarda le possibili infrazioni alle regole comunitarie, insieme a quelle di numerosi altri Paesi UE. Le nuove stime rischiano di aumentare lo scontro tra Roma e Bruxelles, in corso ormai da diverse settimane, in merito alla flessibilità sui bilanci così come alla gestione della crisi dei migranti. Rispettando l’Obiettivo di medio-termine l’Italia avrebbe dovuto ridurre all’1,4% il disavanzo nel 2015, che invece si concluderà sicuramente sopra il 2%. Visto che la Commissione stima un’interruzione del percorso di riduzione del disavanzo per l’anno in corso, in una situazione di crescita e non di recessione, potrebbe essere richiesta una manovra di correzione oppure avviata una procedura di infrazione. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha già chiarito che il Governo non farà alcuna manovra di correzione nel caso fosse richiesta, ribadendo come l’Italia abbia diritto alla flessibilità richiesta. Sullo sfondo c’è poi il problema della legge di Stabilità 2017: da quando sono stati cambiate le regole di bilancio i Governi italiani hanno accumulato clausole di salvaguardia per garantire procrastinandolo il percorso di riduzione del disavanzo. L’esecutivo di Renzi le significativamente aumentate, e se la Commissione ne chiedesse il rispetto come da regole europee la prossima legge di Stabilità dovrebbe tagliare o aumentare tasse per almeno venti miliardi di euro, come spiega Zatterin su “La Stampa”. “Meno crescita vuol dire frazione più penalizzante per il deficit calcolato in funzione del Pil. Il che complica il quadro per il 2017, quando l’Italia dovrebbe scendere col disavanzo all’1,1%, che permetterebbe di evitare il doppio aumento dell’Iva accettato come clausola di salvaguardia, una vera iattura con i consumi interni già così bassi. È una bolletta da 20-25 miliardi che Padoan cerca di rinegoziare con la Commissione in un clima non certo favorevole. Molte capitali sono stufe degli sconti all’Italia. La quale protesta, per ricordare le parole del commissario Moscovici, pur essendo quella che ha usufruito di più della flessibilità. Cosa che i numeri confermano”.

    Della serie: “Hablar pura mierda”

  9. Parola di Roberto Carlino · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:05 pm

    Giusto per dare un’idea di quanto sia malato il sistema, bisogna raccontare che la Deutsche, per raccogliere denaro, s’è messa ad emettere junk-bonds, titoli-spazzatura, assai peggiori delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria, che hanno spennato i depositanti toscani. Ufficialmente si chiamano CoCo Bonds, Convertible Contingent Bonds. Secondo il gergo della finanza, “si tratta in pratica di obbligazioni ibride convertibili che, in determinate condizioni, si trasformano in azioni, quindi in capitale della banca che li ha emessi, alleggerendone sostanzialmente l’esposizione debitoria. Questi titoli vengono convertiti in azioni solo se il Tier 1 (un coefficiente che indica il livello di patrimonializzazione di un’azienda) della banca che li ha emessi scende sotto la soglia del 5%”.
    Rendetevi conto: grazie al Quantitative Easing (stampaggio) e ai tassi sottozero imposti dalla BCE, oggi anche lo stato italiano o spagnolo, ritenuti debitori assai poco sicuri, possono emettere titoli decennali a 1,5 e 1,6 per cento. Se Deutsche Bank chiede denaro offrendo il 6%, che cosa vi dice della sua situazione? Che è disperata, peggio dello stato italico dall’enorme debito pubblico, peggio di qualunque Banca Etruria. E non meno disperata è la situazione degli investitori che hanno accettato di accollarsi un rischio dissennato, per avere un interesse decente.
    Ma il fatto è che i CoCo della germanica bancona, che l’aprile dell’anno scorso si negoziavano a 102,11 (l’investitore pagava 102 per un titolo di valore facciale 100), adesso sono calati a 85: chiaro segno che l’investitore non si fida più; troppo rischiosi i titoli. Deutsche BAnk ha dovuto cacciare miliardi alla “giustizia” americana per frodi e tacitare i denunciatori; ha perso i 6,8 miliardi di cui dicevo sopra; ha annunciato ristrutturazioni con centinaia di licenziamenti; e segno particolarmente sinistro- i membri del consiglio d’amministrazione quest’anno non si sono pagati i bonus. Peggio di tutto però è stato l’annuncio del capo supremo della Deutsche, Marcus Schenk, che ha detto pressappoco: quest’anno siamo in grado di pagare il tagliando, ossia gli interessi, per il 2015. I titoli CoCo sono momentaneamente aumentati (ad 88); poi però i “mercati” han cominciato a pensare: “Hanno detto che oggi pagano, potevano anche dire che avrebbero saltato il pagamento”, come ha commentato Mark Holman, capo del fondo “TwentyFour Asset Management” di Londra: E il junk bond CoCo si è negoziato sotto 85, anzi il primo febbraio a 84,11. L’autunno scorso Deutsche Bank aveva annunciato di voler emettere altri CoCo Bonds per 4 miliardi fino al 2020, ci si aspettava addirittura 7 miliardi con cui la banca doveva alzare la sua riserva di capitale senza chiedere agli azionisti (già depredati) di riempire di nuovo il cappello che manda in giro. Emissioni improbabili, perché gli investitori istituzionali sono terrorizzati: “La Deutsche è troppo vicina ai cavi d’alta tensione ormai”, come si esprime il colorito e succitato Mark Holman. Rifar fare un giro al cappello, tra gli azionisti? provocherà un altro crollo delle azioni, già crollate del 50%. Anche perché, ricorda il sito Investment Watch, “dati i nuovi regolamenti europei, i salvataggi a carico dei contribuenti prima così convenienti, lo sono meno”: finiti bailout che accollavano le perdite agli Stati, ci sono i bail-in, e la speculazione ci perde. Sarebbe interessante vedere i trucchi e i giochi (sporchi) con cui mani forti (banche centrali tutte, oltre il governo germanico, e quelli della UE) stanno tenendo in piedi la Deutsche Bank fino al 2018, la data – che ora sembra molto distante- in cui il caporione Schenk ha promesso che sarà “pulita e risanata”. Ma non è possibile: questi sono davvero “la mano invisibile del mercato” . Si può solo indovinare che tutti i mezzi che non sono stati usati per a Grecia, saranno adottati per il “buco nero con la banca attorno”.

  10. L'ITALIA E' UN MORTO VIVENTE · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:56 pm

    E’ quel che dice l’ultimo articolo di Paul Craig Roberts, articolo magistrale di cui consigliamo la lettura: “L’Occidente è ridotto a saccheggiare se stesso”. Per 70 anni ha saccheggiato il cosiddetto Terzo Mondo convincendone i capi a indebitarsi per attuare “Piani di sviluppo”, produttori di rendimenti e redditi o “aumenti del Pil” che avrebbero consentito, con la tassazione, di pagare i debiti contratti col primo mondo e le sue banche. Quando poi questi paesi non riuscivano a coprire gli interessi, il Fondo Monetario interveniva: offrendo nuovi prestiti per pagare quelli vecchi. In cambio, il paese debitore doveva attuare misure di austerità, tagliare le “spese improduttive” indicate dal FMI: scuola e sanità soprattutto. Classico trucco che finiva con l’esproprio dei beni reali degli stati: miniere, terreni agricoli, materie prime.
    Ormai, la finanza speculativa globale non ha più altro mezzo che usare il metodo di saccheggio contro i suoi stessi popoli. La Grecia e il Portogallo e l’Irlanda sono stati spogliati delle risorse di qualche valore, dall’acqua potabile alle poste, fino ai porti, aeroporti e parchi nazionali compresi per la Grecia; lo stesso “sta avvenendo in Spagna ed Italia” per mano dell’Unione Europea, della Banca centrale e dei politici complici. Austerità, tagli ai salari e alle spese sociali, svendite di aziende redditizie; e adesso, col bail-in, il sequestro dei risparmi privati – del resto già cominciato con la politica degli interessi negativi sui depositi. Ma anche gli anglosassoni non stanno meglio. “Milioni di cittadini americani hanno accettato l’assenza di qualunque interesse sui fondi di capitale da ormai oltre sette ani. Hanno accettato l’idea della propaganda, che la loro esistenza dipende dal successo di un pugno di mega-banche troppo grosse par fallire, e da un “mercato” di cui potrebbero fare a meno. ìMilioni di americani sono cnvinti che è meglio che le loro economia siano svalutate piuttosto che delle banche siano lasciate fallire”. Attenti lettori, de te fabula narratur. I CoCo bond, questi “titoli rischiosi su cui gli investitori istituzionali potrebbero subire notevoli perdite” (e a catena i cittadini) sono ampiamente emessi anche dalle grosse banche italiane.

  11. L'ITALIA E' UN MORTO VIVENTE · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:53 pm

    Giusto per dare un’idea di quanto sia malato il sistema, bisogna raccontare che la Deutsche, per raccogliere denaro, s’è messa ad emettere junk-bonds, titoli-spazzatura, assai peggiori delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria, che hanno spennato i depositanti toscani. Ufficialmente si chiamano CoCo Bonds, Convertible Contingent Bonds. Secondo il gergo della finanza, “si tratta in pratica di obbligazioni ibride convertibili che, in determinate condizioni, si trasformano in azioni, quindi in capitale della banca che li ha emessi, alleggerendone sostanzialmente l’esposizione debitoria. Questi titoli vengono convertiti in azioni solo se il Tier 1 (un coefficiente che indica il livello di patrimonializzazione di un’azienda) della banca che li ha emessi scende sotto la soglia del 5%”.
    Sorvoliamo sul fatterello trascurabile che la patrimonializzazione della Deutsche è già sotto quel limite (3,5); che ha emesso questi CoCo – per 6,4 miliardi di euro un po’ in dollari e un po’ in sterline, oltre che euro – proprio per alzare il suo Tier 1, un’operazione che imita il modo con cui il Barone di Munchausen si salvò dalle sabbie mobili in cui stava affondando, tirandosi per i capelli. Il più strano è che la banca che li emette può anche richiamarli dopo una certa data, ma non ha l’obbligo di ricomprarli; il pagamento degli interessi annuali dipende dalla capacità della banca di restare al disopra di certi parametri di liquidità e di capitale dettati dalle leggi germaniche ed UE; e che chi ha investito in questi titoli, se la banca emettitrice non adempie al pagamento annuale del tagliando-interessi, non può reclamare il fallimento della banca. Una persona di buon senso pensa: nessuno comprerà titoli di questo tipo, non garantiti da nulla, da una banca in dissesto palese, se non è un folle. Invece, i junk bonds della Deutsche sono letteralmente andati a ruba. Chi li ha comprati? Investitori istituzionali, fondi pensione e assicurazioni. Perché? Perché questi hanno bisogno di ottenere sui loro capitali dei rendimenti regolari relativamente alti (diciamo il 4%) per pagare le pensioni a maturazione e i risarcimenti assicurativi; mentre nell’attuale clima di tassi zero e addirittura negativi creati dalle banche centrali, questi rendimenti sono un sogno impossibile. E’ dunque perché sono disperatamente assetati di rendimenti che grossi investitori finanziari (essi stessi messi in condizione disperata dalle banche centrali) si sono buttati sui titoli-spazzatura della Deutsche: perché il decennale rende il 6%. O così promette Deutsche BAnk.

  12. jules.b · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:51 pm

    I risultati dell’economia italiana sono tecnicamente qualificati come “rimbalzo del gatto morto”.

  13. senza nome · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:50 pm

    In Europa sempre la solita logica: chi ce la fa, va premiato, chi non ce la fa va bastonato!
    In Italia chi ce la fa (Nord) va bastonato, chi non ce la fa (Sud) va premiato! Il Lazio va premiato a prescindere!

  14. L'ITALIA E' UN MORTO VIVENTE · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:48 pm

    “Dobbiamo spaventarci per Deutsche Bank?”
    Le botte che prende il titolo della mega-banca germanica, dopo che ha annunciato perdite e 7 miliardi di euro; il pericolo dipende dal fatto che la Deutsche, come s’è spesso ripetuto, ha emesso prodotti derivati per 75 migliaia di miliardi (75 trilioni) di dollari, ossia per 20 volte il prodotto interno lordo della Germania (3,9 trilioni), oltre 5 volte il Pil della zona euro, quattro e più volte il debito pubblico americano. L’insolvenza travolgerebbe le controparti di mezzo mondo, vaporizzando non solo i guadagni dei risparmiatori tedeschi, ma il sistema monetario occidentale. E’ la globalizzazione, bellezza.

  15. wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:29 pm

    Si, va bene. Dunque siamo non al 2.4% , ma al 2.5% ?

    E la Francia?

    No, perchè Moscovici sembra fissato. L’Italia, l’italia , e poi ancora l’italia.
    Vuol dire che la Francia è al di sotto del 2.5% , giusto?

    Ahaha !

    Quando è stata colpita la Francia per i fatti di Parigi Moscovici se ne è uscito dicendo che si doveva consentire di superare il 4% a loro scorporando le spese per la sicurezza legate al terrorismo.
    Bene, ha detto Renzi. Valga per tutti lo scorporo legato per le spese per la sicurezza legate al terrorismo che chiediamo da tempo.
    E Moscovici si è ammutolito. Anzi ha detto che i paesi non devono chiedere lo scorporo.
    Ma se l’aveva suggerito lui!

    A me andrebbero pure bene questi qui se facessero i ragionieri sempre e non a convenienza.
    Però questo Moscovici è un elemento altamente instabile!

    Perchè quelli della Commissione mentono sostenenendo che l’Italia si inventa una volta al giorno una richiesta?
    La flessibilità sulle riforme è già stata decisa e hanno detto di si, perchè le riforme sono state fatte e sono “impressionanti”. Quello chè è stato chiesto da tempo è la flessibilità sulle spese per i migranti, pure questa prevista dai trattati, che prevede lo scorporo per spese eccezionali.
    La richiesta è solo questa. Devono dire se ci concedono o no lo 0.2% in più e nel caso negativo ci possono dare una piccola multina dipendente dallo sforamento. In realtà non c’è nemmeno questo pericolo, visto che il nostro governo ha detto che se quella clausola non è accordata, semplicemente alcuni benefici riguardanti l’IRES non partono da subito ma dal 2017.

    E’ vero che da tempo si sapeva che le spese turche non entravano nel calcolo del deficit, però la nostra richiesta prevede che debba passare tutto questo tempo?
    Pure noi abbiamo fatto richiesta da tempo! E la domanda era : li scorporate quei soldi dal calcolo del deficit, visto che quelli che servono per limitare l’ingresso di migranti in Germania, in Francia e nei paesi nordici attraverso la Turchia sono scorporati?

    E’ chiaro che le cose sono legate. E che visto che hanno detto che l’immigrazione è un fatto EUROPEO legato a circostanze eccezionali, adesso dovranno agire di conseguenza.

    Vogliono darci la multina se non adeguiamo la manovra di questo irrilevante 0.2%?
    Dicendo che le spese per i migranti libici non sono cose di cui l’Europa si interessa ?
    Una decisione così Renzi non la perdonerà.

    Si innescherebbe una polemica (del tutto giusta) sul fatto che per la Germania l’Europa deve occuparsi solo di certi migranti , quelli che arrivano direttamente da loro.

    Dunque ci devono concedere questo 0.2%. Sono praticamente obbligati, perchè è giusto così.

    Poi, siccome il nostro deficit non è per nulla superiore di altri al massimo possono multare gli altri paesi. Se da noi la multina è per lo 0.2% , di quanto devono multare quelli che hanno un rapporto deficit/Pil del 5.8%? Ditemelo voi.

    Quello che i giornali non dicono è che la pagella europea in primavera riguarderà non solo l’Italia ma gli altri paesi e che le previsioni il pil sono leggermente al ribasso un po’ ovunque. Dunque? Dov’è il caso italiano?

    E’ chiaro che non è questa la discussione, e che cercano di dire che noi non saremmo credibili per sfuggire dai veri temi.

    E’ un discussione la modifica del Trattato di Dublino per togliere ai paesi periferici responsabilità in più , e se vogliono salvare l’Europa è quello che si deve fare ala fine.
    Tutta l’Europa è responsabile, se non passa questo principio l’Europa salta.
    Se la signora Merkel vuole che ci sia ancora un’Europa deve andare incontro ai nostri interessi.

    • Lorenzo M. · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:35 pm

      Il governo ha “toppato” conti e stime, dopo mesi di rassicurazioni sulle magnifiche riforme tanto apprezzate dalla Commissione che avrebbero traghettato il paese fuori dalla crisi: mettersi a strillare come un bimbetto, additando chi avrebbe fatto peggio (tutto da dimostrare, naturalmente), non cambia di una virgola la questione.

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:07 pm

        Ma quali stime. Abbiamo toppato di uno 0.1?

        Aiuto!

        Adesso ci bacchetta il rigorosissimo Moscovici

        http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/17/attentati-parigi-francia-alla-ue-sforiamo-patto-di-stabilita-borse-in-positivo-in-spolvero-i-titoli-della-difesa/2228431/

        Ps.

        Come si fa a dire quanto si spenderà per i migranti tanto per dirne una. Quando ci sono cause eccezionali tutti toppano le stime, noi di pochissimo.

      • Lorenzo M. · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:25 pm

        Questo annuncia il governo nel dicembre del 2015:

        http://it.reuters.com/article/businessNews/idITKBN0U02JS20151217

        http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-ca52aa2e-806b-4317-9af3-7ac732f24c69.html

        Sulla base degli stessi dati che il governo ha utilizzato per le sue stime, la Commissione ha rifatto i conti. Ridando al nostro paese quella nomea di “pallonaro” che caratterizzava gli anni del B., nomea che il nostro eroe attraverso tutti i media a sua disposizione vanta in continuazione di aver cancellato.
        Santificare o demonizzare la Commissione a seconda delle convenienze del momento in nome della campagna elettorale permanente del premier è cosa che alla fine stanca.

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:44 pm

        No, allora sono tutti pallonari.

        Avendo toppato tutti, dalla Germania alla Francia.

        E adesso che dici?

      • Lorenzo M. · giovedì, 4 febbraio 2016, 1:53 pm

        Il governo tedesco questo annunciava a gennaio:

        http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/01/27/germania-stima-del-governo-crescita-2016-rallenta-a-17_13778667-f12d-4041-a0b9-34769b8aaa4a.html

        Le valutazioni oggi rese pubbliche dalla Commissione indicano per la Germania una crescita superiore a quanto stimato dal suo governo:

        http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/previsioni-inverno-economia-moscovici-996f66da-a051-4a3c-9326-e8b130cf1dad.html

        Il che conferma la patente di “pallonaro” che può essere tranquillamente attribuita al nostro premier. Il giochino “ma gli altri fanno peggio!” andrebbe dosato un pochino meglio, per evitare che torni indietro come un boomerang di ghisa.

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 5:00 pm

        Ah ecco. Le spese per i migranti provocano in germania un deficit dovuto a cause eccezionali, per questo la Germania chiede che non venga conteggiato.

        Noi ce ne siamo sobbarcati di più però.
        Il nostro deficit è al 2.5% SE non viene accettata la clausola migranti.
        Però abbiamo dato i soldi per la Turchia.
        Dunque potremmo essere anche sotto il 2.4%, non tenendo conto di quello.

        O ha ragione Juncker sia quando vuole i soldi per la Turchia sia se si dice che i soldi che noi abbiamo speso per cause eccezionali non vanno conteggiati?

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 5:03 pm

        Non conta quello che ha detto a Gennaio, conta quello che ha detto quando ha presentato la manovra.

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 5:24 pm

        vanno conteggiati

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 5:40 pm

        Non una patologia italiana, visto che a rallentare lievemente non è solo il nostro Paese ma l’intera Eurozona. Il Pil per il 2016 è rivisto al ribasso all’1,7% rispetto all’1,8% calcolato a novembre, nel 2017 sarà all’1,9%.

        La Germania ad esempio continua a crescere, ma meno del previsto. Il Pil tedesco, secondo le previsioni economiche della Commissione , registrerà un +1,8% nel 2016 e un +1,8% nel 2017. Previsioni meno ‘generose’ rispetto a quelle pubblicate a novembre, dove al Pil tedesco veniva riconosciuto uno 0,1% in più sia per l’anno in corso sia per il prossimo anno. Ciò perchè “le modifiche all’ambiente esterno comportano rischi per le previsioni di crescita, così come la potenziale ricaduta per i problemi di regolamentazione di Volkswagen”.

        Per l’economia europea, scrive Marco Buti, direttore generale della Direzione Affari economici della Commissione europea nell’introduzione alle previsioni economiche d’inverno, “sono aumentati sul fronte interno le sfide politiche e i rischi al ribasso”. In particolare si registrano “le reazioni della politica in materia di migrazione e delle minacce alla sicurezza, che potrebbero mettere ulteriore pressione sul sistema di Schengen, così come l’incertezza che circonda l’ulteriore attuazione delle riforme tanto necessarie”. Buti ha sottolineato inoltre che “l’arrivo di un numero senza precedenti di migranti” nel territorio dell’Ue ha prodotto un “sorprendente rialzo” della spesa pubblica.

        http://www.huffingtonpost.it/2016/02/04/commissione-previsioni-invernali_n_9156440.html?1454582068&utm_hp_ref=italy

        Lo hai capito?
        E finora questa cosa l’abbiamo gestita noi e i greci. I bambini in mare li abbiamo salvati noi nella completa indifferenza dell’europa che chiede i soldi per la Turchia.
        E se non ti spiace queste spese eccezionali per me sono spese umanitarie impreviste. Cosa si doveva, farli morire in mare quei bambini?

        Loro possono decidere ragioneristicamente di non tenerne conto.
        Cambia poco, è uno 0,2%. Si corregge la manovra e alcune misure si posticipipano al 2017.
        All’atto di presentazione della manovra si è detto che la manovra era in un senso se veniva accettata e nell’altro senso se non veniva accettata quella clausola.

        Ma tu ti immagini cosa significa se non venisse accettata dopo che ci hanno chiesto i soldi per la Turchia?

        Per me significa che l’Europa è morta, a quel punto è bene non preoccuparsi più di nulla e mandare tutti a quel paese.
        L’Europa crolla non sui conti, ma perchè si dimostra accozzaglia di paesi che pensano unicamente per sè.

        Lo spirito europeo non può essere invocato a tempi alterni.

      • Lorenzo M. · giovedì, 4 febbraio 2016, 5:43 pm

        Non so se hai qualche difficoltà con la lettura dei testi che ho avuto la pazienza di linkare o cosa.
        I conti del governo, quelli su cui poggia la manovra finanziaria e prevedono una certa crescita del Pil per il prossimo anno, sono toppati: è quanto ha certificato la Commissione.
        Fino a dicembre, il nostro governo ha difeso le sue proiezioni (articoli precedentemente linkati). Quando pure i cattivoni tedeschi hanno dovuto modificare le loro (articoli precedentemente linkati).
        Di fronte ad eventi e numeri che non sono stati affatto tenuti nascosti.
        In fatto di stime governative, la Commissione ha bastonato quelle del governo italiano quanto basta per rispedire probabilmente la manovra finanziaria al mittente. Cosa che probabilmente il governo già si aspettava (vedi frignottolii del premier ripetuti negli ultimi mesi, segno di coda di paglia chilometrica).
        Battere i piedini perchè gli altri son peggio (falso), invocando condizioni eccezionali e inaspettate (falso), strillando perché sia consentita la violazione di regole fino al momento prima accettate rende, lo ripeto, ancora più misera la figura che il premier sta facendo di fronte al resto dell’Unione, riportando la credibilità del nostro paese ai tempi dei vituperati governi B..

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 5:43 pm

        Leggiti questo articolo.

        Poi dicci se secondo la Commissione l’arretramento di uno 0,1 % è solo dell’Italia o no.
        E se è la Commissione stessa a parlare di motivi eccezionali.

        http://www.huffingtonpost.it/2016/02/04/commissione-previsioni-invernali_n_9156440.html?1454582068&utm_hp_ref=italy

      • Lorenzo M. · giovedì, 4 febbraio 2016, 5:52 pm

        Il problema infatti non è nel rallentamento generale, ma nelle orecchie da mercante che il nostro, di fronte pure ad eventi che non sono capitati in maniera inaspettata, ha fatto fino a questo momento.
        Negli articoli che ho linkato e che hai volutamente omesso di leggere (non riesco ad immaginare altra plausibile spiegazione) viene dato conto del fatto che a dicembre il governo italiano confermava le sue proiezioni (e la legge finanziaria che su quelle stime era stata costruita), mentre poche settimane dopo il governo tedesco rivedeva le proprie, con un ribasso maggiore di quel che poi la Commissione ha pubblicato nella sua relazione diffusa oggi.
        Quindi, cianciaronate del tipo “cattivi tedeschi, hanno toppato pure loro!” possono essere tranquillamente bollate come lamenti da asilo infantile. Non per niente è la nostra manovra, così “border line”, costruita su misura delle ottimistiche stime del nostro governo, ad essere in difficoltà oggi, e a rischio di una prevedibile bocciatura che non deve sopraggiungere come un evento inaspettato.
        Lamentarsi dell’applicazione di regole ben note e accettate è simile a quel “arbitro cornuto!” che le tifoserie più accese gridano ai giudici di gara pur di non ammettere le palesi scorrettezze dei propri beniamini.

      • Lorenzo M. · giovedì, 4 febbraio 2016, 6:02 pm

        E pensare che a dicembre anche quei veterogrillini di Confindustria avevano invitato alla prudenza il governo, rivedendo le stime di crescita al ribasso:

        http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-12-16/confindustria-ribassa-stime-pil-08percento-2015-14percento-2016-103836.shtml?uuid=ACtSKSuB

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 6:43 pm

        Il fatto che chiudano Schengen mi sta spingendo verso l’antieuropeismo.

        Questa Europa ci merita o no?

        Tu continua con lo 0.2% in più o in meno e continua a far finta che tutti gli altri paesi siano a posto con le regole e con la coscienza.
        Il punto su cui Renzi sta facendo una battaglia non riguarda i conti, ma riguarda un fatto di umanità e del sentirsi europei.
        Se l’Europa ha un senso non può chiudere Schengen, essendo nata così.
        La battaglia su quel tema (flessibilità sui migranti) è di principio e serve a sensibilizzare gli altri paesi sul tema.
        Quando ci hanno chiesto i soldi per la Turchia avevano già preso la decisione per cui a dare ALCUNI soldi che servono a dare risposte all’emergenza sono chiamati tutti i paesi. Però la nostra richiesta arrivata da prima non ha avuto risposte, e tu mi continui pure a difendere chi non ce le dà.
        Domanda. Perchè la Commissione è stata velocissima a decidere sulla Turchia e la decisione sui nostri migranti l’hanno rimandata a maggio?

        Se ognuno deve andare per sè non vedo perchè dobbiamo pagare i soldi alla Turchia Qui ci si accorge del problema quando il problema migranti investe la Germania.
        E la Germania oggi sta dalla parte di chi chiude le frontiere.
        Se ognuno è libero di chiudere le frontiere e le responsabilità ricadono sui paesi periferici non vedo che senso abbia più l’Europa.

        Il tema oggi è quello, e a quello puntano i messaggi di Renzi.
        A salvare lo spirito europeo.

        Mi chiedo se gli altri meritino il nostro contributo.
        L’Italia può anche fare di tutto, ma se non si arriva a togliere il trattato di Dublino l’Europa è morta.

        Io di questo mi preoccupo, e questo vedo oggi. Un’Europa dilaniata dagli egoismi che forse non merita più di esserci.
        Per me il deficit non deve andare al di sopra del 3%, indipendentemente da qualsiasi trattato sarebbe pericolosissimo. Per fortuna è in calo, assieme al debito. E lo dice pure la Commissione se vedi. MA a parte questo, se non c’è l’Europa sai quanto me ne importa se cala di uno 0,2 o di meno ?

        Oltretutto Renzi tempo fa era accusato di cose opposte. Di non far crescere abbastanza il deficit, piegandosi al rispetto ragionieristico
        Si voleva che Renzi chiedesse all’Europa di sforare il 3%. Sbaglio?

        E allora decidetevi e criticate sempre in un modo. Perchè se fate i montiani adesso poi non ha senso dire che è bene fare più deficit e che Possibile, Salvini, Berlusconi, la coalizione sociale di Landini, il m5s ne farebbero di più.
        Allora se si fa il confronto Renzi è comunque quello più prudente di tutti, visto che tutti questi hanno detto che cercherebbero di ottenere (come?) la riscrittura dei trattati per fare MOLTO più debito e superare il 3%.

        Ma non è questo il punto. Qui sta per saltare tutto sulla questione solidaristica, ed è questo a cui ci si sta opponendo.

      • Lorenzo M. · giovedì, 4 febbraio 2016, 6:49 pm

        Guarda che tentare continuamente di buttarla in caciara con lenzuolate chilometriche, altra tua tendenza, non porta a niente, semmai a mostrare, ce ne fosse bisogno, i piedi d’argilla delle tue argomentazioni.
        Puoi scomodare quanto vuoi i “massimi sistemi”, parlare pure di sesso degli angeli, ma il punto è che la manovra finanziaria presentata dal governo è stata costruita sul filo di una crescita che Confindustria dava per “troppo ottimistica” già a dicembre, mentre Padoan andava in giro gridando il contrario. E mentre i governi di altri paesi (quelli che hai indicato come cattivoni) rivedevano le loro stime, il nostro è andato avanti per la sua strada.
        Col risultato che probabilmente la manovra del nostro paese verrà rispedita al mittente, sulla base di quelle regole che il nostro eroe non ha ritenuto voler modificare quando pure il momento sembrava favorevole.

      • wilson · giovedì, 4 febbraio 2016, 6:50 pm

        Oh, mamma mia.
        Non me ne frega nulla di quello che hanno detto i tedeschi a dicembre.
        La cosa non ha rilevanza alcuna.

        E non è nemmeno detto che il nostro deficit sarà del 2.5%. Non sarà così se la commissione a maggio includerà le spese per i migranti. Ma quella non è una decisione presa vero ? Moscovici ha detto che si prenderà a maggio. Però intanto fanno una stima per eccesso e dicono che, comprese le spese per i migranti siamo al 2.5%.

        Se leggi l’articolo ci sono i dati che i tedeschi avevano presentato alla commissione , quelli fondati sulle ultime manovre fatte.
        Si dice che i tedeschi hanno sbagliato di uno 0.1%, dunque come noi.
        Il fatto che si siano corretti oralmente a dicembre non cambia il fatto che il dato presentato alla commissione sia in errore di uno 0,1. Sul dato scritto si basano i benefici accordati, non su quello corretto oralmente a dicembre.

        Quanto al fatto che loro si siano corretti oralmente e noi no è del tutto irrilevante.

        L’imprevedibilità delle spese secondo la Commissione dipende dall’esodo di questo periodo.
        Lo hai letto l’articolo?

        Ora chi l’ha gestita questa cosa? Noi.

        Fondamentalmente il punto che tenevo a sottolineare era questo qui.

        Su questo si gioca la battaglia europea , il resto è FUFFA.

      • Lorenzo M. · giovedì, 4 febbraio 2016, 7:04 pm

        Nei commenti a vanvera che stai scrivendo (a tua insaputa?) stai rimarcando errori di altri governi che probabilmente esistono solo nel tuo mondo di sogni.
        Anziché scusarti della montagna di minchiate false e tendenziose che vai scrivendo in continuazione e smentite fino allo sfinimento (pensa, basta una rapida ricerca sul web, magari sull’archivio storico di quel giornalaccio filogrillino che è il Sole 24 Ore), rilanci con lenzuolate il cui unico scopo è “sviare l’attenzione”.
        Come già scritto: la manovra del nostro paese si basa su una stima di crescita che a dicembre Confindustria abbassava e il governo manteneva (puoi smentire?).
        Il governo tedesco a gennaio abbassava le proprie stime (vedi articolo precedentemente linkato: puoi smentire?).
        Le stime pubblicate oggi danno un rallentamento di tutta l’Eurozona: peccato che mentre per la cattiva Germania sono superiori a quanto dal suo governo stimato, per quello italiano sono inferiori (simili a quelle indicate da quei gufi di Confindustria, al soldo di professoroni, di Grillo e dei sindacati sicuramente), facendo carne di porco della manovra in attesa di approvazione da parte della Commissione.
        Non è che battendo i piedini e postando chilometriche lenzuolate puoi cambiare la situazione: al massimo ti rendi un pochino più ridicolo del solito.

  16. senza nome · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:12 pm

    Se il Governo Italiano tassa le attività economiche e le famiglie nel modo attuale, come si può investire?
    Con quali soldi?
    Con quelli dell’ evasione fiscale?
    O con quelli accantonati dai dipendenti pubblici?

    • bruno d · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:18 pm

      Come direbbe er sor Mario:
      - Se so’ magnati, pure la pelle der casso!- con due zeta.

    • senza nome · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:19 pm

      Per chi non sa leggere informo che non c’ è scritto: da tutti i dipendenti pubblici!

  17. bruno d · giovedì, 4 febbraio 2016, 11:49 am

    Naturalmente il riferimento è sempre a quella cima del Lerner.
    PRIMA GLI ITALIANI.
    BAMBULA!

  18. bruno d · giovedì, 4 febbraio 2016, 11:47 am

    tiè fatti un’overdose di Gaber, che più in là di questo non vai

  19. bruno d · giovedì, 4 febbraio 2016, 11:28 am

    menagramo
    Vocabolario
    menagramo s. m. e f. [voce milan. (menagràm), comp. di menare e gramo, propr. «che mena, che porta cose grame, tristi», contrapp. a menabòn «portafortuna»], invar. – Persona alla quale, soprattutto per il suo aspetto triste e tetro, si attribuisce (per superstizione o con intento scherz.) il potere di portare sfortuna; iettatore, iettatrice: è un m.; è ancora qui, quella menagramo!; avere una faccia, un aspetto da m.; che cosa sono venuti a fare quei menagramo?You are posting comments too quickly. Slow down.
    Insomma, non si può neppure commentare il commento?
    e la violeta la va la va
    https://youtu.be/aSoNykoPRZk
    non voi venir con te a la guerra.
    perché si mangia male e si dorme per terra.

  20. bruno d · giovedì, 4 febbraio 2016, 11:24 am

    Questi sono degli autentici menagramo.
    L’UE peggiora le stime di crescita e deficit per l’Italia.
    Avevano previsto la Guerra e allora hanno diffuso
    LA CULTURA DEL DOLCE FAR NIENTE.

    • senza nome · giovedì, 4 febbraio 2016, 12:33 pm

      Per la Germania surplus fuori dalle regole ma vogliono un encomio non distribuirlo o pagare penali!

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