E ora ci tocca pure difendere Magdi Allam, accusato di complotto da una TV egiziana

martedì, 16 febbraio 2016

Magdi Cristiano Allam è stato accusato sulla TV egiziana di essere il mandante dell’omicidio di Giulio Regeni. Ne parla il giornalista e politico sul “Giornale” di martedì 16 febbraio 2016. L’accusa, ovviamente infondata e priva di qualsiasi elemento attuale se non l’odio religioso, proviene da Mohammed El Gheit. El Gheit, conduttore TV, ha accusato Magdi Allam di essere una spia di Israele, e di aver ordito l’omicidio di Regeni per scatenare una campagna mondiale contro l’Egitto. Ecco come il giornalista descrive le accuse rivolte contro di lui sul suo sito. ” Nel video El Gheit, conduttore del programma “Sveglia”, trasmesso dalla televisione satellitare LTC, sostiene con tono perentorio: “Ieri c’erano i funerali del giovane italiano Giulio Regeni. Voglio dirvi che c’è un uomo, una spia segreta, che ho scoperto, che sta montando una campagna contro l’Egitto, sta istigando il mondo contro l’Egitto dopo l’assassinio di Giulio Regeni. Quest’uomo, forse siamo la prima trasmissione che ne parla, è un egiziano, purtroppo, ha studiato in Egitto, si chiama Magdi Allam. La storia di Magdi Allam è una storia che andrebbe bene per un film come “Sprofondare nell’abisso”. Perché ora lui è una spia di Israele. Ha lasciato l’Egitto, è partito per l’Italia, non ha trovato lavoro, voleva lavorare nel giornalismo. All’improvviso, lui che era chiaramente nato musulmano, è diventato cristiano. Ha annunciato il suo ingresso nel cristianesimo cattolico e osservate che la sua conversione è avvenuta da parte del vertice della Chiesa cattolica, all’epoca di Benedetto XVI. Magdi ha iniziato a lavorare nel quotidiano comunista l’Unità. Ha sposato prima un’ebrea e poi un’israeliana, io ovviamente distinguo tra gli ebrei e gli israeliani sionisti. Dopo averla sposata, ha scritto un libro dal titolo “Io amo Israele”, che gli ha fruttato un milione di dollari. Questo libro ogni anno viene ristampato in Israele e lui continua a guadagnarci. Ho domandato ad un amico: è ancora cristiano? Mi ha detto che non è più né cristiano né niente altro, al punto che due anni fa ha annunciato l’abbandono del cristianesimo e la sua adesione agli atei o ai comunisti sempre per interessi materiali”. Magdi Allam ha sporto denuncia per diffamazione contro El Gheit, e noi esprimiamo solidarietà per un attacco così vile e meschino.

41 Commenti

  1. PD= partito degli assassini · martedì, 16 febbraio 2016, 5:45 pm

    Il ‘compagno’ Giulio Regeni (il martire tanto necessario alla sinistraglia socialcolonialista, che in Italia è rimasta ancora a Carlo Giuliani, ucciso mentre innocentemente assaltava un automezzo dei carabinieri), collaborava in sostanza con il ramo ‘trotzkista’ dei servizi segreti. Difatti le due docenti che l’avevano inviato a fare ricerche prima a Kiev (Regeni aveva la fidanzatina ucraina) e poi a Cairo, Anne Alexander e Maha Abdelrahman, aderiscono al programma ‘universitario’ di Cambridge evocativamente denominato CENTRE FOR RESEARCH IN THE ARTS, SOCIAL SCIENCES AND HUMANITIES (CRASSH), presieduto da Martti Ahtisaari, il burocrate finlandese che gli USA misero a capo di una delle tante missioni per distruggere la Jugoslavia, al culmine dell’operato del trotzkismo europeo, che nella distruzione della Federazione socialista era in prima linea fiancheggiando e sostenendo le operazioni della NATO e di Gladio, (Ustashija, al-Qaida nei Balcani, UCK, forze che il trotskismo occidentale oggi torna a sostenere in Medio Oriente, Nord Africa e Ucraina).
    Il CRASSH, come nella migliore tradizione dell’accademismo anglosassone, pubblica infiniti papers, text, working papers che, benché numerosi, hanno alla fine lo stesso tema o litania: impedire l’affermarsi dell’Alleanza Eurasiatica, definendo Russia e Cina ‘Paesi imperialisti’, l’Iran Paese ‘settario teocratico’, e Siria e Libia ‘non-Stati dai regimi burocratici’. E il tutto da abbattere con ‘rivoluzioni’ democratiche e socialiste dei ‘popoli’ o ‘classi’ oppressi che, magicamente, coincidono con quelle ‘rivoluzioni colorate’ o ‘primavere arabe’ alla cui preparazione parteciparono quegli stessi enti ‘di ricerca’ o ‘accademici’ in cui appaiono sia i suddetti teorici del trotskimo social-coloniasta, che i teorici del soft power degli USA e degli altri imperialismi occidentali (George Soros, USAID, NED, Freedom House, Amnesty International, HRW del geopolitico russofobo Brzezinski, ecc.). Una casualità apparente che nasconde invece pianificazioni accurate, attente e precise, magari vecchie di decenni. E non è un caso che Giulio Regeni sia stato subito elevato a martire del ‘marxismo’ dalle fazioni italiane più vicine al social-colonialismo anglosassone, gli stessi che celebrarono le gesta ‘rivoluzionarie’ dell’UCK in Kosmet nel 1999; assaltarono l’ambasciata libica nel febbraio 2011 per sostenere la rivoluzione ‘proletaria’ di Sarkozy, Qatar e NATO; predicano la distruzione della Siria per suddividerne le spoglie con Turchia, Israele e regni wahhabiti con cui tali organizzazioni settarie social-colonialiste ed integrate nell’apparato mediatico-disinformativo occidentali, quali sono appunto i trotzkisti europei, hanno stretti legami.
    Anne Alexander ha scritto un verboso articolone esprimendo sostegno al taqfirismo in Medio oriente contro l’Iraq di al-Maliqi, l’Iran sciita rivoluzionario, la Siria panaraba e la Libia panafricana, definendoli tutti dittature anti-proletarie, reazionarie e fasciste. Non casualmente proprio questi Paesi, e solo questi Paesi, sono avversari della NATO e dei relativi alleati regionali (Fratelli mussulmani, al-Qaida, Stato islamico, il taqfirismo in generale). Difatti Anne Alexander mischia militanza politica e lavoro ‘accademico’. Alexander milita nel SWP, il Socialisr Workers’ Party, ovvero l’ala estremista del Labur Party, il partito della sinistra imperialista per eccellenza. Il giornale del SWP, Socialism International, pubblica articoli a sostegno del golpe di Gladio in Ucraina; quindi della repressione dell’opposizione al golpe, dell’operazione di invasione e distruzione della Novorossija, mentre occulta il ruolo dei neonazisti, dei mercenari occidentali e dei servizi segreti atlantisti (Gladio) nel colpo di Stato e nella guerra civile in Ucraina. Giustificando tali posizioni definendo ‘fascisti’ gli operai e i minatori novorussi che si sono opposti al colpo di Stato neonazista e atlantista in Ucraina. Inutile dire che la stessa setta ‘marxista’ a cui aderisce la ricercatrice, definisce imperialiste Russia e Cina, fascista Vladimir Putin, e condanna il referendum popolare della Crimea, salvando le popolazione dai massacri pianificati da Kiev, quale atto d’aggressione imperialista della Russia, in perfetto allineamento con la volgare propaganda antirussa della NATO. E quindi non è un caso che l’ente di ‘ricerca’ cui lavorava Giulio Regeni (di cui va ricordata la ‘fidanzatina ucraina’ usata come testimone indiretta nel suo caso), il CRASSH appunto, avesse le stesse posizioni russofobe e filonaziste dei trotzkisti dell’SWP sul caso dell’Ucraina, invocando l’intervento della NATO per ‘liberare’ la Crimea e l’Ucraina dall’aggressione della ‘Guerra Ibrida’ di Putin. Esprimendo, sempre non a caso, simpatia per il separatismo dei tartari di Crimea ispirato dai neonazisti ucraini, dai Lupi grigi nazislamisti (attivi anche contro la Siria), e dalla Turchia di Erdogan (Erdogan è anche nemico del Presidente egiziano al-Sisi, che ha cercato di far rovesciare tramite i Fratelli musulmani). Concludendo, su Ucraina, Siria, Iraq ed Egitto quindi convergono le posizioni di Giulio Regeni, del ‘centro studi’ CRASSH per cui lavorava, del trotzkismo social-colonialista europeo (a cui aderivano Regeni e i suoi mentori), della NATO, dell’imperialismo anglosassone, del neottomanismo turco e dell’integralismo islamista, anti-socialista e filo-imperialista. E tutto ciò, evidentemente, non è un caso o una coincidenza.
    In Egitto, tale fronte islamo-social-imperialista vuole ricreare i disordini contro il governo di al-Sisi, sempre più orientato verso l’Eurasia e il blocco antiegemonico che va formandosi fuori e contro l’occidente imperialista, di cui le propaggini trotskiste ne rappresentano le antenne nel campo ‘socio-culturale’ mondiale. Ricordo che i trotzkisti hanno sempre avuto nel loro programma d’azione, fin dal 1948, la distruzione dell’URSS e delle potenze ‘burocratiche’, ovvero di tutto ciò che si contrappone all’imperialismo e al colonialismo. Le loro istanze sono l’instaurazione del puro social-colonialismo, la distruzione del processo di emancipazione dei Paesi del terzo mondo creando conflitti sociali artificiali o inventando ‘lotte di classe’ inesistenti. Abbandonati dopo il 2001, questi sicari dell’ultrasinistra di Gladio/NATO si sono ripresentati con la ‘primavera araba’.Giulio Regeni, sempre casualmente, ha lavorato dal settembre 2013 al settembre 2014 per l’azienda d’intelligence Oxford Analytica, fondata da un ex-funzionario statunitense, David Young, implicato nel caso Watergate. E sempre casualmente gli ex-colleghi di Regeni presso l’Oxford Analytica sono tra i promotori della petizione che chiede al governo inglese di fare pressione sull’Egitto, “Giulio era un collega fantastico, socievole, divertente. Ci manca molto. Era estremamente cauto nel condurre il suo lavoro. Certo, c’è sempre la possibilità che abbia attirato l’attenzione di qualche gruppo pericoloso, ma da quanto sappiamo Giulio non si comportava in maniera avventata o negligente”. Oxford Analytica, che raccoglie intelligence politico-economica per enti privati e una cinquantina di governi, ha uffici a Oxford, New York, Washington e Parigi, e una rete di 1400 collaboratori. Regeni vi stilava “Daily Brief” confidenziali, degli articoli quotidiani destinati alla clientela. Young era uno dei responsabili del servizio di spionaggio di Richard Nixon. Quando a seguito dello scandalo Watergate i suoi colleghi G. Gordon Liddy e Howard Hunt finirono in prigione, Young emigrò nel Regno Unito dove nel 1975 fondò l’Oxford Analytica, nel cui CdA compaiono John Negroponte, il responsabile degli squadroni della morte della CIA in Iraq nel 2003-2005, e Sir Colin McColl, ex-capo dell’MI6, il servizio segreto inglese

    • Lorenzo M. · martedì, 16 febbraio 2016, 5:52 pm

      Nella prossima lenzuolata, le prove dell’esistenza del mostro di Loch Ness.

      • adele · martedì, 16 febbraio 2016, 6:18 pm

        :)

  2. Obama Akbar! · martedì, 16 febbraio 2016, 5:41 pm

    Nell’articolo di un giornale inglese, l’ambasciatore russo nel Regno Unito rivela che ai russi fu detto dalle potenze occidentali che, dopo che gli Stati Uniti avessero proclamato la no-fly zone, lo SIIL avrebbe occupato Damasco. Aleksandr Jakovenko, ambasciatore russo in Gran Bretagna, ha sganciato una bomba, anche se passata completamente inosservata. In un articolo sul London Evening Standard difende la politica russa in Siria facendo una rivelazione straordinaria: “L’estate scorsa i nostri partner occidentali ci dissero che ad ottobre Damasco sarebbe caduta in mano allo SIIL (lo Stato Islamico). Quello che pianificavano per il dopo non lo sappiamo. Probabilmente, avrebbero ripulito gli estremisti accettandoli come Stato sunnita tra Iraq e Siria“. L’estate, quando queste conversazioni tra potenze occidentali e russi ebbero luogo, fu il momento in cui gli Stati Uniti discutevano con Turchia e Giordania la creazione di una no-fly zone e di santuari in Siria. Ho parlato in questo articolo di come la “no-fly zone” oggi sia semplicemente un eufemismo per i bombardamenti degli Stati Uniti. Jakovenko quindi a tutti gli effetti dice che gli Stati Uniti pianificavano in estate d’iniziare i bombardamenti per rovesciare il governo della Siria sapendo che ciò avrebbe comportato, ad ottobre, la vittoria dello Stato islamico e la sua occupazione di Damasco. Russia Insider ha già spiegato che per impedire agli Stati Uniti d’annunciare la no-fly zone, cioè d’iniziare i bombardamenti per rovesciare il governo siriano, la Russia è intervenuta in Siria. Ciò che dice Jakovenko sul fatto che gli USA dicessero ai russi che ciò avrebbe permesso allo Stato Islamico di prendere Damasco ad ottobre, spiega perché i russi pensarono di dover agire come hanno fatto.
    Jakovenko tuttavia dice la verità? La prima cosa da dire è che i governi inglese e statunitense non l’hanno smentito. Questo tuttavia non è decisivo. Non è difficile capire perché i governi inglese e statunitense possano pensare che, alla luce della natura incendiaria di ciò che dice Jakovenko, lo smentiscano semplicemente, dando risalto alle osservazioni negandole, e che l’approccio migliore sia il silenzio. Se è così, allora il fatto che le spettacolari osservazioni di Jakovenko siano state quasi del tutto ignorate, indicano che tale approccio ha funzionato.
    Jakovenko è comunque abbastanza importante per conoscere i dettagli delle discussioni estive tra russi e potenze occidentali come dice? La risposta a questa domanda è quasi certamente sì. Anche se Londra non è più il più importante incarico diplomatico per un ambasciatore russo nell’Europa occidentale, rimane sempre importante, e qualsiasi funzionario nominato ambasciatore russo in Gran Bretagna è, per definizione, un alto funzionario che garantirà a Mosca di essere ben informata. Se ci furono discussioni del genere, come Jakovenko dice, quasi certamente ne sarebbe stato pienamente informato. Ciò che Jakovenko dice è anche coerente con ciò che si sa. In estate, avendo appena occupato Palmyra, lo Stato islamico avanzava, rendendo plausibile che raggiungesse Damasco in autunno. L’esercito siriano, nel frattempo, aveva subito varie gravi sconfitte, e fu costretto a ritirarsi dalla provincia d’Idlib. Alla luce di tutto questo, nel contesto dei bombardamenti degli Stati Uniti, non è impossibile che gli Stati Uniti dicessero ai russi, in estate, che lo Stato islamico avrebbe occupato Damasco entro ottobre. Le discussioni degli Stati Uniti per la creazione di una no-fly zone e di santuari non avevano nulla di segreto, ed erano apertamente riconosciute.
    Perché comunque gli Stati Uniti avrebbero detto ai russi che si aspettavano che lo Stato islamico occupasse Damasco entro ottobre? Non è difficile rispondervi. Nessuno all’inizio dell’estate pensava che ci fosse il rischio che i russi intervenissero militarmente in Siria. Gli Stati Uniti probabilmente pensavano che non rischiavano nulla dicendo a Mosca dei propri piani militari e quali probabili conseguenze avrebbero avuto. Probabilmente gli Stati Uniti si aspettavamo che la minaccia dei bombardamenti che portavano all’occupazione di Damasco da parte dello Stato islamico avrebbe terrorizzato Mosca convincendo i russi a costringere Assad a dimettersi, obiettivo degli Stati Uniti da sempre. In tal caso, gli Stati Uniti avrebbero seriamente sottovalutato determinazione e volontà d’agire dei russi per evitare che ciò che gli Stati Uniti minacciavano accadesse. Le rivelazioni di Jakovenko hanno senso, e quindi sono probabilmente vere. Ciò mostra quanto imprudente sia la politica in Siria degli Stati Uniti. Inoltre, gli Stati Uniti fingevano di combattere lo Stato islamico preparando difatti i passi che ne avrebbero facilitato la vittoria.
    terrorista di Obama Anche se ciò fu inteso come un gioco diplomatico, era comunque straordinario. Negli Stati Uniti, le famiglie delle vittime del terrorismo jihadista sicuramente si sentirebbero tradite se mai lo scoprissero, mentre non è difficile immaginare costernazione e recriminazioni a Washington quando i russi inaspettatamente sventarono la strategia degli Stati Uniti intervenendo nel modo fatto. Per Damasco, risparmiata non solo dai bombardamenti degli Stati Uniti ma dal dominio dello Stato islamico, e per l’Europa, che avrebbe affrontato un flusso di rifugiati molto più grande se ciò che Washington diceva ai russi fosse accaduto, avrebbero ragione di essere grate ai russi per aver fatto andare le cose diversamente.

  3. La Turchia sarà cancellata dalla faccia della terra · martedì, 16 febbraio 2016, 5:02 pm

    Washington invita Ancara a cessare i bombardamenti dei curdi, tuttavia Recep Erdogan non ha intenzione di darsi per vinto in quanto vede negli alleati USA la minaccia principale al suo regime. Il Frankfurter Rundschau scrive che la Turchia si sta concentrando sempre di più sulla minaccia curda, e adesso gli USA possono considerarla una alleato adeguato. Nel corso dei recenti bombardamenti Ankara ha distrutto alcuni punti d’appoggio dei reparti popolari curdi di autodifesa vicini alla città siriana di Azaz, a otto chilometri dal confine turco. Gli USA hanno richiesto ancora una volta alla Turchia di porre fine all’aggressione dei suoi alleati, ma sullo sfondo dei successi dell’esercito siriano e la sua conquista di Aleppo, nonché il ruolo attivo della Russia, le paure del presidente Recep Erdogan crescono con una nuova forza e i bombardamenti stanno diventando sempre più crudeli — sottolinea l’autore dell’articolo.
    Ultimamente, le attività militari nel nord della Siria sono state concentrate per la maggior parte nella città di Azaz, la quale si trova su una importante arteria strategica tra la Turchia e Aleppo. Dopo che l’esercito governativo è entrato ad Aleppo, i curdi hanno avuto la possibilità di avanzare verso Azaz e hanno riconquistato la base aerea di Minneh, che si trovava sotto il controllo dei guerriglieri di al-Nusra. Il governo turco considera i successi dei reparti popolari di autodifesa come il primo passo sulla via della creazione di uno “pseudo-stato curdo” in prossimità delle proprie frontiere. Dato che i curdi compongono una significativa parte della popolazione della stessa Turchia, la situazione che si è venuta a creare minaccia seriamente Erdogan e il suo governo. Temendo per il regime esistente, la Turchia è pronta a concedere velocemente aiuto a quei gruppi come al-Nusra e considerare i curdi più malvagi del Daesh.

  4. La Turchia sarà cancellata dalla faccia della terra · martedì, 16 febbraio 2016, 4:53 pm

    “Dalla fine della scorsa settimana, la Turchia ha dato il via a una massiccia serie di attacchi con pezzi d’artiglieria di grosso calibro sulle forze governative siriane e sull’opposizione patriottica nelle regioni di confine. Oltre 100 salve hanno preso di mira solo nella provincia di Aleppo…”.

    portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov

    • Lorenzo M. · martedì, 16 febbraio 2016, 5:00 pm

      Una fonte davvero attendibile.

      • La Turchia sarà cancellata dalla faccia della terra · martedì, 16 febbraio 2016, 5:04 pm

        andare a morire ammazzato, prego

      • adele · martedì, 16 febbraio 2016, 5:41 pm

        Una fonte davvero attendibile.

        Attendibilissima fontanella . Tanto quanto la fontanella egiziana ,Mohammed El Gheit.

      • Lorenzo M. · martedì, 16 febbraio 2016, 5:52 pm

        Infatti, uguale uguale.

      • BRUCIATE TUTTO · martedì, 16 febbraio 2016, 6:11 pm

        Piu attendibile di tutti i pagliacci narco-sionisti di Media Sion dei TG talioti è piu che sicuro

      • Lorenzo M. · martedì, 16 febbraio 2016, 6:18 pm

        Ah, ecco, chi non ti segue nel tuo delirio o non abbocca alle peggio panzane fa parte del complotto, certo…
        Ma pure da piccolo sentivi le vocine?

  5. Armando Zappa · martedì, 16 febbraio 2016, 3:18 pm

    il caso Regeni si risolverà…
    ad un certo punto salterà fuori che la
    responsablità è di alcuni agenti che lo
    hanno preso in totale autonomia contro
    gli ordini superiori…sono andati per
    arrestarli ma non si trovano..fuggiti..
    forse all’estero…peccato…
    il governo egiziano si scuserà per questi
    suoi funzionari disobbedienti al ben
    noto ordine democratico…e tutto tornerà
    come prima…

    • !!! · martedì, 16 febbraio 2016, 7:13 pm

      Non si abbasano nemmeno a quello, garantito.

  6. rebecca · martedì, 16 febbraio 2016, 2:13 pm

    Hahahahaha

  7. adele · martedì, 16 febbraio 2016, 1:43 pm

    Spia di Israele Magdi Allam? Ma un altro più furbo i non potevano trovarlo? Si vede che il Mossad è proprio in declino….. Non mi meraviglierei, se reclutassero anche il Giovanardi .

    • adele · martedì, 16 febbraio 2016, 1:44 pm

      Mi ha detto che non è più né cristiano né niente altro, al punto che due anni fa ha annunciato l’abbandono del cristianesimo e la sua adesione agli atei o ai comunisti sempre per interessi materiali”

      Ha rottamato, praticamente , ogni fede…..Magari lo imbarca Renzi

      • adele · martedì, 16 febbraio 2016, 2:06 pm

        Mi ha detto che non è più né cristiano né niente altro, al punto che due anni fa ha annunciato l’abbandono del cristianesimo e la sua adesione agli atei o ai comunisti sempre per interessi materiali”

        Ha rottamato, praticamente , ogni fede….. Vuoi vedere che lo imbarca Renzi?

    • bruno d · martedì, 16 febbraio 2016, 9:12 pm

      Spia d’Israele, macché, chiedetelo alla Franca, che lei lo invitava spesso e volentieri nella Sala della Protomoteca.
      Questo a livello di demoni, supera pure Pannella, tant’è mellifluo.
      -Giusti, dovete essere, giusti…..è
      l’inizio di una parashà.
      Questo cambia di religione come una mannequine cambia d’abito.

      • adele · mercoledì, 17 febbraio 2016, 5:15 pm

        chiedetelo alla Franca

        E chi sarebbe costei? Ti riferisci a Franca Leosini?

  8. Il povero Regeni era un agente di Sua Maestà. Forse, perfino senza saperlo – come accade alla gente di sinistra · martedì, 16 febbraio 2016, 1:30 pm

    Per Regeni, chiedere i danni ai britannici.
    Maurizio Blondet 16 febbraio 2016

    La cosa è ormai così evidente che anche i media ufficiosi lo fanno capire: era un agente. Britannico. Incaricato di inserirsi nei gruppi sindacali anti-regime. Mandato allo sbaraglio, approfittando della sua ingenuità?
    Ricapitoliamo: Regeni, 28 anni, era dottorando alla American University del Cairo.
    Che la American University sia uno strumento della Cia, è persino superfluo dirlo. Basta ricordare che John Brennan, l’attuale capo dell’Agenzia, è stato mandato a studiarvi nel 1975-76. Un corso di perfezionamento per quelle carriere. Vi si sono formate generazioni di agenti detti “gli arabisti della Cia”, un bel gruppo di competenti che, per essere filo-palestinesi più che filo-sionisti, sono stati epurati dai neocon perché, dopo l’11 settembre, cercarono di opporsi alle inutili e criminali guerre per Sion, e alla demonizzazione di Saddam e dei regimi baathisti. Ma questa è storia vecchia. Adesso la visione del Medio Oriente che domina i servizi Usa è quella israeliana: smembrare i paesi islamici istigandone gli odii etnico-religiosi.
    L’American University del Cairo, ovviamente, non è solo un centro di perfezionamento per funzionari della Cia. Prestigiosa università, frequentata da figli di famiglie danarose, è il centro di raccolta ideale per identificare, promuovere, selezionare, profilare “amici degli Stati Uniti” che saranno destinati a diventare in futuro esponenti di governi, ministri, direttori di giornali, insomma membri della classe dirigente locale con lo stampino di “amici dell’America”. Oppure anche agenti informatori, infiltrati; o anche agitatori di piazza per rivoluzioni colorate o fiorite, secondo i casi. Tutti i paesi sottosviluppati o soggetti all’impero hanno qualche centro così: in Italia è la John Hopkins University; ci sono borse di studio per corsi negli Usa, eccetera.

    Al Cairo, basta entrare alla American University per capire dentro quale sistema si viene cooptati; figurarsi poi se ci si segue un dottorato di ricerca. Nei giornali appare il nome del professor Khaled Fahmi: i giornali inglesi e americani erano pieni di sue interviste ai tempi della rivoluzione di piazza Tahrir, dove inneggiava alla caduta di Mubarak. Adesso è visiting professor ad Harvard (tipico) e in interviste sostiene: Al Sisi è più pericoloso dei Fratelli Musulmani.

    Ancor più interessanti i rapporti del povero Regeni con Cambridge. Dai media si ricava che la sua “tutor” a Cambridge, Maha Abdelrahman, “è molto impegnata nello studio delle opposizioni politiche in Medio Oriente”. Secondo Repubblica, sarebbe stata costei, che, dopo la partecipazione del giovanotto all’assemblea dei sindacati clandestini egiziani (di cui aveva mandato un resoconto al Manifesto, pubblicato postumo…) “aveva cambiato il format (sic) del lavoro di ricerca di Regeni: “Non più una semplice ricognizione analitica e su “fonti aperte” dei movimenti sindacali, ma una “ricerca partecipata”, embedded. Che prevedeva, dunque, una partecipazione diretta alla vita e alle dinamiche interne delle organizzazioni da studiare”.

    Si può essere più chiari?

    Giulio Regeni aveva un altro referente accademico a Cambridge. La professoressa Anne Alexander”. Una giovin signora che nel suo profilo dichiara che le sue “ricerche accademiche” vertono sulla “disseminazione di nuove tecniche mediatiche” per “la mobilitazione per il cambiamento politico in Medio oriente”, con cui “attivisti politici” creano “reti, o sfere di dissidenza e generano nuove culture di attivismo”.

    Non sembra esagerato concludere che ci troviamo qui di fronte ad una di quelle centrali dell’impero britannico (che è “un impero della mente”, come disse Huxley) volte a creare gli “états d’esprit” collettivi che servono a maturare in una società delle rivoluzioni culturali, o (secondo un dizione britannica tipica), il “salto di paradigma”.

    Una specialità dell’Istituto Tavistock di Londra, strana scuola superiore di psichiatria e sociologia, fondati negli anni ’30 dall’ebreo tedesco Kurt Lewin. Come ha spesso ripetuto lo EIR, Executive Intelligence Review, “L’oggetto degli studi più del Tavistock è la creazione di “salti di paradigma” (paradigm shifts), ossia del mezzo per indurre nelle società valori “nuovi”, attraverso eventi traumatici collettivi (turbulent environments). Ad esempio, un ciclo di conferenze tenute al Tavistock nel 1989 aveva come tema il seguente: Il ruolo delle Organizzazioni non Governative nell’indebolire gli Stati Nazionali. Oggi l’Istituto Tavistock compie ricerche su come reagirà la gente, a livello individuale e collettivo, di fronte ad eventi, cambiamenti e parole-chiave”. La “liberazione sessuale”, l’accettazione della omosessualità, la teoria del “gender”, o la “accoglienza agli immigrati”, sono altrettanti “salti di paradigma” già attuati o in corso di imposizione nelle masse europee.

    La professoressa Alexander è molto interessata – scientificamente, disinteressatamente – a come gli oppositori di Al Sisi generano “sfere di dissidenza e culture di attivismo”. La tutor di Regeni ad Oxford, Maha Abdelrahman, interessatissima per motivi squisitamente scientifici “allo studio delle opposioni politiche in Medio Oriente”, gli dice di partecipare ai sindacati clandestini egiziani. Lui, entusiasta di fare qualcosa di sinistra (ne scriverà al Manifesto) si butta. Embedded, come gli dicono da Oxford. Loro stanno ad Oxford, è lui che si ficca nei guai al Cairo – al Cairo della guerra civile tenuta a freno col ferro e col fuoco. Morto lui, se ne occupa il New York Times, cosa alquanto insolita: fa’ la sua inchiesta, trova le anonime fonti dei servizi egiziani che dicono “sono stati i servizi egiziani”…insomma, la famiglia, o lo Stato italiano, dovrebbero chiedere i danni ai servizi britannici.

    Del resto è quel che sostiene Paz Zàrate, esperta di diritto internazionale a Oxford, amica fraterna di Giulio Regeni nonché sua ex collega al think tank Oxford Analytica, dove lui lavorò tra il 2012 e il 2014: “Dato che Giulio stava facendo ricerca all’università britannica e ha abitato e lavorato nel Regno Unito praticamente tutta la sua vita adulta, crediamo sia compito del governo inglese di unire le forze con l’Italia”.

    Il povero Regeni era un agente di Sua Maestà. Forse, perfino senza saperlo – come accade alla gente di sinistra.

    • Lorenzo M. · martedì, 16 febbraio 2016, 1:37 pm

      Basta far girare una minchiata in rete, ed ecco i soliti boocaloni, pronti a bersi ogni cosa. Siti che sono una sorta di cartina di tornasole dell’imbecillità umana: chi ne copia-e-incolla il contenuto non fa che rendere palese la propria condizione.

    • Enrico · venerdì, 19 febbraio 2016, 1:27 pm

      Per dirla alla Cruciani… “beh qui siamo al top eh!”. Dopo aver letto quanto sopra, ho voluto capire chi fosse questo Blondet e ancora mi torna in mente Cruciani… “beh… siamo alle teorie dei comblotti eh? i comblottiiii, hai capito Parenzo?”. Al sr. Blondet dico; che ad un certo punto della vita, la pensione la daranno pur per qualche motivo! Se la goda e lasci perdere la memoria del povero Giulio. Come tanti e troppi nostri bravi ragazzi che sono espatriati, chi per motivi di lavoro o chi come lui per motivi di studio non merita di essere così da lei “infangato”. Dobbiamo riconoscere che la colpa è nostra. Abbiamo distrutto con le nostre scelte e convenienze politiche il loro futuro. Personalmente, da quello che mi è dato sapere, io sono fiero Di Giulio e del suo percorso accademico come delle sue scelte di vita. Conosceva 4 lingue stava arrivando al dottorato, in altre parole aveva un futuro brillante davanti a se. Sono convinto che l’incompetenza, il senso di onnipotenza unita alla paranoica paura di eventuali dimostrazioni e sospetti, siano i veri moventi della polizia egiziana. Da italiano chiedo verità e giustizia per Giulio!

  9. sputniknews · martedì, 16 febbraio 2016, 1:20 pm

    Le stranezze del caso Regeni, ucciso dall’Arabia per far un dispetto all’Italia
    Mario Sommossa

    Il caso del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni assassinato al Cairo, il cui corpo è stato ritrovato solo alcuni giorni dopo, non è un puro fatto di cronaca nera.
    Altre volte è successo che nostri connazionali siano stati uccisi e magari anche sottoposti a torture in Paesi stranieri, ma si è sempre trattato di atti di pura delinquenza. Questa volta è invece quasi sicuro che dietro quel delitto ci sia qualcosa di più preoccupante: un atto politico.
    Che Regeni non si trovasse in Egitto per turismo era notizia ufficiale, così com’è evidente che frequentasse gruppi di sindacalisti in rotta con il potere e malvisti dalle attuali Istituzioni. Ciò che non è chiaro sono i reali rapporti che lo studioso aveva con costoro: si trattava solo di voler conoscere la realtà a puri fini di studio o esisteva un legame di complicità con queste forze di opposizione? Gli articoli che inviò al Manifesto e pubblicò su di un sito internet erano puro giornalismo o avevano altri scopi? Di sicuro, qualunque siano i retroscena e le ragioni del suo agire, non c’e alcuna giustificazione per quel che gli è successo, ma sapere esattamente ciò che faceva e chi era veramente è molto utile per capire la sua morte e per indirizzarci verso i colpevoli di quell’atto feroce.
    Il giornalista Fabio Squillante, direttore dell’Agenzia d’informazione Nova, formula in merito all’accaduto ipotesi molto suggestive che vale la pena di sottoporre a particolare attenzione. Anch’egli non può formulare altro che pure osservazioni sulla stranezza di alcuni eventi, ma crediamo che le nostre forze investigative inviate sul posto dovrebbero fare ricerche anche in questa direzione.
    Squillante comincia col far notare che il professore italiano che doveva incontrarlo nella serata, già alle 23.30 del 25 gennaio, chiama direttamente l’Ambasciatore italiano al Cairo (quindi tre ore dopo l’orario fissato per l’incontro e in unora inconsueta per parlare direttamente con il capo della nostra diplomazia locale, salvo fatti particolarmente gravi) per informarlo della scomparsa. Quest’ultimo allerta immediatamente i nostri servizi presenti in Egitto. Tale prontezza d’intervento lascia pensare che il soggetto fosse già conosciuto, monitorato e considerato “a rischio”. La conferma viene dal fatto che quasi subito arriva in Egitto il generale Alberto Manenti, direttore della nostra Agenzia d’intelligence AISE. Lo stesso ritorna a Roma solo il 4 febbraio, cioè lo stesso giorno in cui è fatto ritrovare il cadavere di Regeni, ritrovamento effettuato, guarda caso, in prossimità di una caserma della polizia. Quello stesso giorno era in arrivo una delegazione d’imprenditori italiani guidata dal Ministro Guidi in persona.
    ?Poiché è assodato che il nostro connazionale era stato ucciso già giorni prima, è solo una pura coincidenza che il corpo sia ritrovato esattamente in quel momento?
    Squillante si domanda se le sevizie (inutili se, come risulterebbe da alcune testimonianze, i servizi egiziani lo tenevano già sotto controllo e quindi conoscevano sia i suoi contatti sia i suoi spostamenti) così come la coincidenza delle date e il luogo non siano stati orchestrati da qualcuno che volesse dare un “duro colpo alle relazioni tra Italia ed Egitto”.
    Si ricorda che i rapporti tra i nostri due Paesi sono stati ottimi fino ad ora e che la scoperta da parte dell’Eni di un enorme giacimento di gas nelle acque territoriali egiziane costituisce un ulteriore legame economico molto importante, sia per la nostra società petrolifera sia per le finanze egiziane. Anche il Governo di Al Sisi uscirebbe rafforzato dallo sfruttamento di tale giacimento, foriero di forte miglioramento per la bilancia commerciale egiziana. La stessa cosa non si può dire per gli interessi politici ed economici di qualche altro Paese. Attraverso serrate argomentazioni, il direttore esclude uno per uno: l’Egitto, l
    Israele, la Turchia e pure la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Non resterebbe che l’Arabia Saudita:
    “Non è nell’interesse di Riad che l’Egitto rafforzi la propria sovranità grazie all’indipendenza energetica. Del resto i Sauditi possono contare su notevoli strumenti d’influenza politica, a partire dai salafiti. Anche nelle Forze Armate egiziane sauditi ed emiratini hanno acquisito un peso mai avuto prima.”.
    Siamo sempre nel campo delle pure ipotesi ma, se si vuole restare a livello locale ed escludere le intromissioni straniere, l’idea affacciatasi dopo il ritrovamento del cadavere in quelle condizioni coinvolge immediatamente la polizia e/o i servizi segreti egiziani. Questa possibilità non può certo essere abbandonata ma, pensandoci bene, perché il Governo avrebbe dovuto autorizzare un’azione di questo genere con la conseguenza di mettere a rischio dei rapporti ottimali per entrambi i Paesi? O si e’ trattato di un atto non premeditato? Ma, se così è, perché le autorità locali si mostrano reticenti a collaborare con i nostri investigatori inviati in loco?
    Il direttore di Agenzia Nova avanza due possibilità non necessariamente alternative: il regime non può sconfessare una sua importante struttura interna oppure non può permettersi di “denunciare l’azione esterna di un influente Paese straniero”.
    A tutt’oggi, comunque, non si può negare che la morte di Giulio Regeni abbia già raffreddato le relazioni tra Roma e Cairo e che i reciproci rapporti economici siano in forse. Affermare con assoluta certezza che questo risultato costituisse il primario obiettivo di chi ha ucciso e torturato è impossibile ma, come disse il cinico Andreotti: a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina.

    Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/italia/20160216/2105315/REGENI-EGITTO-DOMANDE.html#ixzz40KhwkPDH

  10. Esteri by Pepito · martedì, 16 febbraio 2016, 1:11 pm

    I caccia russi Su-35 scortano regolarmente i Tornado tedeschi da ricognizione nel cielo siriano. Tutto si svolge professionalmente e senza incidenti. Mosca con queste azioni vuole dimostrare che gli aerei russi a differenza di quelli della Coalizione internazionale agiscono con l’autorizzazione del legittimo governo siriano.

    Comandante del Centro operazioni aeree dell’esercito tedesco Tenente Generale Joachim Wundrak

  11. wilson · martedì, 16 febbraio 2016, 11:45 am

    Sulla base di quanto scritto qui non c’è alcuna accusa di essere il mandante.
    Ma quella di usare la morte di Regeni per fare propaganda antigovernativa.
    Poi c’è un discorso sconclusionato che riguarda la religiosità di Allam e l’aderenza a presunti valori, e l’accusa di essere una spia di Israele

    Si vede che chi scrive è un integralista esaltato, che non vuole che si tocchi la sua religione, ma del resto pure Allam non scherza.

    • wilson · martedì, 16 febbraio 2016, 11:47 am

      Poi c’è un discorso sconclusionato che riguarda la religiosità di Allam e l’aderenza a presunti valori. C’è pure l’accusa di essere una spia di Israele.

    • adele · martedì, 16 febbraio 2016, 2:05 pm

      Sulla base di quanto scritto qui non c’è alcuna accusa di essere il mandante.
      Ma quella di usare la morte di Regeni per fare propaganda antigovernativa.

      Praticamente , secondo questo giornalista egiziano , Allam, strumentalizzando il caso Reggeni , avrebbe avuto un ruolo , per così dire , analogo a quello di un Giovanardi nel caso Stefano Cucchi .

      • adele · martedì, 16 febbraio 2016, 2:05 pm

        Sulla base di quanto scritto qui non c’è alcuna accusa di essere il mandante.
        Ma quella di usare la morte di Regeni per fare propaganda antigovernativa.

        Praticamente , secondo questo giornalista egiziano , Allam, strumentalizzando il caso Reggeni , avrebbe avuto un ruolo , per così dire , analogo a quello di un Giovanardi nel caso Stefano Cucchi .

      • adele · martedì, 16 febbraio 2016, 2:08 pm

        Anzi no, qui è il giornalista egiziano ( chiedo scusa a Magdi, per l’errore :) ) assimilabile al reazionario Giovanardi filogovernativo

  12. elia · martedì, 16 febbraio 2016, 10:42 am

    Credo sia giusto sentire la sua versione direttamente dal suo blog:

    http://www.magdicristianoallam.it/

  13. Andrea · martedì, 16 febbraio 2016, 10:20 am

    Magdi Cristiano-Ma-Non-Troppo Allah(m) è uno dei soggetti più rappresentativi della confusione mentale di quest’epoca.
    E’ vero che il suo cieco odio partorisce ogni genere di delirio. Mi chiedo da cosa nasca, forse qualche orrendo trauma infantile.
    Da compatire, insomma. Ma stando attenti a quello che propone.

    • barbantuà · martedì, 16 febbraio 2016, 11:10 am

      Ma se non conosci un C grande come un condominio
      PERCHE’ blateri, PERCHE’?
      La risposta è semplice semplice.

    • beniamino latifondi · martedì, 16 febbraio 2016, 3:12 pm

      Da compatire sei tu barba di rame.

      • Andrea · martedì, 16 febbraio 2016, 4:49 pm

        almeno io metto un nome vero e una faccia vera, tu ti vergogni… compatisco anche te

      • beniamino latifondi · mercoledì, 17 febbraio 2016, 8:39 am

        Oltre a fare l’inventore
        sai essere pure bugiardo

  14. tsè · martedì, 16 febbraio 2016, 9:48 am

    Leggendo quanto riporta Allam è evidente che El Gheit lo accusa di utilizzare l’assassinio di Regeni per far propaganda contro il governo egiziano, non ‘di essere il mandante dell’omicidio’.

    • Andrea · martedì, 16 febbraio 2016, 4:44 pm

      esatto

  15. elia · martedì, 16 febbraio 2016, 9:45 am

    Per saperne di più sui rapporti tra Regeni e servizi segreti e i suoi referenti accademici, che gli hanno commissionato le ricerche in Egitto:

    http://www.maurizioblondet.it/per-regeni-chiedere-i-danni-ai-britannici/

  16. pinky700 · martedì, 16 febbraio 2016, 9:26 am

    l’accusa che lo indignerà di + sarà quella di essere considerato un comunista

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