Rodolfo De Benedetti, John Elkann e le incognite sul futuro del giornalismo italiano

giovedì, 3 marzo 2016

Non si trova in giro una foto che ritragga insieme Rodolfo De Benedetti, presidente della Cir che controlla fra l’altro i giornali del Gruppo L’Espresso, e John Elkann, a sua volta presidente della Fca e delle società finanziarie attraverso cui la famiglia Agnelli controlla La Stampa, Il Secolo XIX e detiene il maggior pacchetto azionario di Rcs.
Nè Rodolfo De Benedetti nè John Elkann possono più definirsi giovani. Sono uomini che esercitano ruoli, sia da azionista sia di gestione, a seguito di un passaggio generazionale compiutosi negli anni scorsi. Entrambi detestano l’esibizione mondana e parlano malvolentieri davanti a un microfono.
Diciamo che hanno il potere ma non amano esibirlo come si usava nella generazione precedente. Sono italiani con una buona parte della loro esperienza di vita e alcune relazioni esistenziali fondamentali radicate altrove. La politica romana gli interessa molto relativamente. Hanno passioni civili, non restano indifferenti di fronte ai drammi contemporanei, ma la loro formazione è nettamente proiettata sullo spirito d’impresa. Non disprezzano la cultura, anzi, ma si sono formati nella logica anglosassone di priorità assoluta del profitto.
Sono la nuova declinazione di un padronato italiano di successo, cosmopolita fin dall’infanzia ma divenuto adulto senza troppa voglia di comparire in pubblico. Il cartello editoriale che metteranno insieme -per rinviare di qualche anno il prevedibile ridimensionamento del settore della carta stampata- sarà animato da questa sintonia anche generazionale, di cui il giornalismo di Mario Calabresi è una tipica espressione. Un cambio di mentalità, anche. Ampie deleghe operative ai manager, che si chiamino Marchionne o Monica Mondanrdini.
Al di là dei (non indifferenti) problemi di antitrust posti dalla concentrazione fra i giornali del Gruppo Espresso e della famiglia Elkann-Agnelli, alleanza difensiva per sopravvivere al pericolo di chiusura in cui incorreranno tante altre testate giornalistiche, possiamo interrogarci su quale informazione ne verrà fuori, visto chi guida il ricambio generazionale.
Più distaccata e competente, ma con l’istinto di aggirare gli spigoli? I giornali sono fatti di notizie ma anche di passioni e emozioni nelle quali il lettore s’identifica: c’è il rischio che si spengano man mano che gli “esperti” prendono il posto degli “opinion makers”? Prevarrà la logica del giornale contropotere o del giornale distaccato che non vuole grane col potere? Dismettere le vecchie ideologie usurate non lascerà spoglie tante pagine a cui ci rivolgevamo anche per condividere sentimenti e visioni del mondo? (penso a vicende come quella dei profughi o del fanatismo apocalittico che soffia dal Mediterraneo all’Europa)
Ho lavorato con libertà e gioia all’Espresso, alla Stampa, a Repubblica dal 1983 fino all’anno scorso. E’ un legame che non s’interrompe facilmente. Riconosco che il nuovo sodalizio ha non solo una logica economica, ma anche una base d’intesa culturale. Resta da chiedersi, nel tempo, quanto si rivelerà in sintonia con l’anima dei vecchi e dei nuovi lettori.

27 Commenti

  1. Commissione Centrale della Stampa · domenica, 6 marzo 2016, 2:05 pm

    Per noi è essenziale, che dal primo momento della nuova proclamazione il popolo, mentre soffrirà ancora le conseguenze del cambiamento repentino e sarà in uno stato di terrore e di indecisione, realizzi che siamo così potenti, così invulnerabili, e così pieni di forza, che in nessun caso prenderemo in considerazione i suoi interessi. Faremo capire al popolo, che non solo non ci daremo nessun pensiero delle sue opinioni e dei suoi desideri, ma altresì che saremo pronti in qualunque momento ed in qualunque luogo a sopprimere con una mano forte qualsiasi espressione o accenno di. opposizione. Faremo sì che il popolo capisca che essendoci impadroniti di tutto quello che desideravamo non gli permetteremo mai, in nessun modo, di partecipare al nostro potere. Ed allora esso, preso dallo sgomento, chiuderà gli occhi su tutto ed aspetterà pazientemente lo svolgersi di ulteriori avvenimenti….La parola libertà, suscettibile di diverse interpretazioni, sarà da noi definita nel modo seguente: “La libertà è il diritto di fare ciò che la legge permette”. Tale definizione ci servirà in questo senso, che sarà in nostro arbitrio di dire dove potrà esserci libertà e dove no, per la semplice ragione che la legge permetterà solamente quello che a noi piacerà. Il nostro atteggiamento verso la stampa sarà il seguente: Che cosa fa la stampa attualmente? Essa serve a suscitare nel popolo passioni furenti, oppure, talvolta, dissensi egoistici di partito; cause entrambe che possono essere necessarie al nostro scopo. La stampa è spesse volte vana, ingiusta e mendace, e la maggior parte della gente non ne capisce affatto le sue vere intenzioni. Noi la barderemo e ne terremo fermamente in pugno le redini. Inoltre dovremo acquistare il controllo di tutte le altre ditte editrici. Non ci servirebbe a nulla il solo controllo dei giornali se restassimo esposti ad attacchi con opuscoli e libri. L’attuale costosa produzione libraria la trasformeremo in una risorsa vantaggiosa per il nostro governo mediante una speciale tassa di bollo ed obbligando gli editori ed i tipografi a versarci un deposito cauzionale, allo scopo di garantire il nostro governo da qualunque forma di attacco da parte della stampa. E qualora questo si produca, imporremo multe a destra ed a sinistra. Da questi mezzi: bolli, cauzioni e multe, il governo ricaverà una larga sorgente di lucro. Naturalmente, i giornali di partito non si daranno pensiero di pagare delle multe forti, ma noi li sopprimeremo senz’altro dopo un secondo loro serio attacco. Nessuno potrà impunemente attentare al prestigio della nostra infallibilità politica……Per sopprimere qualunque pubblicazione prenderemo un pretesto: diremo, per esempio, che eccita l’opinione pubblica senza ragione e senza fondamento. Ma vi prego di tener presente, che fra le pubblicazioni aggressive ve ne saranno anche talune istituite da noi apposta con tale intento. Ma esse attaccheranno solo quei punti della nostra politica, che abbiamo l’intenzione di cambiare. Nessuna informazione giungerà al pubblico senza essere stata prima controllata da noi. Stiamo già raggiungendo questo scopo anche attualmente, per il fatto che tutte le notizie sono ricevute da poche agenzie, nelle quali sono centralizzate da tutte le parti del mondo. Quando giungeremo al potere, queste agenzie ci apparterranno completamente e pubblicheranno solo quelle notizie che noi permetteremo……..Se, date le condizioni attuali, siamo riusciti a controllare la società dei Gentili ad un punto tale che essa vede gli affari mondiali attraverso le lenti colorate con le quali le copriamo gli occhi; se anche ora nulla ci impedisce di conoscere i segreti di Stato, come stupidamente li chiamano i Gentili; quale sarà la nostra posizione, quando saremo ufficialmente riconosciuti come governatori del mondo nella persona del nostro Imperatore Universale?
    Ritorniamo all’avvenire della stampa. Chiunque desidererà diventare editore, libraio o tipografo, dovrà ottenere un certificato ed una licenza, che perderanno in caso di disubbedienza. I canali attraverso i quali il pensiero umano trova la sua espressione, saranno con questi mezzi posti nelle mani del nostro governo, che li userà come organi educativi, e così impedirà che il pubblico sia messo sulla falsa strada mediante l’idealizzazione del “progresso”, o con il liberalismo. Chi fra noi non sa, che questo fantastico beneficio conduce direttamente all’utopia, da cui nacquero l’anarchia e l’odio verso l’autorità? E ciò per la semplice ragione che il “progresso”, o piuttosto l’idea d’un progresso liberale, diede al popolo differenti concetti della emancipazione, senza mettervi alcun limite. Tutti i cosiddetti liberali sono degli anarchici, se non per le loro azioni, certamente per le loro idee. Ognuno di essi corre dietro il fantasma della libertà, credendo di poter fare quello che vuole, vale a dire, cadendo in uno stato di anarchia per l’opposizione che fa, unicamente per il gusto di farla……..Prima di stampare qualsiasi genere di lavoro, l’editore o il tipografo dovrà chiedere alle autorità un permesso speciale per pubblicare il detto lavoro. In questo modo conosceremo anticipatamente qualsiasi congiura contro di noi, e potremo colpirla prevenendola e pubblicando una confutazione. La letteratura e il giornalismo sono le due più importanti forze educative, e per questo motivo il nostro governo si accaparrerà il maggior numero di periodici. Con questo sistema neutralizzeremo la cattiva influenza della stampa privata ed otterremo un’influenza enorme sulla mente umana. Se dovessimo permettere la pubblicazione di dieci periodici privati, noi stessi dovremmo pubblicarne trenta e così via. Ma il pubblico non deve avere il minimo sospetto di queste precauzioni; perciò tutti i periodici pubblicati da noi, avranno apparentemente vedute ed opinioni contraddittorie, ispirando così la fiducia e presentando un’apparenza attraente ai nostri non sospettosi nemici, che cadranno nella nostra trappola e saranno disarmati.
    In prima fila metteremo la stampa ufficiale. Essa sarà sempre in guardia per difendere i nostri interessi, e perciò la sua influenza sul pubblico sarà relativamente insignificante. In seconda fila metteremo la stampa semi-ufficiale, la quale dovrà attirare i tiepidi e gli indifferenti. In terza fila metteremo quella stampa che farà finta di essere all’opposizione e che, in una delle sue pubblicazioni, figurerà come nostra avversaria. I nostri veri nemici confideranno in questa opposizione e ci mostreranno le loro carte. Tutti i nostri giornali sosterranno partiti diversi: l’aristocratico, il repubblicano, il rivoluzionario e persino l’anarchico. Ma, naturalmente, questo sarà solamente fino a quando dureranno le costituzioni. Questi giornali, come il dio indiano Vishnu, avranno centinaia di mani, ognuna delle quali tasterà il polso della variabile opinione pubblica. Quando il polso batterà più forte, queste mani faranno inclinare l’opinione pubblica verso la nostra causa, perché un soggetto nervoso è facile ad essere guidato e facilmente cade sotto un’influenza qualsiasi. I chiacchieroni che crederanno di ripetere l’opinione del giornale del loro partito, in realtà non faranno altro che ripetere la nostra opinione, oppure quella che desideriamo far prevalere; nella convinzione di seguire l’organo del loro partito, costoro seguiranno in realtà la bandiera che faremo sventolare d’innanzi ai loro occhi. Perché il nostro esercito giornalista estrinsechi il concetto intimo di questo programma, avendo l’apparenza di appoggiare i diversi partiti, dovremo organizzare la nostra stampa con la massima cura. Col titolo di “Commissione Centrale della Stampa”, organizzeremo delle riunioni letterarie, alle quali i nostri agenti, senza farsene accorgere, daranno il segno di riconoscimento e la parola d’ordine. I nostri organi discutendo e contrastando la nostra politica, sempre superficialmente, s’intende, e senza toccarne i lati importati, faranno finta di polemizzare con i giornali ufficiali, allo scopo di fornirci il pretesto di definire i nostri piani con maggior accuratezza di quanto avremo potuto fare coi nostri programmi preliminari. Si capisce, però, che tutto questo sarà fatto quando sia vantaggioso per noi. Questa opposizione da parte della stampa, servirà anche a far credere al popolo che la libertà di parola esiste sempre. Essa darà ai nostri agenti l’opportunità di dimostrare che i nostri avversari ci muovono accuse insensate, nell’impossibilità da parte loro di trovare un terreno solido sul quale combattere la nostra politica. Queste misure, che sfuggiranno all’attenzione pubblica, saranno i mezzi più proficui per guidare l’opinione pubblica ed inspirare fiducia nel nostro governo. Grazie a queste misure potremo eccitare o calmare l’opinione pubblica circa le questioni politiche quando ci occorrerà di farlo. Potremo persuaderla o confonderla stampando notizie vere o false, fatti o contraddizioni, secondo quello che servirà al nostro scopo. Le informazioni che pubblicheremo dipenderanno dal modo con cui il pubblico sarà in quel tempo propenso ad accettare quel dato genere di notizie; e staremo sempre molto attenti, scandagliando il terreno prima di camminarci sopra.
    Le restrizioni che, come ho già detto, imporremo alle pubblicazioni private ci daranno la certezza di sconfiggere i nostri nemici, perché essi non avranno a loro disposizione organi della stampa mediante i quali dare veramente libero e pieno corso alle loro opinioni. Non ci occorrerà neppure di contraddire ufficialmente le loro affermazioni. Se sarà necessario, le confuteremo semi ufficialmente con dei “ballons d’essai”, che faremo lanciare dalla nostra stampa di terza fila.
    Esiste già nel giornalismo francese tutto un sistema di intese massoniche per darsi il contrassegno. Tutti gli organi della stampa sono legati da segreti professionali reciproci, a modo degli antichi oracoli. Nessuno dei suoi membri rivelerà mai di essere a conoscenza di un segreto qualora non abbia ricevuto l’ordine di renderlo pubblico. Nessun singolo editore avrà il coraggio di tradire un segreto confidatogli, per la ragione che nessuno è ammesso nel mondo letterario, il quale non abbia preso parte a qualche losco affare nella sua vita passata. Pertanto, se qualcuno desse il minimo segno di disubbidienza, il triste episodio del suo passato verrebbe palesato immediatamente. Finché il passato losco di questi individui è conosciuto da pochi, il prestigio di ogni giornalista attira l’opinione pubblica di tutto il paese. Il popolo lo segue e lo ammira. I nostri piani si debbono estendere principalmente alle province. È per noi essenziale di creare certe idee e di infondere tali opinioni nelle province, perché in qualunque momento possiamo servircene lanciandole nella capitale come opinioni neutrali delle province. Naturalmente, la fonte e l’origine delle idee non saranno alterate, ma le idee saranno nostre………..

  2. Bomba Estéreo · giovedì, 3 marzo 2016, 4:58 pm

    Grazie al direttore generale renziano Campo Dall’Orto
    Renzi si prende Rai3 con la Bignardi

    “Fuori i partiti dalla Rai, dentro solo io”. All’insegna di questo slogan è andato in onda il 17 febbraio il terzo tempo dell’occupazione renziana della Rai: quello della nomina dei nuovi direttori delle reti da parte del renzianissimo direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, dopo il primo tempo del 4 agosto 2015, con la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione con 5 membri di area renziana su 9, del suddetto dg e del nuovo presidente Monica Maggioni (nominata quest’ultima d’intesa con Berlusconi). E dopo il secondo tempo del 22 dicembre 2015, con la “riforma” che ha messo in mano la Rai a Palazzo Chigi attraverso il controllo dei soldi del canone e assegnato a Campo Dall’Orto, che risponde solo e direttamente al presidente del Consiglio, i pieni poteri di amministratore delegato, compreso quello di nominare direttori di reti e di tg.
    I nuovi direttori di rete scelti da Campo Dall’Orto sono infatti quasi tutti di provenienza esterna all’azienda, e riconducibili in vario modo alla corte del nuovo duce. Delle tre reti principali, solo la rete ammiraglia, RaiUno, non è stata “commissariata” da un esterno, ma c’è stato solo un avvicendamento tra Giancarlo Leone, nominato coordinatore ai palinsesti, e il suo vice Andrea Fabiano: d’altra parte non c’era motivo di fare grandi cambiamenti in una rete che è da sempre la più ligia al governo di turno; e poi, senza d’altronde rischiare nulla, c’era da dare un contentino all’orgoglio aziendale ferito del personale della Rai. Invece alle direzioni di RaiDue e di RaiTre entrano due donne del tutto estranee all’azienda, anzi provenienti entrambe dal mondo delle tv private sue concorrenti: Ilaria Dallatana, che a RaiDue sostituisce Antonio Marano, passato alla presidenza di RaiPubblicità, e Daria Bignardi, che subentra ad Andrea Vianello alla direzione di RaiTre. Le altre nomine riguardano Angelo Teodoli, spostato da RaiDue alla direzione di Rai4, e Gabriele Romagnoli, collaboratore di Repubblica ed ex direttore del mensile GQ , che assume la direzione di RaiSport.

    Grave attacco alla tv pubblica
    L’infornata di nomine è stata criticata aspramente dal sindacato interno Usigrai, che in una nota l’ha definita “una sonora sfiducia e delegittimazione di tutti i dipendenti della tv pubblica”. “Siamo di fronte a un fatto grave – prosegue la nota -. Salvo l’eccezione di RaiUno, l’ennesima infornata di esterni. Evidentemente il dg ritiene che tra gli 11 mila dipendenti non ci sono professionisti in grado di assumere ruoli di rilievo”. D’altra parte, dati i poteri straordinari di cui la “riforma” piduista di Renzi lo ha dotato, le decisioni di Campo Dall’Orto sono praticamente blindate e insindacabili, giacché per respingerle occorrerebbe una maggioranza in Cda di 7 voti su 9. E comunque sono state bocciate solo dai due consiglieri del “centro-destra”.
    La consigliera renziana di area orfiniana Rita Borioni ha salutato invece con entusiasmo la scelta di Dallatana e Bignardi, che “tingono di rosa” le nomine Rai, e l’altro consigliere renziano di area Margherita, Franco Siddi, ha definito la nomina della Bignardi a RaiTre “una scelta intrigante, la attendiamo alla prova senza pregiudizi”. Perfino il consigliere di area M5S, Carlo Freccero (ex capo di Campo Dall’Orto ai tempi di Canale 5), pur brontolando per la scelta della Bignardi, ha votato a favore dichiarando a Radio Capital che “rispetto ad altre nomine mi pare che stavolta abbia vinto l’aspetto professionale e tecnico”.
    É evidente che i cambiamenti di maggior peso sono quelli operati ai vertici di RaiDue e RaiTre, dove sono state paracadutate due donne scelte volutamente al di fuori dell’azienda e le cui carriere le legano strettamente a quella di Dall’Orto e a Renzi, attraverso l’ex direttore della tv ammiraglia di Berlusconi, Canale 5, e attuale sindaco PD di Bergamo, Giorgio Gori, che le tenne a battesimo ai loro esordi in video. Campo Dall’Orto è stato infatti vice di Gori nella rete Mediaset dal 1991 al 1997, ed entrambi sono renziani della prima ora, fino cioè dalla prima Leopolda, e Gori è stato proprio colui che ha insegnato al nuovo duce come padroneggiare l’uso dei media per scalare il potere politico.
    Ilaria Dallatana viene da Mediaset e ha fondato insieme a Gori la società di produzione televisiva Magnolia , creatrice di programmi di successo come L’Isola dei famosi, Pechino Express e Xfactor . Anche Daria Bignardi ha esordito in Mediaset sotto Giorgio Gori, che la lanciò nel 2000 a Canale 5 come conduttrice delle prime edizioni de Il grande fratello . Per poi passare a La7 nel 2004 per condurre il programma Le invasioni barbariche . Nel suo studio sono passati più volte Renzi e il suo codazzo di ministre telegeniche, compresa l’intervista in cui il nuovo duce anticipava lo sfratto a Letta con il famoso “Enricostaisereno”.

    La stessa ghenga renziana
    Non a caso la Bignardi si è vantata di averlo lanciato lei Renzi come personaggio mediatico (“Mi sento un po’ come Baudo. Si intuiva il desiderio di Renzi di cambiare le cose e ce l’ha fatta”). E indovinate chi fu a portarla alla tv oggi di proprietà di Urbano Cairo? Naturalmente Antonio Campo Dall’Orto, presidente di La7 quando era di proprietà della Telecom di Tronchetti Provera. Rete che lasciò con una perdita di 120 milioni di euro e con un’audience del 2-3%, per poi approdare a Mtv. Lasciando come unica traccia di sé, debiti a parte, il licenziamento in tronco dell’odiato Daniele Luttazzi, già colpito dall’“editto bulgaro” di Berlusconi insieme a Biagi e Santoro, per uno sketch non gradito su Giuliano Ferrara.
    Quando passò a RaiDue per esportarvi, con esiti disastrosi, Le invasioni barbariche , rinominate per l’occasione L’era glaciale , e prima di tornare a La7 per continuare per poco e chiudere definitivamente Le invasioni per mancanza di audience, Bignardi ebbe comunque il tempo di dare prova della sua affidabilità cancellando (maggio 2009), d’intesa col direttore leghista Antonio Marano, un’intera intervista a Vauro e Beatrice Borromeo, perché parlando di Berlusconi avrebbe violato la par condicio.
    Non è tutto: il marito di Daria Bignardi è Luca Sofri, figlio di Adriano, anche lui renzianissimo (famose le sue congratulazioni al “capo” Renzi nel backstage de Le invasioni barbariche dopo la suddetta intervista che precedette il golpe contro Letta: “Ciao capo, ottimo ottimo”, gli disse). Luca Sofri è anche fondatore del sito vicino al PD, Il Post , insieme all’ex vice di Amazon, Diego Piacentini, recentemente nominato capo del digitale di Palazzo Chigi. Anche un altro azionista de Il Post , Vincenzo Manes, padrone del colosso del rame Kme Group, è stato nominato nel 2015 consulente di Renzi per il Terzo settore. E lo stesso Gori, per l’appunto, è titolare del 10% delle azioni del giornale di Sofri.
    Incidentalmente, tanto per allargare la trama delle connessioni, il suocero della Bignardi, Adriano Sofri, è legato a doppio filo fin dal tempo di Lotta continua a Pisa negli anni ’70 al consigliere renziano nel Cda della Rai, Guelfo Guelfi, pisano, di professione pubblicitario, considerato lo spin doctor e il gosth writer personale di Renzi fin dai tempi in cui questi si faceva le ossa alla Provincia e al Comune di Firenze. Colpisce come tutti questi personaggi si ritrovino oggi a far parte della stessa ghenga che gravita attorno a Renzi.

    Quarto tempo: il tg3
    Naturalmente la Bignardi nega di essere renziana: “Nell’ultima intervista non l’ho trattato benissimo, vedetevi quell’intervista e ditemi se mi si può dare della renziana. Sono veramente delle sciocchezze”, ha dichiarato a riprova. Come nega di essere stata messa lì per riallineare totalmente RaiTre a Palazzo Chigi, ripulendola dalle ancora troppe incrostazioni bersaniane e dalemiane, come invoca un giorno sì e l’altro pure il can mastino di Renzi in commissione Vigilanza Rai, Michele Anzaldi.
    Ma il prossimo passo che Renzi si attende da lei e dal direttore generale sarà proprio quello di rivoltare come un calzino l’organigramma della rete e soprattutto del Tg3 e di Ballarò , dove le teste della Berlinguer e di Massimo Giannini sono in bilico da tempo perché non abbastanza accucciati nel cantare i successi del governo. Si compirà così il quarto e ultimo tempo del programma del nuovo duce di completo asservimento della Rai a Palazzo Chigi, in perfetta sintonia al piano della P2 che non a caso prevedeva il “dissolvimento della Rai” come servizio pubblico e il suo diretto controllo da parte del governo.

  3. Bomba Estéreo · giovedì, 3 marzo 2016, 4:43 pm

    Se continua così leggeremo tutti un solo ed unico quotidiano veramente libero: “Il manifesto”.

  4. picodepaperis · giovedì, 3 marzo 2016, 1:47 pm

    Ankara proibisce alla ministra tedesca della difesa di atterrare a Lesbo”,

    ÷÷÷÷÷÷

    PERÒ I MILIARDI LI VUOLE UGUALMENTE

    La Turchia non permette il dispiegamento delle forze navali NATO nelle sue acque territoriali”, 

    PERÒ È UNA NOSTRA ALLEATA

    http://www.maurizioblondet.it/bisognera-cominciare-a-sparare-quando/

  5. oder · giovedì, 3 marzo 2016, 12:01 pm

    Alla fine di questa operazione De Benedetti si ritroverà in mano: Repubblica, Stampa, Secolo XIX e Corriere Sera oltre alla maggior parte dei quotidiani locali e dei settimanali.
    Alla faccia della pluralità dell’informazione.

  6. marcogiallo · giovedì, 3 marzo 2016, 11:56 am

    Da giornali così diffusi e autorevoli ci si aspetterebbe un atteggiamento meno filogovernativo ad oltranza (il peccato imperdonabile del Corriere)… non è difficile prevedere che il nuovo assetto confermerà e solidificherà questa caratteristica.

  7. elia · giovedì, 3 marzo 2016, 11:40 am

    Comunque, l’accordo tra De Benedetti e Agnelli prevede che alla fine il comando spetterà al gruppo CIR, mentre la Exor rimarrà col 5% del capitale.
    Quindi si tratta di un ulteriore passo degli Agnelli fuori dall’Italia, dopo l’acquisto dell’Economist e il trasferimento di sede in Gran Bretagna.
    Continua la fuga delle aziende italiche verso lidi più promettenti.

  8. news · giovedì, 3 marzo 2016, 11:32 am

    Due tra i quattro tecnici iyaliani rapiti in Libia a Luglio sarebbero stati uccisi , dopo essere stati usati come scudi umani da Isis

    • polveroni e polveriere · giovedì, 3 marzo 2016, 11:36 am

      Meglio rimediare allora.

  9. asterix · giovedì, 3 marzo 2016, 11:00 am

    L’unione Gruppo Espresso Repubblica e RCS serve per rispondere alla fusione berlusconiana tra Rizzoli e Mondadori.
    I gruppi industriali De Benedetti e Agnelli sono collegati al filone “liberal” della classe dirigente americana che fa capo ai Rockfeller, mentre il Berlusca è vicino ai Neocon americani di Bush e dei fratelli Koch.
    Visto che i due spezzoni dell’establishment USA si fronteggiano non solo in patria, ma anche nei Paesi satelliti, era necessario compensare la mossa neocon-berlusconiana con una contromossa altrettanto clamorosa.

    • polveroni e polveriere · giovedì, 3 marzo 2016, 11:34 am

      Il lavoro più sporco del mondo?

    • deda · giovedì, 3 marzo 2016, 4:57 pm

      E’ come dire, servo della gleba, preferisci ti informi sul mondo il Conte o il Barone?
      E’ come dire al povero cristo, preferisci ti strangoli la mafia o la camorra?

  10. foxtrot · giovedì, 3 marzo 2016, 10:55 am

    Resta da chiedersi, nel tempo, quanto si rivelerà in sintonia con l’anima dei vecchi e dei nuovi lettori

    Caro Gad, la vita va avanti…
    E’ inevitabile che, nel tempo, l’anima dei vecchi lettori diventi sempre meno importante.

    • Mastro Titta · giovedì, 3 marzo 2016, 11:12 am

      Ovvero tutto all’opposto di quello che un partito “socialdemocratico” come il PD propugna: chiedo non c’è un conflitto d’interessi tra questo polo d’informazione e i suoi padroni?
      Però si sa: in democrazia l’informazione è un bene prezioso e soprattutto costoso.
      translate Venduto! (a un giornalista)

  11. Mastro Titta · giovedì, 3 marzo 2016, 10:54 am

    È un ex politico che sta con una persona molto più giovane di lui, paga le donne per le loro prestazioni ed è in attesa di processo: chi è?

  12. Quattro · giovedì, 3 marzo 2016, 9:53 am

    In Forma Zione
    altrimenti….

    Morto il Carlo
    il Rodolfo
    farà Cassa.

  13. tsè · giovedì, 3 marzo 2016, 9:50 am

    p.s. : gli Agnelli usciranno da RCS lasciando un problema di assetti proprietari; la configurazione finale sarà più o meno bipolare – ex presso da un lato, rcs dall’altro.

  14. drastico · giovedì, 3 marzo 2016, 9:47 am

    Piu’ scalcagnata che e’ la stampa italiana non puo’ essere .
    Quindi possono fare questo e altro , che poco cambia . You are posting……….

  15. al · giovedì, 3 marzo 2016, 9:45 am

    Poveri lettori che devono subire ciò che conviene ai padroni.
    Le vecchie ideologie sono “usurate”?
    Beh, quella del dio del mercato e del profitto gode di ottima salute…

  16. Lady Dodi · giovedì, 3 marzo 2016, 9:35 am

    Ma che bella sorpresa stamattina!
    Almeno questi due non li conosco per niente e posso esimermi dal commentare.
    Saranno altri due malfattori?
    Salutatemeli.

  17. Marco Mytwocents · giovedì, 3 marzo 2016, 9:29 am

    Ben venga un giornalismo “distaccato”.

    Di solito prendere le distanze è utile cogliere il quadro generale e quindi a leggere/interpretare le cose con maggiore consapevolezza e forse anche con un filo di onestà intellettuale.

    Le “passioni” hanno portato alle tifoserie, al giornalismo militante e ai “metodi boffo”.

  18. jules.b · giovedì, 3 marzo 2016, 9:15 am

    Il giornalismo italiano è nella merxa da sempre ed ora sonda un nuovo abisso.
    Ritenete di avere la sia pur minima credibilità? Anzi… oltre che inutili pure dannosi.
    Vedete voi.

  19. tsè · giovedì, 3 marzo 2016, 9:11 am

    Oramai la disinformazione finalizzata a fabbricare opinione è la regola e nessun giornalista si vergogna più di pubblicare analisi e numeri tendenziosi fino al falso perchè nessuno se ne adonta: è l’opinione di un opinion maker e quindi vale tutto.

    Perfino istituzioni come il ministero delle finanze, istat, inps producono comunicati che si prestano, anzi, sono pensati per un utilizzo tendenzioso e strillato delle informazioni che rilasciano (ovvio, i responsabili della comunicazione vengon dalla stessa broda dei giornalisti).

    Speriamo che la distribuzione della proprietà aiuti a neutralizzare queste degenerazioni ripristinando un giornalismo professionale che rispetta i lettori e si preoccupa di informarli lasciando agli opinion maker la colonnina laterale.

  20. Alessandro Milano BASTA TASSE VIA EURO STOP INVASIONE · giovedì, 3 marzo 2016, 9:03 am

    Questa è la prova provata:
    I kompagni sono tonti!
    Uno + uno squalo miliardari diventano i portavoce loro o li USANO?

    • jules.b · giovedì, 3 marzo 2016, 9:16 am

      Chi ssarebbero ‘stii “kompagni”?
      Dai… fammi rideree di prima mattina lavorativa che oggi devo pure reggere una minkiona…

      • Mastro Titta · giovedì, 3 marzo 2016, 10:59 am

        Quelli eletti nel PD!

      • Alessandro Milano BASTA TASSE VIA EURO STOP INVASIONE · giovedì, 3 marzo 2016, 11:17 am

        È morto dal ridere.

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