“La Repubblica” di Eugenio Scalfari tra libertà ed eguaglianza (con un piccolo punto interrogativo)

domenica, 6 marzo 2016

E’ davvero bello e significativo l’editoriale con cui Eugenio Scalfari commenta su “La Repubblica” di domenica 6 marzo 2016 il riassetto azionario che vede coinvolto da protagonista il quotidiano da lui fondato. Dopo ampia disamina storica delle differenze culturali fra “La Repubblica” e il “Corriere della Sera”, Scalfari sintetizza in due parole-chiave il patrimonio ideale e civile della sua creatura: “libertà ed eguaglianza”, declinate a seconda delle diverse fasi, “purché l’altro valore sia sempre presente e mai dimenticato”.
A proposito dell’alleanza stipulata nei giorni scorsi con la famiglia Elkann-Agnelli, che lascerà il “Corriere” per conferire i suoi giornali dentro il Gruppo Espresso, Scalfari scrive: “Questo è stato ed è il nostro patrimonio ideale e civile. E questo ho ragione di credere che resterà in un futuro che non deve dimenticare il passato e che deve operare attivamente nel presente garantendo libertà e giustizia sociale”.
Trovandomi in sintonia con queste parole impegnative, vorrei fare a Eugenio due (simbolici) regali accompagnati da punto interrogativo. Il primo è la fotografia in cui è ritratto assieme al mio rimpianto maestro Giorgio Bocca. Chissà come l’avrebbe presa, quel nostro amico testone piemontese, la novità di questi giorni?
Il secondo omaggio -si fa per dire- è il sottostante mio articolo uscito come editoriale sulla prima pagine di “La Repubblica” qualche anno fa, il 26 giugno 2010. Si intitolava “Il profitto e l’operaio”. A proposito di libertà ed eguaglianza, che dici Eugenio, come si tratterà l’argomento in futuro?

IL PROFITTO E L’OPERAIO

IL primo ministro del governo italiano ha percepito nel 2009 un reddito pari a 11.490 (undicimilaquattrocentonovanta) volte il reddito di un operaio Fiat di Pomigliano d’Arco. Le cedole della sua quota personale di Fininvest (Silvio Berlusconi detiene il 63,3% dell’azienda, escluse le azioni possedute dai figli) gli hanno fruttato l’anno scorso un dividendo di 126,4 milioni di euro. Cifra che corrisponde per l’appunto a 11.490 volte il reddito di un lavoratore metalmeccanico di Pomigliano che nello stesso periodo ha risentito della cassa integrazione, portando a casa circa 11.000 (undicimila) euro lordi. In altri termini, la persona fisica del nostro primo ministro ha guadagnato nel 2009 due volte (e più) il monte salari dell’intero stabilimento al centro della drammatica vertenza che sta rimettendo in gioco le relazioni sindacali del paese.

Nello stesso periodo, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha percepito un compenso di 4 milioni e 782 mila euro, pari a 435 volte il reddito di un suo dipendente di Pomigliano. Tale cifra comprende il bonus che la Fiat ha deciso di attribuirgli per il 2009, mentre l’attività svolta dal manager italo-canadese negli Stati Uniti per Chrysler è stata fornita a titolo gratuito.

Credo non sia più possibile discutere di giustizia sociale e di redistribuzione del reddito, ma anche di economia e finanza, prescindendo da queste nude cifre. Da una ventina d’anni la parola egualitarismo è proibita nel dibattito pubblico, demonizzata alla stregua di un’ideologia totalitaria. Ma nel frattempo imponenti quote della ricchezza nazionale sono state dirottate dal lavoro dipendente a vantaggio dei profitti, esasperando una disuguaglianza di reddito senza precedenti storici.

Questo imponente spostamento di punti del Pil dai salari al capitale non ha certo reso più competitiva l’economia italiana come invece prometteva. Semmai fotografa, con sintesi brutale, la sconfitta di una sinistra la cui ragione sociale, per oltre un secolo, si identificò con il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti, primi fra tutti gli operai. Pervenuta, sia pure per brevi periodi, al governo del paese, la classe dirigente della sinistra si è legittimata attraverso l’accettazione della cultura di mercato ma ha finito per confondersi in larga misura nell’establishment italiano da cui voleva essere accettata, tollerandone in cambio i vizi, sposandone talvolta i comportamenti.

Se il coefficiente di Gini, cioè l’indicatore statistico con cui gli economisti cercano di misurare il tasso di disuguaglianza sociale di un paese, colloca ormai l’Italia ai gradini più bassi dell’Ocse, con un’accelerazione costante a partire dai primi anni Novanta, è doveroso ricordare che il lavoro dipendente non ha subito solo decurtazioni proporzionali di reddito. Chi prometteva “qualità totale” nel ciclo produttivo ha perso quote di mercato anche a seguito di eccessiva difettosità. La fabbrica automatica che doveva liberare il lavoro manuale dalla fatica fisica e dal pericolo di infortuni, in cambio di normative più flessibili, si è rivelata una trovata propagandistica.

Spetterà agli storici di domani capire come mai l’incremento delle disuguaglianze sia parso così a lungo giustificabile, o comunque accettabile, a chi le subiva. Il fallimento del comunismo ha reso improponibile la visione messianica della classe operaia come nucleo di un’emancipazione scaturita dall’interno del ciclo produttivo, rivoluzionandone le relazioni gerarchiche e i parametri di retribuzione. Ma nel frattempo sospingeva i ceti meno abbienti ad affidare il proprio destino nelle mani di leadership territoriali populiste, non importa se guidate da imprenditori che perseguivano l’arricchimento personale, ché anzi era proprio il loro successo a figurare come l’unico modello di comportamento imitabile. A sua volta un sindacalismo disarmato riusciva a proporsi solo come tutela locale, se necessario in contrapposizione con altri stabilimenti italiani o più spesso con i lavoratori dei paesi emergenti.

La speranza fallace che l’arricchimento di pochi generasse maggior benessere per tutti ha consentito che la presa di potere dei manager divaricasse la forbice delle retribuzioni, elevando in breve tempo gli stipendi dirigenziali: da venti o trenta volte la media di un salario operaio, a centinaia di volte. I profitti realizzati tramite la speculazione finanziaria globale, hanno completato l’opera.

Il paradosso che viviamo oggi è che la rabbia sociale rischia di finire appannaggio della demagogia di destra, mentre la sinistra ammutolisce vittima delle sue inadempienze. Chi ha teorizzato la difesa localistica del proprio territorio dalle insidie della globalizzazione, naturalmente, propone alle masse una visione strabica delle disuguaglianze. Denuncia come eccessivi i redditi di categorie molto visibili ma sparute come i calciatori e i personaggi dello spettacolo. Oppure addita al pubblico ludibrio di volta in volta i suoi avversari simbolici, come gli alti magistrati e i dirigenti ministeriali. Ma si guarda bene dal prendersela con i redditi da capitale, con le rendite finanziarie, con i compensi dei manager che appartengono al suo sistema di potere. La piramide sociale, nella visione della destra, può venire scossa dal terremoto della crisi, ma per uscirne ancora più verticale.

È prevedibile che nei prossimi anni questo malessere genererà un pensiero radicale e una reazione estremista anche nell’ambito della sinistra, impreparata a confrontarsi con le regole della finanza, con la riforma dei rapporti di lavoro, con la crisi del welfare. La morte del comunismo non elimina in eterno la spinta antagonista, con i suoi aneliti di giustizia e il suo inevitabile contorno di ambiguità.
Per il momento sarebbe bene che i dirigenti del Pd affascinati dallo stile Marchionne, colti alla sprovvista dalla minoritaria ma elevata quota di opposizione espressa dai lavoratori di Pomigliano a un accordo stravolgente le condizioni di lavoro, cominciassero a riflettere. Assumendo il tema della disuguaglianza sociale come prioritario nell’agenda di una sinistra moderna degna delle sue origini.

(26 giugno 2010)

93 Commenti

  1. Igino D. · domenica, 6 marzo 2016, 3:32 pm

    GIULIO CESARE · domenica, 6 marzo 2016, 12:50 pm

    Volgare parassita rosso è tempo che tu vada a lavorare invece di rubare sempre lo stipendio.

    Giulio Cesare
    ………………………..
    Nascono parassiti
    Vivono da parassiti
    Muoiono parassiti

  2. francescosocialista · domenica, 6 marzo 2016, 3:31 pm

    bello
    sono ideali pratici che è giusto sempre richiamare, grazie Scalfari

    • wilson · domenica, 6 marzo 2016, 10:26 pm

      Ma per favore!
      Articolo studiato a tavolino per disinformare e pieno di inesattezze
      Mi sai dire una cosa che hai controllato e su cui sei sicuro?
      E comunque quali sarebbero per te i motivi per dire di no alle riforme istituzionali ?

      Riassumi le cose più rilevanti dell’articolo, quelle di cui sei sicuro.

      Intanto cito questa.

      La Corte costituzionale ha bollato quell’elezione come una specie di golpe elettorale, per avere “rotto il rapporto di rappresentanza” (testuale)

      E’ una bufala.
      La sentenza è qui.

      http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2014&numero=1

      1) Rotto il rapporto di rappresentanza non è mai scritto testualmente nella sentenza.
      Dunque il costituzionalista Z. cita una sentenza e si inventa parti che non ci sono per propalare tesi addomesticate.
      Dunque: o è ignorante o ha avuto una svista o è in malafede.

      La parte che più ci si avvicina è questa qui

      Le norme censurate, pur perseguendo un obiettivo di rilievo costituzionale, qual è quello della stabilità del governo del Paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare, dettano una disciplina che non rispetta il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti, ponendosi in contrasto con gli artt. 1, secondo comma, 3, 48, secondo comma, e 67 Cost. In definitiva, detta disciplina non è proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito, posto che determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente.

      2) La Corte dice, se leggi tutto, che la formazione di governi stabili è un obbiettivo che è legittimo perseguire (per Z. è quasi una bestemmia che si possano volere anche governi stabili) ma che lo si è fatto con un sistema che ha previsto un sacrificio troppo elevato degli altri obbiettivi. E perchè ? Perchè non c’è una soglia minima per il premio, e perchè nelle liste bloccate non c’è la conoscibilità dei candidati. Fine.
      Qui , nell’Italicum c’è la soglia minima . Il 40% , è pure alta.
      Quanto ai sistemi con liste bloccate c’è scritto che sono legittimi, a patto che i candidati bloccati siano pochi.
      In altre parole le liste corte bloccate dell’Italicum prima versione sono legittime.
      Nel Porcellum invece votando un partito votavi una lista molto lunga di nominati e nemmeno sapevi chi entrava, con l’Italicum è più o meno come col Mattarellum. Voti un candidato, la lista di nominati è cortissima e la conoscibilità è massima. Se il partito ti mette un impresentabile nella tua circoscrizione lo sai e puoi votare un’altro partito. Non entrano inconoscibili. Ed era questo che la corte censurava, la corte non si è mai spinta a dire che i politici vanno eletti con le preferenze.

      Nella specie, tale libertà risulta compromessa, posto che il cittadino è chiamato a determinare l’elezione di tutti i deputati e di tutti senatori, votando un elenco spesso assai lungo (nelle circoscrizioni più popolose) di candidati, che difficilmente conosce.

      3) La Corte non parla di Parlamento illegittimo e tantomeno di golpe. Qui Z. ha proprio bevuto.

      Non cito nulla, che sarebbe lungo, ma leggi il punto 7.
      E’ completamente smentito!

      —————————————–

      Nell’articolo ci sono anche fallacie logiche.
      La prima pagina.

      Ragione per votare no al referendum. Diranno che sono riforme attese dalla maggioranza dei cittadini da venti anni.

      E invece le ha volute la politica, le hanno votate oggi i rappresentanti eletti. E in passato altre riforme le hanno proposte e discusse i politici non i cittadini.

      Ma va?! Lo sa Z. che al Parla mento spetta il compito di rappresentarli?

      Quelle di B. (che prevedevano per esempio il Senato elettivo ) vengono equiparate a queste e si dice che se il popolo non ha voluto e si usa questo argomento per dire che il popolo non vuole queste riforme.

      Allora diciamo così. Renzi non può dire che il popolo oggi vuole queste riforme.
      Però se leggi, il programma di Bersani si diceva che ci si proponeva di trasformare il Senato in Camera delle autonomie e di consegnare una legge elettorale che desse il giorno stesso del voto un vincitore. Senza preferenze
      Se vedi nel programma di B. si parlava pure di riformare la Costituzione eliminando il bicameralismo perfetto (anche se B. era per mantenere il senato elettivo che piace tanto a Z o, a seconda del giorno, per eliminarlo) e fare una legge elettorale anti larghe intese.
      Possono non essere le stesse identiche cose, ma ci siamo vicini.
      Il popolo ha votato in larga misura partiti che avevano proposte del tutto simili riguardo a come andava riformato il sistema istituzionale, pure il m5s prima delle elezioni era più riformista.

      Che i politici parlino da trent’anni di trasformare il senato in camera delle autonomie è vero. Che ci si sia lamentati delle larghe intese sostenendo che si sarebbe fatta una legge per avere maggiore governabilità è vero. E il popolo ha votato quei politici che hanno promesso quelle cose in larga misura.

      Renzi però esagera a parlare in nome del popolo e fa propaganda perchè quello che vuole il popolo non si sa finchè non lo si convoca ? Ok. Ottimo.

      Ma Zagrebelsky dall’alto della sua saccenza afferma che la ragione per votare NO è che la cosa detta è falsa, non dubbia.
      Altrimenti non userebbe questa come una ragione per votare no.
      Ora logicamente questo significa che dobbiamo credere che queste riforme il popolo non le ha mai volute e non le vuole.
      La ragione per votare NO è questa.

      Ma questo è un circolo vizioso!

      Il bello è che è il referendum che deve stabilire quello che il popolo vuole.
      Zagrebelsky fa lo stesso errore imputato al propagandista Renzi.

      Ora per un politico è anche normale fare un po’ di populismo e di propaganda, dire che il popolo è con lui. Per un Costituzionalista non dovrebbe essere normale.

      Zagrebelsky sostanzialmente afferma che se passa il SI il popolo non ha capito nulla e siamo al golpe. Ma chi ci dice che non lo voglia fare lui il golpe assieme ai suoi amichetti di merende ?

      Se le riforme passano è smentito chi parla di golpe autoritario, invece!
      Se non passano si dimette Renzi , se passano se ne va lui a fare un altro mestiere ?
      Assieme a Travaglio, Grillo e compagni ?
      Magari!
      No, diranno che il popolo non ha capito nulla.
      Che il popolo è scemo.
      E allora loro sono stati cretini a non farsi capire.

      • daniele- · domenica, 6 marzo 2016, 10:30 pm

        vedi w., la corte può dire ciò che vuole, un parlamento uscito da una legge anticostituzionale non può essere costituzionale;
        solo un imbecille può solo pensare una cosa simile.
        il buon senso e il cervello dovrebbero aiutare in certe situazioni…..

      • daniele- · domenica, 6 marzo 2016, 10:36 pm

        ed un parlamento anticostituzionale non può permettersi di cambiare la costituzione!

      • Aliseo · lunedì, 7 marzo 2016, 12:59 am

        Buona sera Wilson, anzi buona notte perchè è tardissimo. Sono certa che comprenderai che l’ora tarda non mi permette di dilungarmi troppo sulla tua risposta e se mi consenti ribatterò velocemente al tuo primo punto.

        Se la corte Costituzionale dice:
        posto che determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente.
        …. mi pare proprio che stia parlando di una frattura nel rapporto di rapprensentanza democratica e se te la devo dire proprio tutta quel ..”tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica…detto dalla Corte Costituzionale e non se lo è inventato Z., a me suona malissimo e non hai bisogno di convincermi perchè se ad ottobre ci sarà il referendum e se in quella data sarò anche viva voterò un grandissimo NO all’Italicum. Ti pregherei , inoltre, di non attribuire a Z., allo scopo di denigrarlo, insensibilità verso la stabilità del Governo ma come dicono gli orientali “Alle zanzare non si spara con il cannone” ergo, dòtati di strumenti idonei invece di scardinare “l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente”..(“Scardinare” non c’è scritto ma mi pare colga ugualmente la sostanza come del resto la sintesi “rotto il rapporto di rappresentanza”).
        Prima di darti la buona notte mi complimento cmq per il tuo lavoro e spero che altri meno assonnati di me vadano avanti sul tema. Ah..magari la gente aspettava da 20 anni la riforma elettorale ma forse ti sfugge che la volesse anche più democratica, più rappresentativa e volesse lasciarsi sicuramente alle spalle l’incostituzionale porcellum e non una sua riedizione.

      • wilson · lunedì, 7 marzo 2016, 12:48 pm

        Nessuno dubita che il Porcellum sia incostituzionale, Aliseo (a proposito, scusami perchè pensavo fossi un uomo).
        Ho citato io stesso la parte della sentenza che lo dice e in cui c’è anche la frase che dici tu.
        Però non figura da nessuna parte che testualmente è stato detto che è stato ROTTO IL RAPPORTO DI RAPPRESENTANZA
        Questo è un fatto oggettivo e indubitabile

        Guarda che non è una questione di lana caprina, perchè se tu dici che il Parlamento è illegittimo , che c’è stato una specie di golpe e giustifichi la cosa citando frasi non dette , dai credibilità a tutto il resto.
        La domanda é : se davvero gli argomentazioni di questi costituzionalisti contro l’Italicum sono così forti perchè inventare e falsificare ? Non è questione di preferenze di uno o dell’altro sistema elettorale , si può preferire e considerare più democratico un sistema elettorale o un altro , quello che non si può fare è mistificare e sostenere che una legge elettorale (l’Italicum) è incostituzionale e che il Parlamento è illegittimo sulla base di mistificazioni.

        Dice la sentenza citata tra l’altro che i costituenti non hanno voluto dire che un modello di legge elettorale (proporzionale o maggioritario ) sia preferibile a un altro. C’è scritto proprio così. Dice la sentenza che i cosiddetti nominati non sono un problema se le liste bloccate sono corte.
        E cosa dice Zagrebelsky in quella stessa frase ? Che il patto si sarebbe rotto perchè tra l’altro nel porcellum ci sono i nominati (come nell’Italicum).

        E nel Mattarellum allora ? Ci sono i nominati? Te lo dico io, si. Assieme ad alcuni scelti con le preferenze modello italicum
        Era la legge difesa da Travaglio e voluta dai 5s per un certo periodo?

        Ah, a proposito di quello che vorrebbe il popolo poi, lo sai che si è fatto un referendum contro le preferenze?

        Ma andiamo nel merito.
        La ragione per non citare tutta la frase è per raccontare una verità parziale.
        La frase della Corte Costituzionale in cui si fa riferimento alla possibilità per il legislatore di guardare anche alla stabilità del governo come cosa da salvaguardare, non dice ROTTO per un motivo ben preciso. Perchè per la COrte è perfettamente legittimo che in una legge elettorale ci sia un sacrificio dell’elemento della rappresentatività se c’è un vantaggio sul piano della (parolaccia ) governabilità.
        Questo sacrificio non deve essere eccessivo, e nel caso del Porcellum è stato eccessivo per le ragioni che spiega
        Se Z. avesse detto tutto questo avrebbe potuto dare significato a tutto il resto?

        Certo, il Porcellum è scritto coi piedi e nessuno lo mette in discussione.

        Quando si parla del sacrificio eccessivo del principio di rappresentanza ci si riferiva però come si legge dopo, al fatto che il Porcellum non avesse una soglia minima per il premio. Il premio è eccessivo perchè non c’è una soglia minima, non perchè semplicemente troppo alto.

        Le disposizioni censurate non si limitano, tuttavia, ad introdurre un correttivo (ulteriore rispetto a quello già costituito dalla previsione di soglie di sbarramento all’accesso, di cui al n. 3 ed al n. 6 del medesimo comma 1 del citato art. 83, qui non censurati) al sistema di trasformazione dei voti in seggi «in ragione proporzionale», stabilito dall’art. 1, comma 2, del medesimo d.P.R. n. 361 del 1957, in vista del legittimo obiettivo di favorire la formazione di stabili maggioranze parlamentari e quindi di stabili governi, ma rovesciano la ratio della formula elettorale prescelta dallo stesso legislatore del 2005, che è quella di assicurare la rappresentatività dell’assemblea parlamentare. In tal modo, dette norme producono una eccessiva divaricazione tra la composizione dell’organo della rappresentanza politica, che è al centro del sistema di democrazia rappresentativa e della forma di governo parlamentare prefigurati dalla Costituzione, e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto, che costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare, secondo l’art. 1, secondo comma, Cost.

        In altri termini, le disposizioni in esame non impongono il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista (o coalizione di liste) di maggioranza relativa dei voti; e ad essa assegnano automaticamente un numero anche molto elevato di seggi, tale da trasformare, in ipotesi, una formazione che ha conseguito una percentuale pur molto ridotta di suffragi in quella che raggiunge la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea. Risulta, pertanto, palese che in tal modo esse consentono una illimitata compressione della rappresentatività dell’assemblea parlamentare, incompatibile con i principi costituzionali in base ai quali le assemblee parlamentari sono sedi esclusive della «rappresentanza politica nazionale» (art. 67 Cost.), si fondano sull’espressione del voto e quindi della sovranità popolare, ed in virtù di ciò ad esse sono affidate funzioni fondamentali, dotate di «una caratterizzazione tipica ed infungibile» (sentenza n. 106 del 2002), fra le quali vi sono, accanto a quelle di indirizzo e controllo del governo, anche le delicate funzioni connesse alla stessa garanzia della Costituzione (art. 138 Cost.): ciò che peraltro distingue il Parlamento da altre assemblee rappresentative di enti territoriali.

        La compressione della rappresentatività, che pure può esserci al fine di avere governi stabili , nel Porcellum è eccessiva in quanto potenzialmente ILLIMITATA.
        Questo Z. non lo dice, così che per lui sia facile fare il giochino.

        La C.C dice che il premio è troppo alto, nell’Italicum c’è addirittura la certezza del vincitore (cosa giudicata male da Z. e bene dalla Corte )
        No, la C.C. dice che non c’è la soglie a che il sacrificio della rappresentatività (per certi versi legittimo) è eccesivo in quanto la compressione della rappresentanza nel caso del Porcellum (ma non dell’Italicum) è illimitata!

        Non solo. In quella sentenza c’è scritta una cosa indigesta a questi signori che indicano il proporzionale puro quasi come unica forma possibile di legge elettorale.
        C’è tanta più possibilità per il legislatore di sacrificare la rappresentanza , quanto più si tende verso l’altro obbiettivo e lo si realizza. Mentre se si fa una legge che è puramente proporzionale questo principio deve essere tenuto nella massima considerazione.
        In altre parole il Porcellum è criticato anche perchè , sacrificando il principio di rappresentanza alla Camera (non in quanto il premio è troppo alto, ma perchè è potenzialemente illimitato in quanto non c’è una soglia minima), non dà poi certezza di risultato al Senato!
        Come è noto nessun paragone è possibile con l’Italicum che invece è criticato (a torto) perchè darebbe troppe certezze su chi governa dopo il voto.

        La parte interessantissima della sentenza è anche questa qui.

        Nella specie, il test di proporzionalità evidenzia, oltre al difetto di proporzionalità in senso stretto della disciplina censurata, anche l’inidoneità della stessa al raggiungimento dell’obiettivo perseguito, in modo più netto rispetto alla disciplina prevista per l’elezione della Camera dei deputati. Essa, infatti, stabilendo che l’attribuzione del premio di maggioranza è su scala regionale, produce l’effetto che la maggioranza in seno all’assemblea del Senato sia il risultato casuale di una somma di premi regionali, che può finire per rovesciare il risultato ottenuto dalle liste o coalizioni di liste su base nazionale, favorendo la formazione di maggioranze parlamentari non coincidenti nei due rami del Parlamento, pur in presenza di una distribuzione del voto nell’insieme sostanzialmente omogenea.

        L’obbiettivo perseguito (formazione di governi stabili) è legittimo e sacrosanto, ma il Porcellum è incostituzionale anche perchè di fatto non lo persegue sacrificando eccessivamente la rappresentanza alla Camera. Non lo persegue perchè il risultato è per certi versi aleatorio per come è il premio al Senato e perchè si possono conseguire maggioranze diverse nei due rami.

        Quanto all’altra questione, avevo già detto in altro commento.
        Zagrebelsky nella stessa frase in cui dice che il rapporto con la rappresentanza è ROTTO parla di nominati.
        Per introdurre con questa frase un concetto ben preciso.
        SE in una legge ci sono gli elementi che dico io , per la CC il rapporto di rappresentanza è rotto e la legge è incostituzionale. Ora le cose non stanno così, la sentenza citata a sproposito dice espressamente che ci possono essere i nominati
        Il sacrificio della rappresentatività nel Porcellum c’è perchè le liste bloccate sono lunghissime e anche qui l’Italicum non c’entra nulla. Un solo nome , perfettamente conoscibile, così come nel Mattarellum.

        E in quasi tutti i sistemi usati all’estero.

        Aliseo, dunque vediamo un po’, le cose dette da Z. a cosa pertano? Portano a fare analogie che non c’entrano nulla. Perchè si dice che la Corte ha detto che il premio è eccessivo in quanto troppo alto (non indicando la vera questione, quella delle mancanza di soglie), nel proseguio si fa un elogio del proporzionalismo e del poco potere ai governi (e nulla c’entra con quanto ha detto la Corta) , si dice che ci sono i nominati e che questo è l’altro elemento

        In virtù di tutto questo il Porcellum sarebbe incostituzionale. Per sostenere questa tesi si dice che le cose dette in quella frase sono corroborate da quello che dice la C.C. e si cita una frase (mai scritta da nessuno).

        Perchè? Perchè se si fosse detto che un sacrificio di un interesse a vantaggio dell’altro era legittimo la cosa

        Nessuno dubita che il Porcellum sia una legge scritta coi piedi e incostituzionale, io critico le analogie che Z. fa e che alla luce della sentenza non ci sono.
        La sentenza per esempio critica il Porcellum ANCHE perchè non garantisce una maggioranza parlamentare nelle due Camere, e questo Z. non te lo viene a dire.

        Certo che il Porcellum è incostituzionale, ma si può usare questa cosa per dire che c’è un golpe se il Parlamento legifera e che è illegittimo? Qui c’è un completo ribaltamento.

        Voglio citare il punto 7 nella sua interezza.

        7.– È evidente, infine, che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte qua la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale, consultazione che si dovrà effettuare o secondo le regole contenute nella normativa che resta in vigore a seguito della presente decisione, ovvero secondo la nuova normativa elettorale eventualmente adottata dalle Camere.

        Essa, pertanto, non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto. Vale appena ricordare che il principio secondo il quale gli effetti delle sentenze di accoglimento di questa Corte, alla stregua dell’art. 136 Cost. e dell’art. 30 della legge n. 87 del 1953, risalgono fino al momento di entrata in vigore della norma annullata, principio «che suole essere enunciato con il ricorso alla formula della c.d. “retroattività” di dette sentenze, vale però soltanto per i rapporti tuttora pendenti, con conseguente esclusione di quelli esauriti, i quali rimangono regolati dalla legge dichiarata invalida» (sentenza n. 139 del 1984).

        Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono, in definitiva, e con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti.

        Del pari, non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali.

        Rileva nella specie il principio fondamentale della continuità dello Stato, che non è un’astrazione e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità in particolare dei suoi organi costituzionali: di tutti gli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento. È pertanto fuori di ogni ragionevole dubbio – è appena il caso di ribadirlo – che nessuna incidenza è in grado di spiegare la presente decisione neppure con riferimento agli atti che le Camere adotteranno prima di nuove consultazioni elettorali: le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare. Tanto ciò è vero che, proprio al fine di assicurare la continuità dello Stato, è la stessa Costituzione a prevedere, ad esempio, a seguito delle elezioni, la prorogatio dei poteri delle Camere precedenti «finchè non siano riunite le nuove Camere» (art. 61 Cost.), come anche a prescrivere che le Camere, «anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni» per la conversione in legge di decreti-legge adottati dal Governo (art. 77, secondo comma, Cost.).

        Se in una stessa frase in cui affermi che la Corte dice testualmente delle cose ci metti delle tue considerazioni e parli di golpe e di parlamento illegittimo, usi il fatto di citare una cosa che dovrebbe esserci scritta testualmente una cosa per dare credibilità a tutto il resto. Questo per me è scorretto. Che ne pensi , il Parlamento è illegittimo? E’ fuori di ogni ragionevole dubbio per me, che la sentenza dice l’ESATTO OPPOSTO.

        Immorale legiferare e in particolare sulla Costituzione?
        Allora spiegami perchè i 5 stelle anche dopo la Sentenza della Consunta hanno presentato una loro proposta di legge elettorale.
        Perchè non si sono dimessi tutti in blocco.
        Spiegami perchè sono andati a parlare con Renzi dopo per introdurre le preferenze e il premio di lista nell’Italicum.
        A proposito, pure quello determina un a sproporzionalità (legittima) Però se lo chiedono i 5 stelle va tutto bene.
        Perchè Di Maio sul Senato diceva questo
        https://www.youtube.com/watch?v=TMzULyWgsIQ&feature=youtu.be&t=30s

        Si sentono pure diversi costituzionalisti tra cui Rodotà dire alla leggera: piuttosto che questo senato, il Senato perchè non lo si è eliminato ?

        La proposta di abolire il Senato dà molti più poteri al governo di quelli attuali. Ovviamente.
        La cosiddetta dittatura renziana prevede ancora 4 letture per le leggi costituzionali.
        Ma comunque, si dice che è bene togliere il Senato (dunque meno controllo e due letture per le leggi costituzionali)
        Ma avrebbe potuto farla questa cosa questo parlamento in questa legislatura?

      • wilson · lunedì, 7 marzo 2016, 12:58 pm

        Vedi daniele, se offendi me io offendo te.

        E allora dico che i 5 stelle sono stupidi ma tu sei enormemente più stupido di loro visto che ti lasci prendere in giro facilmente.

        Va bene? Quanto a Z. si comporta da perfetto cialtrone.

        Perchè se si cita una sentenza per affermare una tesi poi si tiene conto di quello che dice la sentenza.
        Ora tu mi stai dicendo: che c’entra quello che dice la sentenza , anche se la sentenza parla di Parlamento legittimo ho comunque ragione io.
        Cioè la sentenza la prendi fino a dove ti conviene e sposti abilmente il discorso, dando così (senza alcuna argomentazione ) degli imbecilli a quelli della CC. che pure hanno scritto alcune cose che usi per i tuoi ragionamenti.

        Il discorso è solo uno. Per la CC il parlamento è legittimo e Z. dice l’opposto, assieme ai tuoi amichetti pentastellati.
        Se poi loro hanno ragione perchè volevano abolire il Senato in questa legislatura ?
        Loro, i 5 stelle dico.

  3. franco · domenica, 6 marzo 2016, 2:36 pm

    Sono appena tornato dalla mia passeggiata domenicale in montagna e sono rilassato e ben disposto a discutere (non ho la pressione alta come, pare, molti frequentatori di questo blog). Tuttavia, car Lerner, anche se condivido molto di quanto ha scritto, la domanda è: “quindi?”. Cioè, premesso che tutto quanto ha scritto è probabilmente vero, cosa proporrebbe? Che questo sistema economico sia emendabile è improbabile (e non lo dico io, che in economia sono una rapa, ma molti autorevoli economisti), ma che esso si lasci “cambiare natura” in maniera indolore (senza difendersi) è altrettanto improbabile. Ci fù un “momento magico” a metà anni ’70 in cui una soluzione pareva possibile, ma quel momento ce lo siamo visto svanire davanti sotto i colpi dell’estremismo rosso e nero (???) e tanti saluti…

  4. Commissione Centrale della Stampa · domenica, 6 marzo 2016, 2:15 pm

    Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti. Questo è il motivo per cui si insegna principalmente agli Ebrei la scienza dell’economia. Saremo circondati da migliaia di banchieri, di commercianti e, cosa ancora più importante, di milionari, perché, in realtà, ogni cosa sarà decisa dal danaro. Nel frattempo, fintanto che non sarà prudente riempire gli incarichi di governo con i nostri fratelli Giudei, affideremo i posti importanti a individui la cui fama e il cui carattere siano così cattivi da scavare un abisso fra essi e la Nazione, ed anche a gente di tal risma, che abbia timore di finire in galera se ci disobbedirà. E tutto questo allo scopo di obbligare costoro a difendere i nostri interessi finché abbiano fiato in corpo.
    Nell’applicare questi nostri principi dovete badare specialmente alle caratteristiche della nazione nella quale vi trovate e nella quale .dovete operare. Non dovete aspettarvi di applicare genericamente con successo i nostri principi, fino a che la nazione di cui si tratta non sarà stata rieducata secondo le nostre dottrine. Procedendo con cautela nell’applicazione dei nostri principi, vedrete, prima che siano passati dieci anni, cambiati i caratteri più ostinati, e noi così avremmo aggiunto un’altra nazione alle file di quelle che ci sono già sottomesse.
    Alle parole liberali della nostra divisa massonica: “libertà, uguaglianza e fratellanza”, sostituiremo, non quelle del nostro vero motto, ma bensì delle parole esprimenti semplicemente un’idea, e diremo: “il diritto della libertà, il dovere dell’uguaglianza ed il concetto della fratellanza” e così prenderemo il toro per le corna. In realtà noi abbiamo già distrutto tutte le forze di governo fuorché la nostra, benché esistano ancora in teoria. Al momento attuale, se un Governo assume un atteggiamento a noi contrario si tratta di una pura formalità; esso agisce essendo noi pienamente informati del suo operato e col nostro consenso, accordato perché le dimostrazioni anti-semitiche ci sono utili per mantenere l’ordine fra i nostri fratelli minori. Non amplierò di più questo argomento, perché lo abbiamo già discusso molte altre volte. Il fatto sta ed è, che non incontriamo ostacoli di sorta. Il nostro Governo occupa una posizione così eccessivamente forte di fronte alla legge, che quasi possiamo, per designarlo, adoperare la potente parola: dittatura. Posso onestamente asserire che al momento attuale noi siamo legislatori; giudichiamo e castighiamo, giustiziamo e perdoniamo; siamo, per così dire, il comandante in capo di tutti gli eserciti e cavalchiamo alla loro testa. Governiamo con una forza potentissima, perché abbiamo nelle mani i frammenti di un partito che una volta fu forte ed è ora soggetto a noi. Abbiamo un’ambizione senza limiti, un’ingordigia divoratrice, un desiderio di vendetta spietato ed un odio intenso. Siamo la sorgente di un terrore che esercita la sua influenza a grande distanza. Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le monarchie, socialisti, comunisti, e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere di utopie. Tutti costoro sono aggiogati al nostro carro. Ciascuno di essi mina, a modo proprio, i residui del potere cercando di distruggere le leggi tuttora esistenti. Con questi procedimenti tutti i governi sono tormentati, urlano tranquillità e per amor di pace sono disposti a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e pace finché non riconosceranno umilmente il nostro super-governo internazionale. Le plebi proclamano a gran voce la necessità di risolvere il problema sociale, mediante l’internazionale. I dissensi fra i partiti li danno nelle nostre mani, perché, per condurre un’opposizione è essenziale aver del denaro, e questo lo controlliamo noi. Temevamo che il potere esperimentato dei sovrani Gentili facesse alleanza con la potenza cieca della plebe; ma abbiamo preso tutte le misure preventive necessarie per evitare che ciò avvenisse. Fra queste due potenze abbiamo edificato una muraglia che consiste nel terrore che ambedue nutrono l’una verso l’altra. Di modo che il potere cieco della plebe è diventato il sostegno del nostro partito. Noi soli ne saremo i capi e lo guideremo verso l’adempimento del nostro scopo. Perché la mano del cieco non si liberi dalla nostra stretta, dobbiamo tenerci costantemente in contatto colle masse, se non di persona, per lo meno mediante i fedeli fratelli. Quando diventeremo una potenza riconosciuta, arringheremo la popolazione di persona, nelle piazze, e la istruiremo nella politica in quel modo e con quell’indirizzo che giudicheremo conveniente.
    Come potremo verificare ciò che sarà insegnato al popolo nelle scuole di campagna? In ogni caso le parole pronunciate dall’inviato governativo o dal sovrano stesso, saranno conosciute certamente dall’intera nazione, perché le diffonderà la voce stessa del popolo. Per non distruggere prematuramente le istituzioni dei Gentili, noi vi abbiamo posto sopra le nostre mani esperte impadronendoci delle molle motrici dei loro meccanismi. Questi erano, una volta, congegnati con severità e giustizia; ma noi abbiamo sostituito a tutto ciò amministrazioni liberali e disordinate. Abbiamo messo le nostre mani ovunque: nella giurisdizione, nelle elezioni, nell’amministrazione della stampa, nel promuovere la libertà individuale, e, cosa ancor più importante, nell’educazione, che costituisce il sostegno principale della libera esistenza. Abbiamo corbellato e corrotto la nuova generazione dei Gentili, insegnandole principi e teorie di cui conoscevamo la falsità assoluta, pur avendoli inculcati con assidua cura. Pur senza veramente alterare le leggi in vigore, ma soltanto deformandone il significato ed interpretandole in senso diverso da quello che avevano in mente coloro che le formularono, abbiamo ottenuto dei risultati estremamente utili. Si è potuto ciò ottenere principalmente per il fatto, che l’interpretazione nostra nascose il vero significato delle leggi, ed in seguito le rese talmente incomprensibili, che diventò impossibile per i Governi il dipanare un codice di leggi così confuso.
    Da ciò ebbe origine la teoria di non badare alla lettera della legge, ma di giudicare secondo la coscienza. Ci si contesta, che le nazioni possono insorgere contro di noi qualora i nostri piani siano scoperti prematuramente; ma noi, anticipando questo avvenimento, possiamo esser sicuri di mettere in azione una forza talmente formidabile da far rabbrividire anche gli uomini più coraggiosi. In quel tempo tutte le città avranno ferrovie metropolitane e passaggi sotterranei: da questi faremo saltare in aria tutte le città del mondo, insieme alle loro istituzioni e ai loro documenti…….

  5. Marco63 · domenica, 6 marzo 2016, 1:50 pm

    Scalfari chi ?
    Quello Scalfari che ha appoggiato l’infame governo delle elites di monti ?
    Quello Scalfari che invocava la calata in Italia della famigerata troika autrice di autentici genocidi sociali ?
    Quello Scalfari che dice che i poveri sono come le bestie ?
    Se fosse morto prima del 2011 si sarebbe risparmiato questo penoso declino.

  6. tsè · domenica, 6 marzo 2016, 1:13 pm

    aggiungi un po’ i tuoi redditi professionali, anno per anno, nell’ultimo decennio cosicché si possa ragionare su diseguaglianza ed utilità sociale.

    • bruno d · venerdì, 11 marzo 2016, 9:31 pm

      Tempo fa, li ho mesi su io, nessuno ha commentato, in compenso tutti voi, avete continuato tranquillamente a prendermi per il culo.
      Ci fosse stato un, uno solo di voi che abbia voluto verificare questa storia.
      Allora ditelo che siete una clacque.

  7. arthur · domenica, 6 marzo 2016, 12:56 pm

    In tutta questa faccenda della fusione c’è solo una bella notizia: gli Agnelli stanno levando le tende, dopo aver ricevuto negli anni da noi contribuenti italiani circa 8 miliardi di euro.
    Speriamo che in futuro se ne vadano anche i De Benedetti, magari dopo averci spiegato che fine ha fatto l’Olivetti.

    • narco-nazi-sionisti · domenica, 6 marzo 2016, 1:00 pm

      Agnelli???????????? Chi sono???? Parlerai degli Elkann caso mai, altri cugini in calore di De Benedetti, Mieli, Lerner, Mentana……..

      • arthur · domenica, 6 marzo 2016, 1:24 pm

        E’ la forza dell’abitudine; e sopra di loro i nobilissimi Rothschild, ramo francese, cugini di quelli del ramo inglese, col patrimonio più grande: 750 trilioni di euro si dice (10 volte il pil mondiale).
        Chapeau.

  8. narco-nazi-sionisti · domenica, 6 marzo 2016, 12:51 pm

    Parola di Roberto Carlino · Domenica, 6 Marzo 2016, 12:42 Pm
    “I poveri sono come bestie senza bisogni secondari”
    Eugenio Scalfari, detto il ratto maledetto
    Rispondi

    ————————
    Scalfari inizia gli studi secondari al Liceo Mamiani di Roma, ma è a Sanremo (dove la famiglia, che è di origini calabresi, si era trasferita temporaneamente, essendo il padre direttore artistico del Casinò) che compie gli studi liceali, al liceo classico G.D. Cassini, col compagno di banco Italo Calvino.
    Nel 1950 si sposa con la figlia del giornalista Giulio De Benedetti, Simonetta, scomparsa nel 2006. Dalla fine degli anni settanta Scalfari è sentimentalmente legato a Serena Rossetti, già segretaria di redazione de L’Espresso (e poi di Repubblica) che sposerà dopo la scomparsa della moglie Simonetta.…….Tra le prime esperienze giornalistiche di Scalfari c’è
    “Roma Fascista”, organo ufficiale del GUF (Gruppo Universitario Fascista), mentre era studente di giurisprudenza. Negli anni successivi Scalfari continua a collaborare con riviste e periodici legati al fascismo, come “Nuovo Occidente”, diretto dall’ex squadrista e fascista cattolico Giuseppe Attilio Fanelli. Nel 1942 Scalfari sarà nominato caporedattore di “Roma Fascista”…… Il gerarca accusò poi il giovane di essere un imboscato, e lo prese materialmente per il bavero strappandogli le mostrine dalla divisa del partito……..
    https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Scalfari

    Tale Napolitano, tale Scalfari:
    nascono fascisti, diventano comunisti e poi narco-nazi-sionisti oggi. Due dei peggiori criminali della storia putrefatta italiota.

  9. GIULIO CESARE · domenica, 6 marzo 2016, 12:49 pm

    Visto che siamo in tema di MENZOGNE ROSSE, questi erano gli eroici combattenti per la libertà a fianco dei quali il PATAKKARO voleva che scendessimo in guerra.
    Tanto per non dimenticare con chi abbiamo a che fare.

    Io, nel lager del Califfato dove abita solo la morte

    Nella centrale elettrica di Kuweires i jihadisti uccidevano senza pietà: “Eravamo loro schiavi, per morire bastava guidare un’auto sbagliata”

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/io-nel-lager-califfato-dove-abita-solo-morte-1232725.html

    Giulio Cesare
    PS: come sempre i komunisti si schierano con la feccia dell’umanità

  10. GIULIO CESARE · domenica, 6 marzo 2016, 12:43 pm

    PATAKKARO il karo Eugenio, quello attakkatissimo ai soldi ha fatto una rettifica, prendi nota.

    Scalfari sintetizza in due parole-chiave il patrimonio ideale e civile della sua creatura: “MENZOGNE E ODIO”.

    Giulio Cesare

    • pinky700 · domenica, 6 marzo 2016, 12:48 pm

      quello attakkatissimo ai soldi

      ha parlato il carmelitano scalzo,mai vai a kagare cretino

      • GIULIO CESARE · domenica, 6 marzo 2016, 12:50 pm

        Volgare parassita rosso è tempo che tu vada a lavorare invece di rubare sempre lo stipendio.

        Giulio Cesare

  11. pinky700 · domenica, 6 marzo 2016, 12:42 pm

    IL PROFITTO E L’OPERAIO

    un’ analisi perfetta e ancora + attuale oggi di allora.Però una domanda sorge spontanea:Come diavolo fai a stare ancora nel PD renziano?????

    • al · domenica, 6 marzo 2016, 2:31 pm

      Perché, come molti di sinistra, pensa che non ci sia alternativa realizzando così una profezia che si autoavvera…

  12. picodepaperis · domenica, 6 marzo 2016, 12:41 pm

    Se andassero a zappare, a
    questi parassiti, anzicchè rubare lo stipendio, forse il pil crescerebbe!

  13. picodepaperis · domenica, 6 marzo 2016, 12:38 pm

     Il senatore Stefano Esposito, del Pd, al termine di una mattinata in cui diversi esponenti di centrodestra e di centrosinistra hanno rilanciato l’inchiesta di Salvatore Merlo sui metodi non trasparenti con cui la Casaleggio Associati ha avuto acceso ai server di diversi parlamentari del movimento 5 stelle ha annunciato in una intervista all’Huffington Post che presenterà lunedì al Senato una interrogazione parlamentare indirizzata al Presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno “per fare luce sull’accaduto”. 

    Fonte: www.ilfoglio.it 

  14. Bando di concorso per l'estrema unzione della nazione e certificato di decesso · domenica, 6 marzo 2016, 12:34 pm

    Marco Fontana · Domenica, 6 Marzo 2016, 12:03 Pm
    L’Italia è in default: constatarlo non riguarda l’appartenenza alla sinistra, alla destra o al centro. Magari manca ancora il “certificato di decesso”, ma il dato è incontrovertibile.

    Basta chiamare il CSI Miami, ci mettono 2 secondi

    • Parola di Roberto Carlino · domenica, 6 marzo 2016, 12:40 pm

      AAA – Cercasi medico forense di quarantennale esperienza abilitato ad emettere CERTIFICATI DI DECESSO autorizzati presso il Notaio della Corte Costituzionale e della Corte dei Conti

  15. ma e' lui o e' un altro ? · domenica, 6 marzo 2016, 12:32 pm
    • Parola di Roberto Carlino · domenica, 6 marzo 2016, 12:42 pm

      “I poveri sono come bestie senza bisogni secondari”
      Eugenio Scalfari, detto il ratto maledetto

  16. Mastro Titta · domenica, 6 marzo 2016, 12:20 pm

    In sintesi, barbapapà, ha detto una cosa giusta. ma le soluzioni, come si legge in un editoriale precedente, è la cessione di sovranità all’UE. Perché,semplice gli Italiani sono Untermensch!

  17. Kunta Kinte si è dileguato · domenica, 6 marzo 2016, 12:18 pm

    “I Leader dell’opposizione siriana chiedono aiuto e difesa alla Russia vs Daesh. I militanti del Daesh e delle altre organizzazioni terroristiche hanno annunciato la caccia all’oppositore di quei gruppi che hanno firmato l’accordo sul cessate il fuoco,il Centro russo per la riconciliazione delle parti siriane in conflitto contribuirà a garantire la sicurezza dei leader dei gruppi d’opposizione siriani e degli amministratori locali che hanno firmato l’accordo sul cessate il fuoco, gli americani si sono dileguati. Se nei primi giorni di lavoro del Centro gli oppositori chiedevano garanzie di protezione e di sicurezza dalle forze di sicurezza di Damasco, oggi accade il contrario. Ci hanno chiesto di garantire la sicurezza e la difesa contro gli uomini del Daesh e delle altre organizzazioni terroristiche, che avevano precedentemente annunciato la caccia di quelli che hanno firmato l’accordo sulla tregua. Da parte nostra contribuiremo a garantire la sicurezza dei leader dei gruppi di opposizione siriani e degli amministratori locali che hanno firmato l’accordo sulla cessazione delle ostilità e sull’inizio del processo di riconciliazione.”

    Generale Sergey Kuralenko, direttore del Centro russo per la riconciliazione.

  18. Marco Fontana · domenica, 6 marzo 2016, 12:03 pm

    L’Italia è in default: constatarlo non riguarda l’appartenenza alla sinistra, alla destra o al centro. Magari manca ancora il “certificato di decesso”, ma il dato è incontrovertibile. E non è neppure fondamentale disquisire sui presunti colpevoli — quello lasciamolo ai tifosi da bar e da forum che hanno sempre ragione. Tutti, dai rossi agli azzurri, dai verdi ai bianchi, dai neri agli arcobaleno, hanno sulla coscienza l’inesorabile dipartita di un Paese che costitutiva storicamente un centro nevralgico di diplomazia, cultura, scienza e finanza. La classe dirigente degli ultimi venticinque anni (composta anche da quei corpi intermedi che fanno l’ossatura del sistema Italia) presa dal suo amore per l’autoreferenzialità, il provincialismo, il nepotismo, la de-meritocrazia, il giacobinismo ha distrutto ciò che di buono avevano costruito le precedenti generazioni. E’ stato un lavoro lento, ma inesorabile. Se fosse stato svolto sotto pagamento di forze esterne o estere, potrebbe persino avere una sua ragione storica. In passato certamente è avvenuto e avviene anche oggi in alcune situazioni, come nel caso dell’UE. Ma il più viene fatto di propria iniziativa, col contributo di tanti singoli egoismi.
    La notizia di questi giorni è che l’Italia è in deflazione: la riduzione dei prezzi comporta un problema di decrescita, c’è minore domanda e quindi minore produzione, il tutto porta a una riduzione del Pil e dell’occupazione e a un peggioramento del rapporto debito-Pil, con le antipatiche conseguenze che quest’ultimo dato ci regala per rispettare gli antisociali capestro parametri dei Trattati europei. Soprattutto il rallentamento della produzione e la percentuale di disoccupazione giovanile rappresentano un grosso campanello d’allarme. Eppure il Governo predica ottimismo: tutto va bene, siore e siori! Chi non la pensa così è bollato come gufo. Ma la fotografia del Paese reale è questa: l’Italia è fallita.Senza l’iniezione di liquidità di Draghi, senza l’aumento di Pil derivante dalla riduzione del costo dei carburanti e dall’Expo, oggi parleremmo di un Paese in controtendenza rispetto alla media dei paesi UE e che dovrebbe mettere un segno meno davanti al suo Pil. E qui si innesta la seconda questione, quella più drammatica. Se l’Italia è fallita, sono falliti anche gli italiani. La classe media precipita ormai verso il proletariato. I poveri sono sempre più poveri e i ricchi — ma quelli proprio ricchi — diventano ultraricchi, tutelandosi con Governi che pare facciano a gara per rimpinguare la loro pancia. La questione delle pensioni di reversibilità è emblematica: si ritocca il reddito ISEE per la sua assegnazione e quindi, di fatto, solo una piccolissima minoranza ne avrà beneficio, comprese le coppie dello stesso sesso che avranno acquisito un diritto solo sulla carta, anzi sulla carta igienica. Ah, che Paese avanzato quello che scrive mirabolanti diritti sulle Carte costituzionali e poi di fatto li annulla! E in questo contesto non si indigna nessuno, e ripeto, nessuno: le pensioni d’oro sono ancora lì, mentre le pensioni di reversibilità vengono scippate con un colpo di mano, anzi di fiducia, come avviene nella nostra moderna democrazia.
    Oggi una famiglia di impiegati — se ha una casa — per accedere ai servizi base paga come se una di ricchi: è normale? è morale? è lecito? è accettabile? Eppure non si osservano segnali di vita dall’encefalogramma piatto della piazza. La gente brontola al bar, sui social e tutto finisce lì. Si reca sempre meno alle urne, questo è vero, ma ormai non è un segnale: infatti dai leader dei partiti agli opinionisti ci si affretta a dire che è normale, che avviene anche in altri Stati. Poco importa se noi, paragonati a loro, siamo da Terzo Mondo per civiltà politica. La verità è che ci vorrebbe uno scossone, un pesante choc che riporti la classe dirigente a conoscere una parola che da tempo archiviata come demodé: responsabilità. Quella responsabilità non verso il proprio orticello, ma verso le future generazioni. Una responsabilità che il sistema giudiziario — al netto di qualche processo-show per fare carriera, magari una carriera politica — evita scientemente di indagare e reprimere. Fino a quando sarà fallito il senso di responsabilità degli italiani, l’Italia sarà in default morale ed economico, ma fingerà di non esserlo, mettendo toppe qua e là grazie alla connivenza di una Unione Europea che ha tutto l’interesse a tenere nello scacchiere internazionale un’Italia marginale e ricattabile.

    • daniele- · domenica, 6 marzo 2016, 12:02 pm

      ma sei un gufo di quelli tosti!

    • L'Italia è UN MORTO VIVENTE · domenica, 6 marzo 2016, 12:27 pm

      L’Italia è UN MORTO VIVENTE

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