Guido Viale: un errore affidarsi al ricatto di Ankara sui migranti

lunedì, 14 marzo 2016

Ripubblichiamo l’articolo di Guido Viale pubblicato sul “Manifesto”

MIGRANTI: UN ERRORE AFFIDARSI AL RICATTO DI ANKARA
di Guido Viale

Per anni l’Eurobarometro ha indicato negli italiani uno dei popoli più “europeisti”e favorevoli all’ulteriore integrazione dell’Unione. Ma diverse indagini mostravano anche che gli italiani sono tra i meno informati sulle istituzioni e le politichedell’UE. E’ una caratteristica della vita politica italiana: meno se ne sa e più ci si appassiona. Questo fenomeno ha toccato il grottesco nelle risposte date a una recente indagine pubblicata dal quotidiano Repubblica sull’atteggiamento verso il trattato di Schengen in quattro paesi europei. Ora, con una completa inversione di marcia, i più favorevoli al ritorno ai confini nazionali (e i più contrari all’UE) risulterebbero di gran lunga gli italiani.Un risultato in parte dovuto al modo bislacco in cui sono state poste le domande: nessuno ha spiegato agli intervistati che l’abolizione di Schengen avrebbe effetti tra loro molto diversi: per gli altri paesi europei sarebbe la soluzione “ideale”per tenere i profughi lontani dai loro territori; per noi significherebbe farsi carico di tutti gli arrivi, senza la possibilità di condividerne l’onere con il resto dell’Europa. Ma tant’è: una diffusa avversione per i profughi si mescola ormai in modo inestricabile con l’avversione per l’Europa, chiamata in causa dai nostri governanti, a volte anche a sproposito, per giustificare tutte le sofferenze e le malversazioni inflitte ai propri concittadini. Schengen è un’istituzione europea; quindi al diavolo anche lei… E’ una ventata di feroce stupidità che non si ferma ai valichi del Brennero e Ventimiglia.

Investe ormai in forme altrettanto irrazionali tutta l’Europa, dove nessuno di coloro che vogliono respingere i profughi costi quel che costi ha la minima idea di che cosa ciò comporti. Eppure è chiaro che il filo spinato e l’esercito messo lì a presidiarlo (la nuova “cortina di ferro”) sono una soluzione di poco respiro, che rischia di provocare una strage di proporzioni mai viste, di respingere tra le braccia dei loro macellai i profughi che cercavano di sfuggirgli, di trasformare il controllo dei confini in una guerra vera e propria contro gli abitanti più infelici del nostro pianeta e di rendere impraticabile per anni, per tutti i cittadini europei, i paesi di cui oggi non vogliamo accogliere i fuggiaschi. Ma anche di suscitare delle reazioni incontenibili tra gli immigrati di prima, seconda e terza generazione, loro connazionali, già presenti in Europa e in larga parte già cittadini europei. In un campo sotto assedio come questo, in cui ogni Stato va per conto, suo cercando di scaricare sui vicini gli oneri che non vuole accollarsi, pensare che si possa continuare a fare la stessa vita che si è fatta finora, e forse anche migliorarla, è pura follia. Forse i politici che spingono in questa direzione lo sanno (non è detto), ma contano di ricavarne dei vantaggi per loro. Ma il popolo che li segue, e che ne pagherà le conseguenze, non lo immagina di certo.

Alle forze anti-profughi e anti-Europa, in grande avanzata in tutti i paesi membri dell’Unione, e già vincenti in diversi di essi, si è da tempo accodato di fatto l’establishment che oggi governa l’Europa e la maggior parte dei suoi Stati, in una stupida gara a chi propone le misure più feroci e impraticabili. Così, dopo la favola della lotta agli scafisti, che si tradurrebbe in una vera e propria guerra ai profughi, e che per questo non è stata ancora intrapresa, e dopo l’illusione di poter distinguere tra profughi e migranti, per far credere di potersi liberare di almeno la metà dei nuovi arrivati rimandandoli nessuno sa dove né come, l’ultima misura senza senso è stata promossa da Angela Merkel. E’ il tentativo di “esternalizzare” nella Turchia di Erdogan la gestione di quei flussi che l’Europa non sa e non vuole accogliere, sperando così di tener insieme la sopravvivenza dell’Unione europea e la politica di austerity che ne ha innescato la crisi; e che è anche la causa del fatto che l’Europa non ha una politica in grado di trasformare i nuovi arrivati da problema in opportunità. Si vorrebbe remunerare non solo con un pacco di miliardi ceduti senza alcun controllo, ma soprattutto con l’avallo alla soppressione di ogni istanza di libertà, di pacificazione e di vita democratica, una Turchia sempre più fascistizzata e impegnata direttamente nella guerra ai Kurdi e in Siria e nel sostegno alle forze dell’integralismo islamista.Ma è un espediente senza futuro anche questo, che infatti stenta a concretizzarsi sia per il continuo “rilancio” da parte di Erdogan, sia, soprattutto, perché finirebbe per mettergli in mano le chiavi delle politiche dell’Unione; il che è come dissolverla. Per questo la rincorsa delle destre razziste e nazionaliste da parte della governance europea non fermerà né la loro avanzata, che anzi non fa che rafforzare, né l’acutizzarsi delle guerre e della pressione dei profughi ai confini diretti o indiretti dell’Unione. Per quanto apprezzabili possano essere i tentativi di Frau Merkel di salvaguardare un principio di umanità nell’accoglienza dei profughi, la soluzione escogitata assume l’aspetto di un assalto frontale ai caposaldi della democrazia.

Ora, nonostante che la storia stia imboccando una svolta così pericolosa, occorre più che mai definire e farsi carico di un’alternativa globale che abbia la sua chiave di volta in un diverso atteggiamento verso i profughi; perché è intorno a questo nodo che si avviluppano tutti gli altri problemi con cui l’Europa e i suoi popoli devono confrontarsi: innanzitutto quello della lotta al razzismo,all’autoritarismo, per la democrazia: una democrazia sostanziale e partecipata e non solo formale.
Poi quello delle guerre in cui l’Europa si lascia trascinare passo dopo passo in forme sempre più inestricabili, moltiplicando la spesa a scopo distruttivo, la devastazione di interi paesi e la pressione di nuovi profughi ai suoi confini.
Poi le politiche di austerity che, nonostante che Draghi continui a inondare le banche di quei miliardi che sta negando al welfare e all’occupazione, hanno ormai dimostrato quanti danni stiano infliggendo a tutta la popolazione europea, compresa quella degli Stati che contavano di poterne beneficiare.
Poi quella delle politiche ambientali e, in particolare della lotta ai mutamenti climatici: soltanto un grande piano di conversione ecologica dell’apparato produttivo, a partire da energia, mobilità, agricoltura e alimentazione, edilizia e riassetto dei territori, può garantire sia la difesa degli equilibri ambientali del pianeta che la restituzione di ruolo, lavoro,reddito e dignità ai tanti profughi alla ricerca di un futuro per sé e per il loro paese di origine (molti dei nuovi arrivati vi faranno ritorno se, e non appena se ne presenterà la possibilità), ma anche ai tanti cittadini europei, soprattutto giovani, oggi privati del loro futuro.
Non ultimo, il riequilibrio demografico e culturale di un’Europa che ha assoluto bisogno dell’apporto di forze fresche: non solo per compensare il progressivo invecchiamento e la drastica riduzione della sua popolazione, ma anche per risollevarsi, attraverso un incontro autentico con culture e persone diverse, dalla sclerosi in cui l’ha sospinta la dittatura del pensiero unico, che non contempla alternative all’attuale miseria materiale e spirituale.

L’arrivo di tanti profughi (meno, comunque, finora, di quelli che fino a pochi anni fa arrivavano in Europa come “migranti economici” e vi trovavano lavoro), viene presentato dalle forze razziste, a cui quelle dell’establishment al governo dell’Unione si sono accodate, come un’invasione. E verrà percepita sempre come tale se tutti gli sforzi saranno concentrati nel respingerli, o nell’isolarli, o nel tenerli inoperosi trattandoli come parassiti. Ma accolti con generosità, aiutati a trovare un ruolo e a difendere la propria dignità, ascoltati con attenzione, con la disponibilità a imparare dalla loro vicenda e dalla loro miseria almeno tanto quanto possiamo essere capaci di insegnare noi a loro, lo “tsunami” dei profughi può rivelarsi invece una corrente favorevole, in grado di trasportare l’Europa verso una nuova solidarietà tra i suoi membri e con i suoi vicini.
Guido Viale

10 Commenti

  1. Julio · lunedì, 14 marzo 2016, 11:05 pm

    Un bell’articolo dal quale i nostri governi potrebbero trarre ispirazione. Ciò non accadrà, e già sarebbe meraviglioso creare qualche alternativa politica capace di governare tra qualche anno con queste idee.

  2. tsè · lunedì, 14 marzo 2016, 8:32 pm

    Aò, Mattarella ci è arrivato; magari ci arriva pure Viale.

  3. Della Serie: HABLAR PURA MIERDA · lunedì, 14 marzo 2016, 4:17 pm

    La prossima volta, RIPUBBLICHIATE l’articolo de Il Manifesto scritto da Manlio Dinucci, se ne ha il coraggio.
    CAPRA
    http://www.globalresearch.ca/category/italiano

  4. Della Serie: HABLAR PURA MIERDA · lunedì, 14 marzo 2016, 4:11 pm

    La prossima volta, RIPUBBLICHIATE l’articolo de Il Manifesto scritto da Manlio Dinucci, se ne ha il coraggio.
    CAPRA

  5. Lady Dodi · lunedì, 14 marzo 2016, 3:22 pm

    Me lo sono letto tutto e questo qui è un parolaio inutile.
    Riassumo le cose vere ed essenziali in un commento.
    E per nella mia soluzione.
    È chiaro che Erdogan usa questa gente come scudi umani per ricattarci.
    La Merkel non vale niente e noi, io almeno, ho la certezza che il Tapiro si vuol prendere i soldi e magari ammazzarli tutti.
    Prova ne è, per me, che non accetta Croce Rossa e Mezzaluna islamica fra i profughi.
    QUINDI bisogna togliergli dalle sgrinfie questa gente e non dargli niente.
    Il come non è difficile. VOLENDO!

    • Lady Dodi · lunedì, 14 marzo 2016, 3:22 pm

      La geografia ci aiuta. Scervellatevi un po’ e ci arrivate. Adesso ho da fare.

  6. jules.b · lunedì, 14 marzo 2016, 12:33 pm

    La Turchia ha ricevuto milioni di profughi facendo assai meno casino di quanto le isteriche prefiche europee facciano per assai meno.
    E’ vero che il regime di Erdogan, non i turchi in toto, rappresenta una bestia regressiva e pericolosa quindi fare accordi con lui è semplicemente demenziale ed in linea con gli obiettivi effettivi e non dichiarati di questa “unione” oramai insostenibile.
    Non è una bella situazione ma è la situazione in cui ci si trova quando
    1) si lasciano marcire e derivare all’infinito i problemi
    2) esistono “élite” abbastanza spregiudicate da spingere il confronto all’estremo, sicuri dell’esito.
    Illudersi che non andrà a finire male è da idioti. Bisogna prepararsi: altro che balle e chiacchiere…

  7. tsè · lunedì, 14 marzo 2016, 11:10 am

    Come no, abbiamo devastato l’intero mediterraneo e mò ascoltiamo con attenzione i migranti …

    Feroce stupidità dice, partecipandovi a sua insaputa.

    (o forse no, da decenni sospetto di questa consorteria di rivoluzionari ad ogni costo)

  8. Mastro Titta · lunedì, 14 marzo 2016, 9:41 am

    Per anni l’Eurobarometro ha indicato negli italiani uno dei popoli più “europeisti”e favorevoli all’ulteriore integrazione dell’Unione. Ma diverse indagini mostravano anche che gli italiani sono tra i meno informati sulle istituzioni e le politichedell’UE. E’ una caratteristica della vita politica italiana: meno se ne sa e più ci si appassiona.

    Dopo questo incipit, mi sono fermato al leggere il resto della Lenzuolata.

    Lo Sbilifesto ha tra il 2008 e il 2012, grazie ad un blog controllato dalla Rangeri, ha deviato il dibattito tra pro euro e no euro, su binari proeuro. Tanto che per la disperazione un accademico di sinistra, all’epoca molto vicino Lerner, ha deciso di fare un blog tutto suo. Ora, la SStoria lo quantifica, quell’accademico è in pista per diventare uno dei più importanti politici italiani. Il manifesto e Lerner invece sono scomparsi.

    • picodepaperis · lunedì, 14 marzo 2016, 11:48 am

      Parli di Bagnai ?

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