In morte di Luca Cafiero, il gran borghese che voleva tenere insieme Hegel e Stalin

lunedì, 14 marzo 2016

Si è spento all’età di 80 anni Luca Cafiero, una delle personalità più singolari, enigmatiche e affascinanti del Sessantotto milanese. Di lui, essendo stato io all’epoca delle assemblee in Statale solo un liceale alle prime armi, ricordo anzitutto la soggezione che incuteva. Era incredibilmente curato nel vestire in stile british, di un’eleganza classica da gran borghese indifferente alla moda, e altrettanto curato nella pettinatura: il contrario della trasandatezza rivoluzionaria che andava per la maggiore fra i compagni. Si imponeva per il fisico slanciato e muscoloso fino a sembrare un attore del cinema, tipo Jean Gabin. Intorno a lui aleggiava una fama di coraggio fisico. Ma anche nel mezzo degli scontri con la polizia e i fascisti, piuttosto che con le organizzazioni rivali di Avanguardia Operaia, Lotta Continua, Lotta Comunista, lo ritrovavi al massimo un po’ accaldato, eppure sempre impeccabile.
Non aveva bisogno di parlare in assemblea, compito che lasciava volentieri a Mario Capanna e Salvatore Toscano, per essere riconosciuto come un capo. Alla fisicità, infatti, univa il prestigio intellettuale. Era temuto anche per la sua severità negli esami e nelle lezioni che teneva come assistente nei corsi di filosofia del grande Mario Dal Pra. Metteva insieme lo studio della dialettica di Hegel e l’ammirazione per Stalin, manifestando disprezzo per ogni forma passata e contemporanea di eresia marxista. Fu questo impasto davvero insolito a determinare l’ascendente che Luca Cafiero esercitò su un’intera generazione di studenti universitari milanesi che vedevano in lui l’intellettuale di mondo capace di trasformarsi in uomo d’azione: perfino l’inventore di quel servizio d’ordine passato tristemente alla storia col nomignolo di katanga.
Il seguito del suo percorso politico, che lo porterà in parlamento nel Pdup (in sodalizio con un altro uomo elegantissimo, Lucio Magri) e poi come indipendente del Pci, confermerà la strana sintesi che Cafiero racchiudeva in sè: stalinismo e conservatorismo, progressismo e diffidenza per i movimenti sociali spontanei, cultura classica e visione politica di sinistra.
Nei pochi dialoghi personali che ho avuto con lui, si rivelava persona simpatica, capace di alternare modi garbati ai proverbiali scatti d’ira. Suppongo fosse un uomo a suo modo tormentato. Mi resta il rimpianto di non averlo conosciuto meglio, soprattutto dopo che si ritirò con stile dall’attività politica, senza mai cercare alcuna forma di pubblicità.
Di certo Luca Cafiero racchiude in sè il mistero di un vasto settore del movimento studentesco milanese, per lo più di estrazione borghese ma non solo, che inspiegabilmente volle farsi erede delle tendenze staliniste da cui andava distaccandosi in quegli stessi anni il Pci. Molti fra i suoi più devoti seguaci sono entrati a far parte della classe dirigente cittadina, e ne hanno conservato l’impronta culturale.
Che gli sia lieve la terra.

51 Commenti

  1. pinky700 · lunedì, 14 marzo 2016, 7:59 pm

    da Luca Cafiero a Verdini.Che brutta parabola

  2. giors · lunedì, 14 marzo 2016, 7:52 pm

    Con la felpa sarebbe la copia di salvni.

    • Francesco Cafiero · giovedì, 17 marzo 2016, 8:26 pm

      …e qui Capanna si tocca!

    • angelo · venerdì, 18 marzo 2016, 5:25 am

      e tu non sei una copi sei un cerebroleso

  3. Alessandro Milano BASTA TASSE VIA EURO STOP INVASIONE · lunedì, 14 marzo 2016, 6:57 pm

    Il 68 fu un movimento di protesta giovanile che era in rottura generazionale non solo con i padri ma con una epoca, basti pensare all’avvento della pillola.
    Il PCI era fieramente avverso a tale movimento sino a quando lo ha cavalcato e strumentalizzato.
    Cafiero
    Capanna che da Kompagno andò ad abitare in centro a Milano ed ebbe una storia con la Crespi
    Toscano
    Brandirali

    • Roberto Peretta · lunedì, 14 marzo 2016, 7:47 pm

      La questione della “storia” — come signorilmente la chiama Alessandro Milano — tra Giulia Maria Mozzoni Crespi e Mario Capanna sembra proprio sia stata una colossale panzana messa in giro dalla Maggioranza Silenziosa (o Minoranza Sediziosa, come più saggiamente la si chiamava) insieme a chi voleva mettere le mani sul “Corriere” allora posseduto dalla famiglia Crespi.

      Il “Corriere”, che i Crespi furono costretti a vendere, sarebbe poi entrato non nell’orbita di Mario Capanna ma, seppure per un periodo soltanto, in quella della loggia P2.

    • angelo · venerdì, 18 marzo 2016, 5:49 am

      Siete patetici, sono èpassati 40 e passa anni primo

  4. picodepaperis · lunedì, 14 marzo 2016, 6:52 pm

    Costa d’Avorio e ad Ankara: che effetto fa? Quando avvengono attentati indiscriminati di questo genere, l’esperienza insegna che è “strategia della tensione”, terrorismo di stato.

    I TG_LUCE non ci hanno detto che in febbraio, l’esercito turco ha attaccato il villaggio curdo di Cizre, provincia di Sirnak, l’hanno assediato, ridotto alla fame, bombardato, e infine hanno bruciato vivi o decapitato da 50 a 150 civili che s’erano nascosti nelle cantine. L’unico a raccontarlo è stato un giornalista di Russia Today, un coraggioso americano, William Whiteman, che è andato sul posto ed ha realizzato servizi.

  5. domanda · lunedì, 14 marzo 2016, 5:53 pm

    una m5 + m4 inutili e costosissime

    e che sono ?

  6. domanda · lunedì, 14 marzo 2016, 5:47 pm

    per lo più di estrazione borghese

    andava all’università in tram, a piedi o con la macchinetta regalatagli da papi ?

  7. girasole1950 · lunedì, 14 marzo 2016, 5:41 pm

    Ho letto il tuo pezzo su Luca Cafiero e l’ho apprezzato. Una domanda? Ma è sempre così desolante il livello dei commenti che ricevi?

    • Gad · lunedì, 14 marzo 2016, 6:03 pm

      non sempre, ma quasi

      • Richiesta RESPINTA · lunedì, 14 marzo 2016, 6:57 pm

        Un motivo ci sarà………….

      • Francesco Cafiero · lunedì, 14 marzo 2016, 7:45 pm

        La risposta di Gad trasuda rassegnazione.
        Lo capisco e lo ringrazio per il bel pezzo.

      • Julio · mercoledì, 16 marzo 2016, 7:33 pm

        Sui commenti desolanti: non credo che questo blog sia lo specchio dell’Italia e nemmeno che sia particolarmente rappresentativo di un paese che senza dubbio è messo male. Quanto al mio commento, me lo sarei potuto risparmiare. Ho letto il pezzo, l’ho trovato molto onesto e toccante; non avendo conosciuto Cafiero né la sua opera, trovavo fuori luogo scrivere nulla, anche perché sullo stalinismo (non so se transitorio o definitivo) era in compagnia di tante persone notevoli: un esempio, per restare tra la grande borghesia, è stato quello del colto, brillante ed elegante Jorge Semprún, militante comunista che alla morte di Stalin scrisse una poesia, letta davanti a migliaia di rifugiati politici spagnoli a Parigi, da cui riprendo questi versi:

        Se nos ha muerto el padre, el camarada,

        se nos ha muerto el Jefe y el Maestro,

        Capitán de los pueblos, Arquitecto

        del Comunismo en obras gigantescas.

        Se nos ha muerto. Ha muerto. No hay palabras.

        Redoblen los tambores del silencio.

        Se nos ha muerto Stalin, camaradas.

        Apretemos las filas en silencio.

        Tutto molto sulla scia di Neruda, stalinista anche lui fino a un certo momento. Nel 1964 fu espulso dal PCE, e nell’”Autobiografia de Federico Sánchez” (il suo nome in codice) ne narra i motivi e non nasconde il suo pregresso stalinismo; anzi, tra l’altro pubblica la poesia in questione.

        Scrivo questo perché Semprún era nato nel 1923; nel 1942 studia alla Sorbonne; nel 1936 André Gide aveva pubblicato il suo “Retour de l’URSS”, nel 1940 Koestler aveva pubblicato “Darkness at Noon”, che furono contrastati dalla maggior parte degli intellettuali di sinistra. Dopo a Semprún sarebbero accadute molte cose: ha combattuto con la Resistenza francese, è stato deportato a Buchenwald, e quindi è stato un coraggiosissimo militante clandestino del PCE.

        Qualcuno qui ha detto che Cafiero gli evocava Concetto Marchesi, e per la vasta cultura e per lo stalinismo, un uomo però nato nel 1878.

        Mantengo quello che avevo scritto. Ricordiamo ad esempio Varlam Salamov, cui dopo molti anni nei lager sovietici e di vita sotto sorveglianza e censura, venne imposto nel 1972 di sconfessare i “Racconti della Kolyma” perché “la loro problematica era stata superata dalla vita”, dal XX Congresso del PCUS (M. Binni, “Notizia bibliografica” in V. Salamov, “I racconti della Kolyma”, Milano, Adelphi, 1996, p. 631) . Appunto alludevo alla coerenza del tentativo di Cafiero di tenere insieme Hegel e Stalin: anche questi ‘superamenti’ sovietici presuntamente poststaliniani li tengono insieme.

        Ma non era l’occasione per discuterne. Che gli sia lieve la terra.

      • Julio · mercoledì, 16 marzo 2016, 8:39 pm

        Forse è peggio la topa del buco. Molto più semplicemente, volevo dire che non rinnego la critica che avevo fatto agli intellettuali stalinisti, così come non rinnego l’aver detto che trovo delle spiegazioni allo stalinismo di Cafiero, di Semprún o di Marchesi (poco più anziano di Lukacs, della cui evoluzione staliniana se ne doleva, e a ragione, Adorno).
        Mi dispiace tuttavia molto l’inopportunità di avere scritto ciò come commento a un post che evocava la figura di Luca Cafiero.

      • Julio · mercoledì, 16 marzo 2016, 9:19 pm

        Certo che quando si sente che si deve restare in silenzio bisogna assecondare questo sentimento: “peggio la toppa”, ovviamente.

    • aclassisti · lunedì, 14 marzo 2016, 6:03 pm

      Eh gli operai proletari ignorantoni
      alla fine hanno capito da dove venivate
      e vedono dove siete accasati.

    • al · lunedì, 14 marzo 2016, 6:53 pm

      Se si fa una critica del genere, forse si dovrebbe anche dire esplicitamente quali commenti sono stati desolanti

      • Pietro Barbetta · lunedì, 14 marzo 2016, 10:08 pm

        Beh, tutti, tranne quelli di Roberto Peretta e Francesco Cafiero, se questo è lo specchio dell’Italia, siamo messi proprio male.

      • al · lunedì, 14 marzo 2016, 11:19 pm

        Quindi, secondo lei chiedere di avere il coraggio di tornare a Marx e combattere l’ideologia dominante è un commento desolante?
        Forse è desolante il conformismo.

  8. salvatore · lunedì, 14 marzo 2016, 4:53 pm

    Questa descrizione così accurata, a tratti, fa affiorare una sorta di emozione. Invero la sua innegabile genuinità tratta da uomo con le sue idee, schivo e per niente schierato, li rende unico. E quasi senza volerlo ;) hai tracciato un quadro d’un uomo in questi tempi, credo, sia introvabile.

  9. Julio · lunedì, 14 marzo 2016, 4:42 pm

    Terribile la chiusura mentale di alcuni. Già colpisce lo stalinismo nei comunisti di generazioni precedenti. Ancora di più che un uomo nato nel 1936, in Italia, colto, studioso di filosofia e quindi in grado di poter approfondire che cosa fosse significato lo stalinismo, lo abbracciasse. Non meraviglia che in ciò Hegel sia stato il suo ispiratore ; dispiace soltanto che la cecità volontaria nei confronti dei fatti storici non l’abbia consentito di capire lo stalinismo e di rivedere le teorie di Hegel sulla storia.

  10. Della Serie: HABLAR PURA MIERDA · lunedì, 14 marzo 2016, 4:08 pm

    In morte di Luca Cafiero, il gran borghese che voleva tenere insieme Hegel e Stalin
    LUNEDÌ, 14 MARZO 2016
    In morte di Luca Cafiero, il gran borghese che voleva tenere insieme Hegel e Stalin
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    Si è spento all’età di 80 anni Luca Cafiero, una delle personalità più singolari, enigmatiche e affascinanti del Sessantotto milanese. Di lui, essendo stato io all’epoca delle assemblee in Statale solo un liceale alle prime armi, ricordo anzitutto la soggezione che suscitava. Era incredibilmente curato nel vestire in stile british, di un’eleganza classica da gran borghese indifferente alla moda, e altrettanto curato nella pettinatura: il contrario della trasandatezza rivoluzionaria che andava per la maggiore fra i compagni. Si imponeva per il fisico slanciato e muscoloso fino a sembrare un attore del cinema, tipo Jean Gabin. Intorno a lui aleggiava una fama di coraggio fisico. Ma anche nel mezzo degli scontri con la polizia e i fascisti, piuttosto che con le organizzazioni rivali di Avanguardia Operaia, Lotta Continua, Lotta Comunista, lo ritrovavi al massimo un po’ accaldato, eppure sempre impeccabile.
    Non aveva bisogno di parlare in assemblea, compito che lasciava volentieri a Mario Capanna e Salvatore Toscano, per essere riconosciuto come un capo. Alla fisicità, infatti, univa il prestigio intellettuale. Era temuto anche per la sua severità negli esami e nelle lezioni che teneva come assistente nei corsi di filosofia del grande Mario Dal Pra. Metteva insieme lo studio della dialettica di Hegel e l’ammirazione per Stalin, manifestando disprezzo per ogni forma passata e contemporanea di eresia marxista. Fu questo impasto davvero insolito a determinare l’ascendente che Luca Cafiero esercitò su un’intera generazione di studenti universitari milanesi che vedevano in lui l’intellettuale di mondo capace di trasformarsi in uomo d’azione: perfino l’inventore di quel servizio d’ordine passato tristemente alla storia col nomignolo di katanga.
    Il seguito del suo percorso politico, che lo porterà in parlamento nel Pdup (in sodalizio con un altro uomo elegantissimo, Lucio Magri) e poi come indipendente del Pci, confermerà la strana sintesi che Cafiero racchiudeva in sè: stalinismo e conservatorismo, progressismo e diffidenza per i movimenti sociali spontanei, cultura classica e visione politica di sinistra.
    Nei pochi dialoghi personali che ho avuto con lui, si rivelava persona simpatica, capace di alternare modi garbati ai proverbiali scatti d’ira. Suppongo fosse un uomo a suo modo tormentato. Mi resta il rimpianto di non averlo conosciuto meglio, soprattutto dopo che si ritirò con stile dall’attività politica, senza mai cercare alcuna forma di pubblicità.
    Di certo Luca Cafiero racchiude in sè il mistero di un vasto settore del movimento studentesco milanese, per lo più di estrazione borghese ma non solo, che inspiegabilmente volle farsi erede delle tendenze staliniste da cui andava distaccandosi in quegli stessi anni il Pci. Molti fra i suoi più devoti seguaci sono entrati a far parte della classe dirigente cittadina, e ne hanno conservato l’impronta culturale.
    Che gli sia lieve la terra.

    Della Serie: HABLAR PURA MIERDA

    • Giovanni Cominelli · martedì, 15 marzo 2016, 7:17 pm

      Caro Gad,
      non è poi così misterioso il tutto. Intanto c’è una certa continuità tra Hegel e Stalin, passando per Marx-Engels e Lenin. Ma, lasciando perdere la storia della filosofia, la domanda autentica che ci dovremmo porre è: perché un movimento di giovani studenti e non, un movimento nato come libertario e antiautoritario, quando ha cercato di autocollocarsi alla storia del mondo, è andato cercare negli scaffali della Terza internazionale le categorie per interpretare il mondo e per autointerpretarsi? Con ciò prendendo un abbaglio micidiale? Che fu lo stesso che portò un po’ di gente nella lotta armata? Se penso agli anni della nostra/mia formazione, avevamo davanti come scatola degli attrezzi il movimentismo americano, Marcuse, il cristianesimo rivoluzionario, il marxismo sovietico, il marxismo gramsciano-togliattiano, il maoismo presunto (importato da Sartre e dalla Rossanda, che ci spiegavano che la rivoluzione culturale era una grande rivoluzione libertaria, proprio mentre ne ammazzava a centinaia di migliaia!), l’operaismo, il massimalismo lombardiano, il marxismo resistenziale (quelli della Resistenza tradita), il marxismo utopico (Korsch, Benjamin. Ernst Bloch), il guevarismo, Camilo Torres, la Quarta internazionale, i situazionisti, i luxemburghiani e i consiliaristi … Il movimento del ’68 è passato attraverso questo filtro confuso ed è finito come tale. Già dalla fine del 1969 di lì sono usciti i gruppi extraparlamentari. Ciascuno di noi si è trovato a scegliere in quella cornucopia ideologica in base al caso, ai maestri incontrati, buoni o cattivi… Cafiero veniva dal PCI, Toscano dallo Psiup e dal socialismo di Morandi, Alberganti dall’ala stalinista-secchiana, Capanna non veniva da nulla. Abbiamo fatto un mix instabile e improbabile, che però ci ha tenuto alla larga dalla lotta armata e ci ha abituato alla concretezza dell’analisi dei rapporti di forza. Instabile e improbabile. Nel nostro secondo Congresso, quello del 1978, lo stalinismo – che era in realtà solo mitologia ideologica – venne abbandonato… Così noi ci alleammo con il Pdup (un mix di luxemburghismo e di ingraismo). Fu così che maturò per alcuni di noi la crisi del marxismo. Quando poi, come consigliere regionale, feci dei viaggi in Unione sovietica e in Cina, sbattei il naso contro una verità che per me è elementare, ma che che per molti è ancora un’eresia e un cedimento gravissimo: che il comunismo non è affatto una splendida idea, male realizzata (come ancora sostengono Bertinotti e seguaci), ma una pessima idea, realizzata perfettamente. Di qui per quanto mi riguarda, il passaggio al socialismo liberale o liberal-socialismo o liberal (o come diavolo lo si voglia chiamare!) per il quale le libertà e i diritti fondamentali dell’uomo sono la base di ogni azione politica. E che, in sede storica, il cosiddetto socialismo di Stalin e di Mao non è stato altro che un sistema brutale di operare l’accumulazione originaria. L’Inghilterra ha impiegato almeno un secolo a realizzarla, distruggendo centinaia di migliaia di vite umane nelle fabbriche infernali del tempo. Stalin l’ha realizzata in dieci anni, ammazzando una trentina di milioni di contadini e spedendo molto altri nei gulag. Mao ha fatto anche di peggio! La verità è che noi giovani di allora eravamo generosi, ma disarmati di fronte alla modernizzazione dell’Italia. Alla quale abbiamo contribuito, tuttavia negli anni ’60. La vittoria del NO nel referendum del 1974 sul divorzio è anche opera nostra, benché noi pensassimo che la vera e definitiva vittoria sarebbe stata la rivoluzione. Che fortunatamente non è arrivata. Come Colombo andammo a occidente per “buscar levante”. Così è andata. Cafiero è arrivato alla percezione che il comunismo era un disastro, che la lotta sociale è una cosa, ma che la lotta di classe è pura costruzione ideologica di marx? . Poiché ho discusso con lui fino a una settimana fa, ho avuto l’impressione che questo l’avesse capito, ma che non avesse idee più chiare su cosa metterci al loro posto. In ogni caso, se la discussione ha senso, lascerei perdere su come si vestiva e baggianate simili. parlerei piuttosto delle contraddizioni che ha/abbiamo attraversato e di come si è ingegnato ad affrontarle.

      • Carlo Parietti · lunedì, 21 marzo 2016, 9:54 pm

        Condivido molti deglii elementi di contenuto di Giovanni. Ma molto anche le sottolineature di stile di Gad.
        (Ciao a tutt’e due)

  11. tsè · lunedì, 14 marzo 2016, 3:51 pm

    un contabile deve contare, un amministratore amministrare, un medico medicare.

    mettere un medico a medicare il bilancio difficilmente dà buoni risultati.

  12. sul nulla nel nulla dal nulla · lunedì, 14 marzo 2016, 2:23 pm

    Un grande motore di una Milano
    e di un’Italia che macinava l’aria,
    una vita spesa in posologia dei calcoli,
    quanto alto è un uomo?
    Tempo metafisico e tempo perso,
    fratelli siamesi.
    Nemmeno fritta era l’aria.

    • jules.b · lunedì, 14 marzo 2016, 2:50 pm

      Stai parlando della Milano che andò a braccetto di Sindona negli anni ’70… no: quella tutta Craxi e ‘drine degli anni ’80? Nemmeno… forse quella post-Craxi – leggi: Berlusconi & tirapiedi assortiti – sempre a braccetto delle ‘indrine che ha lasciò un bilancio sfasciato (perché loro mica alzano le tasse), una m5 + m4 inutili e costosissime (che assicura bilanci sfasciati negli anni a venire), opere fantastiche come il tunnel del Portello o i grattacieli lucidi (per ora) occupati dai finanziatori altrimenti sarebbero deserti coem il Sahara…
      Hai descritto esattamente la Milano che i “movimenti” anni ’6′/’70 contrastarono… solo che persero. E hanno vinto ladri, delinquenti & imbecilli.

      • sul nulla nel nulla dal nulla · lunedì, 14 marzo 2016, 3:46 pm

        Quella venuta fuori dopo piazzale
        Loreto insomma, vedi, caschi a fagiolo.

      • jules.b · lunedì, 14 marzo 2016, 4:27 pm

        AHAHAHAHAHAHAH!
        Bella lì… ma che vi si accopperà che Sarajevo sembrerà un resort dei Caraibi è sicuro: non c’è bisogno che vi agitate saltellando come fessacchiotti che vogliono farsi notare. Arriva, arriva.

      • sul nulla nel nulla dal nulla · lunedì, 14 marzo 2016, 5:02 pm

        Prendi le iniziative
        che desideri io non
        abito qui.

      • jules.b · martedì, 15 marzo 2016, 8:54 am

        io non
        abito qui.

        Dovresti rileggerti… tanto per attestare che schiacciare merxe come te moralmente ha lo stesso peso di scacciare mosche?
        Non serve: ne sono già convinto.

      • sul nulla nel nulla dal nulla · martedì, 15 marzo 2016, 11:55 am

        Sig. jules.b io non posso che ringraziarla a questo punto sempre virtualmente mi ha insegnato molte cose e inoltre ho scoperto di avere delle caratteristiche che non immaginavo grazie a lei.
        Le prometto di cambiare, dico seriamente.

  13. robadaniente · lunedì, 14 marzo 2016, 2:20 pm

    CARO Lerner, ora un bel libro “Milano1968, Movimento Studentesco, la storia”…sì ci starebbe proprio, forza mettiti all’opera, prima che scompaiano, che peso hanno avuto, quali risvolti, quanti voltagabbana, ecc. ecc. quanti ora politici mimetizzati,

  14. VICHILICS OSPITE DAL MARCHESE DI PIETRAFORTE MASSIMILIANO PALOMBARA · lunedì, 14 marzo 2016, 2:19 pm

    figurati se non si puo’ tenere insieme Hegel e Stalin , se si tengono insieme D’Alema e Renzi .
    D’Alema si rende antipatico , lo fa apposta per far prendere piu’ voti Renzi , tanto lui ha tutto da guadagnare e’ appeso a Renzi come una zecca

  15. al · lunedì, 14 marzo 2016, 1:40 pm

    E quaranta anni dopo, non sarebbe ora di riprendere in mano l’eredità di marx senza rinnegare tutto e gettare via il bambino insieme con l’acqua sporca?
    O dobbiami arrenderci all’economia-ideologia dominante e diventare tutti renziani?

  16. Vergogna Sindacale: Impiegato Comunale di PG con 651.000euro di pensione senza aver pagato i contributi. · lunedì, 14 marzo 2016, 1:02 pm

    L’Inps ha i conti in rosso ma ai figli degli statali paga le vacanze all’estero

    Mantenuto il privilegio previsto dall’Inpdap, anche se il buco è di 13 miliardi: campus e corsi di lingua estivi per 35mila ragazzi
    Antonio Signorini – Dom, 13/03/2016 -

    La vacanza finanziata con i soldi della previdenza è infatti offerta esclusivamente ai figli di lavoratori pubblici, attivi o in pensione.
    (NON ai figli dei lavoratori del privato, che tutavia devono pagarla ai fiogli dei pubblici ndr).

    L’Inpdap, l’istituto di previdenza pubblica CARICO DI DEBITI, nel 2012 è stato inglobato dall’Inps, a CARICO dei lavoratori del privato.

    La fusione del mondo pubblico con quello privato non ha portato a una omologazione dei trattamenti e così le vecchie vacanze per i figli degli statali sono state confermate anche dalla gestione Inps, che non aveva e non ha niente di simile per i figli dei dipendenti privati.

    L’offerta è rivolta a studenti della scuola secondaria superiore, per soggiorni da effettuare tra giugno e agosto in Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Germania e Spagna. L’Inps paga aereo, transfer dall’aeroporto, corso, college, vitto e assicurazione.

    Diritto acquisito, prestazione pagata con i contributi è l’obiezione che si potrebbe fare.

    Giusto, se non stessimo parlando di una gestione, quella dei pubblici dipendenti, che non sta in piedi da sola e che, seguendo una logica di equità, non potrebbe permettersi lussi.

    Il rosso dell’Inps sfiora i 13 miliardi di euro e la gestione delle pensioni pubbliche contribuisce a questo sbilancio per quasi sei miliardi di euro.

    Sono i privati a tenere su la previdenza. E le vacanze dei figli se le pagano di tasca propria.
    ==================================

    BELLA LA DEMOCRAZIA STATALISTA SOCIALISTA.
    I soldi miei sono miei, mentre i tuoi sono nostri.

    Piu’ fessi degli italiani esistono forse in manicomio, forse?

  17. ma va?? · lunedì, 14 marzo 2016, 12:27 pm

    ..Molti fra i suoi più devoti seguaci sono entrati a far parte della classe dirigente cittadina, e ne hanno conservato l’impronta culturale.

    Si vede, tutta una massa de fii de na’ …………

  18. jules.b · lunedì, 14 marzo 2016, 12:09 pm

    Lerner ci teneva a notificare pubblicamente che è una vita che non capisce un ca22o… e come doveva vestirsi nel 1968 uno che aveva 32 (trentadue) anni? Come un pirletta del liceo? Era il 1968, non questi anni di imbecilli che si credono “ragazzi” a 40 anni.
    Patetico…

  19. tsè · lunedì, 14 marzo 2016, 11:52 am

    Mbò, un borghese affronta da borghese il problema di sottomettere il movimento all’ideologia promuovendo una organizzazione autoritaria ed anche piuttosto persecutoria verso i dissidenti ( si ricordano le sedute di autocritica ? )

    Stalin serviva a legittimare questa operazione (una linea, non cento fiori), a mettere in un angolo Capanna e, con una certa paraculaggine, ad accattivarsi le simpatie dei vecchietti che passavano la giornata nelle sezioni del PCI – o al bar accanto ( si ricorda tal Alberganti ? )

    (per tacere del ruolo di polizia politica assunto dai katanga)

    amen.

    • Roberto Peretta · lunedì, 14 marzo 2016, 7:59 pm

      “[...] sedute di autocritica [...] “?

      “[...] una certa paraculaggine [...] “?

      “[...] accattivarsi le simpatie dei vecchietti [...] “?

      Mai firmarsi, eh? Mai dire con nome e cognome chi stia scrivendo?

      Soprattutto, mai e poi mai fornire alcuna prova di quel che si scrive…

      Amen ;-)

  20. Mastro Titta · lunedì, 14 marzo 2016, 11:16 am

    Di certo Luca Cafiero racchiude in ma non solo, che inspiegabilmente volle farsi erede delle tendenze staliniste da cui andava distaccandosi in quegli stessi anni il Pci

    Iniziamo a farci delle domande:

    sè il mistero di un vasto settore del movimento studentesco milanese, per lo più di estrazione borghese.
    Ovvero abbiamo qui un figlio di papà annoiato. Un fancazzista. Perché all’epoca i “non solo. erano lo 0.01 per mille.

    Concorderei sullo stalinismo. Al georgiano, fregava un emerita cippa della politica, gli oppositori li ammazzava.

  21. roncoglilandia · lunedì, 14 marzo 2016, 12:23 pm

    Deputato per il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo dal 1979, venne poi candidato dal PCI nelle elezioni del 1983, come indipendente, nel collegio elettorale di Napoli. Fu eletto deputato, ottenendo un numero di preferenze tale da superare, in alcune circoscrizioni, il capolista Giorgio Napolitano.

    Bella coppia di traditori

  22. Mastro Titta · lunedì, 14 marzo 2016, 12:37 pm

    Ma davvero?

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