Un profugo obbediente per ogni disobbediente espulso: l’assurdo “scambio di prigionieri” Ue

sabato, 19 marzo 2016

L’accordo raggiunto ieri fra i 28 membri dell’Ue e la Turchia è una presa in giro di cui gli stessi estensori sono ben consapevoli. Tanto è vero che mettono le mani avanti, dichiarando già che applicarlo sarà molto complicato. Probabilmente da lunedì i telegiornali ci trasmetteranno qualche trasferimento forzato all’indietro di profughi dalle isole greche alla Turchia, per saziare l’opinione pubblica europea spaventata dall’”invasione”. Con la promessa che non si tratterà di espulsioni di massa, figuriamoci. E magari col contentino umanitario di far partire da Ankara un charter di profughi “buoni”, scelti a casaccio fra i milioni che ancora non hanno provato a fuggire illegalmente verso nord.
Questo scambio uno contro uno tra fuggiaschi disobbedienti (respinti) e obbedienti (ammessi) non si verificherà mai. Lo sanno tutti. Il segretario di stato vaticano Parolin lo definisce “umiliante”, e ha ragione. La demagogia delle classi dirigenti intente a dilazionare soluzioni inevitabili che scontentano però i rispettivi elettorati, stavolta ha partorito un escamotage particolarmente odioso, oltre che macchinoso.
L’accordo europeo con Erdogan perché faccia il lavoro sporco possibilmente a nostra insaputa, ricorda quello stipulato dall’Italia con Gheddafi otto anni fa, nel 2008. Com’è andata a finire, lo sappiamo tutti. E difatti nessuno si illude di aver frenato l’ondata migratoria, solo si aspetta di vedere quali altre vie d’accesso prenderà. Ammesso e non concesso che ieri la rotta balcanica sia stata sigillata. Io ne dubito.

203 Commenti

  1. i fasti dell’antico regno di Polonia, dal Baltico al mar Nero · sabato, 19 marzo 2016, 11:35 am

    Come recita quel bizzarro adagio britannico: “le cronache riferite dai giornali sono tutte veritiere, tranne quelle che raccontano dei fatti cui hai assistito direttamente”. Quantomeno, le cronache non sono sempre complete. Orbene, lo scorso 17 marzo, a Kiev, nel 25° anniversario del referendum che in Urss aveva visto la schiacciante vittoria del Sì al mantenimento dell’Unione Sovietica, un meeting della coalizione “Opposizione di sinistra” (cui partecipavano in maggioranza persone anziane) a favore di quei risultati poi disattesi dalla dirigenza eltsiniano-gorbacioviana, era stato attaccato alla maniera fascista da “attivisti civili” del battaglione neonazista Azov. Nel corso dell’assalto, che la polizia si era ben guardata dall’ostacolare, un anziano era stato colpito alla testa; ma l’autoambulanza, avvertita dai manifestanti, aveva preso tutto il tempo possibile prima di arrivare sul posto. E lo stesso 17 marzo, gli “azovisti” si erano affrettati a tessere le lodi di se stessi, per aver “disperso un meeting dei separatisti”, come vengono definiti in Ucraina non solo milizie e civili del Donbass, ma tutti coloro che manifestano la pur minima resistenza e opposizione al potere golpista. Sin qui la cronaca. Oggi l’agenzia Novorosinform pubblica alcuni video dell’accaduto, che testimoniano come, ancora una volta, i fascisti si siano comportati da par loro: vero che i neonazisti di Azov hanno attaccato il meeting; vero che hanno pestato diversi anziani. Ma i baldi giovani di Azov, che nell’occasione non avevano rispettato la regola fascista del 10 contro 1, sono stati respinti a suon di legnate e messi in fuga da anziani pensionati per nulla intimoriti dalla provocazione. In questo i neonazisti ucraini non si differenziano dallo “stile” fascista classico: “prodi” e baldanzosi quando hanno le spalle protette dalla forza dello stato; pavidi e pronti alla fuga quando gli assaliti non si lasciano intimorire. Come a Scandicci nel marzo o a Sarzana nel luglio 1921, oppure a Parma nell’agosto 1922; così oggi in Ucraina, quando le armi (o i bastoni) sono pari, i fascisti se la danno a gambe.

  2. picodepaperis · sabato, 19 marzo 2016, 11:22 am

    Incomincio a propendere per il “SI”.

    L’aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei nostri mari non è in alcun modo direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in concessione a società private – per lo più straniere – la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti. Questo significa che le società private divengono proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credano. 

    Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto. Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty. Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro. 

    leggi tutto
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=94166

  3. Nicola · sabato, 19 marzo 2016, 11:08 am

    Qui Haisam Sakhan, l’amichetto con cui gad lerner improvvisava siparietti sulla ‘lotta per la democrazia in Siria’, tra spie e integralisti wahhabiti che nel salottino tv del libanese, disquisivano di come uccidere i siriani per far trionfare la demokhazaria dei sauditi e dei lerner:
    http://mobile.nytimes.com/2016/03/15/world/europe/syrian-asylum-seeker-linked-to-mass-execution-is-arrested-in-sweden.html

  4. 17 marzo 1991 · sabato, 19 marzo 2016, 11:07 am

    Come sappiamo bene alle nostre latitudini, i referendum vengono indetti perché in alto si sia sicuri di fare esattamente il contrario di quanto espresso dalla “volontà popolare”.
    Il 17 marzo 1991 in Urss si tenne un referendum per la conservazione o meno dell’Unione Sovietica, pur con un rinnovato accordo tra le Repubbliche. Oltre il 76% (il 71% in Russia) dei votanti si espresse per la conservazione dell’Unione; a fine anno, nella ormai tragicamente famosa “notte di sbornie” del 8 dicembre nella Belovezskaja pusa, i presidenti di Russia, Bielorussia e Ucraina, Boris Eltsin, Stanislav Suskevic e Leonid Kravcuk decisero il contrario e non persero tempo a informarne la Casa Bianca.
    Oggi, secondo un sondaggio condotto a inizio marzo dall’ufficiale VTsIOM, la maggioranza (64%) dei russi intervistati voterebbe nuovamente per la conservazione dell’Urss. Secondo le età, le percentuali variano dal 47% tra i 18-24enni al 76% tra gli ultrasessantenni. Contrari si dichiarano il 20% degli interpellati. Tra i principali colpevoli del mancato rispetto della “volontà popolare”, gli odierni russi indicano la compagine di Boris Eltsin (13%), deputati e governo (17%) e Mikhail Gorbacev (27%); il 36% considera anzi la fine dell’Urss come il principale errore commesso dall’ex presidente sovietico. Appena il 2% incolpa gli Stati Uniti.
    Il referendum del 17 marzo 1991 era stato preceduto, per gran parte del 1990, dalla cosiddetta “parata delle sovranità”, per cui le varie Repubbliche, a partire da quelle baltiche, fino alla Russia, avevano adottato “Dichiarazioni di sovranità nazionale”, mettendo in discussione la priorità della legislazione federale su quella repubblicana e, con ciò stesso, mandando in crisi la già traballante economia sovranazionale. Come ricordava ieri l’agenzia nnm.me, nell’aprile 1990, l’Urss adottava la legge relativa alle modalità di uscita delle Repubbliche dall’Unione. Nel dicembre successivo, proprio per cercare di mettere un freno alla “parata delle sovranità”, il Congresso dei Deputati del popolo dell’Urss (massimo organo di potere dal 1989 al 1991) approvava la risoluzione “Sul concetto generale del nuovo accordo dell’Unione e le modalità della sua conclusione”: in pratica, il piano di uno stato federativo basato sull’unione volontaria di Repubbliche sovrane. In ogni caso, il vertice statale (Gorba?ev in testa) decideva per il referendum. Dopo che 1.665 delegati su 1.816 al quarto Congresso dei Deputati del popolo aveva optato per la conservazione dell’Urss, il 16 gennaio 1991 il Soviet Supremo adottava la risoluzione sull’organizzazione del referendum: il primo e l’ultimo in settant’anni di storia dell’Unione Sovietica.
    La consultazione si tenne in 8 delle Repubbliche sovietiche – Russia, Ucraina, Bielorussia, Uzbekistan, Azerbajdžan, Kirghizia, Tadžikistan, Turkmenistan – e in alcune delle Regioni autonome (Abkhazia, Ossetia meridionale, Gagauzia, Transdnestria) facenti parte di Repubbliche sovietiche – Lituania, Lettonia, Estonia, Georgia, Armenia e Moldavia – in cui il referendum non si teneva, perché vi era stata già proclamata (o ci si apprestava a farlo) l’indipendenza.
    Su poco meno di 186 milioni di sovietici aventi diritto al voto, parteciparono quindi al referendum 148 milioni e 574mila cittadini: 113 milioni e 512mila (76,4%) si espressero per il sì alla conservazione dell’Unione; 32 milioni e 304mila (21,7%) per il no. Nella Repubblica federativa russa, il sì raggiunse il 71,34%; in Ucraina il 70%; in Bielorussia l’82,7%; nelle repubbliche centroasiatiche si andò dal 93,3% dell’Uzbekistan al 97,9% del Turkmenistan.
    Ma poi venne il “golpe immaginario” – come lo definì l’ultimo Presidente del Soviet Supremo dell’Urss, Anatolij Lukjanov – dell’agosto che, volente o nolente, contribuì all’ascesa di Boris Eltsin. L’8 dicembre 1991, gli artefici delle “sovranità” si infischiarono bellamente di tali percentuali e proclamarono la cosiddetta Comunità degli Stati Indipendenti e il 12 dicembre il Soviet Supremo della Repubblica federativa russa adottò la risoluzione “Sulla denuncia dell’Accordo sulla formazione dell’Urss”. In pratica, come stabilì la Duma russa alcuni anni dopo, nella pusa di Beloveza, al confine tra Bielorussia e Polonia, fu denunciato un accordo internazionale della Federazione russa – cioè l’accordo di Unione sottoscritto da tutte le Repubbliche in base alla Costituzione sovietica – che, secondo la Convenzione di Vienna del 1969, non poteva essere denunciato. Comunque la si volesse girare, la “notte brava” di Eltsin, Suskevic e Kravcuk non si basava su alcun fondamento del diritto, ma solo su quelli della forza. Una forza che veniva da 70 anni di tentativi internazionali di abbattere quello che un tempo era stato, per alcuni decenni, il primo (per essere precisi, il secondo, avrebbe detto Lenin: dopo la Comune di Parigi) esperimento al mondo di uno stato degli operai e contadini. Con cinquant’anni di ritardo, si compiva il complotto per cui, alla fine degli anni ’30, i diversi gruppi di opposizione in Urss erano stati accusati di collusione con i servizi segreti nazisti, giapponesi, polacchi: smembramento dell’Urss, restaurazione del capitalismo e scorporamento dei territori delle diverse Repubbliche sovietiche.
    Ecco che oggi, quello scorporamento, assume la veste di un progetto di Confederazione tra Ucraina e Polonia: “il sogno di sempre dell’aristocrazia polacca: feudatari polacchi e servi della gleba ucraini”, commenta l’ultimo direttore della ex-corazzata propagandistica gorbacioviana, Moskovskie Novosti, l’osservatore politico Vitalij Tretjakov, non certo acclamatore entusiasta del periodo sovietico. Tra un paio d’anni l’Ucraina sarà pronta per il “progetto che Kiev e Varsavia, sponsorizzati da Washington (ma no?!) stanno discutendo da almeno un anno e mezzo”, scrive oggi Pravda.ru: uno stato federato con capitale, presumibilmente, nell’ex polacca L’vov. L’annuncio è stato dato proprio ieri, nel corso della conferenza dal titolo eloquente “Militarizzazione della Crimea occupata come minaccia alla sicurezza internazionale”. Secondo fonti ucraine, il sogno del presidente polacco Andrzej Duda sarebbe quello di inglobare nella futura entità – federata o confederata: qui le visioni polacca e ucraina si dividono – anche le repubbliche baltiche, rinverdendo così i fasti dell’antico regno di Polonia, dal Baltico al mar Nero. A mantenere ancora le distanze dal progetto, scrive Pravda.ru, rimane pur sempre il macello della Volinija, quando le SS ucraine di Stepan Bandera e Roman Sukhevic, tra il 1942 e il 1944 massacrarono tra 600 e 900 mila polacchi, oltre che centinaia di migliaia di ebrei, ucraini e soldati sovietici.
    E ieri, in occasione del 25° anniversario di quel referendum del 17 marzo 1991, i neonazisti ucraini hanno voluto rimarcare lo spirito “democratico e europeista” che li anima. I bravi del battaglione Azov, reduci dalla brutta figura del giorno precedente a Riga, quando erano stati sloggiati persino dal corteo dei nazisti autentici delle ex Waffen SS lettoni, hanno voluto prendersi la rivincita, alla maniera fascista, aggredendo gruppi di anziani che, a Kiev, stavano per l’appunto celebrando la ricorrenza del referendum. Nonostante il meeting fosse autorizzato, non era protetto dalla polizia (ma guarda!), così che gli squadristi, secondo il metodo classico, si sono trovati di fronte solo anziani indifesi e hanno “eroicamente” e in tutta tranquillità disperso la manifestazione, spaccando la testa a uno dei partecipanti.

  5. O cosi o a casa · sabato, 19 marzo 2016, 10:58 am

    Il Ministero della Salute russo ha proposto di obbligare tutti gli stranieri che entrano nel paese a presentare una polizza assicurativa medico-sanitaria per la copertura massima di 26 mila euro per un periodo non inferiore a tre mesi.
    Le modifiche alla legge «Sulle modalità d’ingresso e uscita dalla Federazione Russa» sono state sottoposte al dibattito pubblico. Allo straniero, che non presenterà la polizza al posto di confine, sarà vietato l’ingresso nella Federazione Russa. Come indicato nel documento stesso, la polizza deve essere rilasciata in russo e (o) inglese e contenere un elenco dei rischi assicurativi e il numero di telefono che può essere contattato nel caso di traumi, improvvise malattie acute, avvelenamenti, deterioramento della malattia oppure morte dell’assicurato.Secondo le stime dei giornalisti, il prezzo della polizza per i non residenti potrebbe raggiungere i 130 euro.

  6. Il cane si morde la coda. · sabato, 19 marzo 2016, 10:46 am

    Il denaro è troppo importante per lasciarlo ai banchieri. Non c’è nessuna ragione di dare a un gruppo privato il lucroso monopolio della creazione di moneta; questo non dovrebbe essere altro che quel pubblico servizio che la maggior parte della gente erroneamente crede che sia. Inoltre, la privatizzazione della creazione di moneta consente ad alcune grosse banche ed istituzioni finanziarie, non solo di trarre profitto da semplici scritture contabili, ma di drenare denaro dall’economia in favore dei loro compari, a scapito del bene pubblico .
    Le persone normali riescono ad ottenere i finanziamenti di cui hanno bisogno solo a costo di interessi onerosi, se non insostenibili. Il pagamento degli interessi di questi prestiti nutre la macchina della finanza di Wall Street, rappresentata dalla classe degli ultimi creditori: il famigerato “un per cento” di privilegiati che guidano a loro piacimento ed arbitrio non solo l’economia, ma ovviamente anche la politica mondiale che dell’Alta Finanza è diventata la serva e la schiava. Quello che non va nel sistema monetario attuale è che una Banca Centrale qualsiasi emetta moneta a debito dello stato comportandosi cioè come un qualsiasi istituto di credito ordinario.
    Infatti prendendo sempre per esempio la BCE l’emissione fisiologica di altra moneta nuova, o fresca, avviene attraverso un meccanismo di indebitamento nato con la creazione della Banca d’Inghilterra. L’istituto Centrale europeo immette nel circuito monetario banconote prestandole alle banche, le quali, a loro volta, prestano il denaro ricevuto sfruttando due canali: o acquistando titoli di stato del debito sovrano, o prestando quanto ricevuto dalla Banca Centrale a soggetti privati: imprese o singoli cittadini. In questo campo la BCE non ha nessun tipo di strumento per costringere le banche di credito ordinario a prestare denaro a nessun soggetto: gli istituti sono totalmente liberi di fare quello che vogliono. Se andiamo ad analizzare tutto ciò vediamo chiaramente che la BCE presta a banche quindi indebita la collettività del quantitativo di moneta prestato. Le banche ordinarie, a loro volta, o prestano agli Stati acquistando come investimenti titoli del debito pubblico (quindi indebitano la collettività per la seconda volta), oppure prestano ai privati quindi la collettività è indebitata per la terza volta. Il meccanismo perverso genera solo una montagna di debiti che sarà impossibile poter estinguere, a meno di pagare un debito con un altro debito! Oppure, cosa migliore, non riconoscendolo più ed interrompendo questo gioco al massacro. Intorno agli anni trenta del secolo scorso, un esperimento fu posto in essere nel comune di Worgl in Tirolo. Il Sindaco Michael Unterguggenberger fece emettere dal comune dei certificati con i quali pagava i lavori pubblici ed i dipendenti: la “moneta” era dotata di un piccolo casellario sul retro in cui per mantenerne la validità, doveva essere apposto ogni mese un bollino che ne prolungava la validità pari all’1% del valore nominale. Se veniva spesa non c’era bisogno di applicare bollini. Se invece veniva depositata nella filiale della Cassa di risparmio (Sparkasse), coinvolta dal comune nell’operazione, il bollino lo pagava la banca ed al depositante veniva riconosciuto anche un piccolo interesse. Con la stessa moneta si potevano anche pagare le tasse al comune. Dopo poco tempo la disoccupazione era vinta, e moltissime opere pubbliche erano state realizzate usando soltanto un terzo dei certificati che l’ente pubblico aveva predisposto per l’emissione. Ben 400 altri comuni austriaci volevano consorziarsi per fare altrettanto.
    Adesso indovinate cosa successe?
    La Banca Centrale austriaca intervenne decidendo, presa dal panico, di far valere i suoi diritti di monopolio ponendo fine all’esperimento: ovviamente!!
    Che il sistema monetario attuale non sia più idoneo lo hanno compreso tutti: quello che è orrendo è costatare che una cricca di usurai e di “giganti della malavita” vogliono che esso non cambi in quanto le loro fortune sparirebbero dileguandosi come neve al sole.
    Nazioni come la Federazione russa e la Cina stanno lavorando per cambiare il sistema facendo ritornare il dollaro al ruolo di moneta nazionale e togliendo, alla valuta americana, il privilegio di essere moneta super partes a livello di scambi internazionali. Ma sebbene stiano pensando a soluzioni molto meno radicali e più edulcorate (come il riaggancio delle valute ad una riserva frazionaria in oro obbligatoria per le Banche Centrali per ridare credibilità e fiducia alle monete) i loro progetti sono visti con inquietudine dagli USA che sarà sì l’unica super potenza mondiale rimasta e sopravvissuta, ma che non vuole cambiamenti radicali che li mettano in condizione di tornare ad essere una nazione qualunque in un consesso di uguali. Per gli ambienti amerikani apolidi e mondialisti dell’Alta Finanza sarebbe una cosa intollerabile: una vera bestemmia! Insomma proprio gli amerikani che non fanno altro che parlare di democrazia, non vogliono la “democrazia integrale” e veritiera che, attraverso una moneta giusta possa permettere ad ogni stato di godere di quella dignità, quella felicità e di poter esercitare il suo diritto all’esistenza ed alla vita senza prevaricazioni, prepotenze, usure e violenze a danno di nessuno.

  7. Mastro Titta · sabato, 19 marzo 2016, 10:17 am
    • ................. · sabato, 19 marzo 2016, 10:32 am

      Il FMI aveva il compito di vigilanza sulla stabilità monetaria con l’obiettivo di costruire in prospettiva un commercio internazionale aperto e multilaterale. Oggi quello che era soltanto un obiettivo tendenziale ha strumenti come WTO (World Trade Organisation) che in pratica ingessa e costringe quasi tutti gli stati dentro un sistema ultraliberistico.
      Anche la Funzione del FMI si è profondamente involuta. Esso concede sì sempre prestiti, ma lo fa arrogandosi una serie di controlli sull’economia dei paesi richiedente asfissiante ed imponendo clausole vessatorie ed assolutamente orientate verso principi ispirati dal “pensiero unico” ed ultra liberistico. Per esempio imporre una drastica riduzione della natalità in senso maltusiano; oppure costringendo alla privatizzazione della distribuzione dell’acqua potabile da assegnarsi a determinate multinazionali, ben note, con una lievitazione dei costi della vendita dell’acqua insostenibili per popolazioni di paesi poveri o in via di sviluppo.
      Altra cosa assolutamente rivelatrice di chi comandi all’interno del Fondo è che fino al 2007 la carica di Direttore Generale del Fondo è sempre stata ricoperta da un americano. In quella data fu nominato DG il francese Dominique Strauss – Kahn, a cui nel 2011 succedette Christine Lagarde fino ad allora Ministro dell’Economia e dell’Industria francese.
      I vari diritti di prelievo permettevano agli stati, in situazione di disavanzo, di poter accedere a prestiti.
      Tutte le valute dei vari stati dovevano essere convertibili in dollari in quanto i commerci internazionali prevedevano pagamenti solo in dollari. Ad esempio i prezzi delle materie prime (il petrolio in primis) erano tutti espressi in valuta degli USA. In più tutte le banche centrali dei vari paesi (chi ne era privo doveva provvedere monete erano obbligate a mantenere un cambio fisso con il dollaro. Se il cambio saliva o scendeva gli istituti avevano l’obbligo del riallineamento con operazioni di vendita o di acquisto di valuta. Siccome ormai lo stato egemone erano gli USA la Federal Reserve americana era esclusa da operazioni di questo genere, immaginate cosa questo poteva significare! Tutte le altre monete diventavano sottoposte e schiave del dollaro! La Federal inoltre, ha potuto stampare quantità di moneta a piacimento senza assolutamente influire in maniera negativa sull’inflazione interna: ha cioè esportato inflazione caricandola sull’economia mondiale!
      La svalutazione di una qualsiasi moneta (dollaro sempre escluso) poteva essere effettuata solo dietro approvazione del FMI e sotto la sua vigilanza e soltanto per motivi strutturali. Nessuno poteva avere vantaggi sugli altri e nessuno poteva diventare competitivo, quindi dare ossigeno alla propria economia nazionale, se il FMI non concedeva la sua autorizzazione.
      Per avere un riferimento costante si stabilì un livello di valore del dollaro agganciato all’oro: 35 dollari per un’oncia troy d’oro.
      Per funzionare questo sistema necessitava solo di un minimo di barriere tra i vari stati per facilitare gli scambi internazionali: oggi gli effetti diretti derivanti da questi accordi, sono l’abolizione delle barriere doganali, la rimozione dei dazi d’importazione, l’imposizione a moltissimi stati della monocultura di produzione.
      In totale tangibilmente ormai assistiamo alla riduzione della economia mondiale ad un’unica enorme catena di montaggio. I paesi più poveri devono lavorare per fornire manufatti a costi ridicoli per i più ricchi e diventare sempre più poveri per poter far diventare i pochissimi sempre più ricchi.
      Inoltre ormai gli stati non contano più niente, tutto sta passando nelle mani delle multinazionali che, a colpi di fusioni e incorporazioni, stanno riducendosi ad un numero sempre più piccolo e sempre più controllate da un potere bancario più invasivo ed opprimente.
      Chi davvero aveva capito quale abisso si stava per spalancare era stato Pio XI che il 15 maggio del 1931 pubblicò la Quadragesimo anno una lettera enciclica che commemorava il quarantesimo anno della pubblicazione della Rerum Novarum di Leone XIII.
      In essa Pio XI metteva in risalto lo stretto legame esistente tra l’etica e l’economia: la seconda aveva bisogno di una spina dorsale etica per evitare che diventasse il mezzo di sfruttamento e di riduzione in schiavitù dell’umanità. E questo veniva motivato sia dai principi espressi nel Vangelo, sia da quelli insiti nell’etica naturale. Il pontefice, veramente ispirato dallo Spirito Santo, evidenziava i danni che derivavano alla società ed alla dignità umana, sia da parte di un capitalismo che sarebbe diventato sempre più avido e famelico, sia dal comunismo totalitario repressivo ed annullatore della dignità umana. La via per il superamento di questo dualismo perverso, secondo il Pontefice era la ricostruzione di un ordine basato sul principio della solidarietà e delle sussidiarietà.
      Il problema più grave che Pio XI metteva bene in evidenza era proprio lo strapotere delle banche ed il loro ruolo nella attività economica generale.
      Le persone comuni rimangono di stucco quando si sentono dire che la maggior parte del denaro non viene emesso dallo stato, ma in realtà creato dal nulla dalle banche: in effetti quando una banca privata qualunque presta del denaro non fa che accreditare su un conto una somma, la quale altro non è se non una mera registrazione di una scrittura contabile. Quel denaro praticamente non esiste ed entra nella disponibilità del debitore soltanto attraverso un impulso elettronico che accredita il medesimo, come dicevamo prima, su un conto prefissato.
      L’interesse che la banca carica come onere sulla somma, produce profitto netto all’istituto il quale non fa assolutamente niente: a confronto di questa massa di denaro debito creato dal nulla dalle banche, il denaro stampato dalla Banca Centrale dello stato, cioè le banconote, sono una quantità infinitesimale.
      Ovviamente anche la carta moneta è emessa a debito del cittadino: oggi la BCE emette Euro stampando dei pezzi di carta e prestandoli alle Banche che devono comunque pagare un tasso di interesse all’emittente ed incassando la plusvalenza tra costo reale della banconota (carta, inchiostro, costo tipografico per la stampa) ed il suo valore nominale in essa stampato: questo si chiama signoraggio, che guarda caso va a debito della collettività e ad utile della banca. Faccio notare come dalle banconote siano scomparse due cose importanti, che una volta erano presenti in tutti i biglietti di banca del mondo: uno la dicitura “pagabile a vista al portatore”, l’altra la formula “la legge punisce i fabbricatori e gli spacciatori di biglietti falsi”.
      La prima formula era il retaggio di quando la moneta era rappresentativa di una identica quantità d’oro depositata nei forzieri della Banca Centrale per cui un cittadino qualsiasi poteva presentarsi allo sportello della medesima e pretendere la consegna della quantità corrispondente di oro. Il realtà la formula è rappresentativa di una cambiale tanto è vero che sotto la dicitura c’era la firma del Governatore della Banca Centrale emittente.
      La seconda formula era relativa al fatto che non si potessero riprodurre e smerciare quei biglietti di banca, quella specifica banconota in quanto biglietti a corso legale, ma niente e nessuno teoricamente, impediva di emettere e far circolare banconote diverse che venissero accettate dalla collettività come tali.

      Negli Euro la formula è scomparsa ed è stata sostituita con un copyright: la moneta come opera dell’ingegno, cioè essa viene equiparata ad un brevetto, ad un’opera d’arte, ad un’esclusiva giornalistica …. pare di sognare!
      Tutti ormai sappiamo che le Banche Centrali sono private: i loro azionisti sono altre banche, la cui proprietà e di soggetti privati. La BCE non fa naturalmente eccezione: è infatti di proprietà di altre banche Centrali nazionali, le quali sono di proprietà di istituti privati e le cui azioni sono quotate in borsa.
      L’idea di concedere il diritto esclusivo di battere moneta a soggetti privati si concretizzò per la prima volta in Inghilterra, il 27 luglio 1694 quando il sovrano stipulò un vero e proprio patto faustiano concedendo a Patterson ed Young di emettere notes of bank confidando sul fatto che Sua Graziosa Maestà britannica avrebbe onorato il debito tassando i contribuenti.
      Quel giorno fu la fine dell’indipendenza e della sovranità dello stato che passò in mano ai banchieri, o meglio ai banksters.

      • Mastro Titta · sabato, 19 marzo 2016, 11:36 am

        Potevi benissimo postare: sovranità monetaria, fiscale e valutaria non in Italia. Ovvero no democrazia.

  8. Mastro Titta · sabato, 19 marzo 2016, 10:04 am

    L’accordo europeo con Erdogan perché faccia il lavoro sporco possibilmente a nostra insaputa, ricorda quello stipulato dall’Italia con Gheddafi otto anni fa, nel 2008. Com’è andata a finire, lo sappiamo tutti. E difatti nessuno si illude di aver frenato l’ondata migratoria, solo si aspetta di vedere quali altre vie d’accesso prenderà.

    Sulle coste della Libia sono in 450 mila in attesa.

    Altra per gli Italiani che vorrebbero migrare in NZ: dal 1° gennaio chiedono il certificato di buona salute, che deve essere rilasciato da una clinica accreditata al governo: nessuna clinica Italiana c’è nella lista.

  9. tsè · sabato, 19 marzo 2016, 10:01 am

    una cosa è dare rifugio, un’altra, totalmente diversa, dare asilo.

    temo che la normativa europea, pensata per proteggere piccole minoranze di perseguitati sopratutto politici, sia piuttosto incoerente di fronte a un miliardo e mezzo di persone che potenzialmente avrebbero diritto ad essere accolte se arrivassero a presentare domanda.

    perciò i governi sono così caotici nei tentativi di gestire un fenomeno inimmaginato: la quantità diventa qualità etc…

  10. Vassalli, pagliacci & criminali di guerra · sabato, 19 marzo 2016, 9:45 am

    https://www.rt.com/news/336237-turkey-kurds-operation-video/
    Questi video NON si vedranno mai in NESSUN TG del sistema oscurantista Euronazista, il popolo europeo NON deve sapere cosa è la Turchia del criminale ERDOKAN, e nessun pennivendolo ha il coraggio di denunciare simili atrocità pena la perdita del “lavoro” come trombone di Media Sion Informa
    Rispondi

    I giornalisti e conduttori dei TG sono complici di questi crimini di guerra, Lerner, se non dice niente, lei cosi come tutti gli altri, compreso i famosi politici italiani e non, avete la coscenza sporca di sangue.

    • Norimberga 2.0 · sabato, 19 marzo 2016, 9:51 am

      Questo/i servizio/i di RT dovrebbero essere presentati nell’aula del Parlamento Europeo ed in tutti i Parlamenti d’Europa appena un tagliagola del governo Turco osa mettere piede!
      UE= Covo di criminali di guerra che posano sorridenti nelle foto di gruppo
      Norimberga 2.0 è vicina per tutti.

      • il vomito è automatico · sabato, 19 marzo 2016, 10:09 am

        Intanto, Bruxelles assieme a tutti i suoi criminali di guerra, si piega alle richieste di Ankara: clandestini in uscita dall’Europa rimpiazzati dai profughi accolti in Turchia, stanziamento di fondi, abolizione dei visti per i cittadini turchi entro la fine di giugno e l’apertura di nuovi capitoli sui negoziati per l’adesione della Turchia nell’Unione Europea!!, non parliamo poi dell’ISIS, un loro carissimo alleato. Questi qui, sono quelli che comandano l’Europa!?

  11. maestrina · sabato, 19 marzo 2016, 9:36 am

    Avevo deciso di non scrivere più nulla, vista l’inutilità di queste chiacchiere, ma davanti alla decisione dell’Europa sono troppo nauseata per stare zitta. Quanti profughi si possono accogliere in Europa con 6 miliardi? E perché darli alla Turchia? se proprio proprio si devono dare a un governo, anziché approntare strutture in Europa, perché non alla Grecia?

    • tsè · sabato, 19 marzo 2016, 9:50 am

      perchè accogliere in europa significa non ricoverare ed assistere in strutture per il tempo necessario a poter tornare a casa ma integrare permanentemente, autorizzare l’immigrazione.

    • bruno d · sabato, 19 marzo 2016, 4:26 pm

      Era meglio se non scrivevi.

  12. Erdokan il fidanzato di Bruxelles · sabato, 19 marzo 2016, 9:31 am

    5 video drammatici delle “operazioni” della Turchia contro i curdi
    Pubblicato: 19 Mar, 2016 06:42
    Mentre la battaglia tra la Turchia e ribelli curdi continua, RT ha raccolto cinque video che mostrano l’intensità delle operazioni di Ankara e la distruzione che ha lasciato dietro di sé.
    1. ‘bruciati a morte e decapitati in scantinati’
    RT è stata la prima organizzazione dei media da dare accesso alla città turca di Cizre, dove curdi locale ha detto che l’esercito turco bruciato vivo più di 100 persone intrappolate in scantinati. Video filmato mostra rovina, macerie, e gli edifici “assolutamente decimate” in mezzo a una scena “da incubo”.
    https://www.rt.com/news/336237-turkey-kurds-operation-video/

    Questi video NON si vedranno mai in NESSUN TG del sistema oscurantista Euronazista, il popolo europeo NON deve sapere cosa è la Turchia del criminale ERDOKAN, e nessun pennivendolo ha il coraggio di denunciare simili atrocità pena la perdita del “lavoro” come trombone di Media Sion Informa

    • Erdokan il fidanzato di Bruxelles · sabato, 19 marzo 2016, 9:42 am

      2. Le truppe sparano sui civili sventolando bandiere bianche (ATTENZIONE: le immagini grafiche)
      Nel mese di gennaio, le truppe turche hanno aperto il fuoco contro alcuni civili sventolando bandiere bianche nella città di Cizre mentre tentavano di attraversare una strada. Il filmato drammatico mostra le persone mentre sono sparate, con il flusso di sangue che scorre su un terreno. Le vittime sono stati segnalati per essere stati curdi.

      • Erdokan il fidanzato di Bruxelles · sabato, 19 marzo 2016, 9:45 am

        4. Inferno a Diyarbakir
        Filmato rilasciato a marzo 2016 mostra continui scontri tra le forze di sicurezza turche e miliziani del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nel quartiere Sur della provincia di Diyarbakir. La scala di devastazione assomiglia ad una zona di guerra in Siria o in Iraq.

  13. marco · sabato, 19 marzo 2016, 9:29 am

    SE LI LORO ANTENATI INVECE DI PIEGARE LA SCHIENA CINQUE VOLTE AL GIORNO A PREGARE L’AVESSERO PIEGATA PER LAVORARE ORA NON PIANGEREBBERO MISERIA

    L’UNICA COSA CHE PRODUCONO SONO FIGLI A GOGO

    CHE SE LI MANTENGA ALLAH

  14. marco · sabato, 19 marzo 2016, 9:26 am

    MA SMETTETELA DI CHIAMARLI PROFUGHI FATE SOLO RIDERE

    SONO CLANDESTINI CHE VOGLIONO ANDARE A GODERSI IL BENESSERE NORD EUROPEO A SBAFO

  15. sputniknews · sabato, 19 marzo 2016, 9:21 am

    Treno di profughi in SerbiaMigranti, Oxfam critica accordo Ue-Turchia
    © AFP 2016/ Robert Atanasovski
    MONDO
    15:31 18.03.201

    Diciannove organizzazioni impegnate in progetti umanitari per i rifugiati scrivono a Bruxelles: migranti non siano merce di scambio.

    Lettera di denuncia di Oxfam e altre 18 associazioni internazionali che si occupano di rifugiati nelle ore in cui si sta discutendo dell’accordo tra Turchia e Ue per la gestione dei flussi migratori verso il vecchio continente.

    “La decisione di spostare sulla Turchia le responsabilità europee sui migranti significherebbe una messa in discussione dei valori comunitari e l’abbandono degli obblighi di legge fondamentali”.

    E’ quanto si legge nel testo del documento, diffuso nella giornata di ieri alla vigilia dell’avvio dei lavori del terzo Consiglio europeo dedicato al delicato accordo con la Turchia. Secondo le organizzazioni firmatarie, un accordo come quello delineato in queste settimane rischierebbe di rappresentare un precedente pericoloso, “togliendo valore alla normativa che tutela i diritti umani”, chiedendo ai leader europei di non accettare accordi che limitino il rispetto dei diritti fondamentali dei rifugiati.

    Migranti in attesa di un treno per la Serbia (foto d’archivio)
    © AP PHOTO/ BORIS GRDANOSKI
    La rotta balcanica è chiusa. Quale via per l’Europa troveranno i profughi?
    “La decisione di chiudere la cosiddetta ‘rotta balcanica’ è arrivata all’improvviso. l’Unione Europea ha messo da parte i suoi valori per assecondare la politica interna dei diversi stati — è l’opinione di una funzionaria Oxfam — L’Ue e la Turchia dovrebbero lavorare insieme, ma le recenti proposte hanno trasformato la questione migratoria in una sorta di mercato”.

    Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/mondo/20160318/2300559/migranti-oxfam-critica-accordo-ue-turchia.html#ixzz43KseKz1R

  16. ma va? · sabato, 19 marzo 2016, 9:18 am

    Caso strano, proprio ieri pomeriggio e per la prima volta, le autorità turche Erdoganiane hanno intercettato centinaia di migranti a terra e in mare nel tentativo di raggiungere l’isola greca di Lesbo, ha coinvolto la guardia costiera ed elicotteri, il numero totale dei detenuti è stato di circa 3.000.

  17. enrico · sabato, 19 marzo 2016, 9:17 am

    Ma se la Turchia viene pagata perché si riprenda i migranti /richiedenti asilo arrivati non regolarmente in Grecia(UE) per la rotta balcanica, la contraddizione è evidente: allora si dovranno pagare anche tutti gli altri Paesi Nordafricani e del Medio Oriente che pure li lasciano passare (come la Turchia) magari sui barconi, affinchè se li riprendano , pur di nazionalità diversa?
    Rimane comunque un approccio in negativo al dramma che stiamo vivendo.

    Ma gli approcci positivi non mancano.
    E i ‘Grandi’ riuniti a Bruxelles non potevano sperimentare anche a livello europeo l’iniziativa pilota delle Chiese evangeliche e Comunità si S.Egidio per corridoi umanitari?

  18. tsè · sabato, 19 marzo 2016, 9:17 am

    si chiama chi viola la legge ‘disobbediente’, come fosse un bambino testardo che non ascolta i genitori …

    si chiama così perchè si considera in generale la legge una imposizione formale e prevaricatoria piuttosto che l’espressione del patto di convivenza tra cittadini.

    certo un estraneo, non cittadino, non partecipa al patto di convivenza che non ha sottoscritto, ma proprio qui sta il punto.

  19. La politica estera statunitense nel canile europeo · sabato, 19 marzo 2016, 8:59 am
  20. tsè · sabato, 19 marzo 2016, 8:53 am

    legalità ed illegalità non sono che opinioni, evidentemente.

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