<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Gad Lerner &#187; Annunci</title>
	<atom:link href="http://www.gadlerner.it/category/annunci/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.gadlerner.it</link>
	<description>Il blog del Bastardo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 07:44:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Il Dizionario dell&#8217;Olocausto</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2012/01/23/il-dizionario-dellolocausto.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2012/01/23/il-dizionario-dellolocausto.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Dizionario dell'Olocausto (Einaudi)]]></category>
		<category><![CDATA[introduzione di Gad Lerner]]></category>
		<category><![CDATA[Shlomo Schmalzman]]></category>
		<category><![CDATA[Yad Vashem]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=9094</guid>
		<description><![CDATA[Questa è la mia introduzione al &#8220;Dizionario dell&#8217;Olocausto&#8221; (Einaudi) proposto in questi giorni nelle edicole in abbinamento a &#8220;La Repubblica&#8221; e &#8220;L&#8217;Espresso&#8221;. Ho davanti agli occhi la copertina di un mensile ebraico del dicembre 2011 con il titolo: “Olocausto nucleare”. Grazie a un fotomontaggio, il Muro del Pianto vi compare sovrastato dal fungo di un’esplosione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa è la mia introduzione al &#8220;Dizionario dell&#8217;Olocausto&#8221; (Einaudi) proposto in questi giorni nelle edicole in abbinamento a &#8220;La Repubblica&#8221; e &#8220;L&#8217;Espresso&#8221;.</em><br />
Ho davanti agli occhi la copertina di un mensile ebraico del dicembre 2011 con il titolo: “Olocausto nucleare”. Grazie a un fotomontaggio, il Muro del Pianto vi compare sovrastato dal fungo di un’esplosione atomica. E il sommario esplicita per iscritto quella tremenda suggestione: “Ahmadinejad minaccia una nuova Shoà: Gerusalemme come Hiroshima? Chi fermerà la bomba atomica di Teheran?”.<br />
Negli stessi giorni ha suscitato un certo scalpore la messinscena di un gruppo ultraortodosso israeliano: per reagire alle critiche di eccessiva ingerenza nella vita altrui, i suoi aderenti hanno manifestato travestiti con i pigiami a righe fatti indossare dai nazisti ai deportati nei campi di concentramento. Il ricorso al paragone storico infamante con il crimine della Shoah, tanto più infamante se rivolto da ebrei contro altri ebrei, non è certo un inedito. Il primo a farne un uso sistematico nella sua propaganda fu, nel 1951, il leader della destra israeliana Menahem Begin: rivolse esplicitamente l’accusa di essere “nazista”, solo talvolta derubricata in “complice dei nazisti”, niente meno che al primo ministro e fondatore dello Stato d’Israele, David Ben Gurion, colpevole di essere favorevole alla normalizzazione dei rapporti con la Germania sei anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Drammatica fu la lacerazione interiore del giovane Stato ebraico, prima e dopo la firma nel 1952 dell’accordo per cospicue Riparazioni economiche, precedute da una solenne dichiarazione pubblica di contrizione pronunciata dal cancelliere tedesco Konrad Adenauer al Bundestag.<br />
Del resto Menahem Begin non rinunciò mai all’abitudine di citare il genocidio ebraico (in cui erano periti anche i suoi genitori) per denigrare i suoi avversari interni o esterni; neppure quando divenne a sua volta primo ministro d’Israele. Nel 1982 giustificò la decisione di invadere il Libano insistendo sul concetto che “l’alternativa sarebbe una nuova Treblinka”. Va notato che, se possibile, Treblinka è ancora peggio di Auschwitz, perché in quel lager sito poco a nord di Varsavia, dove furono liquidati a centinaia di migliaia i residenti del ghetto, si veniva trascinati senz’altra prospettiva che l’immediata soppressione. Quando Begin si avventurò in un tale paragone storico per legittimare la sua scelta bellica, un anziano sopravvissuto ai campi di concentramento, Shlomo Schmalzman, reagì presentandosi a Gerusalemme nella sede dello Yad Vashem, il sito eretto a memoria delle vittime della Shoah. In quel luogo simbolico Schmalzman iniziò uno sciopero della fame, denunciando come blasfemo l’uso strumentale del genocidio ebraico da parte del premier. Ma in pochi gli diedero retta.<br />
Naturalmente si è propagato per reazione, tra chi vuole manifestare la sua ostilità nei confronti d’Israele, il ricorso al medesimo artificio retorico. Per ferire la sensibilità dell’interlocutore, cosa c’è di meglio che scagliargli addosso la memoria delle sue cicatrici? Poco importa l’incongruità e la sproporzione dei riferimenti (Ramallah come il ghetto di Varsavia, Gaza come Auschwitz…), l’importante è rovesciare sugli eredi delle vittime l’offesa più grave: non siete diversi dai carnefici. Un’assurdità, ma l’ignoranza ne favorisce la propagazione.</p>
<p>A un ebreo come me che ha avuto la fortuna di nascere nove anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, grazie alle provvidenziali scelte migratorie dei suoi familiari, è capitato quindi di vivere sia la fase della dissimulazione che il successivo exploit memorialistico dell’Olocausto. Per intenderci: gli anni in cui senza bisogno di chiedere troppo avevamo introiettato il divieto di acquistare fossero pure solo delle matite “made in Germany”; ma nello stesso tempo era impensabile ottenere notizie sulla famiglia scomparsa del papà. L’imbarazzo con cui venivano accolte le prime testimonianze pubbliche al processo di Gerusalemme contro il burocrate della deportazione Adolf Eichmann, quasi che la loro crudezza le connotasse d’impudicizia. La lettura altrettanto disagevole di Primo Levi. E solo verso la fine degli anni Settanta la rappresentazione di massa, in forma di serial televisivo allestito per il pubblico tedesco, richiamato anch’esso al faticosissimo impegno di trasformare la rimozione privata in memoria collettiva.<br />
Questa seconda fase di apprendimento generalizzato ha coinvolto naturalmente per primo il popolo ebraico, in Israele e nella diaspora; ma con encomiabile rigore vi si è dedicata un’intera generazione di intellettuali democratici tedeschi, figli ribelli della Germania nazista. L’insieme di questa elaborazione ha acquisito un peso crescente nella cultura occidentale, definendo lo spartiacque di una nuova presa di coscienza su temi divenuti cruciali come il razzismo, i diritti universali, il dovere di sanzionare i crimini statali contro l’umanità, il riconoscimento della stessa inedita nozione di genocidio.<br />
E’ opportuno però ricordare che tale presa di coscienza di cui si è impregnata l’intera cultura occidentale, non è riuscita a oltrepassare i suoi confini e anzi ha generato sospetti e resistenze. Se si escludono la Germania e (solo parzialmente) l’Austria, le altre nazioni europee in cui fu perpetrato lo sterminio ebraico si guardarono bene –per convenienze politiche, controversie etniche e pregiudizi religiosi- dal un analogo sforzo di ricostruzione storica. La Polonia fatica tuttora a fare i conti con il suo antisemitismo che precedette e favorì l’immane strage di tre milioni e mezzo dei suoi concittadini; nei paesi baltici e in Ucraina, ma anche in Ungheria e in Romania, vengono onorati come eroi della resistenza anticomunista e patrioti artefici dell’indipendenza molti collaborazionisti del nazismo, senza il cui apporto non sarebbero state possibili dapprima le fucilazioni di massa e in seguito il trasporto verso le camere a gas.<br />
Un moto di ulteriore diffidenza nei confronti della cultura occidentale impegnata a celebrare la memoria dello sterminio ebraico, si è propagato in tutto il Terzo mondo, naturalmente a cominciare dai paesi arabi in guerra con Israele. L’accusa dapprima insinuata e poi resa esplicita è di strumentalità. Ammesso (e non sempre concesso) che gli ebrei d’Europa siano stati vittime di un genocidio, si ribatte che la Shoah verrebbe enfatizzata facendo così torto ad altri popoli sterminati e privilegiando gli ebrei uccisi rispetto alle altre numerose vittime della Seconda guerra mondiale. Dunque la memoria della Shoah sarebbe finalizzata a delineare un’odiosa scala di valori, allo scopo di minimizzare le sofferenze dei nemici dell’Occidente. Ancora una volta ritorna lo stereotipo degli ebrei in grado di utilizzare il potere finanziario e mediatico al mero scopo di propagare un indebito senso di colpa. Sarebbe cioè per calcolo, e non per uno spontaneo bisogno di conoscenza, che proliferano opere letterarie, storiche e cinematografiche sulla Shoah. Ne consegue un’insidiosa sollecitazione alle nuove generazioni occidentali: liberatevi finalmente di questo fardello! E tornano in auge le più grossolane teorie negazioniste senza che l’ormai imponente mole di documentazione esistente sul progetto di distruzione totale dell’ebraismo europeo riesca a debellarle.</p>
<p>Se questo è il quadro a settant’anni di distanza dall’Olocausto, diviene lecito porsi una domanda scomoda. A cosa potrà mai servire la cura di una buona memoria, quando si tratta di cimentarsi con l’inesplicabile? Perché questo è il punto. Proseguire la ricerca storica, la raccolta delle testimonianze, l’elaborazione narrativa del vissuto immedesimandosi nelle vittime e –perché no?- nei carnefici, si conferma un impulso insopprimibile. Negli eventi che trasformarono l’area socialmente più evoluta e culturalmente più raffinata del pianeta in un catastrofico, dissennato teatro di abiezione, riconosciamo la presenza di un male insito nella civiltà industriale che l’ha consentito. Sappiamo che potrebbe ripetersi, e anzi su scala minore si è già ripetuto di nuovo in una regione europea come i Balcani. C’è qualcosa di familiare, una presenza del male che alligna costantemente nella dimensione pubblica e privata delle nostre relazioni. Continuiamo a cercare e a ricercare, lo avvertiamo giustamente come un dovere anche di fronte alle obiezioni velenose di chi nega l’evidenza e propaga in forme nuove lo stesso odio. Eppure, mano a mano che procediamo dobbiamo prendere atto di scontrarci con un mistero, cioè con l’inesplicabile. Fare i conti con la dimensione umana dell’irrazionalità è stata la sfida delle menti migliori del secolo scorso, il secolo dei totalitarismi e dei genocidi, il secolo della Shoah. A noi tocca proseguirla con tenacia quand’anche ci assalga il dubbio che la meta sia irraggiungibile. Per questo abbiamo bisogno di aggrapparci a dei punti fermi, a risultati certi acquisiti nella ricerca. La forma del dizionario si rivela quindi preziosa.<br />
Il Dizionario dell’Olocausto ha la preziosa modestia di un’opera collettiva in cui ciascuno studioso, tutti autorevolissimi, reca il suo sassolino. Perché la memoria non diventi una religione ma si perpetui come indispensabile guida, provvisorio insegnamento.</p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=9094&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2012/01/23/il-dizionario-dellolocausto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>174</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Trio Estrio e Clara Schumann</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2012/01/17/il-trio-estrio-e-clara-schumann.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2012/01/17/il-trio-estrio-e-clara-schumann.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 13:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=9031</guid>
		<description><![CDATA[All&#8217;Infedele di lunedì 16 gennaio 2012 il Trio Estrio composto da Laura Gorna (violino), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini (pianoforte) esegue l&#8217;Andante Opera 17 di Clara Schumann.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;Infedele di lunedì 16 gennaio 2012 il Trio Estrio composto da Laura Gorna (violino), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini (pianoforte) esegue l&#8217;Andante Opera 17 di Clara Schumann.</p>
<p><embed width="480" height="300" flashvars="nielsen=false&#038;fastImpression=false&#038;contentURL=http://videotecahttp.alice.cdn.interbusiness.it/vod/la7it/video/infedele/infedele_cschumann_andante_160112.mp4&#038;autoP=true" allowscriptaccess="sameDomain" wmode="opaque" allowfullscreen="true" quality="high" bgcolor="#000000" name="video_box" id="video_box" src="http://static.la7.it/swf/flvplayer_int_nn_pi.swf" type="application/x-shockwave-flash"></p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=9031&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2012/01/17/il-trio-estrio-e-clara-schumann.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>26</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il magico Ramin Bahrami</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2012/01/11/il-magico-ramin-bahrami.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2012/01/11/il-magico-ramin-bahrami.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 10:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=8930</guid>
		<description><![CDATA[Dall&#8217;Infedele di lunedì 9 gennaio 2012 vi riproponiamo la straordinaria esecuzione di Ramin Bahrami alle prese con il Preludio alla Suite inglese n. 4 di Johan Sebastian Bach.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;Infedele di lunedì 9 gennaio 2012 vi riproponiamo la straordinaria esecuzione di Ramin Bahrami alle prese con il Preludio alla Suite inglese n. 4 di Johan Sebastian Bach.</p>
<p><embed width="480" height="300" flashvars="nielsen=false&#038;fastImpression=false&#038;contentURL=http://videotecahttp.alice.cdn.interbusiness.it/vod/la7it/video/infedele/infedele_bahrami.mp4&#038;autoP=true" allowscriptaccess="sameDomain" wmode="opaque" allowfullscreen="true" quality="high" bgcolor="#000000" name="video_box" id="video_box" src="http://static.la7.it/swf/flvplayer_int_nn_pi.swf" type="application/x-shockwave-flash"></p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=8930&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2012/01/11/il-magico-ramin-bahrami.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>37</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In ricordo di Giorgio Bocca</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2012/01/03/giorgio-bocca-e-la-dignita-del-giornalismo.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2012/01/03/giorgio-bocca-e-la-dignita-del-giornalismo.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 17:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Bartolo Mascarello]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Bocca]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia e Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Livio Zanetti]]></category>
		<category><![CDATA[Lotta continua]]></category>
		<category><![CDATA[Nicoletta Bocca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=8860</guid>
		<description><![CDATA[Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221; Tra i colossi all’apparenza inamovibili che il 2011 ha sradicato, s’è aggiunto, proprio all’ultimo, nel giorno di Natale, il vecchio Giorgio Bocca. Per me era come certi castagni piemontesi che dominano il paesaggio narrato da Cesare Pavese, dal tronco così robusto che ad abbracciarlo non ci riesci, alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;</em><br />
Tra i colossi all’apparenza inamovibili che il 2011 ha sradicato, s’è aggiunto, proprio all’ultimo, nel giorno di Natale, il vecchio Giorgio Bocca. Per me era come certi castagni piemontesi che dominano il paesaggio narrato da Cesare Pavese, dal tronco così robusto che ad abbracciarlo non ci riesci, alla cui ombra sapevi di poterti sempre riparare, e mai pensavi che un giorno venisse giù. La sera che è morto ho stappato un barolo di Bartolo Mascarello, altro piemontese tutto d’un pezzo come lui, che teneva in cantina le sue foto con Nuto Revelli, Natalia Ginsburg, Vittorio Foa, Norberto Bobbio, gli altri maestri di cui avvertiamo la mancanza. L’ottimo dolcetto che Nicoletta, la figlia di Bocca, produce a Dogliani, invece l’abbiamo bevuto alla vigilia del funerale. Ne “Il provinciale”, libro-capolavoro sui vizi e le virtù del miracolo economico italiano, Giorgio Bocca racconta lo stupore dei milanesi, abituati a bere robaccia, quando sulla sua tavola comparivano certe bottiglie squisite e costose a loro sconosciute. Nel vino e nel cibo misurava il benessere acquisito e nello stesso tempo la distanza che teneva a mantenere dai potenti arricchiti senza cultura. Lo incuriosivano e si divertiva a raccontarli, conservando nei loro confronti una sana diffidenza.<br />
Era già un mito del giornalismo quando rincorreva noi ragazzi davanti alle scuole e alle fabbriche, ricordo il suo sguardo ironico e le sue giacche sformate e il taccuino d’appunti che riversati nel telefono prendevano la forma del racconto effervescente, stralunato ma denso di riferimenti storici. Gli devo moltissimo, bisogna che lo scriva, senza tralasciare la telefonata come sempre brusca in cui consigliò a Livio Zanetti, direttore de “L’Espresso”, di assumermi nei primi anni Ottanta. Ma ben maggiore è il debito che porto nei confronti del maestro di vita e giornalismo che onorava immeritatamente noi di Lotta Continua dicendo che gli ricordavamo i suoi compagni di Giustizia e Libertà.<br />
Il suo esempio ci convinse che il giornalismo poteva essere un mestiere degno, anche una forma di godimento del buon vivere, purché non lo disgiungessimo dal gusto dell’interpretazione sociale, dalla fermezza negli ideali dei maestri, e si frequentasse pure il potere perché bisogna conoscerlo, trarne lauti compensi –perché no?- ma cercando di rimanere sé stessi.<br />
Spesso nell’albero genealogico del giornalismo italiano Bocca viene accostato a Enzo Biagi e a Indro Montanelli, anch’essi grandi talenti e spiriti liberi, come dimostrato dalla loro rivolta contro l’edonismo corruttore del Berlusconi vittorioso. Eppure in lui, nella sua scontrosa appartatezza, ritrovo qualcosa di più e di speciale. Nessun altro della sua generazione ha perpetuato fino a che le forze gliel’hanno consentito quella spinta a partire e ripartire in cerca, sempre in cerca. Dormendo in sperdute camere d’albergo, proteso a incontrare testimoni della natura umana, protagonisti minori, anime semplici e studiosi del nuovo, per avvicinarsi all’energia misteriosa, talvolta malvagia, in cui si manifesta la trasformazione sociale. Nel nostro linguaggio banale l’abbiamo chiamata inchiesta. Giorgio Bocca ne ha fatto un’arte. Non chiedo altro al mio mestiere che invecchiare come lui, preservando la sua curiosità, la sua passione, la sua dirittura.<br />
Pochi giorni dopo Giorgio Bocca se n’è andato un altro suo coetaneo, don Luigi Verzè, come lui provinciale venuto nel dopoguerra alla conquista di Milano. Lascio a voi constatare la differenza. Io so solo che mi mancherà quel vecchio grande tronco impossibile da abbracciare.         </p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=8860&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2012/01/03/giorgio-bocca-e-la-dignita-del-giornalismo.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>54</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le tre figure-simbolo del 2011</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2011/12/21/le-tre-figure-simbolo-del-2011.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2011/12/21/le-tre-figure-simbolo-del-2011.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 07:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[copertina del Time]]></category>
		<category><![CDATA[personaggio del 2011]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=8755</guid>
		<description><![CDATA[Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;. Mai a memoria d’uomo tanti despoti furono estromessi dal potere opprimente che esercitavano nel breve volgere di un solo anno: il memorabile 2011. Con un effetto a catena non ancora esauritosi, facendo venire la tremarella a rais, dittatori, ayatollah supremi e altri potenti abusivi a ogni latitudine (da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;.</em><br />
Mai a memoria d’uomo tanti despoti furono estromessi dal potere opprimente che esercitavano nel breve volgere di un solo anno: il memorabile 2011. Con un effetto a catena non ancora esauritosi, facendo venire la tremarella a rais, dittatori, ayatollah supremi e altri potenti abusivi a ogni latitudine (da Teheran a Mosca a Pyongyang). Il 2011 verrà ricordato come nuovo “quarantotto” (ovvero 1848, l’anno fatidico in cui scoppiarono moti rivoluzionari contro l’oppressione straniera e per il diritto di voto simultaneamente in tutta l’Europa)? E’ probabile, ma la storia ci insegna che tali epoche rivoluzionarie sono lunghe e incerte perché la rivoluzione fa sempre il paio con la reazione in agguato.<br />
Difficile, quindi, dare torto al newsmagazine statunitense “Time” che ha incoronato come personaggio dell’anno 2011 il giovane ribelle planetario, lo shabab della piazza araba che diventa l’indignado in occidente. Solo che, per prudenza, fra rivoluzione e reazione, il personaggio dell’anno 2011 io lo spartirei per tre.<br />
1)	Il ragazzo o la ragazza protagonisti delle rivolte antisistema hanno sicuramente dimostrato coraggio, fantasia, interconnessione funzionale. La demografia è dalla loro parte quando rivendicano di essere una maggioranza penalizzata (solo l’Italia dai capelli bianchi fa eccezione). A causa del loro corrotto senso d’onnipotenza, le classi dirigenti incartapecorite li hanno sottovalutati, alternando momenti di fuga a repressioni sanguinose. Il giovane in rivolta è il protagonista di un’epoca nuova ancora incognita. Agisce sprovvisto di teorie e programmi compiuti, ma ha visione globale e prima o poi emergerà anche un nuovo pensiero rivoluzionario.<br />
2)	Il tecnocrate affannato nel tentativo di governare il collasso del capitalismo finanziario è senz’altro un altro personaggio-chiave del 2011. Come il giovane ribelle, anche il tecnocrate è una figura globale: parlano in tutto il mondo la stessa lingua, hanno frequentato le scuole economiche del neoliberismo esaltato negli anni Ottanta e fallito a partire dall’Argentina nel secolo nuovo, confidano nella superiorità degli organismi sovranazionali pubblici o privati dove si sono conosciuti. Nella caricatura degli indignati congiurano sospinti da incontrollabile avidità, sono il vero nemico da abbattere. Ma il loro limite nel 2011 si è rivelato un altro, a prescindere da eventuali vizi personali: i tecnocrati brancolano nel buio, hanno sbagliato tutte le previsioni e le ricette, perché non riescono a concepire un’economia fondata su regole diverse da quelle che li hanno beneficiati.<br />
3)	E’ ahimè il reazionario furibondo, la terza figura simbolica dell’anno che si chiude. L’odiatore del multiculturalismo che si aggrappa alle tradizioni imperiali, mitologiche, religiose per fronteggiare la “contaminazione” della purezza razziale e nazionale, determinata in basso dagli immigrati (soprattutto musulmani) e in alto dai tecnocrati apolidi. Il reazionario furibondo dunque si esalta contro entrambe le altre figure-simbolo del 2011. Legge e pubblica saggi deliranti ma presi molto sul serio negli ambienti dell’estrema destra. Quando perpetra un’immane strage (settantasette morti) come il norvegese Anders Behring Breivik, o si scatena nella caccia al nero (due morti) come l’italiano Gianluca Casseri, lo si liquida come pazzoide isolato. Ma prima che venisse chiusa la pagina Fb inneggiante al killer aveva registrato 6205 “mi piace”. Tutti pazzoidi isolati?     </p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=8755&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2011/12/21/le-tre-figure-simbolo-del-2011.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>23</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I finti indignati</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2011/12/15/i-finti-indignati.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2011/12/15/i-finti-indignati.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 08:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti e Lucas Papademos]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=8687</guid>
		<description><![CDATA[Questo articolo è uscito su &#8220;Nigrizia&#8221;. Gli ultimi che possano protestare contro il commissariamento della democrazia sono i parlamentari che, a larghissima maggioranza, hanno tributato la fiducia ai nuovi governi simultanei avvicendatisi in Italia e in Grecia, sotto la presidenza di tecnocrati di indubbio valore come Mario Monti e Lucas Papademos. Non riesco a prendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Nigrizia&#8221;.</em><br />
Gli ultimi che possano protestare contro il commissariamento della democrazia sono i parlamentari che, a larghissima maggioranza, hanno tributato la fiducia ai nuovi governi simultanei avvicendatisi in Italia e in Grecia, sotto la presidenza di tecnocrati di indubbio valore come Mario Monti e Lucas Papademos. Non riesco a prendere sul serio chi, per esempio, ha votato la mozione “Ruby nipote di Mubarak”; e poi s’è messo il lutto al braccio venerdì 18 novembre scorso quando gli veniva sottoposto il programma dell’austerità.<br />
Erano bugiardi ieri quando mentivano in difesa di Berlusconi, sono bugiardi oggi quando fingono di voler difendere gli interessi del popolo dalle mire della speculazione internazionale.<br />
Su una rivista missionaria non si potrà certo spacciare la demagogia patriottarda di bassa lega (con la minuscola o con la maiuscola, fate voi). Che si facciano largo dentro la crisi del sistema occidentale personalità cosmopolite, formatesi nelle istituzioni politiche e finanziarie sovranazionali, è naturale ed è pure benefico. La sorte di ogni singola nazione attraversata dalla bufera dei debiti sovrani è indissolubilmente legata a quella dei suoi partner. Perfino la Germania sta rendendosi conto, a malincuore, quanto la danneggi la disunione europea. Il populismo di destra è in grado di esprimere solo leadership periferiche destinate all’impotenza; mentre il richiamo del movimento di protesta giovanile contro l’ingiustizia della grande finanza, deriva proprio dalla sua visione globale, ben oltre i limiti angusti del provincialismo.<br />
Se c’è una élite internazionale che si frequenta nei vertici delle sigle divenute oggetto del malcontento popolare, va favorita la rapida formazione di una controélite di analoga competenza sovranazionale. In parte sta già accadendo. Ma certo non è rinserrandosi nei confini delle singole patrie che si difendono le vittime della Grande Depressione.<br />
Non sto proponendo di attenuare la carica critica nei confronti delle ricette dei tecnocrati. Ma semmai di stare in guardia quando gridano allo scippo della democrazia, con annessa congiura plutocratico-massonica, i medesimi personaggi che trovavano conveniente fino a ieri affidare il governo del paese a un miliardario ex affiliato a una loggia segreta, sorretto da un Parlamento di nominati. Gli stessi che ora blaterano di dittatura senza però avere neppure il coraggio di bloccare l’azione del governo Monti. Perché non osano? Perché la crisi li ha letteralmente storditi, ne ha fatto emergere la plateale inadeguatezza, e sperano che i tecnocrati gli tolgano le castagne dal fuoco per poi ritornare a fare i propri comodi. Davvero non ne sentiamo la mancanza.  </p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=8687&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2011/12/15/i-finti-indignati.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>44</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Leghisti, giù le mani</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2011/12/06/leghisti-giu-le-mani.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2011/12/06/leghisti-giu-le-mani.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[fiera di vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Mordiglia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=8588</guid>
		<description><![CDATA[Ringrazio il sito Corriere.it che ha documentato con questo servizio il trattamento riservato da alcuni militanti leghisti all’inviata Paola Mordiglia dell’Infedele, domenica 4 dicembre 2011 davanti alla Fiera di Vicenza. In precedenza Paola Mordiglia era stata spintonata da un energumeno che ha proseguito, come qui si vede, con insulti vari. Giù le mani, innanzitutto. Senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio il sito Corriere.it che ha documentato con <strong><a href="http://video.corriere.it/insulti-spintoni-una-giornalista/0a67b826-1f26-11e1-befb-0d1b981db5e8">questo servizio</a></strong> il trattamento riservato da alcuni militanti leghisti all’inviata Paola Mordiglia dell’Infedele, domenica 4 dicembre 2011 davanti alla Fiera di Vicenza. In precedenza Paola Mordiglia era stata spintonata da un energumeno che ha proseguito, come qui si vede, con insulti vari. Giù le mani, innanzitutto. Senza farla troppo lunga, chiediamo ai dirigenti della Lega di vigilare sul comportamento di certi loro attivisti dissennati.</p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=8588&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2011/12/06/leghisti-giu-le-mani.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>75</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Over the rainbow</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2011/11/29/over-the-rainbow.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2011/11/29/over-the-rainbow.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 16:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=8484</guid>
		<description><![CDATA[Dalla puntata dell’Infedele di lunedì 28 novembre 2011 vi ripropongo la straordinaria interpretazione di &#8220;Over the rainbow&#8221; del solista Francesco Tamiati (qui suona il flicorno, lui è una prima tromba della Scala di Milano), accompagnato al pianoforte da James Vaughan.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla puntata dell’Infedele di lunedì 28 novembre 2011 vi ripropongo la straordinaria interpretazione di &#8220;Over the rainbow&#8221; del solista Francesco Tamiati (qui suona il flicorno, lui è una prima tromba della Scala di Milano), accompagnato al pianoforte da James Vaughan.<br />
<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/CgsfRblApwY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=8484&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2011/11/29/over-the-rainbow.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>31</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Roberto Saviano all’Infedele</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2011/11/22/roberto-saviano-all%e2%80%99infedele.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2011/11/22/roberto-saviano-all%e2%80%99infedele.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 09:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Salvadore]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano a Zuccotti Park]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano all'Infedele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=8420</guid>
		<description><![CDATA[Vi ripropongo il servizio realizzato da Andrea Salvadore e andato in onda all’Infedele di lunedì 21 novembre 2011 su Roberto Saviano al Zuccotti Park di New York, fra i militanti di Occupy Wall Street. Come è noto, dal prossimo 2012 Roberto Saviano collaborerà con La7 e noi lo accogliamo con un caloroso benvenuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ripropongo il servizio realizzato da Andrea Salvadore e andato in onda all’Infedele di lunedì 21 novembre 2011 su Roberto Saviano al Zuccotti Park di New York, fra i militanti di Occupy Wall Street. Come è noto, dal prossimo 2012 Roberto Saviano collaborerà con La7 e noi lo accogliamo con un caloroso benvenuto.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/gk0P58MDOK0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=8420&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2011/11/22/roberto-saviano-all%e2%80%99infedele.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>93</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una risposta a Alessandro Penati</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2011/11/19/la-mia-risposta-a-alessandro-penati.html</link>
		<comments>http://www.gadlerner.it/2011/11/19/la-mia-risposta-a-alessandro-penati.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 08:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Penati]]></category>
		<category><![CDATA[risposta di Gad Lerner a Alessandro Penati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=8398</guid>
		<description><![CDATA[Rispondo a Alessandro Penati con ritardo (di cui mi scuso) e con timidezza dovuta alla sua nettamente superiore competenza. Ma devo dirgli che non mi convince il suo argomento, secondo cui la crisi dei debiti sovrani degli Stati è prodotto delle politiche di bilancio sbagliate, e quindi ne uscirebbe ribadita una prevalenza della politica sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo a Alessandro Penati con ritardo (di cui mi scuso) e con timidezza dovuta alla sua nettamente superiore competenza. Ma devo dirgli che non mi convince il suo argomento, secondo cui la crisi dei debiti sovrani degli Stati è prodotto delle politiche di bilancio sbagliate, e quindi ne uscirebbe ribadita una prevalenza della politica sulla finanza; tanto più, precisa Penati, che gli Stati detengono tuttora la possibilità di ricorrere al default, evento da cui gli investitori possono solo cercare di difendersi.<br />
Troverei convincente la considerazione del liberista Penati se davvero il collasso del capitalismo finanziario occidentale con cui stiamo facendo i conti dal 2007, fosse originato per intero dall’esistenza di questi eccessivi debiti pubblici. Con i quali viceversa ha convissuto serenamente per decenni. Alessandro Penati, di cui ricordo un recente appassionante panegirico della biografia di Steve Jobs, sa bene che il meccanismo s’è inceppato proprio lì, nei santuari in cui la moltiplicazione e la diffusione del debito producevano ricchezza smisurata a vantaggio di chi lo propagava. Quando discuto privatamente con alcuni protagonisti di quella stagione per loro straordinariamente remunerativa, mi sento rispondere con imbarazzo che vi furono, in effetti, degli eccessi. Ma a parte il fatto che tali “eccessi” continuano a perpetuarsi, i manager in questione mi sembrano la fotocopia di certi comunisti pronti a criticare le brutture del socialismo reale senza rinunciare al proprio credo.<br />
Sbaglierò per ignoranza, ma credo che il giorno in cui il professor Penati facesse i conti con l’insita tendenza della finanza sregolata –generare debito a scapito dell’economia reale, non più a suo sostegno- muterebbero i suoi giudizi pure sul rapporto instauratosi oggi fra economia globale e governi nazionali. Il contemporaneo avvicendamento di Monti e Papademos alla guida d’Italia e Grecia, non equivale certo alla congiura evocata da troppi imbecilli; ma deve pur farci riflettere sulle conseguenze provocate dall’indebolirsi della politica.<br />
Infine. Tutti dobbiamo augurarci di essere governati in futuro da una classe dirigente sempre più cosmopolita, anglofona, adusa alla consuetudine degli organismi sovranazionali. Ci mancherebbe, abbiamo visto che brutta fine si fa consegnandosi a leader populisti compiaciuti della propria ignoranza provinciale. Ma è troppo, professor Penati, sperare che si consolidi una controélite globale, espressione di una critica al potere finanziario che ormai sta diventando senso comune? </p>
<p><em>Per chi non l&#8217;avesse letto, ripubblico l&#8217;articolo di Alessandro Penati uscito su &#8220;La Repubblica&#8221;.</em><br />
«FINO a che punto le regole dell’ economia mondiale sono compatibili con l’ esercizio della democrazia?», si è domandato Gad Lerner (Repubblica, 3/11), sull’ onda delle reazioni al referendum greco proposto da Papandreu. Una domanda che molti si pongono anche oggi, con un economista-banchiere, Papademos, al posto di Papandreu; e un altro economista, Monti, candidato a guidare un’ Italia in crisi finanziaria. Nelle piazze si grida “No alla dittatura dei banchieri”, “No alla politica serva della finanza”. Sono le stesse argomentazioni, solo meno articolate, dei tanti articoli che hanno denunciato il “commissariamento” dell’ Italia, con gli ispettori del Fmi, o la sovranità limitata imposta dalla lettera della Bce, e dai 39 quesiti dell’ Europa. Ma la risposta alla domanda di Lerner non è quella che sembrerebbe. La possibilità di indire un referendum, di fatto, su una dichiarazione unilaterale di default, attesta che il futuro della Grecia è deciso dal suo popolo e dai suoi governanti. Il default è un’ opzione che ogni Stato ha a disposizione: la sceglie se e quando i costi sociali di onorare il debito eccedono quelli del default. È già successo centinaia di volte. Nessun banchiere, Stato estero, o organismo internazionale gli può togliere, o limitare, questo privilegio, certificando che, per gli Stati sovrani, è la politica a prevalere sulle ragioni della finanza internazionale. La Grecia non ha rinunciato al referendum perché la Bce o la Merkel glielo hanno impedito, ma perché il default, oggi, non le conviene. La minaccia è stata usata efficacemente come arma per negoziare meglio il piano di salvataggio. Se e quando le dovesse convenire, la Grecia dichiarerà default. Ed è proprio la sovranità degli Stati sul debito estero a indurre i creditori a richiedere un premio per il rischio “paese”. Un premio che non esisterebbe se, in una dittatura della finanza, i banchieri potessero costringere gli Stati a onorare il debito, imponendogli qualsiasi aumento di imposte o espropriandoli delle loro attività. Così non è. Anzi nella crisi del debito sovrano europeo è la politica ad aver prevalso sulla finanza. Con l’ euro si è costituita un’ unione monetaria, non politica e fiscale. In pratica, si è concessa una linea di credito ai Paesi membri, a un costo uguale per tutti, a prescindere dalla credibilità dei loro governi o dalla loro struttura economica. A parte la Germania, tutti i Paesi dell’ Eurozona l’ hanno abbondantemente utilizzata, sviluppando disavanzi della bilancia dei pagamenti di parte corrente, misura dell’ importazione netta di capitali. Ogni Paese ha utilizzato questo nuovo credito come la politica locale ha stabilito, senza che i creditori internazionali, o l’ Europa, ponessero condizioni; e senza fornire garanzie. Sono le politiche nazionali ad aver sperperato queste risorse. In Grecia e Portogallo è stata la politica a usare l’ indebitamento a basso costo per far crescere a dismisura un’ amministrazione pubblica clientelare e inefficiente; a permettere il finanziamento di una colossale bolla immobiliare in Spagnae Irlanda.E in Italia è sempre la politica che ha sperperato il credito ottenuto grazie all’ euro, senza attuare le riforme necessarie per far uscire il Paese dalla stagnazione, ridurre l’ evasione e cancellare la corruzione. L’ euro è stato un grande esercizio di democrazia: per oltre un decennio, in ogni Paese le ragioni della politica hanno prevalso su quelle della finanza internazionale. Ma il credito agli Stati dell’ Eurozona aveva come unica garanzia la credibilità dei loro governi nell’ esercitare la sovranità sul debito. I paesi oggi in crisi sono quelli che hanno violato la fiducia dei mercati e perso ogni credibilità, a causa delle loro politiche.E ora non trovano più chi sia disposto a finanziari, se non pagando forti premi, per compensarli del rischio che, per l’ ennesima volta, gli Stati esercitino la loro sovranità, dichiarando default. Questo lo definirei dominio della politica sui mercati finanziari.<br />
 <strong>Alessandro Penati </strong></p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=8398&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gadlerner.it/2011/11/19/la-mia-risposta-a-alessandro-penati.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using apc
Page Caching using apc
Database Caching 39/41 queries in 0.254 seconds using disk
Object Caching 576/662 objects using apc

Served from: www.gadlerner.it @ 2012-02-10 21:32:41 -->
