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	<title>Gad Lerner &#187; l&#8217;Ebraismo</title>
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	<description>Il blog del Bastardo</description>
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		<title>Se Israele e Hamas si parlano tra di loro</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 06:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno scambio di prigionieri è sempre motivo di sollievo e speranza. Attendo col fiato sospeso la conferma del buon esito della delicatissima procedura che nelle prossime ore dovrebbe riportare libero in Israele il caporale Gilad Shalit, in cambio di centinaia di detenuti palestinesi. Ho accolto con sollievo la decisione (certamente dolorosa) della Corte Suprema di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno scambio di prigionieri è sempre motivo di sollievo e speranza. Attendo col fiato sospeso la conferma del buon esito della delicatissima procedura che nelle prossime ore dovrebbe riportare libero in Israele il caporale Gilad Shalit, in cambio di centinaia di detenuti palestinesi. Ho accolto con sollievo la decisione (certamente dolorosa) della Corte Suprema di Gerusalemme che ha respinto quattro ricorsi di parenti delle vittime di attentati terroristici. Uno Stato, ma più in generale una comunità, non deve mai essere imprigionato nel ruolo di portavoce o rappresentante delle vittime; altrimenti questo imperativo morale sovrastante gli impedirà di perseguire i compromessi necessari alla pace. Politicamente, trovo significativo che dei leader paralizzati nel loro schematismo che li ha condotti fino all&#8217;isolamento sulla scena internazionale -parlo dei governanti di destra in Israele, e della leadership di Hamas- alla fine abbiano scelto entrambi di dialogare pur di uscire dall&#8217;angolo. Non mi faccio illusioni, ma i propagandisti che dalle nostre parti, lontano dal conflitto, strepitano sempre &#8220;con i terroristi non si parla&#8221;, adesso sono richiesti di maggior cautela. </p>
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		<title>Buon 5772 a tutti voi, shanà tovà!</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 10:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Shanà tovà, ovverosia buon anno! Stasera al tramonto, secondo il calendario lunare ebraico, comincia il nuovo anno: il 5772. E con il capodanno hanno inizio i cosiddetti &#8220;dieci giorni terribili&#8221; dedicati alla meditazione e al riconoscimento dei peccati commessi, che culmineranno nel digiuno di Kippur, per ventisei ore circa, dalla sera di venerdì 7 ottobre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Shanà tovà, ovverosia buon anno! Stasera al tramonto, secondo il calendario lunare ebraico, comincia il nuovo anno: il 5772. E con il capodanno hanno inizio i cosiddetti &#8220;dieci giorni terribili&#8221; dedicati alla meditazione e al riconoscimento dei peccati commessi, che culmineranno nel digiuno di Kippur, per ventisei ore circa, dalla sera di venerdì 7 ottobre fino al tramonto di sabato 8 ottobre, quando in sinagoga risuonerà la melodia struggente dello shofar, l&#8217;antico strumento liturgico ricavato dal corno di montone. Molti mi chiedono l&#8217;origine della controversa datazione di oltre cinque millenni. Una tradizione talmudica, quindi per nulla dogmatica, l&#8217;attribuisce a un supposto (e ascientifico) conteggio dal primo giorno della Genesi. Ma la verità è che tale datazione venne formulata negli ambienti rabbinici successivamente alla decisione dei cristiani di contare gli anni a partire dalla nascita di Gesù; dunque in contrapposizione ad essa. Ciò che mi preme sottolineare è che la fede ebraica non è sottoposta ad alcun vincolo &#8220;creazionista&#8221;: il calendario è una convenzione, non comporta alcuna negazione delle teorie scientifiche sull&#8217;origine del pianeta.<br />
Quel che conta, insomma, è brindare insieme a un felice anno nuovo. Lo auguro di cuore a tutti voi.</p>
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		<title>Una donna guiderà l&#8217;opposizione israeliana</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Shelli Yachimovich, ex-giornalista televisiva, ha vinto le primarie del Partito Laburista israeliano e guiderà l&#8217;opposizione di sinistra al governo Netanyahu. E&#8217; una buona notizia, l&#8217;avvio di un ricambio significativo nella politica israeliana. E buone sono anche le sue prime prese di posizione sulla nascita di uno Stato palestinese. Riporto di seguito il resoconto Ansa su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Shelli Yachimovich, ex-giornalista televisiva, ha vinto le primarie del Partito Laburista israeliano e guiderà l&#8217;opposizione di sinistra al governo Netanyahu. E&#8217; una buona notizia, l&#8217;avvio di un ricambio significativo nella politica israeliana. E buone sono anche le sue prime prese di posizione sulla nascita di uno Stato palestinese. Riporto di seguito il resoconto Ansa su di lei.</p>
<p>ISRAELE: NUOVA LEADER LABOUR PER RICONOSCIMENTO PALESTINA YECHIMOVICH SECONDA DONNA LEADER DEL PARTITO DOPO GOLDA MEIR<br />
   (ANSA) &#8211; GERUSALEMME, 22 SET &#8211;  La nuova leader del partito laburista israeliano, Sheli Yachimovich, eletta ieri al secondo turno, ha esortato il premier Benyamin Netanyahu &#8220;a proporre il riconoscimento di uno stato di Palestina, al fianco di Israele, nel quadro di un negoziato di pace&#8221;. L&#8217;unilaterale proclamazione di uno stato palestinese aprirebbe invece, a suo dire, scenari pericolosi per Israele.<br />
   Yechimovich, che e&#8217; la seconda donna a prendere la guida del partito laburista, dopo Golda Meir (1969-1974), ha superato l&#8217; ex segretario generale del partito e ex ministro della difesa Amir Peretz, ottenendo il 54% dei voti rispetto al 46%. Malgrado l&#8217;appello all&#8217;unita&#8217; nelle file del partito &#8211; che ha una lunga tradizione di spietate guerre intestine &#8211; il rischio di un&#8217;aperta animosita&#8217; col campo guidato da Peretz appare reale, a giudizio degli osservatori.<br />
   Nel discorso di investitura Yechimovitch ha detto: &#8220;e&#8217; giunto il momento di ricostruire il paese in uno spirito di giustizia, uguaglianza, senso di responsabilita&#8217; per il popolo e socialdemocrazia&#8221;. &#8220;Torneremo a essere &#8211; ha detto &#8211; il partito del paese, come i laburisti sono sempre stati&#8221;.<br />
   Yechimovich, 51 anni, nata a Kfar Saba (vicino a Tel Aviv), popolare ex giornalista di sinistra, assume le redini di un partito intimamente legato alla storia di Israele, che si trova da anni in profondissima crisi, dopo essere precipitato da 44 seggi sui 120 della Knesset nelle legislative del 1992 ad appena 13 nelle ultime elezioni, per scendere poi a otto dopo la scissione di cinque deputati guidati dal ministro della difesa Ehud Barak, ex leader del partito.<br />
   Nel conflitto con i palestinesi Yechimovich si schiera nel campo delle &#8216;colombe&#8217; dichiarandosi a favore di uno Stato di Palestina in pacifica coesistenza con Israele. Al tempo stesso pero&#8217; la stampa locale non ha mancato di dare rilievo al fatto che nel corso della sua campagna elettorale Yechimovich ha evitato di pronunciarsi sulle questioni piu&#8217; controverse, rifiutandosi di condannare la creazione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, affermando a questo proposito &#8220;&#8216;di non ritenere ogni progetto di colonizazione un peccato o un crimine&#8221;.<br />
   Yechimovich, che e&#8217; entrata in politica appena sei anni fa ed e&#8217; deputata alla Knesset, ha ricevuto telefonate di congratulazione dal premier Netanyahu, che apparentemente vede di buon occhio la sua vittoria, e dalla leader del partito di maggioranza relativa Kadima, all&#8217;opposizione, Tzipi Livni. Quest&#8217;ultima ha auspicato una stretta cooperazione tra i rispettivi partiti. (ANSA).</p>
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		<title>Clemente Mimun e il fantasma di Hitler</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 06:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come rileva oggi su &#8220;La Repubblica&#8221; Francesco Merlo, è notevole il ricorso sistematico di Clemente Mimun, nel 2005 quando era direttore del Tg1, alla metafora di Hitler e dei gerarchi nazisti. Zelante nel fiancheggiare Deborah Bergamini che sta cercando di trasformare in falange compatta i berlusconiani della Rai, Mimun si lascia andare a malinconiche considerazioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come rileva oggi su &#8220;La Repubblica&#8221; Francesco Merlo, è notevole il ricorso sistematico di Clemente Mimun, nel 2005 quando era direttore del Tg1, alla metafora di Hitler e dei gerarchi nazisti. Zelante nel fiancheggiare Deborah Bergamini che sta cercando di trasformare in falange compatta i berlusconiani della Rai, Mimun si lascia andare a malinconiche considerazioni, viste le difficoltà che il suo &#8220;Fuhrer&#8221; sta vivendo. Un&#8217;immedesimazione nella causa davvero commovente, ma che forse avrebbe meritato altri riferimenti simbolici, per lo meno da parte di un esponente della Comunità ebraica romana qual è Mimun, costretto dalle sue stesse parole a immedesimarsi in un alto funzionario di Hitler. Qui per fortuna ci viene in soccorso un&#8217;altra, ben più elevata, personalità ebraica novecentesca: temo che Clemente Mimun sia difatti inciampato in un classico lapsus freudiano.</p>
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		<title>L&#8217;Ucei: &#8220;Scritte inaccettabili e diseducative&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 17:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono lieto di riportare questa dichiarazione di Renzo Gattegna (nella foto), presidente dell&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sulle ingiurie di cui sono stati oggetto Moni Ovadia e Giorgio Gomel. Sebbene tardiva, condanna l&#8217;attacco subito da due autorevoli esponenti dell&#8217;ebraismo italiano (che avrebbe pure potuto fare lo sforzo di nominare). L&#8217;emotività è forte, comprensibilmente forte, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sono lieto di riportare questa dichiarazione di Renzo Gattegna (nella foto), presidente dell&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sulle ingiurie di cui sono stati oggetto Moni Ovadia e Giorgio Gomel. Sebbene tardiva, condanna l&#8217;attacco subito da due autorevoli esponenti dell&#8217;ebraismo italiano (che avrebbe pure potuto fare lo sforzo di nominare). </em></p>
<p>L&#8217;emotività è forte, comprensibilmente forte, perché viviamo in un&#8217;epoca nella quale avvengono ancora fatti che, come la strage di Itamar, generano orrore per la loro natura e per l&#8217;efferatezza di cui rimangono vittime adulti e bambini. Ma è necessario uscire dall&#8217;equivoco. Non è sulla condanna di quel tragico evento che è emerso il dissenso e commetterebbe un grave errore e si assumerebbe una pesante responsabilità chi volesse creare confusione tra la tragedia che ha colpito la famiglia Fogel e il dibattito, anche aspro, che è attualmente in corso in Israele, nelle comunità ebraiche e in vari consessi internazionali sulla sicurezza e sui confini futuri dello Stato di Israele. Su questo argomento il confronto è aperto e non saranno singoli episodi, per quanto gravi, che potranno impedirne lo svolgimento nella maniera più aperta e democratica.<br />
Sarebbe inaccettabile se non si potesse discutere in piena libertà di uno dei problemi più importanti per la sicurezza di Israele. Questo infatti è l&#8217;argomento principale. Non se ci si deve impegnare per la sicurezza di Israele, ma quale sia il modo migliore per garantirla.<br />
Sfido chiunque a dire di poter esprimere certezze e verità assolute mentre tra gli stessi israeliani esiste una grande varietà di opinioni.<br />
Ma prima di parlare dei contenuti richiamo l&#8217;attenzione su quanto importante sia imporre a noi stessi il rispetto di alcune basilari regole di metodo, la cui inosservanza ci espone al rischio di far regredire qualsiasi dibattito a rissa verbale, turpiloquio, o peggio.<br />
L&#8217;uso di frasi provocatorie, di termini ingiuriosi o diffamatori, di minacce non è segno di maturità e di forza, al contrario è il sintomo che esistono ancora gravi problemi di corretta comunicazione e che, anche su temi di vitale importanza, a volte non siamo in grado di contribuire alla ricerca delle soluzioni migliori, che possono scaturire solo da civili e vivaci confronti di idee.<br />
Sento il bisogno di esprimere la mia solidarietà al preside della scuola ebraica di Roma, rav Benedetto Carucci Viterbi, responsabile di una istituto che deve restare il punto di aggregazione, di cultura e di confronto nella Roma ebraica e di una scuola i cui muri sono stati offesi e imbrattati da scritte inaccettabili e diseducative.<br />
Sul rispetto delle regole democratiche e sulla difesa del diritto di tutti a esprimere civilmente le proprie idee l&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si è sempre impegnata a fondo e continuerà a farlo non in maniera teorica o astratta, ma con interventi forti e puntuali nella millenaria tradizione di libertà d&#8217;opinione che ci è stata tramandata come valore irrinunciabile.<br />
<strong>Renzo Gattegna</strong></p>
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		<title>Solidarietà a Moni Ovadia e Giorgio Gomel</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 07:07:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul muro esterno della scuola ebraica di Roma ignoti (ma non troppo) energumeni hanno incollato un attacco volgare e intimidatorio contro due autorevoli esponenti dell&#8217;ebraismo italiano: &#8220;Ogni ebreo è nostro fratello, Moni Ovadia e Giorgio Gomel no&#8221;. Se l&#8217;avessero fatto persone estranee alla Comunità, si griderebbe compatti all&#8217;antisemitismo. Invece l&#8217;attacco minatorio è stato perpetrato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul muro esterno della scuola ebraica di Roma ignoti (ma non troppo) energumeni hanno incollato un attacco volgare e intimidatorio contro due autorevoli esponenti dell&#8217;ebraismo italiano: &#8220;Ogni ebreo è nostro fratello, Moni Ovadia e Giorgio Gomel no&#8221;. Se l&#8217;avessero fatto persone estranee alla Comunità, si griderebbe compatti all&#8217;antisemitismo. Invece l&#8217;attacco minatorio è stato perpetrato per mano di altri ebrei, in dissenso con le posizioni di sinistra espresse da Moni Ovadia e Giorgio Gomel. Tanto basta perchè l&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane taccia ipocritamente, manifestando viltà d&#8217;animo e falsa equidistanza. Me ne rammarico, e spero ci sia ancora tempo per rimediare. L&#8217;ebraismo italiano è sempre stato plurale, questa è la sua vera ricchezza. Chiunque non sia obnubilato dal fanatismo riconosce l&#8217;apporto culturale d&#8217;eccellenza recato dall&#8217;opera di Moni Ovadia a tutti noi. Dovrebbero essergliene grati anche coloro che non condividono le sue idee sulla politica israeliana o italiana. Una Comunità che tollera un simile trattamento delle sue minoranze interne, senza denunciarlo, non solo contravviene ai precetti fondamentali dell&#8217;ebraismo, ma manifesta un degrado di costumi preoccupante. Da parte mia, tutta la solidarietà e la condivisione a Moni Ovadia e Giorgio Gomel. </p>
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		<title>Da Obama un&#8217;occasione anche per Israele</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 20:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Beniamin Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[discorso di Barak Obama sul mondo arabo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il bellissimo discorso con cui Barak Obama ha schierato gli Stati Uniti d&#8217;America dalla parte della rivoluzione democratica nel mondo arabo, come interesse strategico prioritario del pianeta, ora è il governo israeliano a apparire del tutto inadeguato. Netanyahu che sa dire solo no al ritiro dai territori occupati nel 1967, danneggia lo Stato d&#8217;Israele. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il bellissimo discorso con cui Barak Obama ha schierato gli Stati Uniti d&#8217;America dalla parte della rivoluzione democratica nel mondo arabo, come interesse strategico prioritario del pianeta, ora è il governo israeliano a apparire del tutto inadeguato. Netanyahu che sa dire solo no al ritiro dai territori occupati nel 1967, danneggia lo Stato d&#8217;Israele. Non solo perchè lo mette in rotta di collisione con gli Usa, cioè con il suo principale alleato. Ma perchè rifiuta di prendere atto della novità epocale rappresentata dai giovani arabi in lotta per la libertà e la democrazia. Vivere questo progresso come un danneggiamento degli interessi israeliani, sarebbe miope. Credo che tutti noi ebrei dobbiamo sperare oggi in un ricambio della classe dirigente israeliana. Ci servono leader all&#8217;altezza dei tempi nuovi, coraggiosi come lo fu Rabin nel cogliere l&#8217;opportunità di fare la pace. </p>
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		<title>Benedetto XVI e i Vangeli controversi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 16:03:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo libro del papa]]></category>
		<category><![CDATA[processo a Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di Gesù]]></category>

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		<description><![CDATA[Naturalmente meriterà di essere letto con attenzione il secondo volume dedicato da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI (così si firma, con la duplice denominazione) alla vita di Gesù. Già mi hanno appassionato i capitoli anticipati quest&#8217;oggi su &#8220;Avvenire&#8221; per la meticolosità con cui lo studioso mette a confronto i Vangeli e rileva le contraddizioni fra loro su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Naturalmente meriterà di essere letto con attenzione il secondo volume dedicato da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI (così si firma, con la duplice denominazione) alla vita di Gesù. Già mi hanno appassionato i capitoli anticipati quest&#8217;oggi su &#8220;Avvenire&#8221; per la meticolosità con cui lo studioso mette a confronto i Vangeli e rileva le contraddizioni fra loro su alcuni episodi cruciali. In particolare sulla datazione dell&#8217;ultima cena (fu o non fu un &#8220;seder pasquale&#8221;? è pensabile che il processo e la condanna di Gesù siano avvenuti in un giorno di festività solenne?); e sull&#8217;attribuzione di responsabilità nella proposta di condanna fatta pervenire a Ponzio Pilato. L&#8217;autore prende decisamente partito nell&#8217;affermare la credibilità di un Vangelo e smentire la credibilità degli altri che sostengono una posizione diversa. E&#8217; notevole il coraggio interpretativo e la risolutezza di scelta. Temo non basterà a dissipare definitivamente la millenaria accusa di deicidio scagliata dalla Chiesa contro il popolo ebraico, raffigurato in questo dipinto medievale del processo di Gesù con i caratteristici cappelli a punta resi obbligatori, dai predecessori di Benedetto XVI, e adoperati come segnalatica per facilitare la discriminazione.</p>
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		<title>Gli imbecilli e noi ebrei italiani &#8220;influenti&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 07:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[l'Ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo De Benedetti]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Faccia da eliminare&#8221;, vengo definito su questo sito antisemita, specializzatosi a quanto pare nel pubblicare elenchi di &#8220;pericolosi&#8221; ebrei italiani. Ne dà notizia in prima pagina &#8220;La Repubblica&#8221; di oggi, con un articolo di Marco Pasqua che qui ripubblico. Non chiederò certo la scorta, per simili imbecilli.</em></p>
<p>Elenchi di ebrei italiani “influenti”, dall’economia ai media, ma anche nel mondo dello spettacolo. Nomi e cognomi di imprenditori, artisti, scrittori e giornalisti, citati in virtù delle loro (vere o presunte) origini ebraiche. Queste blacklist dell’odio antisemita compaiono sulle pagine italiane del forum neonazista americano Stormfront, fondato da Don Black, ex leader del Ku Klux Klan. E’ qui che si ritrovano quanti credono nella superiorità della razza bianca, e si battono per un’Italia senza immigrati, gay ed ebrei. Hanno nickname di ispirazione nazionalsocialista, spesso tedeschi, comunque chiara espressione di quegli ideali incarnati in questa sfera virtuale. Da Gad Lerner a Nicoletta Gandus (giudice che ha condannato l’avvocato David Mills), gli attacchi dei neonazisti non risparmiano lo scrittore Roberto Saviano (nato da madre di origine ebraica sefardita) e Carlo De Benedetti, presidente del gruppo L&#8217;Espresso. </p>
<p>Gli elenchi figurano nel thread dal titolo “il giudaismo internazionale”. Uno dei più longevi – si è aperto più di un anno fa – e tra i più citati e ripresi nella galassia della destra estrema sul web. Lo scopo di questa discussione è quello, come spiega l’utente DerWeisseWolf, tra i più attivi del forum, di mettere in evidenza il potere che gli ebrei “hanno acquisito in campo economico, descrivendo la situazione in nelle varie nazioni del mondo”. Citeremo nomi e cognomi degli ebrei, preannuncia l’anonimo razzista, che esercitano “il controllo economico e quindi politico in tutta la società occidentale”. Dietro a questo lavoro, non sempre preciso e spesso basato su voci e grossolane ricerche sul web (ci si ispira spesso alla lista di cognomi ebraici pubblicata da Holywar, altro punto di riferimento degli antisemiti), c’è quella che sembra essere un’ossessione: scovare la cosiddetta “lobby ebraica” che controllerebbe buona parte delle nazioni del mondo. Ogni cognome di origine ebraica in una posizione chiave ne dovrebbe essere la prova, secondo questi adepti virtuali del Klan del Ventunesimo secolo. </p>
<p>L’analisi parte dall’estero, individuando gli ebrei a capo di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale (con il suo direttore generale, Dominique Strauss-Kahn), della Federal Reserve o delle grandi case cinematografiche di Hollywood ma passa anche per quelli entrati a far parte dello staff di Barack Obama, e non risparmia il creatore di Facebook, Mark Zuckerberg e Sergey Brin, il fondatore di Google, insieme a Larry Page. Più articolata la sezione relativa agli ebrei che, in Italia, occupano posizioni sociali di rilievo. I primi ad essere citati sono John Elkann, presidente Fiat (e figlio di Alain Elkann), Antoine Bernheim, ex presidente di Assicurazioni Generali e Roberto Saviano, a proposito del quale si ricorda la nascita da madre di origine ebraica sefardita (elemento questo che, a detta dei nazionalisti, spiegherebbe alcune sue affermazioni pro-Israele). Una delle liste più nutrite è quella dei giornalisti, di carta stampata e televisione. Oltre a Gad Lerner, uno dei bersagli preferiti su queste pagine virtuali (viene definito “faccia da cancellare”) insieme alla deputata del Pdl Fiamma Nirenstein, vi compaiono, tra gli altri, Alain Elkann, Paolo Mieli, Clemente J. Mimun, l’opinionista Klaus Davi, giornalisti dei tg pubblici ma anche del Tg5 e curatori di rubriche televisive (c’è anche una segretaria di redazione del Tg3). Una ventina quelli che finiscono nella parte relativa al capitolo “mondo dello spettacolo”, da Joele Dix a Marta Flavi (nata da padre di origini ebraiche), passando per Susanna Tamaro (la famiglia della madre era di origine ebraica), Luca Barbareschi e Claudio Amendola (che avrebbe parlato delle sue origini ebraiche nel corso di una puntata di Matrix). Citazioni spesso accompagnate da link a pagine che dimostrerebbero le origini di questo o quel personaggio, mentre altre volte si autoalimentano con le voci che circolano negli ambienti antisemiti. I neonazisti puntano anche il dito contro gli istituti di statistica “in mano agli ebrei”: tra gli esempi riportati quello di Renato Mannheimer, a capo dell’Ispo. Nel mondo dell’editoria compare Carlo De Benedetti, al quale non vengono risparmiati insulti antisemiti. Anche la giudice Nicoletta Gandus è al centro di un post, con tanto di fotografia, mentre un altro è dedicato all’ad di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi (insieme ai membri del Cda ebrei, indicati in neretto). Persino un appello pro-Israele firmato da Fiamma Nirenstein, è un pretesto per raccogliere nomi: viene, infatti, trascritta una parte dei 500 firmatari. Si tratta prevalentemente di ebrei, giornalisti e politici. Le loro firme vengono definite “interessanti e rivelatrici”. </p>
<p>Il perché di questi elenchi viene spiegato a chiare lettere da un utente che si firma “Stielhandgranate 24” (nome che si richiama alla granata da lancio standard del Reichswehr) e che utilizza un linguaggio retaggio dell’epoca delle leggi razziali, accompagnato da una serie di noti luoghi comuni sugli ebrei: “Il dovere di ogni nazionalsocialista è quello di scovare l&#8217;ebreo camuffato usando i pochi ed incompleti mezzi disponibili, partendo dal vicinato, verificarne la reale fattura giudaica incrociando dati con reali osservazioni (si comporta da ebreo, è ricco, ha una posizione importante economica, negozi, tratti somatici, eccetera) e diffondere la notizia in maniera capillare in modo che il giudeo, dall&#8217;abile mimetismo, possa risultare in qualche modo evidenziato a vita, con l&#8217;intento di ledere la sua posizione monopolizzatrice economica/di vip/politica”. Un altro thread vuole servire da “guida” per aiutare i suoi utenti a “riconoscere l’ebreo”: riconoscimento che, secondo questi neonazisti, deve avvenire attraverso il “cognome, la discendenza familiare e i tratti somatici”. Il tutto è condito da una serie di foto esemplificative di personaggi italiani noti. L’invito di un altro utente storico del forum, “Holuxar”, è quello di “scovare” gli ebrei “insospettabili”: “l’unica soluzione è la liberazione dal potere ebraico. Ora e sempre resistenza contro la dittatura ebraico-sionista, per la libertà dei nostri popoli bianchi europei”. Termini e concetti che si ritrovano nelle pagine americane del forum, animate, oltre che da Don Black, da David Duke, altra anima del movimento razzista Usa, ex leader del KKK e autore di ricerche sulle cosiddette “lobby ebraiche”.</p>
<p>Nel febbraio del 2008 fece discutere una blacklist pubblicata da un blog italiano, che riportava un elenco di docenti ebrei: obiettivo dell’operazione virtuale, quello di “denunciare il baronaggio ebraico nelle università italiane”. Il blog, ospitato da una piattaforma italiana, venne presto oscurato, e il responsabile reatino individuato dalla polizia postale. In quella sede, l’allora portavoce della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, parlò di “lista di proscrizione”. Nel caso di Stormfront, però, il lavoro della postale, che ben conosce il forum, sarà più difficile. Il sito, che ospita anche interventi in difesa dei negazionisti, italiani e stranieri, con attacchi alle comunità ebraiche italiane, è registrato in America, in Florida, nello Stato in cui è stato fondato, nel 1995, da Don Black. </p>
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		<title>Buona Channukah 5771 a tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 17:20:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Channukah 5771]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra poco accendiamo il primo lume, domani ne accenderemo due e così via fino all&#8217;ottavo giorno. Celebriamo la festa ebraica di Channukah come espressione della libertà religiosa che miracolosamente resiste a chi voleva sopprimerla, come il fuoco sacro nel lume rimasto senza olio all&#8217;epoca del Secondo Tempio sottomesso a una dominazione pagana. Per questo Channukah può essere vissuta pubblicamente come una festa dello spirito critico che resiste alle avversità. Auguri a tutti voi! </p>
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