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	<title>Gad Lerner &#187; il Vino</title>
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	<description>Il blog del Bastardo</description>
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		<title>L&#8217;Italia 2009 è un&#8217;America anni Cinquanta?</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 08:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;. Si può parlar male di un libro Adelphi, e per giunta di successo? Certo mi incute timore riverenziale la sapienza di Roberto Calasso, deus ex machina di una casa editrice tanto prestigiosa. E a frenarmi, poi, c’è anche la gratitudine per i capolavori cui Adelphi negli anni mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;.</em><br />
Si può parlar male di un libro Adelphi, e per giunta di successo? Certo mi incute timore riverenziale la sapienza di Roberto Calasso, deus ex machina di una casa editrice tanto prestigiosa. E a frenarmi, poi, c’è anche la gratitudine per i capolavori cui Adelphi negli anni mi ha sollecitato ad accostarmi, grazie al suo indiscusso marchio di qualità.<br />
Solo questa estate, per dire, con imperdonabile ritardo, dei suoi tipi ho goduto il potente romanzo serbo “Migrazioni” di Milos Crnjanski; l’ennesima deliziosa puntata dell’opera omnia di George Simenon; per non parlare della riedizione accurata di “Vita e destino”, il racconto della tragedia novecentesca che renderà immortale Vasilij Grossman.<br />
A suo tempo mi ero già entusiasmato per la “Versione di Barney” di Mordechai Richler, senza bisogno che Giuliano Ferrara la brandisse come dissacrazione del politically correct. E prima ancora, vogliamo parlare della serie dei Joseph Roth? Stavo dimenticando: in primavera ho trovato più che piacevole “Il giorno dell’indipendenza” di Letizia Muratori, storia italiana consigliabilissima anche sotto l’ombrellone, a testimonianza che Adelphi ci azzecca pure quando promuove tra i suoi eletti un cosiddetto “giovane autore”. Del resto, con i miei occhi ho visto la coda di pavone che spunta all’altolocato Guido Rossi, ogni qual volta un suo saggio viene edito in cotanta compagnia, al pari di Massimo Cacciari.<br />
Qui freno l’insopportabile ostentazione del catalogo per arrivare al dunque della mia protesta: caro editore Adelphi, non mi piace quando ci prendi in giro. Ovverosia quando, sapendo benissimo che il tuo marchio nobilita ciò che pubblichi, ne approfitti per propinarci una vaccata come “Zia Mame” di Patrick Tennis, facendo per giunta scattare il passaparola dei parvenu con la bugia che leggerlo faccia fine.<br />
Oh, naturalmente, se proprio volete, potete benissimo comprarlo (19,50 euro): è già in classifica tra i più venduti. Magari vi divertirete, come del resto ci si può divertire con la satira di un Roberto Gervaso, sì, quello del farfallino, l’autore italiano che a mio parere più si avvicina alo stile di “Zia Mame”.<br />
Di sicuro continuerà a divertirsi Roberto Calasso, fregandosi le mani per il colpaccio. Ha riciclato come “chicca”, mezzo secolo dopo, una raccolta di storielle che furoreggiò negli Stati Uniti negli anni Cinquanta. Descrivendo una zia stramba, ricca e viziata che provvede a modo suo all’educazione del protagonista rimasto orfano. E, ciò facendo, impersona la caricatura del progressismo, spiritosamente demolito dall’autore che sciorina raffiche di luoghi comuni perbenisti sotto forma di caricatura. Enjoy, se vi piace la burla casereccia del buon conservatore che irride le nuove mode culturali e si rassicura definendo ebete l’altrui originalità. Se trovate sempre e comunque grottesca l’avanguardia culturale, e viziosi i suoi seguaci, e insopportabilmente privilegiate le signore che possono permettersi il lusso d’incapricciarsene. Per me la parte migliore di “Zia Mame” resterà la postfazione di Matteo Codignola che ci racconta i tormenti di chi si nascondeva dietro allo pseudonimo di Patrick Dennis, e come gli riuscisse perciò consolante menare per il naso il suo pubblico.<br />
Perché questo è il punto che mi ha indotto a mettere per iscritto la protesta: considero un non lieto segno dei tempi che “Zia Mame”, una farsa sopracciò buona per vendere due milioni di copie agli americani benpensanti di una lontana epoca conformista, sia diventato il libro alla moda dell’Italia 2009. Spero che l’editore chic, se non altro, reinvesta gli incassi in pubblicazioni più ardite.</p>
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		<title>Cin cin, tra divieti e educazione alcolica</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 14:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alcol vietato ai minori di 16 anni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando era bambino, mio nonno mi faceva intingere il dito indice nel suo delizioso bicchiere di &#8220;arak&#8221;. Così mi toglievo la curiosità e svaniva il gusto del proibito che promanava da quell&#8217;aperitivo. Da adulto, ho dovuto rintuzzare gli sfottò dei figli durante le cerimonie di mescita, sguardo, annusamento e assaggio di una bottiglia pregiata. Naturalmente avevano ragione loro a ridere, e avevo ragione io a dare importanza al buon vino. Mai gli è stato negato un goccio d&#8217;alcol. Da adolescenti sapevano già distinguere un cancherone da un prodotto passabile. Continuano a sfottermi, ma sono persone in grado di gestire la relazione con l&#8217;alcol.<br />
Se facessi di mestiere il barista, eviterei di vendere una birra a giovani minori di 16 anni, guardandolo in faccia e dicendogli: &#8220;Ragazzo, fila&#8221;. Dunque non ho niente da ridire contro il divieto emanato dal sindaco Moratti a Milano, nè contro il coro dei suoi imitatori che adorano mostrarsi d&#8217;un colpo autoritari, a colpi di decreto. Facciano pure. Purchè sia chiaro che serve a poco. L&#8217;educazione è più faticosa dei divieti, ma è anche più divertente e istruttiva per chi se ne faccia carico. Il bello è che funziona, a differenza di una carta bollata appesa dietro il bancone di un pub.</p>
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		<title>Perchè dico no alla barbera &#8220;bastarda&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 13:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il blog del bastardo si schiera decisamente contro i produttori della Barbera d&#8217;Asti che vorrebbero imbastardire il loro vino a denominazione d&#8217;origine controllata, autorizzandone il taglio con un 10 per cento di cabernet, merlot, syrah e pinot nero. Cioè con i vitigni alla moda del gusto internazionale omologato. Entro in contradizione con me stesso? Niente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il blog del bastardo si schiera decisamente contro i produttori della Barbera d&#8217;Asti che vorrebbero imbastardire il loro vino a denominazione d&#8217;origine controllata, autorizzandone il taglio con un 10 per cento di cabernet, merlot, syrah e pinot nero. Cioè con i vitigni alla moda del gusto internazionale omologato.<br />
Entro in contradizione con me stesso? Niente affatto, e ve lo dimostrerò. Io non ho niente contro il meticciato dei vini, ovverosia la miscela tra vitigni diversi, detta in termini tecnici &#8220;uvaggio&#8221;. Ce ne sono di squisiti, quando la materia prima sia di qualità e l&#8217;accoppiamento sia valido. Ma l&#8217;importante è dichiararlo con trasparenza sull&#8217;etichetta. Devo sempre sapere cosa sto bevendo, e da dove vengono le diverse percentuali che compongono il prodotto finito. Insomma, noi bastardi siamo ottimi, ma non facciamo finta di essere puri e autentici frutti di un solo territorio.<br />
Ha perfettamente ragione Slow Food che definisce suicida la proposta di contrastare la crisi della Barbera d&#8217;Asti, sofferta dai suoi 570 produttori, con la furbizia di una rinfrescatina &#8220;internazionale&#8221; tenuta nascosta al consumatore. E, con tutto il rispetto, tiro un sospiro di sollievo avendo io e il mio amico-socio-maestro Fabrizio Iuli rinunciato alla docg Barbera d&#8217;Asti cui pure avremmo avuto diritto in base alla collocazione delle nostro vigne. Perchè siamo esaremo sempre convinti che la forza della barbera stia nelle caratteristiche particolari del suo territorio, con le sue note di freschezza e acidità formidabili, avvilite nel passato da chi le volgarizzò facendone vinaccio da damigiana, frizzante e con la schiuma (bleah!).<br />
Insomma, continueremo a fare la barbera in purezza, convinti oltretutto che quel gusto internazionale stia diventando la solita marmellata che ben presto stuferà i consumatori. E vincerà, vinceremo, chi al contrario insisterà nel riaffermare le caratteristiche specifiche di ciascun territorio e vitigno, la differenza dei sapori.<br />
Chi punta sulla quantità invece che sulla qualità ha il pieno diritto di farlo, ma chiami i vini col vero nome di quel che ci mette dentro. Non li mascheri come false tipicità territoriali. Per intenderci: adoro il pinot nero. Ma il nostro ettaro di pinot nero lo imbottigliamo &#8220;da solo&#8221; per competere con i maestri borgognoni. E scommettiamo anche sul nebbiolo sebbene siamo nel Monferrato e non nelle Langhe, fiduciosi di vincere una sfida leale. Ma se mescoliamo il nostro nebbiolo con la nostra barbera nelle bottiglie del Malidea, con risultati eccellenti, beh, non lo facciamo certo di nascosto!  </p>
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		<title>Evviva, la zanzara non c&#8217;è più</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha piovuto molto questa primavera in Monferrato. Sottoterra c&#8217;è un umido benefico per la vigna, i noccioli e le altre coltivazioni.Incrocio solo le dita perchè non torni una grandinata violenta come quella del luglio scorso.<br />
Ma la notizia che cambia la vita agli abitanti e ai turisti di queste meravigliose coline è che le zanzare praticamente non ci sono più. Si può stare all&#8217;aperto anche al tramonto e dopo; i concerti, le passeggiate, i ritrovi notturni non sono più funestati da assalti che rendevano necessarie fughe precipitose. Anche a Vercelli e a Casale Monferrato è finito il coprifuoco, ci stiamo riprendendo l&#8217;estate.<br />
Il sollievo è grande perchè le zanzare provenienti dalle risaie non costituivano un semplice fastidio, come ad esempio a Milano, ma una vera e propria piaga con implicazioni sanitarie e con danno grave al turismo e alle attività ricreative.<br />
L&#8217;allarme lanciato cinque anni fa fondando l&#8217;associazione &#8220;La libellula&#8221;, insieme al compaesano Giampaolo Bardazza, ha suscitato un moto di consenso e partecipazione popolare. La Regione si è data una mossa pianificando meglio e intensificando i trattamenti. I risicultori che allagano e prosciugano nella piana di fronte a noi, sperimentano nuovi tipi di bacilli finalmente efficaci. La Fondazione Crt ha finanziato l&#8217;allestimento di alcuni laghetti in cui si è ripopolata la specie preziosa delle libellule, divoratrici di zanzare. Poi, è inutile negarlo, ci ha aiutati la metereologia con escursioni termiche significative (l&#8217;ideale anche per il vino) e qualche gelata provvidenziale.<br />
Fatto sta che con l&#8217;aiuto di tutti e un po&#8217; di buona sorte quest&#8217;anno abbiamo realizzato l&#8217;en plein: tanta acqua e niente zanzare. E la soddisfazione più grande è che a ciò siamo pervenuti dopo miglioramenti già percepibili l&#8217;anno scorso grazie a una mobilitazione che l&#8217;ha avuta vinta sugli scettici.    </p>
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		<title>Urrà, abbiamo i Tre bicchieri!</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2008 08:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo in festa, oggi, tra la cantina di Montaldo e la cascina di Odalengo Grande. Il Barabba, cioe&#8217; la nostra barbera di punta, ha (finalmente) ottenuto il riconoscimento enologico piu&#8217; prestigioso: i Tre bicchieri, punteggio massimo assegnato dalla Guida del Gambero Rosso e di Slow Food per l&#8217;edizione 2009. Premiato e&#8217; il Barabba 2004, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo in festa, oggi, tra la cantina di Montaldo e la cascina di Odalengo Grande. Il Barabba, cioe&#8217; la nostra barbera di punta, ha (finalmente) ottenuto il riconoscimento enologico piu&#8217; prestigioso: i Tre bicchieri, punteggio massimo assegnato dalla Guida del Gambero Rosso e di Slow Food per l&#8217;edizione 2009.<br />
Premiato e&#8217; il Barabba 2004, che saggiamente il vero artefice del successo, Fabrizio Iuli (lo vedete con me nella foto durante l&#8217;ultima vendemmia) ha presentato dopo un anno in piu&#8217; di cantina: perche&#8217; la barbera come sa farla lui, leggera, con tutta la sua acidita&#8217; e i sapori minerali della nostra terra bianca, diventa vino da invecchiamento. Da&#8217; il meglio di se&#8217; dopo una decina d&#8217;anni.<br />
Ora che abbiamo toccato il cielo con un dito -siamo tra le sole quattro barbere premiate, cioe&#8217; tra le migliori d&#8217;Italia, cioe&#8217; tra le migliori del mondo- e&#8217; proprio l&#8217;insegnamento del saper aspettare quello che mi resta. La fortuna del Barabba (ma vi assicuro che il Rossore non e&#8217; da meno) l&#8217;hanno fatta i nonni di Fabrizio piantando la piccola vigna di Scandoletto quasi ottant&#8217;anni fa. Per quanto ben curata, la vite giovane non dara&#8217; mai i risultati straordinari di quelle meravigliose piante vecchie e attorcigliate. E se trucchi in cantina, si sente, perche&#8217; il gusto del vino si omologa immediatamente.<br />
Grazie ai nonni di Fabrizio, dunque. E viva la bellissima Val Cerrina, finora tagliata fuori dall&#8217;aristocrazia enologica piemontese. Maggiori notizie sui nostri vini si trovano su www.iuli.it<br />
Non vi stupite se costano cari. Fare il vino buono implica l&#8217;utilizzo di legni e macchinari d&#8217;eccellenza, doppiamente onerosi per una piccola produzione contadina. Chi se ne intende lo sa. Cin cin! Anzi, come si dice in ebraico: lechaim, cioe&#8217; alla vita!</p>
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		<title>Il vino e gli spacciatori d&#8217;identità</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 03:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<category><![CDATA[il Vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity fair&#8221;. Alzi la mano chi non ha provato fastidio nell’apprendere che la meravigliosa bambina cinese dello stadio olimpico di Pechino faceva solo finta di cantare, rubando la scena a un’altra bambina più brava ma meno telegenica di lei. Meticci, cosmopoliti, bastardi e infedeli come siamo, pure restiamo aggrappati al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2008/08/grappolo.thumbnail.jpg' alt='grappolo.jpg' /><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity fair&#8221;.</em><br />
Alzi la mano chi non ha provato fastidio nell’apprendere che la meravigliosa bambina cinese dello stadio olimpico di Pechino faceva solo finta di cantare, rubando la scena a un’altra bambina più brava ma meno telegenica di lei.<br />
Meticci, cosmopoliti, bastardi e infedeli come siamo, pure restiamo aggrappati al mito dell’autenticità. Ci ribelliamo all’idea di una vita artificiale da cui siano espulse per sempre la purezza, la tradizione, la natura. Ma siccome il mercato globale ha già plasmato i nostri gusti e perfino i nostri bisogni, corriamo il rischio di inseguire solo una patetica superstizione.<br />
Per farmi capire meglio, e magari cercare insieme una soluzione a questo malessere esistenziale, vi propongo una storia istruttiva del vino italiano, cioè di un prodotto antico, soggetto alle caratteristiche minerali della terra e alla sapienza contadina, senza le quali ben poco possono le nuove tecniche di lavorazione in cantina. Me ne sono dovuto rendere conto quest’estate in Monferrato, quando la mia vigna è stata afflitta da troppe piogge e da una furibonda grandinata.<span id="more-638"></span><br />
Accade dunque che due contrade fra le più rinomate della viticoltura italiana, Montalcino e Montepulciano, siano state oggetto di un’accusa strana. Non certo di adulterazione, chè i loro vini restano sani e squisiti. Pare invece che produttori illustri abbiano violato il disciplinare di produzione facendo ricorso ai cosiddetti “vitigni migliorativi”, come il syrah, il petit verdot, il cabernet, in grado di modificare il Brunello e il Nobile quel tanto che basta per adeguarli al gusto internazionale e quindi favorirne lo smercio sul mercato americano. Quelle ottime bottiglie, dunque, incontrerebbero un successo crescente giovandosi di lievi, sapienti “correzioni”. Più morbidezza, meno acidità. E a dirla tutta, pare che tale prassi sia diffusa anche fra alcuni celebri vignaioli piemontesi.<br />
Dobbiamo scandalizzarci, visto che si tratta comunque di prodotti di alta qualità? O al contrario dobbiamo esultare per il contributo che un “taglio” accurato fornisce al successo internazionale della nostra viticoltura di qualità?<br />
Naturalmente ad arrabbiarsi sono soprattutto i piccoli produttori le cui bottiglie continuano a risentire di sfumature affascinanti, ma anche di variazioni significative, da una vendemmia all’altra: perché il loro lavoro in cantina non può mai prescindere dai capricci di madre natura visto che rispettano integralmente il disciplinare. Se un vino è “in purezza”, cioè figlio di un solo vitigno, ne recherà la magia e l’asprezza. Se invece è un “uvaggio”, cioè l’esito di un’accurata miscela fra due o più vitigni diversi, in ogni caso saranno prodotti di quel particolare territorio, come dichiarato sull’etichetta.<br />
Hanno dato il buon esempio alcuni, purtroppo pochissimi, maestri del vino italiano. Di quelli che possono vendere in anticipo a caro prezzo le loro bottiglie perché hanno un nome garanzia di qualità. Ne conosco uno che sull’etichetta mette ormai solo il suo marchio, non citando più il vitigno che gli ha dato la celebrità, tanto il suo prodotto è squisito comunque.<br />
Onore al merito. Figuriamoci se un infedele come me, circondato da spacciatori di false identità, potrebbe dichiararsi nemico del meticciato e del progresso in materia di vino. A un patto, però: che non mi si voglia vendere una sostanza per l’altra. Usate pure i “vitigni migliorativi”, è roba buona, mica metanolo. Ma per favore ditemelo sull’etichetta, e meglio se dichiarate pure dove sono stati coltivati. Una tale riforma dei disciplinari di produzione avrebbe pure il pregio di lasciare lo spazio che meritano ai piccoli produttori all’antica, ostinati cultori del vino “in purezza”, disposti a guadagnare meno pur di valorizzare le qualità meravigliose del loro territorio. Sarebbe oltretutto una riforma lungimirante, perché se il vino italiano è giunto ai vertici della qualità mondiale lo si deve ai custodi di vigne tramandate per generazioni: alla faccia della tecnica, nessuno potrà sconfiggere il fattore tempo. L’uva migliore è quella generata dalle vigne vecchie di almeno quarant’anni.<br />
Noi cittadini del mondo cerchiamo nella verità l’antidoto ai falsi miti della tradizione. Per questo brindiamo a quella bimba cinese dalla voce di velluto che non ha potuto cantare dal vivo nello stadio di Pechino.</p>
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		<title>Aiuto: il vino muriatico!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 16:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti arrabbiati stamane al Vinitaly di Verona con l&#8217;Espresso che si permette di pubblicare lo scoop sulle decine di milioni di litri di falso vino corretto al concime e all&#8217;acido muriatrico, proprio nei giorni della piu&#8217; grande fiera di settore. Tutti arrabbiati tranne i piccoli produttori legati al territorio, che hanno solo da guadagnarci: un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.gadlerner.it/index.php/2008/04/04/aiuto-il-vino-muriatico.html/iuli-gad/' rel='attachment wp-att-415' title='iuli-gad'><img src='http://www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2008/04/iuli-gad.thumbnail.jpg' alt='iuli-gad' /></a>Tutti arrabbiati stamane al Vinitaly di Verona con l&#8217;Espresso che si permette di pubblicare lo scoop sulle decine di milioni di litri di falso vino corretto al concime e all&#8217;acido muriatrico, proprio nei giorni della piu&#8217; grande fiera di settore.<br />
Tutti arrabbiati tranne i piccoli produttori legati al territorio, che hanno solo da guadagnarci: un bel repulisti dei truffatori che invadono il mercato vendendo liquidi velenosi a pochi euro la bottiglia; e un bel repulisti dei furbacchioni che rimpolpano con uve comprate altrove le loro etichette doc. Magari addomesticandole con il taglio dei soliti vitigni internazionali per rendere piu&#8217; facile l&#8217;approccio a vini importanti e costosi come il Brunello di Montalcino.<br />
Spero di non risultare troppo antipatico dicendo che i piccoli produttori legati al territorio, custodi di quel tesoro che sono i vitigni autoctoni, oggi a Verona ridevano sotto i baffi, tra l&#8217;incontro con un importatore finlandese e uno americano.<br />
Per chi fosse interessato: noi della cantina Iuli siamo al padiglione 7B stand L5.<br />
E stiamo ricevendo un sacco di complimenti!</p>
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		<title>Clamoroso, mi candido anch&#8217;io</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 18:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
				<category><![CDATA[il PD]]></category>
		<category><![CDATA[il Vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi prometto nei prossimi giorni un approfondimento sulla vicenda di Antonio Bassolino. Sono ben consapevole della sua attuale impopolarità e dunque non è certo questo il momento di fargli venir meno la mia ventennale amicizia. Nel massimo rispetto per l&#8217;azione della magistratura, credo che oggi per Bassolino le dimissioni sarebbero la scelta più comoda e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="pic"><a href="http://www.gadlerner.it/index.php/2008/03/01/clamoroso-mi-candido-anchio.html/gad-lerner/" rel="attachment wp-att-345" title="gad lerner"><img src="http://www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2008/03/12_big.thumbnail.jpg" alt="gad lerner" /></a></p>
<p>Vi prometto nei prossimi giorni un approfondimento sulla vicenda di Antonio Bassolino. Sono ben consapevole della sua attuale impopolarità e dunque non è certo questo il momento di fargli venir meno la mia ventennale amicizia. Nel massimo rispetto per l&#8217;azione della magistratura, credo che oggi per Bassolino le dimissioni sarebbero la scelta più comoda e forse desiderata (mica ha ambizioni politiche per il futuro) ma il senso delle istituzioni gli imponga di collaborare alla soluzione dell&#8217;emergenza con il commissario De Gennaro. Poi, come si suol dire, faremo i conti. In tribunale, ma anche esaminando criticamente la catena di errori politici -sottolineo politici- che lo hanno condotto a una bruciante sconfitta.<span id="more-343"></span><br />
Ora però devo farvi un annuncio: ho deciso di candidarmi anch&#8217;io. Di più, ho già firmato la mia candidatura e domattina alle ore 10 mi presenterò alla Sala anziani gentilmente prestata dal comune di Cerrina, dove sarà scelto il coordinatore di zona del nuovo partito con il metodo delle primarie. Vabbè, il titolo è uno scherzo: non mi ci vedo in Parlamento e già in passato ho più volte escluso una carriera da onorevole per la quale mi vedo inadatto. Ma l&#8217;impegno sul territorio, invece, lo prendo sul serio. Qui c&#8217;è una deindustrializzazione faticosa da gestire, c&#8217;è un&#8217;agricoltura di qualità da rilanciare insieme alla tutela del paesaggio, la lotta alle zanzare, il rilancio del turismo enogastronomico e culturale.<br />
Insomma, se tutto va come spero, sarò segretario del Partito democratico della Valcerrina. Lo considero un grande onore, e un segno di vera capacità d&#8217;accoglienza per il bastardo venuto a vivere in un Monferrato partigiano che sa d&#8217;antico ma ormai si rivolge al futuro.</p>
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		<title>La bandita, pensieri di fine anno</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 16:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la quarta mattina di fila ho partecipato alla bandita delle lepri, insieme ai miei amici cacciatori della Valcerrina. In pratica si tendono reti lunghe centinaia di metri su e giù per i bricchi del Monferrato. Poi ci si allinea uno di fianco all&#8217;altro, in una lunghissima fila orizzontale e si avanza facendo tutto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="pic"><img src='http://www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2007/12/lepre1.thumbnail.jpg' alt='Lepre' /></p>
<p>Per la quarta mattina di fila ho partecipato alla bandita delle lepri, insieme ai miei amici cacciatori della Valcerrina. In pratica si tendono reti lunghe centinaia di metri su e giù per i bricchi del Monferrato. Poi ci si allinea uno di fianco all&#8217;altro, in una lunghissima fila orizzontale e si avanza facendo tutto il casino possibile, di modo che le lepri sbuchino fuori dai covi e fuggano sino a imprigionrsi nelle reti. Lì i guardiacaccia le rinchiudono in apposite gabbie di legno. Le accoppiano col criterio di evitare il rischio della consanguineità, e poi le liberano in un altro territorio.<br />
Una battuta di caccia pacifica (le uniche a cui partecipo) che serve al ripopolamento e all&#8217;incrocio tra famiglie di lepri diverse.<br />
Si parte con il primo chiarore, nella brina che imbianca i campi, col freddo sottozero, in un paesaggio invernale meraviglioso. Intanto, tra un verso della lepre e un fagiano che si alza in fuga, capita perfino di pensare un po&#8217;. E siccome domani sarò al monastero di Bose, dal carissimo priore Enzo Bianchi, a parlare di chi sia &#8220;lo straniero&#8221;, rimuginavo di questo bisogno primitivo dei cacciatori: aiutare la natura perchè le lepri s&#8217;incontrino e possano accoppiarsi fra straniere, traendo rinnovata forza dalla felice avventura dell&#8217;imbastardimento. I cacciatori sanno benissimo che con le sole lepri del posto non c&#8217;è futuro&#8230;<span id="more-214"></span><br />
Torno in cascina e -delusione- scopro che anche un uomo spiritoso e di mondo come il nostro Cesare del blog, per amor di battuta, scivola nell&#8217;indecenza. Non esita cioè (vedi intervento 21 nel sottostante post su Benazir Bhutto) a scherzare su un<br />
uomo che un mese fa ha perduto un figlio nel rogo della sua baracca. Sfotte, Cesare, fa il verso. Accoppia nel sarcasmo quello sfortunato lavoratore di etnia rom (peraltro dotato di regolare permesso di soggiorno) a una banda di spacciatori maghrebini. Stessa roba, dal suo punto di vista?<br />
Capita a tutti, me compreso, di pisciare inavvertitamente fuori dal vaso. Non è un caso però che a Cesare sia potuto accadere su un rom che ha perso il figlio bruciato vivo, più facilmente che sugli operai morti nel rogo della ThyssenKrupp.<br />
Lo straniero, se non è una lepre da incrociare per ripopolamento, ispira battute molto meno pacifiche di quelle in corso tra le mie colline.</p>
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		<title>E&#8217; domenica, evviva il vino!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2007 11:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno mi ha preso in giro per l’impegno che ho dedicato alla lotta contro le zanzare che d’estate hanno invaso il Monferrato in cui vivo, rovinandoci il piacere di un paesaggio meraviglioso e danneggiando lo sviluppo enogastronomico e turistico di una terra dalle potenzialità formidabili. Per fortuna mi danno retta i miei compaesani e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="pic"><a href="http://www.iuli.it" target="_blank"><img src="http://www.gadlerner.it/wp-content/uploads/2007/11/5bottiglie.thumbnail.jpg" alt="vino-iuli" /></a></p>
<p>Qualcuno mi ha preso in giro per l’impegno che ho dedicato alla lotta contro le zanzare che d’estate hanno invaso il Monferrato in cui vivo, rovinandoci il piacere di un paesaggio meraviglioso e danneggiando lo sviluppo enogastronomico e turistico di una terra dalle potenzialità formidabili. Per fortuna mi danno retta i miei compaesani e per fortuna stiamo ottenendo i primi successi significativi con la nostra Associazione La Libellula (lo sapevate che le libellule vivono solo in un ambiente pulito e si nutrono di zanzare?).</p>
<p>Sfottano pure quelli che non sanno, e credono di trovarsi di fronte ai capricci di un villeggiante inadatto alla realtà rurale. Intanto noi ci diamo da fare e il nostro Monferrato casalese si avvicina sempre più a quel luogo d’eccellenza che merita di diventare. Per questo oggi vi presento con orgoglio le recensioni dei nostri vini, nati dall’incontro delle vigne vecchie del mio amico Fabrizio Iuli (ne ha di 70 anni!) con la mia vigna nuova metà di barbera metà di nebbiolo. Il merito è tutto di Fabrizio, autentico talento sia in vigna sia in cantina. Ma veder germogliare nel tempo un prodotto evoluto, da invecchiamento, è tra le mie gioie più intime. Maggiori notizie su <strong><a href="http://www.iuli.it" target="_blank">www.iuli.it</a></strong></p>
<p>Qui di seguito le recensioni delle Guide 2008 (con la precisazione che di ettari ne abbiamo solo 9, non 23: la nostra è una produzione minuscola).</p>
<p>- <strong><a href="http://www.gadlerner.it/?p=155">Vini d’Italia 2008</a></strong><br />
- <strong><a href="http://www.gadlerner.it/?p=157">Sommelier Italia</a></strong></p>
<img src="http://www.gadlerner.it/?ak_action=api_record_view&id=154&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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