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	<title>Gad Lerner &#187; l&#8217;Inter</title>
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	<description>Il blog del Bastardo</description>
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		<title>Giù le mani dallo stadio &#8220;Giuseppe Meazza&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 07:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlusconi vuole cambiare nome a San Siro]]></category>
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		<description><![CDATA[Che almeno gli interisti lo sappiano, prima della scelta di voto per il nuovo sindaco di Milano: Berlusconi si è autoproposto affinchè il glorioso stadio di San Siro che condividiamo col cugino milanista, non si chiami più &#8220;Giuseppe Meazza&#8221; bensì, guarda un po&#8217;, &#8220;Silvio Berlusconi&#8221;. Un obbrobrio che dovrebbe peraltro disturbare anche la maggioranza dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che almeno gli interisti lo sappiano, prima della scelta di voto per il nuovo sindaco di Milano: Berlusconi si è autoproposto affinchè il glorioso stadio di San Siro che condividiamo col cugino milanista, non si chiami più &#8220;Giuseppe Meazza&#8221; bensì, guarda un po&#8217;, &#8220;Silvio Berlusconi&#8221;. Un obbrobrio che dovrebbe peraltro disturbare anche la maggioranza dei milanisti, grati come noi alla memoria del grande calciatore che giocò in entrambe le squadre cittadine. Auguro davvero ai cugini che l&#8217;essere milanisti coincida assai poco con l&#8217;essere berlusconiani. Tutti insieme, quindi, diciamo: Berlusconi, giù le mani dallo stadio &#8220;Giuseppe Meazza&#8221;!</p>
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		<title>Internazionale campione del mondo!</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 19:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Con una passeggiata a Abu Dhabi, sei gol segnati e nessuno preso, la squadra nerazzurra di Milano ha coronato l&#8217;indimenticabile 2010 scalando il vertice del calcio mondiale. Del resto, una squadra con questo nome, con un capitano come Zanetti, e affamata di successo da 45 anni, doveva pur arrivarci! Evviva, noi capelli bianchi che ci ricordiamo le coppe sollevate da Helenio Herrera stasera viviamo momenti di commozione che i nostri figli intuiscono esultando con noi. Si va in piazza Duomo, alla faccia dei milanisti.</p>
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		<title>Mourinho, olè!</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 06:48:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;.</em><br />
In copertina giustamente ci è andato il nuovo italiano, Mario Balotelli, il campione controverso e post-moderno che il conformismo di Lippi non può contemplare ai mondiali. E chi se ne importa visto che il calcio ha fatto in tempo a maledirlo e a perdonarlo, tanto da farlo partecipare da protagonista -a diciannove anni- all’incredibile mese di maggio nerazzurro 2010: il 5 maggio per sconfiggere la Roma nella sua “tana” in Coppa Italia; il 16 maggio per riprendersi di un soffio a Siena quel che era naturalmente già suo, il diciottesimo titolo di squadra più forte della penisola; il 22 maggio a Madrid…non diciamo niente.<br />
Se al nuovo italiano Balotelli spetta la parte del figliol prodigo, sotto lo sguardo vigile di un vecchio italiano, Materazzi, incredulo di essere diventato saggio, l’epopea nerazzurra di questo maggio tracima inevitabilmente nella sovranazionalità, mescola le patrie, amalgama storie di vita senza bandiera.<br />
L’uomo che concepì l’impresa, l’anti-italiano Josè Mourinho, non a caso, conserva il portamento scettico del capitano di ventura. Oggi qui, domani là. Distaccato vuole apparire, Mourinho, perfino quando le fessure degli occhi s’inumidiscono per la gioia irradiata attorno a sé. Carogna al punto giusto, quanto deve sembrarlo un capo autorevole di ragazzi troppo pieni di energia. Capisco la tentazione di andarsene: l’allenatore che inventa una simile triplete (l’ho scritto, aiuto, saltate questa parola per favore) faticherà dopo a rientrare nel tran tran di un’appartenenza. Lui per primo sa che il calcio è piacere allo stato puro per chi ha la fortuna di seguirlo da fuori del business; mentre a lui, l’allenatore, spetta il lavoro sporco del back-stage là dove si accordano i nervi dei giocatori che scenderanno in campo guardando in apprensione il leader, in piedi davanti alla sua panchina.<br />
Balotelli è due anni che soffre questa dipendenza, non ci si rassegna. Io nella galleria di questa équipe da matti adoro mettere in fila gli stralunati che invece si sono fidati di Mourinho pur continuando a vivere l’estro dell’irregolarità. Avete presente Maicon quando scende travolgente sulla fascia con quello sguardo ebbro (“quanta birra hai bevuto prima della patita, Douglas?”, mi viene da urlargli ogni volta) e poi s’inventa un colpo geniale che magari finisce storto in tribuna, e allora giù una risata delle sue. Scambiata magari con il pelato Cambiasso, che tanto è dappertutto. Finché il fascio di muscoli del capitano, Javier Zanetti, automa signorile che resta impeccabilmente pettinato all’antica, per un attimo interrompe la sua corsa e li riporta all’ordine. Lo so che devo citare motorino Schneijder dal cui piede all’improvviso partono sventole imprendibili e taglienti passaggi in profondità; o il sorriso stanco di Eto’o chiamato a recuperare palla indietro come un mediano qualsiasi; di modo che l’azione si ribalti alla velocità del fulmine, tac, tac e Milito è già lì solo davanti al portiere avversario mentre i suoi compagni invano sbattevano sul muro di Lucio e di Samuel, colossali.<br />
Le regole della cortesia di obbligano ad ammettere che (per voi, non per me) il campionato è stato reso più bello dalla grande rimonta della Roma, inferiore per uomini e mezzi ma ciò non di meno insidiosissima. L’ho ammesso. Purché si riconosca che alla fine ha vinto davvero la migliore. Talmente migliore da riportarmi all’infanzia, quando l’allenatore straniero iniziava con due H e già indicava alla formazione nerazzurra di Milano un destino internazionale. Ah, dimenticavo. Per chi non se ne fosse accorto questo articolo è appunto dedicato all’Internazionale Football Club di Milano, vincitore per la diciottesima volta del campionato di calcio italiano, serie A.  </p>
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		<title>Un bacio a tutti dal Camp Mou</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 00:01:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so che da domani mattina mi dovrò occupare di cose tremendamente più serie, non sgridatemi. Ma nella notte di Barcellona, dopo avere colorato di nerazzurro le Ramblas con un catenaccio che ci ha fatto tremare per novanta minuti e infine godere, godere, godere abbracciandoci dopo 38 anni d&#8217;attesa&#8230; beh da questa città meravigliosa che mi ha fatto tornare bambino ai tempi del mago Herrera voglio almeno mandarvi un bacio. Era la prima volta che mettevo piede al Camp Nou, stadio maestoso. D&#8217;ora in avanti lo chiameremo tutti col suo nuovo nome: Camp Mou!</p>
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		<title>Bobo e gli spioni, una storia triste</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 18:02:50 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Christian Vieri, detto Bobo, ha ragione da vendere quando chiede giustizia contro la security che l&#8217;ha spiato illegalmente al tempo in cui giocava nell&#8217;Inter. E dubito che si sia trattato di un&#8217;iniziativa personale di Giuliano Tavaroli, come insiste a volerci far credere Marco Tronchetti Provera. Dispiace solo che per sfogare la sua rabbia, con ingratitudine nei confronti di una squadra che lo ha amato, che ha vissuto con lui gioie e delusioni, che ha subito il suo pessimo umore, ora Vieri si inventi la trovata pubblicitaria dello scudetto 2006 da revocare. La parabola del trentenne Vieri anticipa quella eccessivamente precoce del diciannovenne Balotelli: il triangolo delle vie milanesi intorno a Brera, dalla casa di Fabrizio Corona alle discoteche di corso Como, fa molto male ai ragazzi arricchiti ma privi di serenità.</p>
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		<title>Stavolta dico bravo a Moratti</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 08:50:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Spero che alle parole seguano i fatti, e il nostro capitano Javier Zanetti sabato 5 dicembre allo stadio Olimpico di Torino riceva sul serio l&#8217;incarico di ritirare dal campo la squadra, nel caso si ripetessero i cori razzisti contro Mario Balotelli. Cori razzisti e cori anti-italiani, per usare correttamente un termine sparato spesso a vanvera: perchè Mario Balotelli è un connazionale degli idioti che se la prendono con lui. L&#8217;annuncio di Massimo Moratti, presidente dell&#8217;Inter, ha il pregio di essere dato per tempo. In anticipo, non dopo l&#8217;evento. Che se ne traggano proficuamente le conseguenze. </p>
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		<title>E ora Mourinho a Palazzo Chigi</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 21:19:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che Berlusconi se la ricorderà a lungo, questa ultima settimana dell&#8217;agosto 2009. Stasera lo abbiamo visto abbandonare in anticipo la tribuna del suo disonore a San Siro, dove il mitico Mourinho gli stava confezionando un cappotto su misura. La collezione di errori, nei più diversi campi della vita, che il vecchio perdente sta mettendo insieme è davvero notevole. Che cosa aspetta a cedere Palazzo Chigi a persone più adatte, tipo Josè Mourinho?<br />
Forza mitica Inter!</p>
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		<title>Il Ramadan farà bene all&#8217;Inter</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 06:46:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri pomeriggio a San Siro abbiamo sudato e sofferto, anche sugli spalti, contro un ottimo Bari. In effetti il nostro centrocampista ghanese Ali Sulley Muntari giocava male, ma confesso che quando Mourinho ha deciso di sostituirlo con Supermario Balotelli non mi era venuto in mente che la sua scarsa lucidità potesse dipendere dalla sete, dovuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri pomeriggio a San Siro abbiamo sudato e sofferto, anche sugli spalti, contro un ottimo Bari. In effetti il nostro centrocampista ghanese Ali Sulley Muntari giocava male, ma confesso che quando Mourinho ha deciso di sostituirlo con Supermario Balotelli non mi era venuto in mente che la sua scarsa lucidità potesse dipendere dalla sete, dovuta al digiuno islamico diurno del Ramadan.<br />
Mister Mou, a quanto pare, se n&#8217;è lamentato, ma il nostro tecnico è un uomo troppo di mondo per sottovalutare il beneficio di cosmopolitismo e consapevolezza che arricchisce il football quando viene costretto a misurarsi con fattori culturali fino a ieri ignoti al grande pubblico. La vergogna, in Italia, è che decine di migliaia di musulmani debbano vagabondare privi di luoghi di culto adeguati in cui riunirsi a pregare; e che vi siano datori di lavoro ignoranti che pretenderebbero di far bere a forza i loro dipendenti.<br />
Muntari conferma di essere un campione anche nella coerenza della sua scelta di vita. L&#8217;Inter ne potrà trarre solo vantaggi. </p>
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		<title>I Moratti dall&#8217;Inter alla Saras</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 06:30:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I tre operai di una ditta appaltatrice morti ieri per esalazioni che non dovevano assolutamente esserci alla Saras, richiamano gli imprenditori di questo paese a quel senso di responsabilità cui nè l&#8217;opinione pubblica nè il vertice politico li sollecitano adeguatamente. Rispettabile è la scelta di Gianmarco e Massimo Moratti, volati immediatamente a Sarroch: non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I tre operai di una ditta appaltatrice morti ieri per esalazioni che non dovevano assolutamente esserci alla Saras, richiamano gli imprenditori di questo paese a quel senso di responsabilità cui nè l&#8217;opinione pubblica nè il vertice politico li sollecitano adeguatamente. Rispettabile è la scelta di Gianmarco e Massimo Moratti, volati immediatamente a Sarroch: non si sono nascosti, vanno a prendersi addosso tutto il dolore e la rabbia di una comunità operaia sconvolta. Ma ora devono fare di più, questi due fratelli petrolieri le cui mogli abbiamo visto scontrarsi politicamente lunedì sera a &#8220;Annozero&#8221; -entrambe col cognome acquisito- dimostrando così senza accorgersene l&#8217;influenza pervasiva della loro famiglia a Milano. Ora i Moratti devono tradurre il peso benefico dell&#8217;Inter non più solo in attività benefiche all&#8217;estero, ma dentro le loro aziende fino a renderle esemplari dal punto di vista della sicurezza e dell&#8217;ambiente. Se lo lascino dire da un tifoso interista: meglio in ingaggio milionario di meno -fare senza un campione- se quei soldi verranno investiti là dove ce n&#8217;è bisogno anche se &#8220;si vede di meno&#8221;.</p>
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		<title>W la società multietnica Internazionale F.C.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 12:43:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;. Domenica 17 maggio 2009, con tre giornate di anticipo, la società multietnica denominata non a caso «Internazionale Football Club» conquistava matematicamente per la diciassettesima volta il campionato italiano di calcio, grazie alla sconfitta, maturata la sera precedente, dell’inseguitrice padana Milan. Mentre raggiungevo il mio posto in tribuna arancio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;.</em><br />
Domenica 17 maggio 2009, con tre giornate di anticipo, la società multietnica denominata non a caso «Internazionale Football Club» conquistava matematicamente per la diciassettesima volta il campionato italiano di calcio, grazie alla sconfitta, maturata la sera precedente, dell’inseguitrice padana Milan. Mentre raggiungevo il mio posto in tribuna arancio attraverso la porta 17 di San Siro, dove uno steward mi avrebbe forato per la diciassettesima volta quest’anno la tessera (lo giuro, mi sono testimoni gli altri quarantamila abbonati), avevo già riconosciuto il rovesciamento della sorte insito nel magico numero 17, simbolo dell’atavica sfiga interista, che apparendomi quattro volte di fila – quattro come gli scudetti conquistati a raffica dal 2005/6 – trasmutava da nefasto a gioioso il suo presagio.</p>
<p>Mi trovate un po’ fuori di testa? Lo ammetto, abbiamo bevuto della birra prima di entrare nello stadio, comprandola a caro prezzo dagli abusivi che la estraggono da catini in cui galleggia il ghiaccio, dopo aver trasformato il piazzale intorno allo stadio in un affascinante suk da terzo mondo. Poi altra birra ho bevuto prima di scrivere questo articolo, con la testa ancora calda per via della parrucca di riccioli nerazzurri indossata nella bolgia, seduto accanto a distinti signori con ghirlande di fiori finti dei medesimi colori sociali intorno al collo. Tutti con la maglia dei calciatori addosso, incuranti della pancetta. Coglioni felici intenti a fotografarci l’uno con l’altro, complimentandoci come se in campo fossimo scesi noi, e selezionando gli striscioni migliori. Accantonati quelli banali dedicati al didietro di Ambrosini e dei suoi familiari (si tratta di un giocatore del Milan che due anni fa ci invitò a metterci nel c… lo scudetto, solo perché loro avevano vinto la Champions), il mio personale Oscar l’ha vinto un lenzuolo del primo anello verde, subito dietro la porta: «Tre televisioni, Tre palloni d’oro, Dodici rigori… Ma sero tituli!». Naturalmente è dedicato anch’esso al potere sconfitto dei cugini rossoneri (nell’euforia, non riesco a scacciare del tutto la tentazione di buttarla in politica). E, naturalmente, reca anch’esso lo slogan impareggiabile che ha coniato per noi – da vero comandante supremo – il number one José Mourinho: «Milan? Sero tituli. Juve? Sero tituli. Roma? Sero tituli». Non si tratta di una degenerazione della lingua italiana, bensì dell’elevato contributo che la società multietnica «Internazionale Football Club» reca alla costruzione di un linguaggio universale, superando le incomprensioni da Torre di Babele patite nei decenni scorsi.</p>
<p>Purtroppo, come sempre, la festa dell’Inter ha avuto un neo. Le scritte antisemite con cui degli imbecilli sono andati a screditarci nel centro di Milano, ora che non gliele lasciano più gridare nemmeno in curva Nord, direte voi. Macché, quello è il razzismo quotidiano da cui non resta immune nessun settore popolare della penisola. Mi riferisco invece alle tensioni emerse alla mezzora del secondo tempo fra l’unico italiano dei nostri giocatori in campo – un attaccante di Brescia, come denota il colore della sua pelle – e quell’altro svedese dal cognome inconfondibilmente scandinavo, pretendente al titolo di capocannoniere della serie A. Figuratevi che Ibrahimovic ha chiesto la sostituzione perché Balotelli non gli aveva passato la palla. Ve lo vedete uno così nel Barcellona o nel Real Madrid? Dopo il primo capriccio lo buttano fuori dalla rosa. Noi invece lo adoriamo e gli siamo grati, non solo per il suo genio calcistico inimitabile, ma perché rappresenta l’anima tormentata degli interisti.<br />
Per fortuna abbiamo finalmente un capo, il poliglotta Mourinho, e un amuleto, il numero 17. Altrimenti ci butteremmo tutti nella rissa tra il bresciano e lo svedese. Perché a noi interisti-incasinati piace festeggiare così.</p>
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